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domenica 13 marzo 2016

Orgoglio italiano



Avanti con la lamentela. Noi italiani siamo dei buoni a nulla ecc. ecc. magari dimenticandoci che la nostra sanità pubblica risulta,  ancora adesso, con tutti i tagli ed i peggioramenti del caso, la terza, come qualità al mondo. Forse anche perché siamo pieni di gente che si dà da fare. Qui siamo nel campo ospedaliero, della ricerca e dell'ordinario/straordinario. In particolare nella zona della sclerosi multipla, che non è un'influenzetta stagionale. Ecco la notizia della Stampa di mercoledì 9 marzo. Diciamo che io lo sapevo già perché del Prof. Antonio Bertolotto, modestamente posso vantarmi di essere amico e, da come me l'aveva spiegata nei dettagli, vi assicuro che questa innovazione non è una cosa da poco. Quindi onore a chi se lo merita.

mercoledì 2 ottobre 2013

Ricerche sui benefici del Tai Ji.

Il M° Doria esegue Lan Qiao Wai in Cittadella.

Sempre maggiori sono le evidenze e gli studi che indicano come la pratica del Tai Ji, abbia riscontri importanti in molti aspetti della salute fisica e nella prevenzione di molte malattie e nel loro rallentamento quando già conclamate, oltre che al già noto beneficio psicologico e di benessere generale. Un interessante articolo della Harward Medical School, pubblicato sul primo numero di Tao Magazine dell'amico Luigi Pellissero, forse il più importante maestro italiano di Yi Quan, che mi onoro di conoscere personalmente. Vi riporto qui di seguito solo alcuni riferimenti che l'articolo in questione sottolinea e a cui vi rimando. 
Uno studio del 2008 della Tufts Un. americana, accoppiato ad uno studio coreano, presentati ad un congresso dell' American College of Rheumatology ha mostrato un aumento della flessibilità ed un rallentamento dei processi infiammatori e dolorosi in pazienti affetti da artrite e da spondilite anchilosante a confronto di pazienti sottoposti ai tradizionali esercizi di allungamento standard. 
Un altro studio del Dr. Wayne dell'Università di Harward sulla densità delle ossa di donne in fase di postmenopausa, ha dato risultati così interessanti da far iniziare una complessa ricerca di controllo sull'influenza della pratica del Tai Ji su donne affette da osteopenia (la fase più leggera che precede l'osteoporosi) all'Osher Research Center e al Boston' BBID Medical Center. 

L'Università di Rochester ha pubblicato su Medicine and Sport Sience un articolo che dimostra un miglioramento sostanziale della qualità della vita e delle capacità funzionali in donne che avevano subito trattamenti in seguito a cancro al seno. 
Una ricerca del 2008 della National Taiwan University riporta una ricerca su 53 pazienti ad alto rischio di malattie cardiache, che dopo un anno di pratica hanno mostrato significativi miglioramenti nelle capacità fisiche, abbassamento della pressione sanguigna e del colesterolo, trigliceridi, glicemia e proteina C-reattiva al contrario del gruppo che non praticava. 
Uno studio pilota della Hardward Medical School su 30 pazienti affetti da insufficienza cardiaca ha dimostrato dopo 12 settimane di pratica, un miglioramento della capacità di camminare e della qualità di vita oltre ad una riduzione nel sangue della proteina natriuretica di tipo B, un indicatore dell'insufficienza cardiaca. Lo studio è stato esteso ad altri 150 pazienti ed è attualmente in corso. 
Nel 2008 il Dr. Yeh ha pubblicato su Preventive cardiology un sunto di 26 studi inglesi e cinesi che riportano per l'85% dei casi una diminuzione della pressione sanguigna nei praticanti. 

