A tutti gli amici!
Pagine
- Home page
- I miei 30 libri
- Paesi visitati
- Bangladesh
- Cambogia
- Caucaso
- Canada e New England
- Cina Nord
- Cina sud
- Corea del sud
- Etiopia
- Laos
- Libano
- Madagascar
- Malaysia/Brunei
- Malta
- Maldive
- Mozambico
- Moldova e Transnistria
- Mongolia
- Myanmar
- North & Central India
- Oman
- S.Tomé
- Senegal
- Sudamerica
- Tanzania
- Taiwan
- Uzbekistan
- Vietnam
- Yemen
mercoledì 25 dicembre 2019
martedì 24 dicembre 2019
Cina 22 - Risalendo verso nord
![]() |
| Lavoro in legno duro |
![]() |
| Una zona umida sul lago Er Hai |
Prima di imboccare l'autostrada abbiamo fatto una breve sosta in un'ansa, libera da case nella zona più a nord del lago. E' una zona umida dove le acque si abbassano e lo specchio di acqua si impantana in un dedalo di isolette ricoperte di fitta vegetazione palustre. Una serie di passerelle la attraversa e te ne puoi stare un po' di tempo ad osservare le paperelle, gli aironi, le egrette ed i tanti altri uccelli che hanno scelto ques'area, per lo meno quelli che sono ancora rimasti prima di intraprendere il grande viaggio verso sud, superando le creste delle ultime propaggini dell'Himalaya. In cielo passa una fila di gru dalla testa nera, tra le ultime a compiere il grande balzo e le ritroveremo ancora più in su, verso i 4000 di Shangri La nei prossimi giorni. Già qui la strada comincia a salire, l'acclimatazione di qualche giorno attorno ai 2000 rende la cosa assolutamente indolore, tanto che non ti rendi assolutamente conto del fatto che tutto lo Yunnan è un territorio decisamente elevato considerandone l'altitudine. Comunque l'autostrada si inerpica lentamente tra valli e montagne verdi di conifere che paiono colline, in una serie di curve e controcurve senza fine che ti consentono di ammirarne il paesaggio variato e solitario. Di certo questo non è sufficiente alla Cina di oggi che sta effettuando una rincorsa al tempo che fugge e considera tutto troppo lento per essere accettato.
![]() |
| Gallinelle di lago |
Così i treni ad alta velocità a 200 all'ora vanno troppo piano e presto la nuova rete di Maglev, i convogli a levitazione magnetica a 500 km/h, oggi presenti a solo a Shanghai, si estenderanno a macchia d'olio, già, mi pare siano partiti i primi lavori sulla direttrice Pechino - Canton. Sono curioso di vedere quanto ci metteranno, visto che in una decina di anni hanno steso 29.000 km di alta velocità. Noi ce ne metteremo più di trenta per fare i 50 km della TAV, quanto basta a capire il declino inarrestabile di una nazione. Mi dirai che questo è il risultato di una dittatura ed è vero, quando il tiranno (o il partito) può fare ciò che gli pare senza opposizione e senza consultare nessuno, se fa cose giuste, lo può fare molto più in fretta ed io sono il primo a preferire una imperfetta democrazia, ma certo che quando vedi l'effetto di questa efficienza, un po' di invidia ti viene. Tanto per fare un esempio, quando in un paio d'anni, tutti gli scooter circolanti sono diventati elettrici e quelli col motore a scoppio sono scomparsi completamente, non puoi non pensare con rammarico che da noi nello stesso tempo non si sia neppure riusciti a fare una legislazione che li contempli, per cui quelli che ci sono, sono considerati fuori legge. Intanto che mi macero in questi inutili ragionamenti siamo arrivati a Chien Chian, dove l'amico Keith ci lascia per proseguire il suo viaggio di eterno vagabondo verso il Myanmar, dove cercherà di passare via tera attraverso il valico per il quale non gli hanno mai consentito il passaggio e che porta alla regione di Kachin da cui proseguire verso sud per poter completare il suo libro che sta scrivendo sul paese.
