martedì 9 dicembre 2008

Meno stato, più mercato?

Sono sempre stato attratto dagli scambi, dalla trattativa, dal fascino del mercato in quanto tale e dalla mentalità mediorientale che lo accompagna. Forse un'altra delle mie vite precedenti mi ha lasciato questo imprinting. Ero nato vicino alla costa in quella che i Romani, i nuovi padroni del mondo, chiamavano Arabia Felix. In realtà non ne sapevano quasi nulla e immaginavano che da noi venissero tutte le spezie che amavano molto e ci compravano in quantità. Io due volte all'anno risalivo la costa del mar Rosso con una piccola carovana carica di incenso che scambiavo con mercanti in arrivo da isole lontane dell'Oriente di cui i Romani non sospettavano neppure l'esistenza. Era autunno o primavera quando arrivavo a Petra. Che sensazione; si dormiva fuori città. Poi il mattino, fresco e pulito, con il mio vestito più bello, attraversavo il lungo sif di roccia che conduce all'ingresso e facevo il mio ingresso nella città davanti alla mia piccola carovana come un principe che arrivasse d'oltremare. Credo che fosse uno dei più grandi mercati del mondo ed era tutto un brulicare di mercanti, di faccendieri, soldati, profeti e adepti di sette religiose che fermentavano da quelle parti in maniera mai vista. Tutti predicavano la Verità, altri, i più scaldati del momento ce l'avevano con noi, i mercanti, che ci interessavamo più di affari che di filosofia. Ma di questa gente ce n'è sempre stata, mi diceva mio nonno, poi ogni tanto si decidono, ne fanno fuori qualcuno e non se parla più per un po', fino a quando non salta fuori un altro matto, che si tira dietro un po'di sfaccendati. Quella volta aspettai due giorni prima di incontrare Rufus Macrinus. Era sveglio, più degli altri Romani e non aspettava sulla costa l'arrivo delle merci, ma saltando un passaggio, arrivava fino a Petra ed era da anni il mio migliore cliente. Parlavamo la lingua franca del Mare Nostrum, ma lui intendeva perfettamente anche il Nabateo, anche se faceva finta di non capire. Ogni volta cercava di farmi raccontare da dove arrivava il mio incenso, poi faceva finta di credere alla storia che lo coltivavo io stesso nelle mie terre a sud di un deserto impossibile da traversare e non tirava neanche troppo sul prezzo e mi versava con sussiego aurea argenteaque sextertia (nel lavoro, se non ficchi qualche parola in latino qua e là, non sembri aggiornato, così, ut mercaturam adiuvare, facillime latinam linguam loquor). Non amano la trattativa questi Romani, hanno fretta di concludere, vogliono tornarsene a Roma. Questa città deve essere ben straordinaria, 50 volte più grande di Petra; mah, Rufus ama esagerare, specialmente quando racconta della sua città, dell'imperatore, delle ricchezze, dei palazzi e delle genti di ogni paese che la popolano. Vuole concludere in fretta caricare i sacchi di incenso sugli asini e raggiungere la costa e la nave che lo aspetta per tornare a tuffarsi nella confusione cosmopolita della sua terra. Cerca sempre di portarmi nelle nuove taverne di moda, che servono tutti cibi elaborati con quello schifo di garum che piace tanto ai Romani. Non apprezza il lento scorrere del tempo, bere con me l'infuso nero, amaro ma forte e profumato delle bacche di Kava che viene dalla mia terra e parlare un po' del senso della vita, prima di trattare le merci. Non apprezzerebbe certamente la solitudine del deserto del sud, delle grandi dune sabbiose con le sfumature di colori del tramonto che si perdono all'infinito. Le notti sotto il cielo stellato davanti al fuoco tra racconti di avventure e ricordi di mondi lontani e di ricchezze ancora da scoprire. Lui ama il fasto della città, mi racconta di grandi spettacoli, di arene con uomini che si combattono e si uccidono per il piacere della folla che urla, di eserciti che partono alla conquista del mondo, di dame carichi di gioielli che arrivano da luoghi che non ho mai sentito, vestite di damaschi e di tessuti costosissimi che arrivano dai Sini. Nel nostro ultimo incontro mi ha fatto capire che presto arriverà anche qui un grande esercito e che questa terra di teste calde sarà finalmente pacificata per sempre. Basta con questo bailamme di religioni che portano solo caos. Pax romana per tutto il mare nostrum e mai più teste calde in Palestina. Un gran sognatore, Rufus, intanto mi ha pagato l'incenso il doppio di sei mesi fa. Con la crisi che gira, il lusso tira sempre.

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