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lunedì 14 ottobre 2013

41

Quando stai con una persona da 41 anni, ti sembra normale averla accanto a te ogni giorno, a sostenerti quanto ti senti debole, a gioire assieme dei momenti belli, a fare apparire meno difficili quelli meno. Così rischi di dimenticare quale privilegio ti è capitato, in fondo casualmente, quando senza alcun merito specifico, sei stato scelto. Quando hai concluso un ciclo di studi o hai trovato un lavoro, in fondo hai sostenuto delle prove, sei stato investigato, hai dovuto dimostrare capacità, valore prima di essere accettato. Invece in questo caso no. Sei stato scelto per amore, non per merito e questo ingiustamente lo dai per scontato. In fondo una ricorrenza anche a questo deve servire. A renderti conto che quel giorno hai pescato il jolly, che è stato il più importante e fortunato della tua vita, quello che ti ha permesso di avere accanto una persona speciale che è più di una parte di te stesso. Così questo giorno bigio e svogliato come lo sono sempre i giorni di metà ottobre, esattamente uguale a quello di 41 anni fa, quando ho sentito la sua mano che si stringeva alla mia, per sempre, diventa bello improvvisamente, un senso di serenità ti avvolge e ti accorgi che l'unica cosa a cui tieni davvero è che ce ne siano tanti altri uguali a questo, ma tanti davvero. Grazie Tiziana e tanti auguri.

Ore 11:00 - Accidenti il lunedì ad Alessandria i fiorai sono chiusi! Che figura! meno male che lei ci ha pensato ieri e ha comprato la famosa torta di nocciole di Casalcermelli.

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giovedì 30 maggio 2013

Tristi amori.

Oggi, ancora una lirica di Yu Xuen Ji, la poetessa triste, dove ritroviamo un topos comune alla poesia classica elegiaca greca e latina, il παρακλαυσίθυρον, il lamento davanti alla porta chiusa, qui illustrato all'inverso, visto cioè dalla parte della fanciulla che, incurante del giovane, l'exclusus amator, che si strugge invano per lei, sogna invece, inappagata, il suo amore lontano da tempo:

旦夕醉吟身,相思又此春。
雨中寄书使,窗下断肠人。
山卷珠帘看,愁随芳草新。
别来清宴上,几度落梁尘

Fino al tramonto, ubriaca, recito i miei versi,
malata d’amore ad ogni nuova primavera.
Sotto la pioggia, un messaggero ha una lettera,
sotto la finestra un uomo con le viscere a pezzi.
Se alzo le cortine di perle, posso vedere le montagne,
le pene si rinnovano come l’erba profumata che rinasce.
Da quando ci siamo divisi, ai banchetti
quanta polvere è caduta dal soffitto.


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Peonia appassita

giovedì 24 novembre 2011

La storia di Fatma e le calebasses.

Calebasse - foto dal web
Non c'è niente da fare. Aveva ragione la mia zia Blanche di Parigi, quando diceva di avere les deux mains gauches pour faire le menage. C'è chi come me nasce, con un rigetto fisico-psicologico per tutto quanto riguarda le cosette da mettere a posto in casa, aggiustare, sistemare e così via, cose che per altri sono invece un piacere e un divertimento.  Il fatto è che le mogli a questa battuta non ci stanno, non capiscono che se uno è un artista, anche solo come atteggiamento psichico, è ovvio, non ce la fa, è più forte di lui. Come Fatma, una bella ragazza che ho conosciuto a Mbour (prometto che poi col Senegal chiudiamo). Ha sposato Abdu, per amore; gli ha fatto in sequenza sei bellissimi bambini, che riescono ad andare a scuola solo con l'aiuto di qualche amico italiano; adesso sono nell'indigenza più nera. Per forza, lui è un artista. Intaglia calebasses, le grandi zucche gialle senegalesi, con bei disegni geometrici tradizionali africani, mirabili intrecci senza fine, da vendere ai turisti. Ma ultimamente se ne vendono poche. Così, nella baracca spoglia dove stanno, i soldi che che Fatma riesce a far su con le collanine sulla spiaggia bastano appena per pagare l'affitto e un po' di riso. Se gli ordini un lavoro, deve farsi anticipare i soldi per comprare la zucca. 