![]() |
| Tavolo |
Quando tornerò a casa gli manderò il mio. Poi proseguirà il suo vagabondare solitario per l'Asia, tra Indonesia e Thailandia, una scelta di vita. Ci salutiamo davanti alla fabbrica della lavorazione del legno, dove ci sono una serie di tuktuk in attesa di clienti da portare alla stazione dei bus non lontana. Più che una fabbrica si tratta di un vero e proprio centro studi dove artigiani di provata esperienza insegnano a giovani studenti l'arte dell'intaglio. Nota in tutta la Cina, è venuto anche il presidente Xi Jin Ping ad ammirare i capolavori che sono esposti nelle grandi sale al primo piano, produce oggetti e sculture noti in tutto il mondo che andranno ad ornare luoghi prestigiosi o case di famiglie che se ne possono permettere il costo. I legni utilizzati vanno da quelli più umili, ai famosi legni duri rossi, preziosissimi, fino al Chi Che Mu, quello che simula con le sue venature, le mille strutture delle piume del gallo. Ma il lavoro che emerge in questi oggetti che vanno dai piccoli legni ad interi tronchi completamente scolpiti in una serie di figure ininterrotte ed a più piani di lettura, alcuni cosi interni e profondi che ti chiedi come sia stato possibile raggiungerli con gli strumenti di taglio, è di certosina precisione, oltre che di grande eleganza e bellezza. Anche le venature ed i diversi colori del legno vengono sfruttati per dare migliori effetti tridimensionali. Poi ci sono tavoli per il thé o per la scrittura, scrivanie e mensole dai mille ripiani sui quali esporre altri preziosi oggetti, guardando i quali ti dovrai chiedere quale è la parte più importante se l'opera esposta o il suo supporto.
![]() |
| Una artista dell'intaglio |
Insomma un piacere della vista come quando ammiri le opere di una grande mostra d'arte. La nostra Apple, che conosce un po' tutti, riesce a farci poi passare nel grande laboratorio, dove gli artigiani continuano il loro lavoro paziente, complice il fatto che la maggior parte sono scesi a mangiare qualcosa nella pausa di pranzo. In una angolo, una grande maestra che vanta quasi trenta anni di esperienza, sta sbozzando la parte iniziale di pannello semicircolare, che a vista dovrebbe essere la parte superiore di un grande portale. Il maestro disegnatore che sta nell'ufficio accanto e che prima abbiamo guardato tracciare con aria ispirata un grande progetto, fitto di figurine minuscole che si nascondono in un giardino ricoperto di fogliame e di fiori, ha tracciato il disegno di base sul legno e l'artista segue le linee abbozzate con una sgorbia, che affonda la punta ricurva sotto i colpi leggeri di un martelletto di legno. Lo scavo percorre la linea con cura, toglie un truciolo dopo l'altro e subito vedi comparire la figura che emerge dallo sfondo definendosi a tratti larghi; quando sarà terminato questo sbozzo iniziale, con altri strumenti più piccoli e precisi si procederà ad arricchire le figure di particolari sempre più minuti, ad andare a scavare parti più interne ed in secondo o in terzo piano che appariranno poi come per magia alle spalle delle prime. Infine di sarà la fase di levigatura di ogni singola figurina, la sua lucidatura attraverso sostanze che ne magnificheranno la luce e le venature di cui si è di certo tenuto conto nella fase di progetto del pezzo.
![]() |
| Una pagoda tra i monti |
Dovresti solo immaginare tutto questo, che prenderà il suo aspetto finale tra due o tre mesi, ed invece sul tavolo vicino ecco il pezzo gemello, la sua parte speculare che è già stata finita e si mostra in tutto la sua bellezza definitiva. Davvero una grande opera da ammirare nei suoi particolari più minuti. La donna è davvero orgogliosa del suo lavoro e del fatto che qualcuno lo apprezzi. Ce ne andiamo mentre gli allievi e gli altri artigiani risalgono con in mano i thermos del thé da cui ogni cinese è sempre perennemente accompagnato. Vanno a prendere posto nei loro tavoli e fanno cenni di saluto mentre ce ne andiamo. Abbiamo ormai lasciato l'autostrada per Li Jiang per arrivare ad un paesotto successivo, Dian Nan, 甸南, dove un'altra famiglia di artigiani da generazioni produce una particolare tipo di ceramica nera, nota in tutta la Cina. E' una grande casa in mezzo al paese. Entri dalla porticina che immette in una grande corte quadrata dietro il laboratorio. Più indietro ancora, verso la campagna, c'è la zona dove stagiona per un paio d'anni l'argilla ricavata in una grande zona umida tra i campi, che mescolata all'acqua viene continuamente calpestata dai bufali di casa per almeno un mese di fila, che provvedono quindi ad un suo impasto per così dire naturale. Quando il materiale di base è pronto, viene ammucchiato nel cortile interno e prelevato di volta in volta in masse tenere e scivolose, che formano un impasto scuro di grande morbidezza.
