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mercoledì 1 settembre 2021

La sostenibile leggerezza dell'agnolotto

dal web

Oggi la sostenibilità della leggerezza dell'essere mi sembra più accettabile, fattibile, fruibile, sarà il refolo del vento dell'est che spira da oltre le creste, a cui sono sempre particolarmente affezionato, sarà l'aroma di deliziosi agnolotti alla borragine con granolata di pistacchio, con una pasta così sottile e leggera da essere stata probabilmente stirata dagli angeli, che, dite quel che volete, ma aiuta, oltretutto edulcorati, se ce ne fosse bisogno da un bicchiere di barbera d'Alba superiore di cui non vi dico il produttore per non fare troppa pubblicità (d'altra parte come sapete noi influencer citiamo i marchi solo a pagamento) forse anche perché non me lo ricordo avendone bevuto un paio di bicchieri di troppo. Siamo fatti così, tante belle parole, squisite disquisizioni (non correggo anche se è un po' cacofonico, ma mi piace ugualmente) sui problemi etici del mondo e poi basta un buon bicchiere e i piedi sotto il tavolo e tutto va a farsi benedire e i discorsi sui massimi sistemi e sulle colpe del satana americano o dei talibani sputafemmine ce li lasciamo dietro le spalle, vengano i cinesi e si piglieranno tutto il neodimio o il litio, chi se ne frega, in fondo i telefonini li compriamo già tutti da loro, cosa vogliono ancora? Meditano di prendersi Taiwan, e se la prendano, vuol dire che ci saranno un po' più di persone che proveranno le delizie di un regime autoritario, ce ne sono molti anche dalle nostre parti che lo auspicano a gran voce o peggio, che vanno a sfilare blaterando belinate che se lo meriterebbero con tutto il cuore. 

Va beh, avrete notato che da un po' di tempo parlo, parlo, ma vado menando il can per l'aia, perché non ho molto da dire. La mia permanenza montana che si va prolungando oltre ogni previsione, complici i maledetti lavori del mio personale infinito tunnel TAV, che non ne vogliono sapere di concludersi, dovrà estendersi ancora per qualche giorno e forse dipende un po' anche da questa forzatura, l'essiccazione della mia vena poetica. In fondo siamo in un periodo siccitoso e il mio ubertoso e sdilinquevole gusto per la chiacchiera si è decisamente inaridito, quindi porto avanti il discorso più col mestiere dello scribacchino aduso a mettere insieme parole senza costrutto alcuno che con la densità di chi ha idee da discutere e da proporre. Insomma, l'arte del retore di allungare il brodo anche se non ha niente da dire, un po' come se mi pagassero a riga e a cartelle e non a concetti espressi. Va bene vediamo cosa ci riserba il domani, al mattino infatti ho una importante riunione per definire l'orario di partenza per andare a mangiare un fritto misto alla piemontese di ragguardevole fattura, e lo dico con cognizione di causa dato che ne ho già fatto congrua esperienza, che ci aspetterebbe, crin grass alla mano permettendo, sulla cima ventosa di una collina. Eventualmente vi farò sapere qualche dettaglio interessante.

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sabato 31 ottobre 2009

Il dubbio.

Stamattina sono offuscato dal dubbio. Sarà la nebbia novembrina che sale e che fa sembrare tutte le macchine grigie metallizzate, chissà. Fatto è che l'altro giorno leggevo il mio giornale preferito, quando ho scorto un articolo che parlava di una cosa che, per esperienze passate di lavoro, conoscevo benissimo; mi ci sono subito attaccato come una cozza. Il giornalista non sembrava uno sprovveduto, anzi pareva una penna di taglio alto, scriveva usando con perizia l'arma dell'ironia, usando con abilità l'arma dialettica per demolire con sarcasmo duro e mordace un ente, indicato evidentemente come inutile. Tutto, dal nome stesso, alla sua presunta attività, veniva con intelligenza usato in questa opera utile di demolizione. Ebbene, conoscendo bene l'argomento dall'interno, raramente mi è capitato di leggere tutte assieme una tale sfilata di inesattezze, di castronerie validate, di cattiveria inutile e sfregiante, il tutto volto a dimostrare un teorema che non ha nessuna attinenza con la realtà. Ci sono rimasto male. A cosa può essere dovuto un livore così gratuito e degno di miglior causa? Così mi sono venuti alla mente casi analoghi che mi erano accaduti anni fa, proprio nell'esame di situazioni che conoscevo bene, quando era in atto la campagna di stampa per l'abolizione dell'atrazina, quando sui giornali a firma di penne che si dichiaravano competenti della materia, si leggevano cose talmente travisate o addirittura contrarie ad ogni logica, da denunciare una totale incompetenza del settore. Quasi che, con un disegno ben preciso, si incaricasse un abile scrittore di parlar male del sarchiapone. Ricordo l'unica mia esperienza diretta, quando un sedicente giornalista, che mi aveva intervistato a riguardo dell'andamento della produzione agricola del momento, pubblicò un pezzo che diceva esattamente il contrario di quanto da me dichiarato e interpellato su come avesse completamente rivoltato il mio pensiero, mi rispose: - Sa, sul giornale, noi dobbiamo dare un po' di colore alle cose per interessare i lettori.- Questo è il punto e qui nasce il dubbio. Ma allora, in tutti quei casi in cui l'argomento mi è sconosciuto, quindi nella maggior parte dei casi in cui si parla di cose in cui ho solo una conoscenza superficiale e che in base a fior di articoli, mi indigno, prendo parte psicologica a quanto viene raccontato e parteggio o in cui, grazie a quanto scritto, darei in testa agli infami, ebbene, ma non sarà che anche in questo caso negli articoli suddetti ci sono solo mari di scemenze gratuite, cose false e senza costrutto, buttate lì solo per fare colore o come esercizio di capacità retorica. Ricordo che alla scuola retorica di Atene, passava l'esame solo chi, data una tesi convinceva gli esaminatori e appena questi si dichiaravano d'accordo con l'assunto, doveva essere dimostrato esattamente l'opposto. Solo allora si veniva promossi. Mi dicono esperti in vari rami, medici, tecnici e così via, che quando leggono di cose in cui si ritengono esperti non riescono a capacitarsi delle scemenze che ci trovano. Ma se fosse davvero tutto così, se questa fosse la realtà globale del giornalismo, specie di quello alto, delle penne di qualità? Che dubbio, raga!

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