"Destinazione mare
Ho chiuso la vita invernale
Do fiducia alla nuova stagione
Che tarda ad arrivare
Non smetto mai, non smetto di sperare"
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venerdì 9 giugno 2023
Madelaines e estate incipiente
martedì 21 settembre 2021
Trichechi e otarie
Ohibo! Ho fatto un piccolo conto in un attimo di lucidità. In questi giorni dormo più o meno dalle 10 di sera alle 9 di mattina, circa 11 ore, a cui vanno aggiunte un paio d'ore di pennichella al pomeriggio, un paio d'ore tra operazioni nutritive, di cura del corpo e di esigenze fisiologiche varie, durante le quali opero in totale automatismo, in una sorta di totale annebbiamento mentale. A queste vanno aggiunte un paio d'ore di dormiveglia sulla spiaggia, cullato dal dolce suono della risacca e infine un'oretta (suddivisa in due mezz'ore, prima e dopo il dormiveglia) a mollo nell'acqua alla quale accedo strisciando come un tricheco spiaggiato senza curarmi dell'harem di tricheche che mi circonda, obnubilato ormai come sono. L'acqua è il mio elemento vitale, ci starei dal mattino alla sera, anche se in effetti non so neanche nuotare, ma rimanere cullato dall'onda con l'apparente sensazione di essere senza peso come quando l'aereo stratosferico, dopo aver raggiunti la quota di massima parabola, si lascia andare alla discesa e tu rimani lì a galleggiare senza peso per una decina di minuti (tutti avranno provato questa magica sensazione, almeno credo) non ha prezzo, così almeno dice Elon Musk. In effetti per me rimanere per un'oretta con questa sensazione di essere con una trentina di chili in meno di peso, così mi assicura Archimede, è così piacevole, da farmi rimanere appunto in uno status di assenza di pensiero, una pace mentale, una sorta di atarassia prospettica, dalla quale non mi smuovono né i bagnanti festosi, pochi in questa stagione, né le onde più violente provocate dalle barche di passaggio.
Insomma, se avete fatto la somma siamo a circa 18 ore di totale stand by mentale, senza neanche la lucina rossa accesa, non mi serve. Rimangono solo sei ore giornaliere per pensare e di questi tempi direi sono già fin troppe. Qualcuno dirà che mi sto preparando al sonno eterno e sto allenandomi al momento in cui diventerò cliente di Bagliano. Ma se ci pensate bene, in fondo sei ore per pensare non sono poche. Quando prestavo la mia opera al mondo, obbligo necessario per procurarmi da vivere, cosa che ho sempre considerato una punizione biblica, benché abbia avuto la fortuna di fare un lavoro di grande piacevolezza, ma chi lavora come dipendente ha questo destino purtroppo, d'altra parte non ho avuto la voglia e la capacità di mettermi in proprio, per tentare soddisfazioni diverse, dovevo forzatamente dedicare dalle otto alle dieci ore al giorno, molti sabati inclusi a utilizzare la mia attitudine mentale (le braccia no, quelle non ho mai saputo o dovuto adoperarle, essendo nato con due mani sinistre e inadatte a qualunque lavoro fisico-pratico, unico muscolo usato nella vita, la lingua, pur senza aver mai fatto l'attore porno, non avevo le fisique du rol), per fare cose che esulavano completamente dai miei interessi e quindi il mio lavoro mentale era completamente avulso dalla mia vita personale.
Unite alle otto ore di sonno e poco altro ecco che anche qui non rimanevano che sei ore scarse per le mie elucubrazioni e meditazioni filosofiche, più o meno quanto adesso. Quindi non accetto nessuna critica in merito e continuerò a rotolarmi ancora per un po' di giorni tra battigia e acqua da buon tricheco anche se non dispongo di uno strato di sugna paragonabile, anche se mi ci metto d'impegno per incrementare lo spessore e difendermi dal freddo artico, che mi consenta di rimanere immerso di più senza sentire la morsa del gelo quasi autunnale dell'acqua della côte, siamo sui 25°C esterni, non so l'acqua che mi avvolge, dove i branchi di otarie che mi circondano, sguazzano felici occupando il mio spazio vitale. Vuol dire che questa sera cercherò di incrementare lo stato con qualche ostrica e un bel fritto misto, poi vi dirò.
