mercoledì 25 dicembre 2019




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A tutti gli amici!

martedì 24 dicembre 2019

Cina 22 - Risalendo verso nord


Lavoro in legno duro


Una zona umida sul lago Er Hai
Prima di imboccare l'autostrada abbiamo fatto una breve sosta in un'ansa, libera da case nella zona più a nord del lago. E' una zona umida dove le acque si abbassano e lo specchio di acqua si impantana in un dedalo di isolette ricoperte di fitta vegetazione palustre. Una serie di passerelle la attraversa e te ne puoi stare un po' di tempo ad osservare le paperelle, gli aironi, le egrette ed i tanti altri uccelli che hanno scelto ques'area, per lo meno quelli che sono ancora rimasti prima di intraprendere il grande viaggio verso sud, superando le creste delle ultime propaggini dell'Himalaya. In cielo passa una fila di gru dalla testa nera, tra le ultime a compiere il grande balzo e le ritroveremo ancora più in su, verso i 4000 di Shangri La nei prossimi giorni. Già qui la strada comincia a salire, l'acclimatazione di qualche giorno attorno ai 2000 rende la cosa assolutamente indolore, tanto che non ti rendi assolutamente conto del fatto che tutto lo Yunnan è un territorio decisamente elevato considerandone l'altitudine. Comunque l'autostrada si inerpica lentamente tra valli e montagne verdi di conifere che paiono colline, in una serie di curve e controcurve senza fine che ti consentono di ammirarne il paesaggio variato e solitario. Di certo questo non è sufficiente alla Cina di oggi che sta effettuando una rincorsa al tempo che fugge e considera tutto troppo lento per essere accettato. 

Gallinelle di lago
Così i treni ad alta velocità a 200 all'ora vanno troppo piano e presto la nuova rete di Maglev, i convogli a levitazione magnetica a 500 km/h, oggi presenti a solo a Shanghai, si estenderanno a macchia d'olio, già, mi pare siano partiti i primi lavori sulla direttrice Pechino - Canton. Sono curioso di vedere quanto ci metteranno, visto che in una decina di anni hanno steso 29.000 km di alta velocità. Noi ce ne metteremo più di trenta per fare i 50 km della TAV, quanto basta a capire il declino inarrestabile di una nazione. Mi dirai che questo è il risultato di una dittatura ed è vero, quando il tiranno (o il partito) può fare ciò che gli pare senza opposizione e senza consultare nessuno, se fa cose giuste, lo può fare molto più in fretta ed io sono il primo a preferire una imperfetta democrazia, ma certo che quando vedi l'effetto di questa efficienza, un po' di invidia ti viene. Tanto per fare un esempio, quando in un paio d'anni, tutti gli scooter circolanti sono diventati elettrici e quelli col motore a scoppio sono scomparsi completamente, non puoi non pensare con rammarico che da noi nello stesso tempo non si sia neppure riusciti a fare una legislazione che li contempli, per cui quelli che ci sono, sono considerati fuori legge. Intanto che mi macero in questi inutili ragionamenti siamo arrivati a Chien Chian, dove l'amico Keith ci lascia per proseguire il suo viaggio di eterno vagabondo verso il Myanmar, dove cercherà di passare via tera attraverso il valico per il quale non gli hanno mai consentito il passaggio e che porta alla regione di Kachin da cui proseguire verso sud per poter completare il suo libro che sta scrivendo sul paese. 

Tavolo
Quando tornerò a casa gli manderò il mio. Poi proseguirà il suo vagabondare solitario per l'Asia, tra Indonesia e Thailandia, una scelta di vita. Ci salutiamo davanti alla fabbrica della lavorazione del legno, dove ci sono una serie di tuktuk in attesa di clienti da portare alla stazione dei bus non lontana. Più che una fabbrica si tratta di un vero e proprio centro studi dove artigiani di provata esperienza insegnano a giovani studenti l'arte dell'intaglio. Nota in tutta la Cina, è venuto anche il presidente Xi Jin Ping ad ammirare i capolavori che sono esposti nelle grandi sale al primo piano, produce oggetti e sculture noti in tutto il mondo che andranno ad ornare luoghi prestigiosi o case di famiglie che se ne possono permettere il costo. I legni utilizzati vanno da quelli più umili, ai famosi legni duri rossi, preziosissimi, fino al Chi Che Mu, quello che simula con le sue venature, le mille strutture delle piume del gallo. Ma il lavoro che emerge in questi oggetti che vanno dai piccoli legni ad interi tronchi completamente scolpiti in una serie di figure ininterrotte ed a più piani di lettura, alcuni cosi interni e profondi che ti chiedi come sia stato possibile raggiungerli con gli strumenti di taglio, è di certosina precisione, oltre che di grande eleganza e bellezza. Anche le venature ed i diversi colori del legno vengono sfruttati per dare migliori effetti tridimensionali. Poi ci sono tavoli per il thé o per la scrittura, scrivanie e mensole dai mille ripiani sui quali esporre altri preziosi oggetti, guardando i quali ti dovrai chiedere quale è la parte più importante se l'opera esposta o il suo supporto. 

