giovedì 19 agosto 2010

Lì.

Se fossi un ragazzo giovane e dovessi entrare oggi nel mondo del lavoro, sarei molto preoccupato e incazzato anche; da un lato ti dicono che sei un bamboccione che non hai voglia di fare nulla, dall’altro ti offrono lavori in nero a 6/800 euro e te ne chiedono altrettanti per affittare una stanza; poi sul giornale leggi che dei poveri datori di lavoro non riescono a trovare decine di cuochi e devono chiudere i loro locali, mentre il giorno dopo un cuoco risponde che da 18 anni riesce a lavorare solo in nero per poco più di un migliaio di euro con 13 ore di lavoro e appena chiede di essere messo in regola, rauss!

I cinesi hanno sempre avuto ben chiaro che i rapporti di lavoro sono rapporti di forza, in cui chi comanda ha su di te ogni diritto e tu nessuno. Come sempre lo si vede bene nella lingua. Oggi esaminiamo l’interessante carattere Lì-隶. E’ costituito dall’ideogramma di mano (in alto) che afferra la coda di un animale visto dall’alto (sotto) e di cui si notano le quattro zampe che tentano inutilmente di resistere allargandosi al massimo nelle quattro direzioni. Il significato originario era ovviamente quello di afferrare, ma subito ne ha assunto un altro: “subordinato, lavoratore dipendente”. Unito a Nú (servo) – , si ottiene schiavo.

Sempre più chiaro ed evidente. Certo un tempo i sacerdoti portavano le vittime al sacrificio tirandole per la coda. Oggi ad essere tirato per la coda e condotto al macello è chi è più debole ed in stato di necessità. Se non sei così debole, i nostri bravi cinesi dicono che: “ Hai una coda troppo grossa per scodinzolare”, se invece sei in stato di necessità, sei uno che “muove la testa e dimena la coda”. E’ il mercato amico mio, devi rassegnarti, è la legge della domanda e dell’offerta. Il problema è che mi sembra siamo tornati ad un periodo di capitalismo selvaggio in cui tutto è permesso. Il guaio è che queste situazioni hanno la tendenza a finire tutte malamente e se poi la gente si incazza davvero di aprire il giornale e leggere solo delle cucine a Montecarlo o delle puttane a palazzo, sono grane grosse, perché quando monta la rabbia, non si intendono più ragioni, si strappa la coda e si spacca tutto.


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4 commenti:

Angelo azzurro ha detto...

Son tempi duri, Enrico, e la situazione è veramente seria. Ho una figlia che potrebbere tranquillamente iscriversi all'università ma non ne vuol sapere. Perchè dice che la laurea è carta straccia. La meritocrazia non è riconosciuta e tanti anni d'impegno e sacrifici sono spesso vanificati da un sistema-paese in disfacimento. Abbiamo l'esempio di parenti e figli di amici.
La vedo dura caro amico, e sento sempre più spesso in giro voci come la tua che prevedono un punto di rottura dirompente

enrico ha detto...

per carità, il mio pessimismo è più teorico che pratico. Convinci assolutamente tua figlia a non mollare. L'università si deve fare assolutamente perchè comunque, a prescindere dal fatto che è importante farla per sé stessi, poi ti troverari sempre in una posizione di vantaggio rispetto agli altri e poi se hai delle conoscenze in mano da spendere, non c'è solo l'Italia , oggi davanti a noi c'è il mondo e ti assicuro che i nostri ragazzi quando vanno all'estero hanno una marcia in più, sono apprezzatissimi e difficilmente hanno delusioni. Mi raccomando convinci la bambina, è proprio il lasciarsi andare della maggioranza che accetta politici come quelli che ci circondano, che fa spallucce a sentire parlare di morale e che ridacchia delle puttane a corte che genera e mantiene il problema!

Angelo azzurro ha detto...

Intanto ha deciso di prendersi un periodo sabbatico per realizzare un piccolo progetto di studio (patentino per accompagnatore turistico). Poi vedremo

enrico ha detto...

Va bene, ma mi raccomando, che prosegua assolutamente!

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