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mercoledì 15 settembre 2021
Eden
| Menton |
Mi sono fatto convinto, direbbe Montalbano, che se c’è mai stato un giardino dell’Eden, o come volete chiamarlo a seconda della vostra religione, che ognuna ha il suo particolare Paradiso terrestre, questo è sicuramente stato ideato in riva al mare. Non c’è ragione che non sia così, date retta a me che ne ho viste tante e tanti di posti bellissimi e accattivanti. Certo la montagna è magnifica, le vette incombono e portano a considerare il sentimento del sublime, d’accordo, ma al mare innanzitutto c’è il mare e questo credo che nessuno lo possa negare, è un assioma lapalissiano e incontestabile. E al mare non puoi stare che bene. Bastano i piedi al contatto con la sabbia, quella pressione delle dita che la penetrano come fosse carne viva, calda e pulsante, il leggero crocchiare che provoca il tuo peso quando il tallone la penetra e la stessa fatica dell’onda che bagna appena la riva, dove vai a mettere il piede affinché sia lambito dolcemente, affinché tu possa sentirne il calore, l’umidore accogliente di quel liquido amniotico da cui arriva la vita di questo pianeta. La carezza del sole sulla pelle e il profumo che ad occhi chiusi senti arrivare da quel piano azzurro in perenne movimento, un odore salso e sapido, di alga viva, di pietra bagnata, di scoglio scolpito dall’impeto della spuma bianca che lo tormenta nell’acme infinito, mentre si sbrindella in mille schizzi di piacere.
Il caldo non ti soffoca mai, intanto perché sei pressoché nudo, quasi allo stato di natura, anche se sgradevole alla vista, ma pazienza, in fondo nessuno vede se stesso e la tendenza comunque è a soprassedere, a giustificare, in ogni caso a non essere troppo severi nel giudizio, anche se non ci sono vesti che occultino o camicie che facciano difetto. E se per caso fa troppo caldo, proprio lì a due passi, c’è il più straordinario modo di rinfrescarsi, ogni altro è un succedaneo, un sostituto miserevole e non paragonabile al bagno di mare. Una vasca infinita nella quale crogiolarsi all’infinito e poi ancora. E quando ne sei sazio, se mai arrivi ad esserlo, c’è tutto quello che sta alle spalle della battigia, una terra di latte e miele, da cui vengono brezze di monte, leggere e profumate, sentori di rosmarino e borragine e più avanti odori più forti di lentischi e tamerici selvagge ed aspre (sempre così sono le tamerici, lo dicono almeno i poeti, io non so neanche cosa siano, al pari degli asfodeli dell’altro giorno, ma dai, fa tanto poetico e suona benissimo). Il monte del mare poi, è quasi sempre selvatico e spinoso, la macchia mediterranea impenetrabile e aspra, ma ricca di profumi forti e distintivi che richiama sempre il salmastro dell’ingombrante vicino.
In questa stagione poi,
la folla ha lasciato la spiaggia e stare sulla rena a piedi nudi, quasi da soli
(oggi ci saranno state venti persone in un chilometro), solo qualche presenza
lontana che prova col piede la temperatura dell’acqua, non ha prezzo. Sarà per
questo che per non farti godere troppo, chi pensa all’organizzazione generale
ha deciso che da oggi qui sulla côte debbia piovere, cielo grigio e
nuvole spesse che non promettono nulla di buono, come dire: non farti troppe
idee in fondo sei un travet con la nuvoletta nera che ti segue, non pretendere
troppo, soffri in silenzio e vediamo se starai bravo, tra qualche giorno. Anche
domani pioverà, stavolta copiosamente, pazienza, tanto siamo già nel paradiso
terrestre, perché lamentarsi, al limite come consolazione, c’è sempre la
sfilata dei ristoranti sulla passeggiata. E se non mi sentite per qualche
giorno non fateci caso, un po’ sarà la pigrizia che mi prende quando mi spiaggio
come un otaria, un po’ il roaming che con i suoi costi nascosti mi impedisce
di collegarmi.