Una artista dell'intaglio
Insomma un piacere della vista come quando ammiri le opere di una grande mostra d'arte. La nostra Apple, che conosce un po' tutti, riesce a farci poi passare nel grande laboratorio, dove gli artigiani continuano il loro lavoro paziente, complice il fatto che la maggior parte sono scesi a mangiare qualcosa nella pausa di pranzo. In una angolo, una grande maestra che vanta quasi trenta anni di esperienza, sta sbozzando la parte iniziale di pannello semicircolare, che a vista dovrebbe essere la parte superiore di un grande portale. Il maestro disegnatore che sta nell'ufficio accanto e che prima abbiamo guardato tracciare con aria ispirata un grande progetto, fitto di figurine minuscole che si nascondono in un giardino ricoperto di fogliame e di fiori, ha tracciato il disegno di base sul legno e  l'artista segue le linee abbozzate con una sgorbia, che affonda la punta ricurva sotto i colpi leggeri di un martelletto di legno. Lo scavo percorre la linea con cura, toglie un truciolo dopo l'altro e subito vedi comparire la figura che emerge dallo sfondo definendosi a tratti larghi; quando sarà terminato questo sbozzo iniziale, con altri strumenti più piccoli e precisi si procederà ad arricchire le figure di particolari sempre più minuti, ad andare a scavare parti più interne ed in secondo o in terzo piano che appariranno poi come per magia alle spalle delle prime. Infine di sarà la fase di levigatura di ogni singola figurina, la sua lucidatura attraverso sostanze che ne magnificheranno la luce e le venature di cui si è di certo tenuto conto nella fase di progetto del pezzo. 

Una pagoda tra i monti
Dovresti solo immaginare tutto questo, che prenderà il suo aspetto finale tra due o tre mesi, ed invece sul tavolo vicino ecco il pezzo gemello, la sua parte speculare che è già stata finita e si mostra in tutto la sua bellezza definitiva. Davvero una grande opera da ammirare nei suoi particolari più minuti. La donna è davvero orgogliosa del suo lavoro e del fatto che qualcuno lo apprezzi. Ce ne andiamo mentre gli allievi e gli altri artigiani risalgono con in mano i thermos del thé da cui ogni cinese è sempre perennemente accompagnato. Vanno a prendere posto nei loro tavoli e fanno cenni di saluto mentre ce ne andiamo. Abbiamo ormai lasciato l'autostrada per Li Jiang per arrivare ad un paesotto successivo, Dian Nan, 甸南, dove un'altra famiglia di artigiani da generazioni produce una particolare tipo di ceramica nera, nota in tutta la Cina. E' una grande casa in mezzo al paese. Entri dalla porticina che immette in una grande corte quadrata dietro il laboratorio. Più indietro ancora, verso la campagna, c'è la zona dove stagiona per un paio d'anni l'argilla ricavata in una grande zona umida tra i campi, che mescolata all'acqua viene continuamente calpestata dai bufali di casa per almeno un mese di fila,  che provvedono quindi ad un suo impasto per così dire naturale. Quando il materiale di base è pronto, viene ammucchiato nel cortile interno e prelevato di volta in volta in masse tenere e scivolose, che formano un impasto scuro di grande morbidezza. 