![]() |
| Il nonno |
![]() |
| Il vasaio |
Il padre ne preleva di volta in volta la quantità necessaria che calcola ad occhio e la depone su un semplice tornio che ruota con un piede e provvede a formare il pezzo, un contenitore, un cuccuma, un piatto, una anforina che sorge e prende vita attraverso le piccole pressioni interne ed esterne delle sue dita esperte. Il pezzo, con piccoli aggiustamenti finali che ne producono, il beccuccio o la forma arcuata definitiva, viene quindi staccata con un filo e depositato accanto agli altri. Nell'altra zona del laboratorio i figli, formano pezzi più semplici o più piccoli, ognuno facendo il suo specifico disegno nel quale ha evidentemente ormai raggiunto una sufficiente dimestichezza. Accompagnati dal nonno che ormai ha ceduto l'attività a chi è più giovane di lui, andiamo nella zona in cui, dietro montagne di legna da ardere sorge il forno di mattoni. Qui vengono posti i pezzi da cuocere per 16/18 ore a seconda della loro dimensione, dopo averlo chiuso completamente, per cui la cottura si svolge in completa anaerobiosi, cosa che conferisce al pezzo finale il suo caratteristico colore nero e che, grazie anche al materiale di origine, rende questi oggetti principalmente da cucina, particolarmente indicati per le lunghe cotture, caratteristica per la quale sono noti. Sono tutti particolarmente gentili e il nonno che ci riaccompagna in strada, camminando su un tappeto di ceramiche rotte in frammenti minuti, sfrido naturale di una produzione incontrollabile durante la cottura, non la finisce più di ringraziarci per la visita. Mi sarei comprato di certo, se avessi avuto la possibilità di trasportarla, una grande terracotta nera dalla orma panciuta, dove, sono certo che il mio brasato alla piemontese natalizio o la mia zuppa di pasta fagioli e ceci dei morti, avrebbe tratto grande giovamento.
![]() |
| Forno da terracotta nera |
![]() |
| Particolare |
Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche interessare:
![]() |
| Intagli a più piani |
domenica 22 dicembre 2019
Cina 21 - Intorno al lago Er Hai
![]() |
| La casa dei Batik a Zhou Sheng |
![]() |
| Ascoltando il cinguettio |
![]() |
| Donna Bai |
![]() |
| Produzione noodles |
![]() |
| Essiccazione delle tagliatelle |
![]() |
| Panini al vapore |
![]() |
| Le tre pagode |
![]() |
| Anziane Bai |
![]() |
| La tintura |
sabato 21 dicembre 2019
Cina 20 - Wei Shan
![]() |
| Compitando |
![]() |
| Essiccatoio di spaghetti |
![]() |
| La porta Xing Gong |
Davvero questa piccola Wei Shan corrisponde molto di più all'idea che mi ero fatto dello Yunnan, che mi immaginavo come una regione periferica della grande Cina, ancora legata alle locali tradizioni delle tante minoranze presenti sulle montagne dell'area, circondata da montagne e paesaggi magnifici, ancora relativamente poco toccata dalle grandi masse di cinesi in movimento che vogliono anche loro e giustamente conoscere meglio il loro paese. Il solito pregiudizio insomma che ti porti dietro idealizzando un luogo dove la gente dovrebbe vivere ancora come nei racconti delle guide di cinquanta anni fa, mentre invece il mondo cammina e qui molto più velocemente che altrove. Tuttavia che piacere, quanto ritrovi questa atmosfera calma e rilassata, le vie diritte circondate da antiche case, con poca gente che vi passeggia e gli artigiani al lavoro nelle botteghe. Qui ecco una donna che fa un particolare tipo di spaghetto, al singolare perché un piatto è composto da un'unica tagliatellona che parte dal centro e che, in cerchi contigui che vanno verso l'esterno, ricopre tutto il piatto; più in là, direttamente sulla strada un essiccatoio di spaghetti; vicino un'altro negozietto che sala una sorta di olive verdi all'apparenza deliziose, che poi in verità allappano alquanto la bocca, appena masticate (qui bisogna assaggiare sempre); un altro fa il croccante di arachidi bello spesso e caramelloso e subito mi sembra di essere tornato bimbo nella nostra piazzetta a S. Lucia. Ecco laggiù un negozio di carne secca di maiale, ne espone di tutti i tipi, a pezzi, affumicata, appesa a grappoli, in grossi tocchi o in salcicce che pendono dall'alto; una testona di suino occhieggia curiosa su un lato del banco, senza grugnire.