Gli si era mandato dei semi per cominciare un orto familiare, in un terreno incolto fuori dal paese, ma la terra è bassa anche in Senegal e l'acqua così lontana, che se non andava a prenderla Fatma, seccava subito tutto, mentre lui rimaneva con gli occhi pensosi in aria a immaginare complessi arabeschi colorati. Occhi sognanti e ciglia lunghe, forse proprio quelli che avevano fatto innamorare Fatma, ma adesso che ogni giorno tutte quelle bocche pretendono di essere sfamate, l'amore non basta più, anche per non farne arrivare altre. Il suo sguardo dolcissimo si è indurito. Vorrebbe divorziare, ma sarebbe ancora peggio, dove andare con sei figli e senza un lavoro concreto? Così, nel piccolo cortile polveroso, continua il menage triste fatto di sguardi carichi di rimproveri non detti e di una disperazione senza soluzioni. Prima o poi se ne andrà da quella porta, scostando con un gesto secco la tenda sdrucita, prima di consumare questo scampolo di vita nell'attesa che i figli crescano, ma quando? Ma attenzione, che non tutte sono in queste condizioni. Ecco dunque che, dopo circa tre mesi che il pesante quadro del mio ingressino era piombato a terra fragorosamente (ricordate, ve ne avevo parlato qui), causando danni, mi è stato posto un aut aut definitivo. O lo riappendi o saranno guai seri. Ieri dunque, tra mille maledizioni, sono riuscito a mettere insieme un a specie di martello, qualche chiodo disuguale e una scaletta sbilenca che mi reggeva a malapena (anche se non era colpa sua certo). Il tentativo, detta così fa ridere, non è cosa di tutto riposo. 

Tocca salirci sulla scaletta, senza cadere, tenere in bocca i chiodi, come avevo visto fare a mio papà, ma senza ingoiarli; con due mani sollevare il quadro, con l'altra brandire il martello e con la quarta infilare il chiodo in un punto scelto a casaccio, tanto è inutile prendere le misure, che poi il punto lo sbagli comunque e tanto lì non si pianta mai, la prima volta. Ma se il chiodo è corto, non riesci a tenerlo con la quarta mano mentre martelli con la terza, così ti martelli solo le dita e fa anche male e se ti dicono, intanto di non smoccolare troppo forte che i vicini non sono sordi, ti girano anche. Il fatto che il quadro sia pesante, poi, non obbliga certo a mettere tre chiodi, tanto lo sai che sono solo due quelli che tengono su, ma per tranquillità conviene metterli, così ti puoi anche dare una martellata in più e va già bene che non ho rotto niente salendo e scendendo dalla scaletta, perché non c'è niente da fare, la conformazione fisica e l'attitudine mentale del mio corpaccio non sono compatibili con il negozio di cristalli. Avete voluto sposarvi per amore, allora adesso, per favore, non guardate  con occhi sognanti il marito della vostra amica che, quando gli raccontate che lo sportello del mobiletto della cucina è rotto irrimediabilmente e dovrete comprarne uno nuovo, vi guarda con commiserazione dicendo: "Tutto si può aggiustare con gli attrezzi adatti!" 


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giovedì 29 settembre 2011

Una sera di fine estate.



Oggi sono di un animo più lieve; ho capito che come dice il Tao non bisogna irritarsi più di tanto e anche se una vicenda kafkiana che mi sta perseguitando, non vuole prendere il giusto verso, ho deciso che non serve gridare, tanto così va La vitola. Magari ve ne parlerò un giorno, tanto per ridere; adesso seguendo le tre regole fondamentali del taoismo, Non portare armi, Non guidare carri velocemente, Non fare la pipì in piedi, rimane la consolazione della poesia. Così voglio condividere quindi con voi questa lirica di una famosa poetessa Tang dell'XI secolo, Li Ching Chao.