Un'altra ricerca della Washington University School of Medicine, pubblicata su Gait and Posture (10-2008), ha dimostrato che 20 settimane di pratica di Tai Ji su un gruppo di 33 pazienti affetti da Parkinson a livello iniziale o medio, ha migliorato l'equilibrio, l'abilità a camminare e la generale qualità di vita. 
Ancora nel luglio del 2008 è comparso su Sleep uno studio della University of California effettuato su 112 pazienti anziani affetti da disturbi del sonno. 16 settimane di esercizio hanno migliorato la qualità e la durata del sonno a confronto dei pazienti sottoposti a trattamenti tradizionali. 
Infine uno studio pubblicato nel gennaio 2009 su Neurorehabilitation and Neural repair che ha esaminato 136 pazienti in riabilitazione dopo un ictus, dimostra come dopo 12 settimane di pratica del Tai Ji, sia migliorato l'equilibrio statico a confronto dei normali esercizi che comprendono attività respiratoria, stretching, mobilizzazione della muscolatura coinvolta nelle attività del sedersi e del camminare.  Come vedete non si tratta di bau bau micio micio, non vi basta per correre ad iscrivervi nella palestra a voi più vicina, visto che oltretutto questa è una attività fisica divertente e rilassante e con attrezzatura a costo zero?


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venerdì 15 luglio 2011

Chiedere la fiducia.

Avere o chiedere la fiducia a prescindere può essere anche un fattore genetico per qualcuno, ma in generale credo di più all'influenza dell'ambiente. Così io non ritengo di essere malfidente per natura, ma so perché questo dono mi è negato e voglio sempre controllare prima. Penso che tutto sia nato da un fatto specifico che, mentre sale la calura mattutina, voglio provare a raccontarvi. Avevo attorno ai cinque anni, ero un bel bimbo pacioccoso, gioia della sua mamma che come tutte, era soprattutto preoccupata di mantenermi in buona salute. Le curette "ricostituenti" che mi venivano somministrate in via preventiva avevano di certo contribuito a non configurare la struttura del bambino patito con le ginocchia ossute che andavano per la maggiore in quel periodo, tuttavia non riuscivo ad evitare, durante gli inverni che, come è noto erano assai più rigidi degli attuali, una sorta di fine glaciazione insomma, di beccarmi fastidiosi mal di gola ad ogni refolo di tramontana. La mia mamma guardava con orrore le placche bianche che avevo in gola, infine decise che il medico dovesse dire la sua. A quel tempo girava un'altra moda. A tutti i bambini bisognava tirar via le tonsille, fonte probabile di tutti i mali. Ecco dunque il luminare, che molto mi impressionò con con una specie di parabola lucente con lampadina centrale che teneva accesa sulla fronte mentre mi guatava in bocca come un lupo in cerca di preda.

- Eh, questo bambino avrebbe bisogno di mare - borbottò mentre la genitrice si incupiva sapendo che non mi ci poteva mandare. - Comunque qui bisogna togliere queste tonsille e già che ci siamo anche le adenoidi che sono solo un fastidio! - Ordinò con fare spiccio. La condanna era ormai passata in giudicato anche se io non avevo la minima cognizione di cosa volesse dire. Naturalmente ci si prese ben cura di non farmi sapere quale fosse il mio destino ed un bel giorno eccomi varcare per la prima volta la soglia dell'ospedale, avendo io provveduto a nascere direttamente a casa come si usava a quei tempi, a guerra appena terminata in cui i padri temevano soprattutto che i pargoli venissero scambiati in culla con altri di colore, lasciati in dono dalle truppe di passaggio. Ogni epoca ha le sue leggende metropolitane. Nella mia ingenuità non avevo capito cosa stessimo andando a fare, ma, essendo stato indottrinato al fatto che non ci fosse nulla di pericoloso, mentre al contempo era lasciato intendere che successivamente ci sarebbe stata grande abbondanza di gelato, mi lasciai condurre fiducioso e privo di timori.

Dopo una breve ed inconsapevole attesa, anche se i grandi stanzoni non erano positivi in sé, fui preso da mani adunche, anche se accompagnate da voci fintamente carezzevoli come quelle delle streghe dei cartoni animati, a cui però, io, poverino non avevo ancora contezza. Anche questa fu dura lezione che la conoscenza è importante nella vita. Seduto su un seggiolone, privo della rassicurazione delle braccia materne che disperatamente cercavo, guardandomi intorno spaurito, colto dalla sindrome dell'abbandono, cominciai a preoccuparmi seriamente, circondato da quei camici bianchi che non promettevano nulla di buono mentre il ciglio cominciava ad inumidirsi anche se il singulto tardava a venire. Ero un bambino timido. La figura temibile ma allo stesso tempo rassicurante di una grassa suora baffuta prese però forma incombente davanti a me e suadente e melliflua si avvicinò, come il poliziotto buono, scostando i cattivi figuri che mi circondavano e tenendo tra le mani un arnese lucente di acciaio. - Che bravo bambino. - mentì - Apri la bocca che mettiamo questa cosa, che così il dottore ti fa la fotografia.- Come è facile carpire la fiducia di un bimbo; mi lasciai andare alla dolce malia ritrovandomi di colpo tra i denti una mordacchia metallica che mi teneva le ganasce dolorosamente spalancate e il resto del corpicino immobilizzato da cinghie.

