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| Fortezza di Hulbuk - Tajikistan - giugno 2026 |
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| Colonna dell'Indipendenza |
Oggi dovremo fare un bel po' di chilometri, ma prima di lasciare definitivamente la capitale, vogliamo fare un ultimo passaggio nel grande parco che caratterizza il centro per dare un'ultima occhiata ad un monumento che ieri nella fretta ci era sfuggito; nella piazza dell'indipendenza infatti troneggia quella che è un po' il simbolo del paese: la Colonna sormontata da una grande corona che che appunto rappresenta con la magniloquenza propria di tutti i regimi, il raggiunto status di liberazione dal legame della ormai sbriciolata Unione Sovietica. Se poi da un lato questa vicenda sia stata vissuta come una vera e propria liberazione da un giogo, oppure invece una presa di potere da parte dei potentati locali, in sostituzione di un vuoto creatosi in seguito alla fine di una unione ormai indebolita e decrepita che aveva fatto il suo tempo, non ci è dato sapere. Di certo quello che è avvenuto in seguito, e qui stiamo parlando di una guerra civile con decine di migliaia di morti, non è stato di certo un momento felice per la popolazione, per cui è assolutamente logico pensare che per alcuni, si pensi a quel passato che ormai è storia a tutti gli effetti come una età dell'oro da rimpiangere, mentre per altri il nuovo corso, specialmente quello odierno, può essere visto come un avvicinarsi dell'intero paese agli standard internazionali, con nuove opportunità e un futuro tutto da scrivere.
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| Il lago artificiale |
Certamente questa piazza rappresenta oggi un punto dove si possono con buona ragione svolgere tutte quelle manifestazioni pubbliche a maggior gloria della nazione, quelle che ogni paese festeggia con nomi diversi e che comunque sono preparate e svolte per magnificare il potere in corso in quel momento. Qui non siamo da meno. Ai piedi dell'immensa colonna circondata da volute che salgono verso l'alto, coronato da tutti i simboli che caratterizzano la storia del paese, anche oggi si stanno svolgendo le prove per la grande festa che si svolgerà presumibilmente il 27 giugno, il giorno etichettato come quello della Riconciliazione Nazionale, data evidentemente giudicata molto importante, essendo quella che ha sancito la fine della mattanza e la ripartenza finalmente condivisa di tutte le rappresentanze etniche del paese. Ci sono centinaia di persone, forse migliaia, nell'enorme spazio antistante la colonna, che stanno evidentemente provando coreografie e momenti di quello che sarà di certo un grande spettacolo di movimento di massa, tipico di molti regimi asiatici che amano moltissimo queste rappresentazioni di festa che dimostrino l'unione incondizionata di tutto il popolo. Anzi spesso sono di più gli interpreti dello spettacolo che viene eseguito a vantaggio delle telecamere per essere ritrasmesse su tutti i media della nazione, che gli spettatori stessi convocati per assistervi.
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| Rabarbaro |
Tutto in questi casi viene preso molto seriamente ed infatti ogni spazio che circonda il parco è chiuso e transennato con assoluto divieto di accesso, ma poi tutto il mondo è paese. Andiamo vicino ai cancelli di accesso al parco e il nostro Jamshed si esibisce in una bella supercazzola sul gruppo di importanti visitatori italiani venuti apposta per ammirare la colonna famosa in tutto il mondo ed i custodi integerrimi, subito si inteneriscono e ci fanno passare a beneficio dello scatto di qualche foto. Vuoi che siano venuti fin qua per nulla e non possano immortalare uno dei simboli assoluti del paese, sarebbe sicuramente una vergogna anche per il paese stesso. Ma per carità, avanti e fate tranquillamente le vostre foto, così poi ce ne possiamo andare tra sorrisi e strette di mano. A questo punto possiamo lasciare la città tranquilli per aver fatto il nostro dovere e prendere la strada verso sud che ci condurrà verso il confine afgano ormai prossimo. Ma prima la strada passa attraverso un paesaggio che l'uomo ha profondamente mutato. Infatti, superato uno sbarramento di colline, ecco apparire un bacino di acque di vastissime dimensioni che si allunga oltre la parte visibile tra le montagne; si tratta del bacino formato dalla diga di Norak sul fiume Vakhsh, che ha mutato il paesaggio circostante con la formazione di un lago stretto e lungo alcune decine di chilometri che si estende nella valle, mostrando nella parte più ampia alcune isole che emergono dalle acque con un effetto scenografico notevole.
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| La fortezza |
Si tratta, pare, della seconda diga più alta del mondo, a lungo la prima con i suoi 303 metri di altezza, eretta in materiale composito e superata solamente, e di soli 2 metri, dalla diga di Jinping in Cina nel 2014. Ovviamente anche questo è diventato luogo dove si arriva dalla città per passare il weekend, visto che ormai le condizioni economiche di strati della popolazione sempre più vasti, stanno crescendo e permettono lo sviluppo di stili di vita un tempo solamente occidentali. Infatti nelle vicinanze della strada si sono allargati vasti spazi di bancarelle di ogni genere che distribuiscono cibarie e generi di sostentamento oltre a venditori di frutta, secca e non, verdura, yogurt e relative palline che ormai ben conosciamo a beneficio delle frotte dei gitanti della domenica. Sconosciuti invece, per lo meno a me che non li avevo mai visti, dei vegetali a gamba lunghissima che se non fosse per il colore rossiccio delle coste avrei assimilato a una qualche varietà di sedano e invece risultano essere piante di rabarbaro, che qui viene mangiato tal quale, sgranocchiandone i gambi dopo averli scortecciati alla meglio oppure per fare composte e marmellate. Poi procediamo attraverso un panorama che si fa sempre più montuoso e selvatico per un'altra settantina di chilometri fino ad arrivare ad un altra famosa fortezza, quella di Hulbuk, importante insediamento del ramo sud della via della seta che fungeva da controllo all'ingresso della via che saliva verso il Pamir.