Il nonno
Il vasaio
Il padre ne preleva di volta in volta la quantità necessaria che calcola ad occhio e la depone su un semplice tornio che ruota con un piede e provvede a formare il pezzo, un contenitore, un cuccuma, un piatto, una anforina che sorge e prende vita attraverso le piccole pressioni interne ed esterne delle sue dita esperte. Il pezzo, con piccoli aggiustamenti finali che ne producono, il beccuccio o la forma arcuata definitiva, viene quindi staccata con un filo e depositato accanto agli altri. Nell'altra zona del laboratorio i figli, formano pezzi più semplici o più piccoli, ognuno facendo il suo specifico disegno nel quale ha evidentemente ormai raggiunto una sufficiente dimestichezza. Accompagnati dal nonno che ormai ha ceduto l'attività a chi è più giovane di lui, andiamo nella zona in cui, dietro montagne di legna da ardere sorge il forno di mattoni. Qui vengono posti i pezzi da cuocere per 16/18 ore a seconda della loro dimensione, dopo averlo chiuso completamente, per cui la cottura si svolge in completa anaerobiosi, cosa che conferisce al pezzo finale il suo caratteristico colore nero e che, grazie anche al materiale di origine, rende questi oggetti principalmente da cucina, particolarmente indicati per le lunghe cotture, caratteristica per la quale sono noti. Sono tutti particolarmente gentili e il nonno che ci riaccompagna in strada, camminando su un tappeto di ceramiche rotte in frammenti minuti, sfrido naturale di una produzione incontrollabile durante la cottura, non la finisce più di ringraziarci per la visita. Mi sarei comprato di certo, se avessi avuto la possibilità di trasportarla, una grande terracotta nera dalla orma panciuta, dove, sono certo che il mio brasato alla piemontese natalizio o la mia zuppa di pasta fagioli e ceci dei morti, avrebbe tratto grande giovamento. 

Forno da terracotta nera



Particolare
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domenica 22 dicembre 2019

Cina 21 - Intorno al lago Er Hai


La casa dei Batik a Zhou Sheng

Ascoltando il cinguettio
Donna Bai
Prima di lasciare definitivamente Wei Shan con la sua atmosfera calma e lontana dagli eccessi di folla, rimane ancora il tempo per un giretto nel giardino dietro al nostro albergo. E' molto verde e ricco di fiori, nonostante l'inverno incipiente. Dietro le alte siepi, i soliti gruppetti di anziani mattinieri ballano o fanno ginnastiche varie, semplici movimenti discioglimento, tecniche respiratorie di Qi Gong, balli di gruppo, pur ben coperti, per risvegliare il corpo. L'attività fisica gode evidentemente di una buona considerazione se si osserva la quantità di persone che popolano i parchi subito dopo l'alba. In una zona più appartata del giardino, tra laghetti e cascatelle, molto ricca di piante, puoi osservare un'altra delle passioni degli anziani cinesi, esclusivamente uomini però. Li vedi arrivare alla spicciolata con belle gabbie di legno prezioso o di bambù intrecciato, coperta da una stoffa scura. Si scelgono un loro angolino e poi appendono la gabbietta ad un ramo o ad uno dei molti fili evidentemente tesi allo scopo, quindi la scoprono e l'uccellino colorato, che sta appollaiato all'interno comincia a cinguettare, fermandosi solo di quando in quando per becchettare qualche granello nella sua piccola mangiatoia di preziosa porcellana, mentre il suo padrone se lo gode estatico. Qualcuno osserva quello del vicino ed insieme commentano la bellezza del volatile o la piacevolezza del suo canto. In qualche caso ci saranno pure delle compravendite, ma questo momento, l'ascoltare il proprio uccellino che gorgheggia, viene di certo considerato uno dei grandi piaceri della vita, cantato anche dai grandi poeti della tradizione.