Senza fiato per la paura, prigioniero dell'orco che si avvicinava ghignante con orribili strumenti tra le mani, non ebbi nemmeno la forza di gridare mamma, anche perchè la maschera di ferro me lo inpediva. Ero impotente, che sensazione tremenda ed indimenticabile. Come Marocelli allo Spielberg, privo di anestesie, come evidentemente si usava (spero che non fosse una atroce malizia nei miei confronti), sentìi qualcosa che entrava nel fondo della mia gola per afferrare e strappare via le mie tenere ghiandole. Più volte andò e ritornò, come il nibbio rapace che divorava il fegato di Prometeo, finché fu sazio finalmente, ebbro della mia carne giovane e del mio sangue innocente. Quando mi liberarono, urlavo come un lattonzolo scuoiato e credo, poichè a quel punto i ricordi si fanno confusi, la pattuglia dei sadici se ne andò, abbandonandomi, misero sacchetto svuotato di forze a furia di gridare, nelle braccia della mamma a cui mi affidai in un deliquio rancoroso e colpevolizzante. Nei giorni successivi fui probabilmente insopportabile e impegnato soprattutto a incistare nella mia psiche una malfidenza ragionata che sarebbe stata mia futura compagna. Il gelato ci fu e in grande quantità. E questa fu cosa buona.


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lunedì 18 aprile 2011

Ospedale.

L'ospedale è un non luogo. Per definizione come un carcere, più ambiente di sofferenza che di redenzione. Anche la sua forma fisica, gli interminabili corridoi, le volte alte dai rimbombi inquieti, gli odori negativi che ci respiri, le attese inerminabili, contribuiscono a costruire una intelaiatura che respinge, anche se tecnicamente dovresti sentirti come dal meccanico dove vai per rendere qualcosa nuovamente in grado di funzionare in modo egregio. L'ospedale non è neppure un tempo, perchè qui l'orologio si ferma e non si riesce ad apprezzare fisicamente lo scorrere delle ore. Ti senti come sospeso in un limbo privo di riferimenti che prevede solo attese, sia che tu ti trovi al di qua o anche al di là della barriera del letto. Al carrozziere chiedi tra quanti giorni potrai andare a ritirare il mezzo, qui aspetti. Aspetti che la cura faccia il suo effetto qualunque esso debba essere. I reparti geriatrici poi, sono l'esasperazione di questo concetto. Limbo nebuloso dove i corpi spesso privi di specificità individuabili, stanno lì stimolati variamente, con tentativi di dosaggi da calibrare di volta in volta in attesa di reazioni spontanee di organi, che la natura aveva progettato per tempistiche diverse e che l'intelligenza dell'uomo riesce ad adattare a funzionalità più lunghe.

Anche da qui capisci come la nostra specie si è imposta sul pianeta. E' la volontà di forzare comunque la natura a nostro vantaggio, di sfruttare comunque il più a lungo possibile questa opportunità che abbiamo avuto e che in teoria tutti vorrebbero prolungare all'infinito. Però anche se non c'è scelta si sta male in ospedale. Nonostante tutto. Anche se sei circondato da persone che si prodigano per farti sentire meglio. Anche se in mezzo a difficoltà continue, ci mettono tanto del loro, perché la com-passione, il soffrire insieme, ti aiuta a stare meglio ed è comunque consolatorio e utile ad abbreviare il non-tempo di attesa. Tante persone che danno il meglio di sé nei giorni scuri e nelle lunghissime notti, continuando a lavarti, a nutrirti, a curarti, ad aiutarti a svolgere tutte quelle funzioni che credevi legate ad una intimità solo tua, a cercare di metterti in grado di tornare serenemente alla tua casa. Che lavoro difficile e duro.