![]() |
| Fabbrica sottaceti |
In un vicolo invece si va a visitare una fabbrichetta di sottaceti. Due fratelli gestiscono il business che va avanti da cinque generazioni in maniera molto artigianale. Tutto il cortile è occupato da mucchi di verdure in attesa di essere lavorati; più in là grandi barili per le salamoie, mentre un gruppo di donne in un angolo sta mondando cucurbitacee dalla forma inusuale. Davanti ad un gruppo di sacchi pieni di peperoncini ormai seccati ed altri ridotti in polvere grossolana o fine, ci sono mucchi di rizomi bitorzoluti che tutta prima scambiamo per zenzero. Uno dei fratelli che ci sta accompagnando nel giro, racconta subito che stiamo prendendo una cantonata, niente ginger, molto più piccolo, qui si tratta di pianta tutt'affatto differente e qui comincia una lunga disquisizione con affannosa ricerca sui traduttori automatici dei vari telefonini per trovare di quale pianta dai grandi fiori gialli che cresce sul bordo dei fossi si tratti. Improvvisamente mi viene l'illuminazione, ma non si tratta di altro che del nostro topinambour (heliantus tuberosus), nel nostro dialetto arcigno tapinabò, così noto nella gastronomia piemontese da considerarlo una nostra tipicità locale, sconosciuto da altre parti, anche se ha origini americane. E invece eccolo qui, comune e consumatissimo, lo avevamo infatti già visto a montagne nei vari mercati. E qui parte la chiacchiera, avvenuta non riesco ancora a capire come, tra il sottacetaio e me, tramite la nostra Apple che si affanna a cercare significati inglesi accessibili da riportare in cinese o in dialetto Bai, per raccontare la mia dettagliata descrizione della bagna cauda piemontese a partire dalla magnificata abbondanza di aglio e acciughe, sciolte nell'olio bollente a mo' di mongolian hot pot, in cui tuffare appunto le fette crude del nostro topinambour.
![]() |
| Museo e tempio |
![]() |
| Il monospaghetto |
Alla fine l'ho convinto anche se non sa cosa siano le acciughe e non abbia dimestichezza con l'olio di oliva, ma ormai siamo in grande confidenza e mi regala una sacchettino di peperoncino locale, neanche troppo potente in verità, quando poi è stato messo alla prova dei fatti. La mamma, seduta in un angolo del cortile col cappellone delle donne Bai in testa, tiene gli occhi socchiusi, sembra sonnecchiare, ma in realtà controlla le donne che lavorano alla cernita dei cetrioloni e non ci dà molta retta. Il lavoro deve procedere e dopo un po' ecco due omaccioni che tirano giù un pentolone dove hanno finito di bollire delle altre verdure a pezzettini e li portano davanti ad una montagna di barattoli di vetro destinati ad essere riempiti a mano. Sarà pure un'aziendina artigianale, ma pare che venda dappertutto nello Yunnan, insomma è così che si fa il grano. Ritorniamo in strada per andare a finire in una altro cortiletto dove c'è un piccolo ristorante familiare. Anche questi sono amici di Apple e dopo poco eccola tavola coperta di piattini con patate, riso, cavoli e verdure varie, tutto molto buono a dire il vero anche se ho il sospetto che la nostra piccola Apple abbia ormai la cotta per le smanie salutistiche tra il vegetariano e l'organico che cominciano ad appestare anche questo paese che ha sempre amato moltissimo il cibo, quando si riusciva ad averlo ed è appena uscito dalla fase della fame atavica del povero, trasformandosi da poco in consumatore di abbondanza. Sono segnali che percepisci qua e là di come le nostre mode specialmente le più cariche di fuffa varia, girino il mondo velocemente e altrettanto velocemente attecchiscano nei luoghi più impensati.