Produzione noodles
Essiccazione delle tagliatelle
L'aria è ancora frizzantina mentre si torna verso Dali. Vicino a Dong Lian Hua, una cittadina a maggioranza Hui, ci si ferma a Yong Jiang Zhen, dove c'è un grande mercato alimentare, molto fornito di specialità locali mussulmane. In effetti non avevo mai visto una così grande varietà nell'offerta di ogni tipo di noodles, sia in forma che in dimensioni, spesso prodotti in diretta tra i banchi e nei laboratori dei negozietti che affacciano sulla strada. C'è la zona dei dolci di riso e degli altri tipi di pasta, anche lasagne e similari. Un panettiere sforna di continuo pane arabo e altri tipi di pizze tondeggianti ripiene. In grandi pentoloni si stanno cuocendo al vapore, che sale dalle fessure sottostanti diversi tipi di ravioloni o panini bianchi ripieni di pasta dolce di fagioli. Ma la parte più ricca è quella dei macellai che esibiscono i vari pezzi di carne, appesi a ganci o ammonticchiati sui banchi, con una sensazione di ricca abbondanza. Anche quelli che offrono frattaglie e fegati o trippe ne hanno in vista montagne, sgocciolanti sangue e altri liquidi che scivolano via negli scoli delle stradine. Un banco offre un'altra squisitezza locale le uova bollite col pulcino dentro che sembra abbiano molti estimatori. Anche la parte di frutta e verdura è molto estesa con esibizione di grandi varietà di prodotti, montagne di topinambour che ormai riconosciamo al volo, cavoli invernali, coste e spinaci, rape e zucchine, molti tipi di funghi di cui pare siano assai ghiotti e piramidi di bellissima frutta. Io mi lascio subito tentare da un altro campioncino di peperoncino dal rosso vivace e apparentemente molto pizzicoso.

Panini al vapore
Apple compra a man bassa, evidentemente qua la merce è nota per la sua qualità o per il prezzo particolarmente conveniente, soprattutto i noodles, essiccati sul posto, sembrano essere speciali. La maggior parte delle donne che si aggirano tra i banchi sono velate, ma generalmente la testa è coperta con stoffe colorate che nascondono soltanto la capigliatura lasciando ben libero il viso. Gli Hui sono arrivati quaggiù con la discesa dei mongoli della dinastia Yuan, attorno al 1300 ed il loro credo si è stemperato con le culture locali senza mai lasciarsi andare a particolari estremismi, come spesso è accaduto nelle steppe del nord e dell'Asia centrale. Tra i banchi ritrovi ogni tanto anche le macchie di vivaci colori dei costumi di qualche donna di minoranza Yi, che spicca subito tra l'uniformità delle altre tinte. Keith si mette invece a chiacchierare con una signora dall'aria più intraprendente, che prende appunti su carte e taccuini ed alla quale si rivolgono diverse persone all'intorno. Pare che sia una sensale di matrimoni che arriva dal vicino Myanmar, paese a cui Keith è molto interessato e qui siamo a meno di 100 chilometri dal confine. Infatti la carenza di donne caratterizza anche questa parte della Cina, per lo meno da quando la politica, oggi superata, del figlio unico aveva condotto agli eccessi degli aborti selettivi, al punto che erano state addirittura vietate le ecografie per individuare il sesso dei nascituri, ma che comunque ha condotto ad una certa attuale sproporzione tra i sessi tra i giovani in età di matrimonio. Sembra che le ragazze che arrivano da oltre frontiera siano piuttosto ricercate, mentre quelle siano molto interessate ad emigrare da un paese al momento molto più povero di questa Cina rampante e piena di occasioni economiche.

Le tre pagode
Poi si procede di nuovo verso nord rimanendo sulla strada che consente una vista del lago di Erhai da una quota leggermente più elevata. Un grande belvedere davanti alle tre pagode dorate che sono  uno dei simboli di Dali te ne permette un'ultima vista ricordo, sotto al monumento di una grande fenice alla quale i raggi di un pallido sole fanno risplendere le ali dorate. Il monte alle spalle dei templi che svettano alti ed eleganti, è avvolto dalle brume d'inverno che lo fanno rassomigliare ad uno dei dipinti che ornano le sale dei musei di questo paese. Curiosamente la maggior parte degli oggettini che sono offerti ai passanti sotto le ali spiegate del grande uccello che sorge dalle sue ceneri, sono fischietti di terracotta o di maiolica dipinta, alcuni molto simili alle nostre ocarine, con le quali, i ragazzini venditori, si affrettano a concedere dimostrazioni d'uso. Poi si continua a risalire la montagna in un territorio comunque denso di abitazioni. Questa zona è abitata in maggioranza dalla gente Bai, che veste, quando ancora lo fa, abiti chiari arricchiti da ricami complicati, che tuttavia, al di fuori delle occasioni festive, sono portati solo da qualche anziana quando frequenta il mercato o nei paesini più isolati. E' davvero interessante questa mescolanza che tuttavia mantiene una netta suddivisione di abitudini e ancor più di linguaggio e stile di vita, che si alterna a brevissima distanza in ogni valle, verso ogni direzione, alternandosi senza confondersi, in una scacchiera di colorazioni diverse, da paese a paese, da un gruppo di case all'altro e che è rimasta evidentemente, una caratteristica comune in tutta la provincia dello Yunnan.