Una sera di fine estate.

Un colpo di vento e di pioggia,
la sera lava il calore del giorno.
Smetto di tessere e ricamare
per farmi bella davanti allo specchio.

Sotto la veste di seta leggera
liscia e bianca la mia carne profuma.
Sorridendo dico al mio amore:
"Vieni il cuscino è fresco".

Capisco che questi versi siano assolutamente indecenti e licenziosi, con tutti quei riferimenti al gioco della pioggia e delle nuvole e nessuna fanciulla ben costumata avrebbe mai pensato, figuriamoci scritto quantomeno i primi versi, ma il mondo cambia e oggi queste cose appaiono meno gravi. A domani.


Refoli spiranti da:  C. Leed - Storia dell'amore in Cina - SEA -1966


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Più caldo.
Imperatore cinese.
Xiōng,Mèi,Jiě,Tài.
Nán 

Per un amico triste.

martedì 11 gennaio 2011

Passare il ruscello.

Vi ho già detto che tutto gli argomenti di sesso in Cina sono accompagnati da una notevole dose di pruderie. Soprattutto nel linguaggio, che poi i fatti sono gli stessi da tutte le parti del mondo, vengono usate perifrasi complesse e poetiche per riferirsi a cose che a chiunque dovrebbero imporporar le guance al solo pensiero. Forse un tempo non era così. La società cinese infatti nasce matriarcale e si sa che quando comandano le donne queste si danno più libertà di movimento.

Contrariamente a quanto è accaduto da noi, dove le cose più antiche scritte sono andate in gran parte perdute, in Cina è rimasta molta documentazione, cosa che permette di investigare molti aspetti della vita comune. Era una civiltà contadina dove le donne avevano assoluta preminenza, prendevano le decisioni ed erano custodi, oltre che delle ricchezze del villaggio, delle preziosissime sementi che conservavano durante l'inverno ed i figli erano proprietà esclusiva delle madri. Il Libro delle odi è il più antico di cui abbiamo traccia e risale al 1600 a.C. e vi possiamo leggere la prima poesia d'amore cinese che vi propongo come esempio.


Se m'ami ancor, mio bello,
alzo la gonna e traverso il ruscello,
ma se non pensi a me,
altri ci son meglio di te!

Se tu m'ami ancor, mio bello,
alzo la gonna e corro da te,
ma se tu non sei più quello
ne trovo un altro meglio di te!

La giovane contadina invita un giovane a farsi avanti, a non esser timido, potremmo dire. Allora pare non fosse ben chiaro il meccanismo della procreazione, tanto che sembra si credesse che le fanciulle che traversavano il fiume alzando la gonna rimboccata fino alla vita (avrete notato la mia levità orientale nell'uso di questa circonlocuzione per non dire "senza mutande") rimanessero incinte. Gli uomini erano considerati (ufficialmente) esseri inutili (alla riproduzione ci pensava il fiume, al più erano utili solo di tanto in tanto, diciamo per il divertimento), necessari al più per il lavoro nei campi d'estate e che la notte si avvicinavano furtivi alle stuoie femminili sempre col timore di essere cacciati via in malo modo.

Stava però finendo l'epoca del matriarcato per dare luogo ad una forma più paritaria in cui uomini e donne erano come due corporazioni separate, i maschi a lavorare nei campi in estate, le femmine a tessere in inverno, in corretto equilibrio naturale, come sempre ricercato laggiù. Così d'inverno comandavano le donne e d'estate gli uomini, primavera ed autunno invece erano le stagioni in cui gli eserciti nemici si incontravano e si mescolavano, erano le stagioni dell'amore. Così nelle grandi feste dei villaggi, contadini e tessitrici passavano il fiume senza troppi problemi, tanto la colpa era sempre dell'acqua del ruscello. Ma a poco a poco l'espressione "passare il ruscello" assunse una connotazione decisamente sessuale e volgare. Così, con astuzia, abbiamo preso il sopravvento e abbiamo cominciato a dettare leggi che regolamentassero la difesa del pudore.






