venerdì 19 agosto 2016

Non mi toccate il Bosforo

Ponte sul Bosforo -Turchia - agosto 1980

Sembrava un abbracciarsi tra Europa ed Asia, quell'incredibile campata che con un balzo unico saltava dall'altro lato del Bosforo, in una Istambul che anelava all'occidente e che fiera dell'eredità di Ataturk voleva avvicinare quelle due rive apparentemente prossime, ma ancora così distanti. Eppure sembrava in quel 1980 carico di promesse, che tutto un futuro fosse già tracciato sulla velina della storia che doveva ancora essere scritta, ma che appariva così facile da prevedere. Certo era una terra ancora povera, ma dovunque intravedevi un cammino segnato dalle esperienze che tanti figli di questa terra si guadagnavano in Germania, portandosi a casa, oltre che i soldi per costruire profonde fondamenta in patria, anche solide convinzioni, nuovi orizzonti, certezze conquistate col sudore. Il nuovo ponte sembrava certificare tutto questo. Insomma uno poteva partirsene in macchina, ormai questo mezzo era alla portata di tutti e andarsene che so io, in India, come dire vado in ferie ad Arenzano e tutto appariva fattibile, facile. Il ponte cominciava ad omologare culture e modi di vita di una globalizzazione a venire, indefinita nella sua categorizzazione, ma già nei fatti. 

Ero salito in macchina, già carica di tutto, all'una del pomeriggio di un venerdì, appena lasciato libero dall'ufficio, in una Alessandria esausta dall'afa di un torrido agosto ed all'imbrunire del sabato avevo programmato di vedere lo skyline dei minareti di Istambul. Tutto facile, tutto calcolato. Arrivare prima di sera al confine di una Yugoslavia così tranquilla e senza tracce di confini, tracciabili solo in qualche mente di mentecatto che non aveva diritto di parola, Superare l'incrocio con la direttrice dalla Germania, dalle parti di Zagabria prima di mezzanotte e guidare guidare fino al mattino, mentre i bordi della strada erano ingombri di auto e pulmini turchi, pieni di gente che dormiva, mantre tornava a casa per le ferie, senza ingombrare la strada. Giungere prima dell'alba al bivio verso la Bulgaria e poi ancora tutto il giorno senza fermarsi fino ad Edirne. Poi le sagome nere delle moschee dell'antica Costantinopoli ti regalavano la certezza di essere arrivato alla porta dell'Asia infinita, che quel ponte finalmente ti apriva con la certezza che di lì in poi tutto sarebbe stato più facile, per chi sperava che le barriere sarebbero cadute sempre più in fretta. Come è difficile capire il futuro e l'animo degli uomini che lo condiziona.


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