Anziane Bai
Ancora una decina di chilometri e siamo a Zhou Sheng, paese di Bai, dove è possibile scoprire una attività storica e assolutamente particolare, che non ha emulazioni, nota in tutto il paese, ormai trasformata in attrattiva turistico-museale oltre che commerciale. Qui una famiglia prosegue da 17 generazioni la produzione di una sorta di batik di colore blu indigo che sfrutta il succo di una pianta locale e che produce stoffe famose in tutto il paese. La formazione dei particolari fittissimi ed eleganti disegni bianchi su fondo blu, non viene ottenuto con l'uso noto della copertura con la cera, via via tolta per lasciare spazio al colore, ma mediante una tecnica di imbastitura che forma una serie di bitorzoli che impediscono alla tintura di arrivare al tessuto, sia seta o cotone. Dopo l'immersione nei vari bagni, bolliture, fissaggi ed essiccazioni del caso, il filo viene tagliato via e il grumo di tessuto si libera lasciando visibile la parte bianca non raggiunta dalla tinta che forma così il complicato disegno finale. Da un lato è indubbiamente bello assistere a tutte le operazioni di produzione, ancor più bello ammirare i tanti tessuti esposti, davvero uno più magnifico dell'altro. quasi quasi scendo in trattativa su una bellissima sciarpa di seta, ma il prezzo iniziale e la evidente poca propensione dell'addetta alle vendite, ad una trattativa consistente per farla scendere di prezzo, mi fanno subito desistere. La mia gentile signora è rimasta così a bocca asciutta e naturalmente poi mi sono pentito del mio braccino corto. Sarà per la prossima volta, almanacco trame e me mentre imbocchiamo la nuova autostrada di montagna per  LiJiang.
La tintura



Oche secche
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10 - A casa

sabato 21 dicembre 2019

Cina 20 - Wei Shan


Compitando


Essiccatoio di spaghetti
La porta Xing Gong
Davvero questa piccola Wei Shan corrisponde molto di più all'idea che mi ero fatto dello Yunnan, che mi immaginavo come una regione periferica della grande Cina, ancora legata alle locali tradizioni delle tante minoranze presenti sulle montagne dell'area, circondata da montagne e paesaggi magnifici, ancora relativamente poco toccata dalle grandi masse di cinesi in movimento che vogliono anche loro e giustamente conoscere meglio il loro paese. Il solito pregiudizio insomma che ti porti dietro idealizzando un luogo dove la gente dovrebbe vivere ancora come nei racconti delle guide di cinquanta anni fa, mentre invece il mondo cammina e qui molto più velocemente che altrove. Tuttavia che piacere, quanto ritrovi questa atmosfera calma e rilassata, le vie diritte circondate da antiche case, con poca gente che vi passeggia e gli artigiani al lavoro nelle botteghe. Qui ecco una donna che fa un particolare tipo di spaghetto, al singolare perché un piatto è composto da un'unica tagliatellona che parte dal centro e che, in cerchi contigui che vanno verso l'esterno, ricopre tutto il piatto; più in là, direttamente sulla strada un essiccatoio di spaghetti; vicino un'altro negozietto che sala una sorta di olive verdi all'apparenza deliziose, che poi in verità allappano alquanto la bocca, appena masticate (qui bisogna assaggiare sempre); un altro fa il croccante di arachidi bello spesso e caramelloso e subito mi sembra di essere tornato bimbo nella nostra piazzetta a S. Lucia. Ecco laggiù un negozio di carne secca di maiale, ne espone di tutti i tipi, a pezzi, affumicata, appesa a grappoli, in grossi tocchi o in salcicce che pendono dall'alto; una testona di suino occhieggia curiosa su un lato del banco, senza grugnire.