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giovedì 22 aprile 2010

Buon Compleanno!

Un compleanno è un compleanno. Bella tautologia. Però un conto è festeggiare un amico, partecipare a un suo momento particolare, con affetto e anche con calore; un’altra cosa è quando quella persona è per te qualcosa di speciale e di inscindibile, che è un’altra persona, certo, ma, allo stesso tempo è anche completamente una parte di te. Una persona che ti appare ovviamente straordinaria e della quale riesci con facilità a minimizzare i difetti e ad inorgoglirti delle qualità, dei successi, in maniera comune ed ingenua, ma così rasserenante, calda e piacevole. Una figlia è un dono incommensurabile e senza condizioni. Da amare e coccolare anche al di là di quanto sarebbe giusto per una corretta educazione. E chi se ne frega, d’altra parte nessuno riesce ad essere un buon genitore, secondo i canoni della perfezione nell’interesse del minore e blablabla. Una figlia è un privilegio raro e io voglio godermela così con i suoi 24 anni così teneri, così perfetti, così unici.
Buon compleanno Arathy.

giovedì 19 novembre 2009

Tempus fugit






Quando ci siamo incontrati, aveva gli occhi pieni di sospetto, ma fermi, la nostra bambina, quasi come se temesse le prove della vita, ma avesse comunque deciso di affrontarle, di superarle. La sua debolezza e il suo bisogno di amore lo sentivi però, altrettanto pressante, quando, anche mentre dormiva, ti stringeva forte con le sue piccole braccia come per non lasciarti scappare, come se avesse paura di perderti.


Ieri si è laureata, la nostra bambina. Un traguardo raggiunto, una prova superata. Tanti auguri Dottore, che tu possa vincere le prossime prove che la vita ti imporrà, che tu possa superare i nuovi traguardi che ti vorrai scegliere, con serenità.









mercoledì 18 marzo 2009

Lontananza

Mentre vago per terre lontane, ho lasciato al mio ghost writer il compito di postare questa lirica di Li Po, che spero apprezzerete.

Gemere nella notte scura.

Il corvo nero che sta sulle mura di Huang Yun,
gracchiando torna rapido al suo ramo.
La donna nella piana di Chin tesse sul telaio un broccato,
il filo turchese è come fumo che lascia un segno alla finestra.
Stanca posa la spola e pensa all’amore lontano,
da sola passerà la notte nella camera solitaria,
mentre le lacrime scendono come pioggia.

giovedì 13 novembre 2008

Ài


L’ elegante ideogramma “Ài” aiuta a capire la delicatezza del pensiero cinese. E’ costituito da quattro caratteri semplici : Unghie, Tetto, Cuore, Amicizia e significa Amore, includendo il concetto verbale di amare. Cioè: Costruire faticosamente qualcosa con il cuore insieme a qualcuno. Questo concetto che l’amore sia una costruzione difficile che si fa in due e proprio per questo così fondamentale per l’uomo, mi sembra una osservazione importante per capire che il pensiero cinese ha fondamenti antichi e non si esaurisce nel copiare magliette. Unito a “Ren” (persona) significa “Coniuge” quindi - La persona con cui, con fatica, si crea la stabilità attraverso i sentimenti, l’amicizia, il rispetto reciproco-. Il nostro modello di sviluppo ci sta abituando ad una aggressività assolutamente letale per il concetto di famiglia e credo in generale per il benessere soggettivo e infine collettivo. Credo che sia importante pensarci e meditarci a fondo; intanto vado a vedere se la mia Ai Ren mi ha preparato la colazione.

***

Mmmmmm....marocchino schiumoso con cacao e cucchiaiata di nutella! Questo è vero amore.

Where I've been - Ancora troppi spazi bianchi!!! Siamo a 122 (a seconda dei calcoli) su 250!