![]() |
| Tempio di Confucio |
Anche questa è globalizzazione, ragazzo. Ma noi continuiamo a girolare per la città, passando da una antica porta all'altra, attraversando il centro sotto la torre di Xing Gong (星拱楼 - l'arco delle stelle) con le spalle rivolte al monte Wei Bao (巍宝山 la montagna dell'immenso tesoro), che ospita cammini spirituali e piccoli templi taotisti come il famoso Yuan Jue dove oltre 500 anni fa hanno studiato saggi famosi. All'interno delle mura invece il tempio di Confucio presenta larghi spazi, giardini ben curati e silenziosi porticati che si aprono su ambienti severi che riportano soltanto al posto degli altari, le frasi e gli insegnamenti del maestro, su legni, colonne, grandi targhe e frontoni laccati di rosso mattone. L'influenza del grande pensatore vissuto nel V secolo a.C., curiosamente quasi contemporaneo dei più grandi filosofi della nostra cultura greca, è ancora profondissima nella Cina odierna, con la sua forte attenzione alla dirittura morale, al senso del dovere, a quello dello stato ed alla preminenza del merito, che veniva sottolineato nei difficilissimi esami per diventare funzionario imperiale. In quasi tutte le città c'è un tempio dedicato a lui, dove si onora soprattutto la cultura e la conoscenza, indicate come il dovere basilare per ogni uomo. In generale questi templi ospitano scuole e dedicano festival specifici all'arte dell'insegnamento ed a tutte la arti da quelle figurative, alla musica, alla danza e non ultima alla calligrafia con grandi striscioni di caratteri vergati da maestri della scrittura. Ci fermiamo in un porticato dietro alla costruzione centrale, dove ci sono diversi banchi, un'aula scolastica appunto.
![]() |
| Costume Yi |
In fondo alla sala, una signora con due bimbe sedute che stanno compitando una serie di caratteri. Non appena ci vede insiste perché ci avviciniamo a guardare. Una delle due bambine, sfodera subito un largo sorriso e mostra i suoi progressi, muovendo con grazia un bel pennello da scrittura. I segni neri si dispongono con ordine nel quadrato predisposto, fino a formare l'ideogramma completo e senza sbaffi. Terminato l'ultimo tratto mi guarda soddisfatta e ride felice. La signora, madre o maestra chissà, gongola, lieta anche lei del suo lavoro. E' proprio qui, in queste aule che senti la sacralità del lavoro e dell'importanza dell'insegnante, una dedizione religiosa che va al di là del dovere, dell'impegno costante, del vantaggio per l'allievo. Qui senti l'essenzialità della trasmissione della conoscenza come preghiera, come regola di vita che migliora la società, poi gli altri, infine te stesso. Nel vicino museo, aperto soltanto da un anno, respiri la stessa aria, ambienti perfetti, spazi, reperti che raccontano le imprese del re della dinastia locale Nan Zhao che si oppose alla potenza Tang, esibiti con cura ma circondati da cortiletti, da giardini curati, il tutto sorto attorno ad un tempio taoista del 1400 che ancora esibisce le sue colonne di legno laccate di rosso ed i suoi tetti dagli spioventi ricchi di decorazioni. Lasciamo passare una delegazione di autorità giunti forse da Pechino, che si aggirano nelle sale con grandi cenni di assenso e approvazione, forse il locale responsabile del partito avrà una nota di merito e ce ne andiamo fino alla porta di Gong Chen ( 拱辰楼, L'arco dei pianeti) a nord della città, la più imponente coi suoi 28 grandi pilastri che la sostengono e quindi direi che con un piatto di noodles fritti, passeggiando nelle vie solitarie fiocamente illuminate col naso in sù, la serata si può dire conclusa definitivamente in bellezza.
![]() |
| Giocatori di scacchi |
SURVIVAL KIT
![]() |
| Al ristorante |
Wei Shan - Città storica a 60 km da Dali, dove iniziò il regno Nanzhao, relativamente ben conservata a pianta rettangolare circondata di mura (25 strade e 18 corsi), con le consuete quattro porte più torre centrale. Molto più suggestiva di Dali, la consiglierei per una notte almeno. Popolata principalmente dalla minoranza Yi, ma anche con molti Bai e Hui. Nelle strade potrete vedere qualche donna anziana in costume. Da vedere il già citato tempio di Confucio, il nuovo museo, i laboratori artigiani, mentre i dintorni si prestano a trekking sul vicino monte Wei Bao (ingresso 60 Y) ed i suoi templi. Se ci capitate durante il periodo del festival delle Torce (verso giugno), avrete la possibilità di vedere molti spettacoli di danza e musica tradizionale con strumenti antichi come la chitarra a tre corde ed i flauti di canne. Per chi fosse interessato ed avesse un po' più di tempo a disposizione, si può pensare ad un salto al vicino villaggio di Dong Liang Hua di minoranza Hui, mussulmana, pochissimo visitato, a qualche km da Da Cang sulla strada tra Dali e Wei Shan.
![]() |
| Museo |
Iscriviti a:
Commenti (Atom)
Where I've been - Ancora troppi spazi bianchi!!! Siamo a 122 (a seconda dei calcoli) su 250!
Create your own visited countries map or check out the JavaScript Charts.

