Che ammirazione per questo esercito di soldati che riesce spesso anche a darti un sorriso o una risata leggera come aiuto non previsto, ma utilissimo per accelerare la tua liberazione anche se spesso è circondato, assalito da pazienti tignosi ed insofferenti che comunque una giustificazione ce l'hanno, ma anche da torme di parenti incarogniti, pretenziosi, arroganti, a cui il bisogno e lo stato di necessità fa perdere ogni remora di comprensione e di pazienza. Tutto e subito come sarebbe di teorico diritto, come si è ormai abituati a pretendere anche di fronte ad una realtà fatta di carenze oggettive, causate da un sistema in cui tutti hanno colpe e nessuno è davvero interessato alle soluzioni. Però alla fine, anche se per gli stessi addetti è una cosa assolutamente incredibile, nella maggior parte dei casi, si torna a casa. Senza ringraziare nessuno. E continuando a lamentarsi.


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martedì 6 ottobre 2009

Cronache di Surakhis 21 : autunno.

L'autunno su Surakhis era cominciato da poco; l'aria rinfrescava già un po'. la temperatura ormai era sempre attorno ai -20°C e cominciavano a sfarfallare, quasi ogni sera le flocculazioni di metano che al mattino coprivano il terreno di un bell'azzurro pallido. Paularius era esasperato, i dolori alla schiena lo avevano talmente sfinito che si era fatto trapiantare una colonna vertebrale nuova, ma si sa, su Surakhis la sanità era quello che era e nonostante tutti i crediti che aveva dovuto cacciare, avevano dovuto sacrificare tre donatori per avere una colonna decente. Dato che per queste operazioni non era conveniente tenere in vita il donatore si era fatto innestare anche le iridi del terzo che erano di un blu intenso. Ci aveva sempre tenuto ad avere uno sguardo ammaliante. Aveva invece soprasseduto ad utilizzare anche un apparato riproduttore nuovo, perchè le mani da quelle parti gliele avevano già messe una volta e non era stata una passeggiata. Adesso si sentiva un po' meglio, ma tutte quelle iniezioni gli avevano reso le chiappe insensibili anche alle vibromassaggiatrici. Non se la sentiva ancora di lavorare, ma, approfittando della sua momentanea assenza dal ponte di comando, tutti i succhiasangue ne avevano approfittato per saltargli alla gola. Era persino venuta fuora quella vecchia storia di corruzione con cui si era impadronito della miniera, roba che ormai nessuno ricordava più ed era anche ampiamente prescritta, ma sfruttando il fatto che il suo gruppo di corruptores non aveva potuto seguire la faccenda e pagare il giusto ai giudici era stato condannato a cacciare un miliardo di crediti al suo avversario di sempre, Cirricus il finanziatore. Quei dannati corruptores, incapaci di prendere una decisione se non gli si dice tutto, esecutori di quarta categoria buoni a nulla, mentre lui era malato, avevano trovato la scusa di non poter più intervenire a causa dell'opinione pubblica stanca di quei trucchetti. Ma quale opinione pubblica, quella ce l'aveva in mano completamente, grazie anche ai trattamenti subliminali che legalmente erano ormai stati inseriti in tutte le trasmissioni e dunque lo adoravano. Presto sarebbe stato anche nella terna tra cui scegliere i nuovi Santi. Certo quei crediti non li avrebbe mai cacciati fuori, c'erano ancora i rimanenti undici gradi di giudizio, ma era il fatto in sé che lo disturbava e il non avere tutto sotto controllo come al solito. Intanto si imponeva di sostituire il responsabile della sua squadra di corruptores, quell'avvocato Molini che già da un po' stava sulla lama del rasoio. Diede l'incarico ad un tetraploide vegano ermafrodita, che lo aveva già aiutato in molte occasioni e poi si catafottessero tutti, l'importante era avere il controllo dei plasmatori mentali e dei rubinetti dei contatori dell'aria. Decise di andare a stendersi un po'; tutte quelle storie gli avevano fatto venire mal di testa e anche un po' di febbre.

martedì 29 settembre 2009

Cronache di Surakhis 20: discopatia.

