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lunedì 3 ottobre 2011

Webit

La competitività è sempre stata materia su cui ho avuto pochi dubbi. Mi è sempre apparsa come una delle maledizioni che accompagnano l'uomo in questa valle di lacrime. Se da un lato è certo che rappresenti uno dei motivi di successo della specie che, diventando sempre più aggressiva e feroce, conquista posizioni e a cascata la stessa cosa accade a popoli, paesi e gruppi sociali intesi come insiemi che grazie a questo metodo in cui il più bravo, il più dotato, il più determinato prende il sopravvento sul più debole, diventano dominanti e in un certo modo determinano una crescita di benessere in tutta la collettività, in realtà per il singolo, tutto questo è fonte di totale ed assoluta di infelicità. Si tratta di un motore perverso  che genera e alimenta sempre i peggiori istinti, dall'invidia alla cattiveria, unita al desiderio di prevaricare con ogni mezzo per raggiungere un fine quale che esso sia. I deboli, i meno dotati, gli ignoranti, vengono travolti da questo sistema, e mentre da un lato la società si rafforza, dall'altro si lascia alle spalle un cimitero di vittime incolpevole. Inoltre bisogna ragionare sul fatto che questo sistema generatore assoluto di infelicità e di ansia, agisce comunque su tutti gli appartenenti al gruppo. Infatti quello che risulta vincitore nella corsa è sempre uno solo e tutti gli altri, non solo gli ultimi che avrebbero ragione di dolersi, ma addirittura anche chi arriva secondo si roderà ancor di più per il successo che era quasi a portata di mano e che invece si è irrimediabilmente perduto. 

Colui che è arrivato primo e che è l'unico a gioire, in effetti sarà lo sconfitto di domani, quando un nuovo e più forte o solo più determinato avversario inevitabilmente lo supererà. La gioia del suo successo e quindi soltanto effimera e destinata a durare lo spazio di un mattino, gettandolo in una depressione ancor peggiore di coloro che aveva orgogliosamente vinto, perché non c'è peggiore sconfitta di quello che abituato alla vittoria, si trova improvvisamente superato da un nuovo entrato più forte o più giovane. Quanti grandissimi campioni hanno terminato la loro vita nella depressione più nera, le loro imprese ormai dimenticate da tutti, con ancora nelle orecchie l'urlo osannante della folla ormai perduto, a cercare pace nel fondo di un bicchiere o nelle tenebre della solitudine. Questa attitudine è decisamente condannata da alcune religioni orientali come il buddhismo o il taoismo che vedono proprio in questo competere la negazione dell'animo umano, ritenendo preferibile una perdita di benessere materiale e fisico a vantaggio di una gioia interiore e una serenità diffusa. Io abbraccio in toto questa visione e penso che non ci possa essere pace nel competere come categoria morale. Poi però dalla linea teorica si passa alla realtà e qui, vi assicuro che di fronte alla minima sfida a pari o dispari, a qualunque tipo di gioco o di gara, nel momento stesso in cui parte l'agone, vengo attratto in lizza morbosamente come un drogato completo, mi getto subito nella lotta e mi trasformo in un serpente disposto a tutto pur di arrivare primo. E' così, non ce la faccio proprio a resistere. 

Subito, se il gioco è nuovo per me, cerco di carpirne i meccanismi  che lo dominano, di indagare la psicologia dell'avversario, per prevalere senza pietà. La sfida mi inebria, voglio solo vincere, vincere, anzi diciamo la verità, sconfiggere tutti gli avversari. Tutti i giochi mi appassionano, ne ho praticati tanti e sempre in maniera ossessiva e maniacale, mettendoli sempre allo stesso pari, perché evidentemente non era quel gioco a prendermi, ma la voglia di arrivare il più avanti possibile in senso assoluto, di battere il nemico. Che cedimento morale e psicologico! Il trionfo dell'Es, la trasformazione accettata in Mister Hide, il sopravanzare dell'istinto sulla ragione. Così quando è scattata la gara di Webit, subito mi sono appassionato, vi ho chiesto di votarmi (cosa di cui vi ringrazio di cuore, perché lo avete fatto in maniera assolutamente generosa tanto che ho avuto 1000 voti) e ogni giorno ho consultato compulsivamente la mia posizione in classifica, esacerbato dalla delusione di essere stato superato da amici all'ultimo giorno, precipitando dal sesto all'ottavo posto. Bene, ci crederete se vi assicuro che non ho neanche ben capito che tipo di gara fosse e a che cosa servisse, so solo che non potevo vincere nulla. Non ho neanche avuto voglia di andare a leggere motivazioni e regolamenti che forse lo avrebbero spiegato. Niente, solo la cieca furia competitiva. Che vi devo dire, siamo fatti così, condannati all'infelicità. Bisogna meditare per cambiare, per migliorarci. Adesso vi saluto, non ho molto tempo neppure per la meditazione, devo rivedere alcuni sviluppi della apertura spagnola degli scacchi, perché ieri, mio suocero, mi ha battuto malamente e questo non posso proprio sopportarlo e questa sera ho la rivincita.


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giovedì 29 settembre 2011

Una sera di fine estate.