Fabbrica sottaceti
In un vicolo invece si va a visitare una fabbrichetta di sottaceti. Due fratelli gestiscono il business che va avanti da cinque generazioni in maniera molto artigianale. Tutto il cortile è occupato da mucchi di verdure in attesa di essere lavorati; più in là grandi barili per le salamoie, mentre un gruppo di donne in un angolo sta mondando cucurbitacee dalla forma inusuale. Davanti ad un gruppo di sacchi pieni di peperoncini ormai seccati ed altri ridotti in polvere grossolana o fine, ci sono mucchi di rizomi bitorzoluti che tutta prima scambiamo per zenzero. Uno dei fratelli che ci sta accompagnando nel giro, racconta subito che stiamo prendendo una cantonata, niente ginger, molto più piccolo, qui si tratta di pianta tutt'affatto differente e qui comincia una lunga disquisizione con affannosa ricerca sui traduttori automatici dei vari telefonini per trovare di quale pianta dai grandi fiori gialli che cresce sul bordo dei fossi si tratti. Improvvisamente mi viene l'illuminazione, ma non si tratta di altro che del nostro topinambour (heliantus tuberosus), nel nostro dialetto arcigno tapinabò, così noto nella gastronomia piemontese da considerarlo una nostra tipicità locale, sconosciuto da altre parti, anche se ha origini americane. E invece eccolo qui, comune e consumatissimo, lo avevamo infatti già visto a montagne nei vari mercati. E qui parte la chiacchiera, avvenuta non riesco ancora a capire come, tra il sottacetaio e me, tramite la nostra Apple che si affanna a cercare significati inglesi accessibili da riportare in cinese o in dialetto Bai, per raccontare la mia dettagliata descrizione della bagna cauda piemontese a partire dalla magnificata abbondanza di aglio e acciughe, sciolte nell'olio bollente a mo' di mongolian hot pot, in cui tuffare appunto le fette crude del nostro topinambour.

Museo e tempio
Il monospaghetto
Alla fine l'ho convinto anche se non sa cosa siano le acciughe e non abbia dimestichezza con l'olio di oliva, ma ormai siamo in grande confidenza e mi regala una sacchettino di peperoncino locale, neanche troppo potente in verità, quando poi è stato messo alla prova dei fatti. La mamma, seduta in un angolo del cortile col cappellone delle donne Bai in testa, tiene gli occhi socchiusi, sembra sonnecchiare, ma in realtà controlla le donne che lavorano alla cernita dei cetrioloni e non ci dà molta retta. Il lavoro deve procedere e dopo un po' ecco due omaccioni che tirano giù un pentolone dove hanno finito di bollire delle altre verdure a pezzettini e li portano davanti ad una montagna di barattoli di vetro destinati ad essere riempiti a mano. Sarà pure un'aziendina artigianale, ma pare che venda dappertutto nello Yunnan, insomma è così che si fa il grano. Ritorniamo in strada per andare a finire in una altro cortiletto dove c'è un piccolo ristorante familiare. Anche questi sono amici di Apple e dopo poco eccola tavola coperta di piattini con patate, riso, cavoli e verdure varie, tutto molto buono a dire il vero anche se ho il sospetto che la nostra piccola Apple abbia ormai la cotta per le smanie salutistiche tra il vegetariano e l'organico che cominciano ad appestare anche questo paese che ha sempre amato moltissimo il cibo, quando si riusciva ad averlo ed è appena uscito dalla fase della fame atavica del povero, trasformandosi da poco in consumatore di abbondanza. Sono segnali che percepisci qua e là di come le nostre mode specialmente le più cariche di fuffa varia, girino il mondo velocemente e altrettanto velocemente attecchiscano nei luoghi più impensati. 