Paularius era piegato in due dal dolore. Da quando, due giorni prima si era svegliato e scendendo dal letto gravitazionale, aveva appoggiato il piede sinistro sul prezioso tappeto di morbido pelo di Ferlak, una lama incandescente sembrava essere penetrata tra la quarta e la quinta vertebra della sua vecchia schiena. Con rabbia aveva scostato le candide membra delle tre ancelle multisex che gli avevano reso gradevole la serata e, dopo aver cercato di mettersi in piedi, si era trascinato fino allo studio, lanciando maledizioni a tutto l'universo e tenendosi qua e là per non cadere riverso, fino ad abbandonarsi nella grande poltrona in cerca di una posizione in cui il tremendo dolore provasse linimento. Subito erano stati convocati i cerusici di diverse scuole ed ognuno aveva dato un suo specifico e sempre costosissimo medicamento, dall'ultimo grido della ricerca medica, agli antichi infusi di erbe ed agli impiastri strofinati con zelo da mani sapienti di schiavi acquistati specificamente per questo uso. Nulla era servito. Era di pessimo umore, così ordinò che fosse vaporizzata all'istante la pattuglia di Morigeratores che attendeva da tre giorni di parlargli per piatire migliori condizioni per gli addetti alla miniera. Certo da quando era iniziata la crisi, si erano dovuti un po' restringere i cordoni, ma tutto era in funzione del loro bene futuro, anche se questa gentaglia non lo voleva intendere. Se la società proprietaria della miniera, cioè lui, non avesse potuto generare i soliti consistenti utili, loro sarebbero presto diventati carne per la banca degli organi, quindi le restrizioni prese erano solamente nel loro interesse e questi avevano anche il coraggio di lamentarsi, con lui e con tutto il male che aveva. Maledizione. Non ne poteva più di tutta quella democrazia, di tutti quei diritti, sparpagliati così come il parmigiano sulla pasta alla klapper (quanto gli piaceva il sugo di quei piccoli ometti spremuti e ripassati nel vino di Hort, solo che erano diventati così rari da trovare, si nascondevano sempre meglio i furbacchioni, ma sempre non abbastanza per evitare, al giusto prezzo, la tavola di un grande gourmet come Paularius). Era ora comunque, che il governo prendesse un indirizzo un po' più severo di quello di ottenere consenso tramite un lungo ma lento lavoro di induzione mentale attraverso i media, che, d'accordo, erano tutti controllati dal governo e contenevano una serie (consentita da apposita legge e controllata da apposito garante) di induzioni subliminali all'adesione totale verso l'Imperatore, ma era pur sempre un lavoro che richiedeva tempi lunghi e le proteste, seppure sempre più fioche disturbavano il buon andamento della società. Erano queste preoccupazioni che gli avevano fatto venire il mal di schiena, certamente! Si sarebbe dovuto decidere prima o poi a rivolgersi alla banca degli organi (dove, d'altra parte, aveva la maggioranza delle azioni) e prendersi una colonna vertebrale nuova. Con la crisi, tra debitori diretti e genitori che cedevano i figli non potendo più pagare i mutui, adesso c'era un sacco di donatori giovani e la banca non aveva nemmeno più dovuto ricorrere ai Twoseas bond, che l'astuto ministro aveva emesso per incastrare gli istituti di credito. Mica siamo nati ieri, pensò Paularius a bocca storta. Peccato che per ricavare una colonna vertebrale completa, bisognasse sacrificare il donatore, non aveva senso mantenerlo in vita, come quando gli si prelevava solo un arto od un organo semplice. Eh, i costi aumentano, ma la gente se ne frega, vuole tutto gratis! Anche la terza luna di Surakhis tramontò infine, in un livido cielo verde marcio e come diceva l'antico proverbio, con la terza luna verde, il bel tempo si perde.