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lunedì 16 settembre 2019
Mare, profumo di mare...
venerdì 14 settembre 2018
Nice matin
Devo dire che Nizza è una città sottovalutata. Ci passi in macchina, tagliandola fuori con l'autostrada o attraversandola tutta sulle sopraelevate di grande scorrimento ed hai l'impressione di una città banale, fatta di grandi e disarmanti periferie e di traffico convulso, invece se ci cali dentro e vai appena più in là della promenade des Anglais, scopri un centro storico, quello della città vecchia e il vecchio porto, dove passeggiare diventa davvero un gran piacere. Belle piazze dalla presenza piuttosto italiana, come piazza Garibaldi (d'altra parte era Italia a tutti gli effetti no?), una gran serie di viuzze e vicoletti, tutti pedonalii naturalmente, dove puoi camminare per ore tra negozietti e locali per tutti i gusti, inclusi quelli che servono solo al banco e poi ti porti il vassoio al tavolo e ti mangi le varie specialità nizzarde, dalla socca alla pissaladiere e a tanto altro. Poi, magari nascoste dietro angoli antichi, gli ingressi seminascosti di belle chiese, poco appariscenti all'esterno, ma che manifestano tutta la loro voglia di esibizionismo barocco, non appena ne oltrepassi la soglia.
Forse è così che si attira il turismo. E pensare che io vivo in una città dove per vincere le elezioni da sindaco devi promettere di togliere le vie pedonali dal entro e di ricoprire di asfalto i resti dell'antico duomo appena ritrovato per guadagnare12 posti al parcheggio sulla piazza centrale della città! Così va il mondo, che volete che vi dica, poi alla fine ognuno ha quello che si merita. Intanto io la giornata di ieri me la sono davvero goduta, bevendomi una bella birra ghiacciata, mentre guardavo tutte la belle ragazze che sfilavano intorno al mercato, con lo spettacolo del castello che domina il centro e la sua cascata d'acqua che sembra precipitare giù fino alle case o forse sarà stato anche il piacere di passare un bella giornata con cari amici che non vedevo da tempo, parlando di viaggi e di esperienze piacevoli. A' la prochaine!domenica 9 settembre 2018
Voglia di far poco
mercoledì 3 settembre 2014
Al mare è un'altra cosa
mercoledì 4 settembre 2013
Otarie in pensione.
Non so darmi una spiegazione. Certo anche la montagna mi piace molto, ma il mare ha qualche cosa di indefinibile e di indefinito che mi prende non appena arrivo a vedere la linea retta di quell’orizzonte incerto, di quel confine che quasi si confonde col cielo, in quella leggera sfumatura di azzurri che si sfrangia lontano. In fondo anche in montagna sto da papa, mi spaparanzo a guardare il verde cupo dei contrafforti e i crinali corrosi dalla natura, tranquillo e beato, ma al mare, c’è un non so che di mistero e di possibilità aperta che mi tiene più sulla corda, mi fa sentire tonico invece che mollaccione, sebbene spiaggiato sul bordo dell'arenile a sentire l’onda che si frange leggera. La montagna è chiusa; il mare è aperto; all'esterno, alla conoscenza, all'altro da sé, alla possibilità di esplorare il mondo. Anche quest’anno dunque ce l’ho fatta a conquistarmi questo posto al sole, protetto da regolamentare ombrellone casalingo s’intenda e posso fare esibizione di me tra i sassi consumati dalla risacca, come un robusto tricheco a protezione del suo harem. Butto l’occhio appannato intorno. Siamo ormai nella stagione di appannaggio del pensionato nullafacente che intasa le spiagge, lamentandosi di tutto, salvo ringraziare il cielo che ancora gli viene consentita questa vita di delizie. Molti di questi sono probabilmente già morti, solo che ancora non se ne sono resi conto.
Les kouignettes
Siamo nati per soffrire.