Oggi sono di un animo più lieve; ho capito che come dice il Tao non bisogna irritarsi più di tanto e anche se una vicenda kafkiana che mi sta perseguitando, non vuole prendere il giusto verso, ho deciso che non serve gridare, tanto così va La vitola. Magari ve ne parlerò un giorno, tanto per ridere; adesso seguendo le tre regole fondamentali del taoismo, Non portare armi, Non guidare carri velocemente, Non fare la pipì in piedi, rimane la consolazione della poesia. Così voglio condividere quindi con voi questa lirica di una famosa poetessa Tang dell'XI secolo, Li Ching Chao.

Una sera di fine estate.

Un colpo di vento e di pioggia,
la sera lava il calore del giorno.
Smetto di tessere e ricamare
per farmi bella davanti allo specchio.

Sotto la veste di seta leggera
liscia e bianca la mia carne profuma.
Sorridendo dico al mio amore:
"Vieni il cuscino è fresco".

Capisco che questi versi siano assolutamente indecenti e licenziosi, con tutti quei riferimenti al gioco della pioggia e delle nuvole e nessuna fanciulla ben costumata avrebbe mai pensato, figuriamoci scritto quantomeno i primi versi, ma il mondo cambia e oggi queste cose appaiono meno gravi. A domani.


Refoli spiranti da:  C. Leed - Storia dell'amore in Cina - SEA -1966


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lunedì 2 marzo 2009

Il tao e la crisi

Nel momento in cui mi introdussi per la prima volta nel difficile mondo del lavoro, ebbi la fortuna di incontrare un maestro (a proposito del mio post dell'altro giorno), sotto la cui ala protettiva fui messo, al fine di imparare i primi rudimenti di vita lavorativa. Quelle cose che non si imparano a scuola, bla, bla, bla. Era costui un anziano alpino, che era tornato dalla Russia a piedi, lasciandovi per la strada mezza gamba (mai avrei pensato che vent'anni dopo avrei preso la stessa direzione, un po' più comodamente, lasciandoci anche un pezzettino di cuore) a cui l'età e la durezza della vita avevano conferito la saggezza del Lao. Non parlava molto e cercò con affetto e con l'esempio di insegnarmi le sottigliezze dell'ambiente in cui ero precipitato. Il Tao era profondamente radicato in lui, anche se coscientemente non lo sapeva. La prima lezione che mi impartì, fu sul fatto che fosse meglio utilizzare le mezze maniche (si usavano veramente!) per evitare che la carta carbone sporcasse la giacca (obbligatoria). Non gli diedi retta e subito lordai di blu una bellissima giacca nickerboker che la mia mamma mi aveva preparato orgogliosamente per il primo giorno di lavoro. Non disse nulla, ma mi guardò da sopra gli occhiali, come solo i grandi maestri taoisti sanno fare, senza dire -Glielo avevo detto - (ci si dava scrupolosamente del lei) ma con quel mezzo sorriso, proprio di chi è illuminato dalla serenità del saggio. Così quando, dopo pochi giorni, mi vide un po' frastornato dalla massa delle grane che ogni mattina ci si trovava sulle scrivanie, il Ragioniere mi diede la prima grande lezione filosofica. Mi spiegò che il metodo più efficace, consiste nell'esaminare al più presto e con cura, tutti i problemi a vol d'uccello. La maggior parte sono dei non problemi e si risolvono con facilità e lo si deve fare immediatamente. Rimangono poi un certo numero di grane, che sebbene ci si sforzi di pensare ad una soluzione, rimangono refrattarie ad ogni trattamento. Si raccolgano dunque queste rogne in una cartellina denominata " Da definire" e la si riponga sotto il mucchio di documenti. (Allora si usava la carta, ma adesso il discorso vale allo stesso modo per il PC, documenti e cartelle da rinominare!). Dopo una settimana la si riprenda, e si noterà che molti di quei problemi irresolubili si sono risolti da soli. Si ripongano le rimanenti nella stessa cartella per riprenderla in mano la settimana dopo, proseguendo così ad infinitum. Cosa c'è di più Tao di questo modus non agendi! La signora Iris, l'anziana (così mi pareva allora) segretaria, che faceva da chioccia ai neoassunti, non era affatto d'accordo, ma non c'era nessuno meno taoista di lei. Purtroppo, non sono mai riuscito a mantenere questo tipo di approccio, essendo stato sempre troppo "occidentale" e quando se andò, il Ragioniere, mantenne verso di me il sorriso della consapevolezza. Oggi che infuria il problema dei problemi, che il mondo è percorso da brividi di paura, che ogni giorno si titola con nuove e sempre peggiori notizie, che ogni grande resposabile del mondo fa partire una nuova ricetta per risolvere la crisi economica e chi non ha il potere di farlo, suggerisce la sua, frustrato ed impotente, mi chiedo se la soluzione delle cartelline potrebbe essere praticata. Come suggerisce anche Ceronetti, nella sua follia di pessimista storico, potrebbe il Wu Wei (il non agire del Taotismo) avere un effetto risolutivo o anche soltanto positivo se portato a sistema di gioverno? E' una sfida cerebrale, ma una cosa è certa, sicuramente sarebbe più efficace che agire in modo sbagliato, dannoso, con conseguenze magari ancora peggiori e imprevedibili. Si potrebbe tentare una via di mezzo, dichiarare di fare un sacco di cose e azioni per convincere della propria efficienza l'opinione pubblica votante, aumentando il consenso, utile comunque a dare fiducia, e contemporaneamente nei fatti utilizzare il Wu Wei in attesa che passi la nottata. Ma non è che abbiamo un governo Tao?

Where I've been - Ancora troppi spazi bianchi!!! Siamo a 122 (a seconda dei calcoli) su 250!