domenica 27 settembre 2009

Jūn shì

Non è facile esprimere nella lingua cinese il concetto di equilibrio, proprio per la complessità di implicazioni che genera questa astrazione. Ecco così la scelta dei due caratteri "jūn shì" che letteralmente significano forze bilanciate, con l'ideogramma di destra in cui si riconoscono in basso il segno di Forza (la vanga bidente usata nei campi dall'uomo, ricordando sempre che la lingua cinese ha alla base la cultura contadina) e in alto a sinistra uno delle tante stilizzazione della mano che questo strumento usa con fatica. Quindi l'equilibrio è un concetto assai largo, sia fisico che mentale, ma in entranbi i casi con le medesime caratteristiche che si raggiunge solo con applicazione, fatica, continua dedizione in ogni tipologia di evento umano. Questo è uno dei probabili motivi per cui tutte le tecniche del corpo orientali, in cui sempre l'aspetto mentale è strettamente legato a quello fisico, hanno in comune la pregiudiziale ricerca dell'equilibrio come fondamento della conoscenza e dell'efficacia dell'attività stessa. Tutte le arti marziali, come anche quelle artistiche, dalla pittura alla calligrafia, non possono cominciare, se prima, attraverso la respirazione o altre tecniche lungamente studiate non si raggiunge quella equilibrata serenità che consente di applicarsi alle tecniche apprese. Il fine, come è ovvio è il benessere del corpo e della mente, ecco perchè tutte le tecniche mediche , agopuntura, massaggio, diagnostica del polso e tutto il resto che fa parte della medicina cinese, ricercano innanzitutto l'equilibrio, l'assenza del quale genera la malattia o meglio il malessere. La cosa non è così fumosa come può apparire e per trovare un riscontro scientifico a quanto detto, ecco che il Centro di Medicina Sportiva di Cuneo con la collaborazione del grande Maestro Enrico Colmi, ha iniziato una ricerca che mi sembra interessante. Si vuole verificare se i praticanti di arti marziali orientali e di Tai Ji in particolare abbiano un equilibrio maggiore a chi queste cose non fa. Così con un gruppetto di amici, ieri mattina ci siamo sottoposti alla macchina infernale, dove legati a fili e a sensori ci si pone alternativamente su un piede solo, prima ad occhi aperti e poi chiusi e infine su una tavoletta basculante, liberi e poi legati, per non farsi aiutare dagli arti a contenere le oscillazioni, si misurano i tempi di resistenza senza appoggiarsi alla barra sensibile, l'ampiezza e la frequenza delle oscillazioni stesse, i movimenti del corpo grazie ad un sensore fissato sul petto, quelli dei basculanti e molti altri parametri. Pare che l'equilibrio del corpo che, con l'aiuto di meccanismi coscienti esterni come la vista e il labirinto dell'orecchio, ci consente di non cadere, sia tutto in una serie di recettori posti attorno ai tendini ed ai legamenti delle articolazioni basse che inviano informazioni ad un area non cosciente del cervello che, con istantanei micromovimenti, provvede a farci mantenere in piedi nelle varie condizioni. Sarebbe questo l'apparato propriocettivo, di cui anche un tuttologo come me, non conosceva neppure lontanamente l'esistenza; ma, come ho già detto, basta abbozzare , come insegna la tuttologia e cercare di fare domande intelligenti. L'efficacia del sistema diminuisce con l'età e con il disuso. Ecco l'interesse di tecniche che aumentino o allenino tutto questo ambaradan. Tutto questo interessa ovviamente sportivi, anziani, ma in ultima analisi tutti, che di maggiore equilibrio in molti sembrano avere necessità. Anche io che, colto fin dal mattino presto da un micidiale colpo della strega figlio della mia antica discopatia, sono stato dalle mani magiche di Enrico (ve lo consiglio caldamente), che trapanandomi i punti sensibili, in pochi minuti mi ha rimesso in condizioni di ritornare a casa. Naturalmente il verdetto comune della medicina orientale ed occidentale messe a confronto è stato unanime, nel senso che se perdessi una ventina di kili, forse le cose andrebbero meglio. Potenza dell'equilibrio.