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| Le mura antiche |
Per secoli la fortezza è servita da controllo e guardia a una grande montagna quasi interamente costituita di sale nelle vicinanze che garantiva ricco materiale di scambio con i paesi vicini. La fortezza che sorgeva su un insediamento precedente, segno dell'importanza strategica del luogo, ebbe il suo momento di maggior fulgore tra il IX e il XII secolo, quando era una delle quattro città più importanti della regione, ospitando artigiani, studiosi e personaggi di cultura che giravano nella zona. A testimonianza di questo, ci sono i ritrovamenti importanti di materiali di pregio ritrovati negli scavi della metà del '900 che hanno portato alla luce pezzi artisticamente notevoli di alabastro, affreschi eleganti, statue e ornamenti di ogni tipo. Un interesse particolare rivelano gli scavi che hanno portato alla luce sistemi fognari avanzati e metodologie di riscaldamento costituite da tubazioni ceramiche che correvano al di sotto dei pavimenti per il passaggio dell'acqua che veniva riscaldata tramite grandi brocche riempite di carboni ardenti, note come khums. Certamente il sito è di notevole effetto, anche se, secondo l'abitudine ormai invalsa, tutta la fortezza è stata ricostruita secondo quello che doveva essere lo stile originale, ma fortunatamente sono ancora chiaramente visibili, in special modo nelle parti basse, le mura originali di mattone cotto, mentre all'interno per il palazzo e per le altre costruzioni era usato anche la miscela di fango e paglia nota come pashky, rivestita successivamente di mattoni, che erano utilizzati anche per disegnare l'ornamentazione esterna.
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| Fregi |
Di queste e di altre tecniche sono stati ritrovati straordinari reperti. Addirittura molte pareti delle case erano ricoperte di ganch, un particolare materiale fatto di alabastro intagliato di singolare bellezza. E' molto interessante vedere, come si nota anche nel moderno rifacimento, come le case del caravanserraglio che ospitavano i molti viaggiatori che giungevano lungo la Via della seta, fossero divise secondo uno stile occidentale, ad esempio con le sedie, mentre l'altra parte aveva locali all'orientale in cui ci si sedeva semi sdraiati. Questo testimonia come evidentemente il via vai di questa direttrice unica tra oriente ed occidente e di come quindi questa strada fosse percorsa da una folla di viaggiatori, mercanti e gente di ogni tipo, per secoli. I portali maestosi che ancora mantengono ben visibili le fastose decorazioni sugli imponenti impianti, raccontano bene comunque l'importanza artistica del sito. Davanti alla fortezza che ovviamente era stata rasa al suolo dai mongoli e che successivamente non aveva mai più ripreso la sua importante rilevanza nella regione, sorge ora il bel museo, che espone tutto quanto è stato ritrovato negli scavi inclusi ad esempio una serie completa di pezzi degli scacchi, tra i più antichi mai scoperti.
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| Il custode |
Ci accompagna nella visita un anziano signore che lavora a questo museo da ben 48 anni e vi ha trascorso praticamente tutta la vita, partecipando agli scavi, collaborando alla recupero dei pezzi che man mano emergevano dal terreno, alla loro catalogazione e adesso che sarebbe giunta la meritata età della pensione, non riuscendo evidentemente a staccarsene, fungendo da custode del sito, dato che oltre a conoscerne evidentemente ogni particolare, lo vive come se fosse la sua casa e ce ne mostra i pezzi con quell'amore che può dimostrare solo chi li ha visti, toccati, vissuti uno ad uno, dai meravigliosi gessi decorati a sbalzo con una raffinatezza resa ancor più preziosa dalla perfetta conservazione, ai vetri soffiati, alle tubazioni che ancora riescono a raccontare le conoscenze idrauliche di questo popolo di mille anni fa. La dedizione di questo signore è assolutamente commovente, quando vedi la passione che anima quello che è stata lo scopo di una vita intera. L'ammirazione verso questo personaggio, quasi pone in sottordine il caldo davvero esagerato che intanto è calato sulla piana; sembra davvero di arrostire e a questo punto lanciata un'ultima occhiata alle mura e alle torri della fortezza, saltiamo sulla macchina e pompando aria condizionata a tutto vapore ci dirigiamo verso la montagna che si erge al nostro fianco, su uno sterrato abbastanza agevole, sopra la quale una coltre di nubi piuttosto scure cominciano ad addensarsi, come si addice ai momenti in cui le temperature diventano troppo esagerate. Vedremo.
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| I fregi di mattoni |
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| Leone |
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