Tempio di Confucio
Anche questa è globalizzazione, ragazzo. Ma noi continuiamo a girolare per la città, passando da una antica porta all'altra, attraversando il centro sotto la  torre di Xing Gong (星拱楼 - l'arco delle stelle) con le spalle rivolte al monte Wei Bao (巍宝山 la montagna dell'immenso tesoro), che ospita cammini spirituali e piccoli templi taotisti come il famoso Yuan Jue dove oltre 500 anni fa hanno studiato saggi famosi. All'interno delle mura invece il tempio di Confucio presenta larghi spazi, giardini ben curati e silenziosi porticati che si aprono su ambienti severi che riportano soltanto al posto degli altari, le frasi e gli insegnamenti del maestro, su legni, colonne, grandi targhe e frontoni laccati di rosso mattone. L'influenza del grande pensatore vissuto nel V secolo a.C., curiosamente quasi contemporaneo dei più grandi filosofi della nostra cultura greca, è ancora profondissima nella Cina odierna, con la sua forte attenzione alla dirittura morale, al senso del dovere, a quello dello stato ed alla preminenza del merito, che veniva sottolineato nei difficilissimi esami per diventare funzionario imperiale. In quasi tutte le città c'è un tempio dedicato a lui, dove si onora soprattutto la cultura e la conoscenza, indicate come il dovere basilare per ogni uomo. In generale questi templi ospitano scuole e dedicano festival specifici all'arte dell'insegnamento ed a tutte la arti da quelle figurative, alla musica, alla danza e non ultima alla calligrafia con grandi striscioni di caratteri vergati da maestri della scrittura. Ci fermiamo in un porticato dietro alla costruzione centrale, dove ci sono diversi banchi, un'aula scolastica appunto. 

Costume Yi
In fondo alla sala, una signora con due bimbe sedute che stanno compitando una serie di caratteri. Non appena ci vede insiste perché ci avviciniamo a guardare. Una delle due bambine, sfodera subito un largo sorriso e mostra i suoi progressi, muovendo con grazia un bel pennello da scrittura. I segni neri si dispongono con ordine nel quadrato predisposto, fino a formare l'ideogramma completo e senza sbaffi. Terminato l'ultimo tratto mi guarda soddisfatta e ride felice. La signora, madre o maestra chissà, gongola, lieta anche lei del suo lavoro. E' proprio qui, in queste aule che senti la sacralità del lavoro e dell'importanza dell'insegnante, una dedizione religiosa che va al di là del dovere, dell'impegno costante, del vantaggio per l'allievo. Qui senti l'essenzialità della trasmissione della conoscenza come preghiera, come regola di vita che migliora la società, poi gli altri, infine te stesso. Nel vicino museo, aperto soltanto da un anno, respiri la stessa aria, ambienti perfetti, spazi, reperti che raccontano le imprese del re della dinastia locale Nan Zhao che si oppose alla potenza Tang, esibiti con cura ma circondati da cortiletti, da giardini curati, il tutto sorto attorno ad un tempio taoista del 1400 che ancora esibisce le sue colonne di legno laccate di rosso ed i suoi tetti dagli spioventi ricchi di decorazioni. Lasciamo passare una delegazione di autorità giunti forse da Pechino, che si aggirano nelle sale con grandi cenni di assenso e approvazione, forse il locale responsabile del partito avrà una nota di merito e ce ne andiamo fino alla porta di Gong Chen ( 拱辰楼, L'arco dei pianeti) a nord della città, la più imponente coi suoi 28 grandi pilastri che la sostengono e quindi direi che con un piatto di noodles fritti, passeggiando nelle vie solitarie fiocamente illuminate col naso in sù, la serata si può dire conclusa definitivamente in bellezza.

Giocatori di scacchi

SURVIVAL KIT

Al ristorante
Wei Shan - Città storica a 60 km da Dali, dove iniziò il regno Nanzhao, relativamente ben conservata a pianta rettangolare circondata di mura (25 strade e 18 corsi), con le consuete quattro porte più torre centrale. Molto più suggestiva di Dali, la consiglierei per una notte almeno. Popolata principalmente dalla minoranza Yi, ma anche con molti Bai e Hui. Nelle strade potrete vedere qualche donna anziana in costume. Da vedere il già citato tempio di Confucio, il nuovo museo, i laboratori artigiani, mentre i dintorni si prestano a trekking sul vicino monte Wei Bao (ingresso 60 Y) ed i suoi templi. Se ci capitate durante il periodo del festival delle Torce (verso giugno), avrete la possibilità di vedere molti spettacoli di danza e musica tradizionale con strumenti antichi come la chitarra a tre corde ed i flauti di canne. Per chi fosse interessato ed avesse un po' più di tempo a disposizione, si può pensare ad un salto al vicino villaggio di Dong Liang Hua di minoranza Hui, mussulmana, pochissimo visitato, a qualche km da Da Cang sulla strada tra Dali e Wei Shan.


Museo


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