martedì 3 marzo 2009

Dài fu

Questi caratteri semplici sono l'ennesima opportunità di entrare nella mentalità e nel comune sentire del popolo cinese, che, non dobbiamo dimenticare, ha una profonda radice contadina e popolare ed un grande rispetto verso la sapienza e la conoscenza in generale. Il primo , se pur pronunciato Dài in luogo del comunissimo Dà, significa "grande", anche in senso morale, ed è la stilizzazione di un uomo con le braccia aperte a voler mostrare proprio la dimensione immateriale del concetto, il tipico esempio di ideogramma che rappresenta una astrazione descrivibile solo col gesto. Il secondo, "Fu", significa semplicemente persona, uomo, un pittogramma abbastanza riconoscibile. Quindi , persona grande, importante, di grandi doti. Ebbene, il significato effettivo è diventato "medico, dottore". Come non si può comprendere nell'antica Cina, il senso di ammirazione e rispetto che il contadino ignorante doveva provare per questo saggio uomo, che per decenni studiava i segreti del corpo umano, gli oltre 300 punti dell'agopuntura su cui esercitare pressioni al fine di riequilibrare le energie del corpo, i segreti della respirazione, i benefici delle erbe o semplicemente della corretta alimentazione e perchè no, degli effetti della filosofia sulla tranquillità mentale e quindi fisica. Ammirazione e quindi posizione di prestigio nella società, derivante non dallo status economico, ma dal potere della sapienza, della cultura. L'uomo importante, il grande uomo, ha cura della salute della sua comunià, fisica e morale, previene più che curare, è attento ai bisogni di tutti ed ha giusto diritto al rispetto ed all'ammirazione. Per inciso, il medico non veniva pagato dai malati che curava, ma solo dalle persone sane. Metodologia assicurativa ante litteram o punizione per chi non faceva bene il suo lavoro di prevenzione? Mi sa che i Cinesi avevano già proprio inventato tutto, anche la mutua.

mercoledì 3 settembre 2008

Ricominciamo

Dunque, dove eravamo rimasti?
Che l'estate è finita e non ce ne siamo accorti, quindi riprendiamo le vecchie abitudini e con questo significa che non ho ancora deciso di smettere di compilare questo guazzabuglio di ..idee(?). Deciderò quanto proseguire in base ai vostri "graditi" commenti. Intanto il titolo di questo post mi solletica un' idea che mi ha perseguitato sulle vette (?) della Val Chisone.
Ve la propongo.



Che bello vedere quello che siamo riusciti ad ottenere con la perseveranza, la cocciutaggine, la fatica. Abbiamo lavorato duro per arrivare fin qui, ma adesso siamo tanti, milioni, miliardi, in questo posto splendido. Non lo conosco per intero, perchè non mi muovo mai da qui, ma sento che la bellezza di quanto ci circonda è la giusta ricompensa delle nostre fatiche. Ci moltiplichiamo senza sosta e conquistiamo sempre nuovo spazio, nutrendoci continuamente per diventare sempre più forti ed importanti. C'è un'atmosfera tranquilla tutto attorno e questa sensazione di benessere aumenta in me il desiderio di riprodurmi. Che momento piacevole, che languore infinito.
Ma...un momente... sento anche qualche cosa che sta guastando tutta questa perfezione. Non so spiegare cosa sia e proprio questo aumenta il mio timore, come un senso di necessità di attenzione, quasi di pericolo. Aumento al massimo le mie capacità percettive, attorno a me tutto e calmo e tutti quelli che mi circondano non sembrano avvertire alcun problema imminente. Eppure l'ambiente è cambiato negli ultimi minuti, sento una variazione piccola ma sensibile. I miei recettori chimici sono decisamente in allarme. Ecco, adesso è più forte, molto più forte! Sento che anche vicino a me cominciano ad essere preoccupati...maledizione, ho capito...forse è troppo tardi ........ forse posso ancora farcela.... mi cristallizzo p iù ve l o c e m n t e p os si b i l e
****
I l r i s v e g li o è lento e faticoso; mio Dio, intorno a me non c'è più nessuno. Sono morti tutti o quasi, forse qualcun'altro ce l'ha fatta, in qualche anfratto riparato, come me , più capace o più resistente o semplicemente più fortunato. Adesso, con calma, dobbiamo ricominciare.
Noi virus abbiamo un destino difficile.

Where I've been - Ancora troppi spazi bianchi!!! Siamo a 125 (a seconda dei calcoli) su 250!