lunedì 13 giugno 2011

Il milione 46: Curry ed elefanti.

Filippine


Per tutti viene un momento in cui si vuol tornare indietro. L'adrenalina e l'ansia di conoscenza vengono meno e prevale la nostalgia, la voglia di casa. E' qui che il viaggio finisce. Capita a tutti e ovviamente è capitato anche a Marco Polo. E' ormai nella piena maturità, ricco ed apprezzato e si è fatto una posizione brillante nell'amministrazione dell'impero che ha girato in lungo e in largo. Sono passati più o meno 20 anni da quando ha lasciato Venezia, il secolo sta per finire e una sottile saudade lo prende secco. Sarà la voglia di ritrovarsi tra la sua gente o anche il desiderio di mostrare a tutti quanto è stato capace di fare, di essere apprezzato e magari additato ad esempio, oltre che godersi le ricchezze accumulate nella sua patria come ogni bravo emigrante che si rispetti. Così chiede licenza al Gran Khan di tornare a casa, permesso che Kubilai a malincuore gli concede, affidandogli un ultimo compito quello di accompagnare, facendole da scorta, una principessa di corte che andava sposa ad un importante alleato in quella penisola arabica che Marco aveva attraversato due decenni prima. L'ennesima grande occasione di esplorare una nuova parte di mondo, che era sempre sotto il controllo del Khan, la via dei mari del Sud, la via del mar Ozeano delle Indie, dove vedere i luoghi da dove venivano molte delle ricchezze conosciute ed eventualmente capirne i meccanismi economici e commerciali. Eccolo quindi che lascia la Cina attorno al 1294 per battere nuove strade.


Cap. 157
 
Il viaggio di Marco Polo, dal Web
Sapiate che questo mare ove son molte isole, si chiama lo mare de Cin e secondo che dicono savi marinai che ben lo sanno, à bene 7448 isole de le quali le più s'abitano. E sì vi dico che in tutte queste isole no nasce niuno albore che no venga odore, come di legno aloe e maggiore. E ànno ancora molte care spezie di più maniere e in queste isole nasce il pepe bianco come neve e del nero in grande abbondanza. Troppo è di grande valuta tutte l'altre spezie che vi sono, ma son sì lungi che a pena vi si può andare. E le navi da Quinsai penanvi ad andare un anno, che vanno il verno e tornanvi l'estate. Quini vi à se non due venti, l'imo che mena là di verno e uno in qua di estate. E questa contrada è molto di lungi dall'India e più non vi conterò, però che non vi sono stato.

Albero del Pepe
Io invece, in barba a Marco ci sono stato, in queste Filippine, le cui ricchezze così ben descrive e non c'è dubbio che proprio la cosa che più ti colpisce in quei luoghi sono gli odori forti e penetranti, la rigogliosità quasi sensuale e per noi del tutto nuova, con cui la natura prorompe. Tutto è spezia in questi mari del sud e gli aromi dolci e piccanti riempiono l'aria pesante per il caldo e per l'umidità che l'arricchisce. L'attesa del monsone, quel vento regolare che ne fa al tempo stesso la storia, rendendo difficile la navigazione, ma consentendone proprio la vita ed il lussureggiamento, è scansione del tempo e delle stagioni. Ti dà la sicurezza del procedere della vita anche se gli scrosci torrenziali ti costringono sotto qualche tettoia ad aspettare che passi, circondato da mercati ingombri di colori e di odori rutilanti. Il fumo ed il profumo dello street food, ti prende alla gola, sembra stordirti, ma nello stesso tempo ti invita a provare nuovi gusti e diverse sensazioni. Il curry, onnipresente ma sempre diverso, rappresenta proprio questa infinita varietà di combinazioni che la diversità delle spezie può dare a quello che diversamente sarebbe un banale stufatino di bocconcini di carne. Sempre uguale ma sempre diverso, niente riesce ad illustrare così bene le isole del mar della Cina Meridionale e la vicina Indocina, dove invece Marco fa tappa nel suo viaggio di ritorno che dura circa sette mesi (per la ricetta vietnamita vedere qui da Acquaviva).

Cap. 158

Elefanti
...e navigando ver garbino (sud-ovest) 1500 miglia si truova una contrada ch'à nome Ciamba (Vietnam) ch'è terra molto ricca e grande. E ànno re e sono idoli e fan tributo al Gran Kane ogni anno di 20 liofanti e no li danno altro, li più belli che si può trovare che n'ànno assai. E ànno legno d'aloe e spezie assai  e molto del legno onde si fanno li calamari (legni duri richiestissimi in Cina ancora oggi). In quel regno non si può maritare neuna bella donzella che il re non la pruovi e se li piace se la tiene, se no se la marita a qualche barone.

Certo le abitudini del potere sono costanti sotto tutti i cieli e in ogni tempo. Comunque come si vede un occhio agli affari e un occhio dove pendevano costantemente le attenzioni dell'uomo di mondo. Gli anni sono passati, ma il lupo non perde il vizio.


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3 commenti:

Ambra ha detto...

Certo che questo re che applicava la ius primae noctis era proprio un maschilista:)

annamaria ha detto...

Che magico questo tuo post.Con le tue parole così vive riesci a trasportarmi nell'antico viaggio.Sembra di essere li accanto a Marco Polo con un cannocchiale per avvistare terre lontane.Vestiti da lupi di mare per assaporare nella stiva sapori e gusti locali.Mi inebriano i profumi che fuoriescono dal tuo scritto al punto da perdere la cognizione spazio-temporale.Grazie al prossimo viaggio.

enrico ha detto...

@Ambra - Il potere corrompe ehehehhe

@Annamaria - I profumi del sudest ti conquistano o ti ricacciano. Però è una malia a cui non è facile rinunciare. Alla prox puntata. Saremo in Indonesia.

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