mercoledì 5 gennaio 2011

Crêpes au Grand Marnier.

Chissà se è la nebbiolina leggera che sale dal Rodano o l'umidità densa della Saôna che aggredisce la città vecchia nascondendoti parzialmente la collina, da cui emerge come una fantasima la sagoma di Notre Dame de Fourvière oppure sarà il tocco di nera magia che ti sfiora le ossa, ma accidenti, fa freddo a Lione. Non puoi sgranocchiarti una crêpe al Grand Marnier all'aperto guardando i bei palazzi dei lungofiume, devi giocoforza rintanarti in qualche Bouchon Lyonnais o in qualche piccolo bistrot, intorno ad un tavolino lillipuziano alla francese. La sera provi qualche specialità locale, l'andouillette o un crouton avec chèvre chaud e ti delizi al finale con un cremoso Saint Marcellin. L'ambiente è comunque amiccante, un sacco di ragazzi giovani che girano e che in effetti mantengono buona parte della città e un'atmosfera piacevole. Pensate un po' ci mancavo da 48 anni, perchè Lione rappresenta la mia prima uscita fuori dei patrii confini, quando a 16 anni, con l'amico Andrea, quando all'improvviso decidemmo di prendere un treno per andare a trovare una ragazzotta che trascorreva le ferie estive in Italia.


Non so ma allora sembrava tutto semplice, partivi con un foglietto in tasca con l'indirizzo scritto malamente e manco pensavi a dove saresti andato a dormire; infatti finì che la sua famiglia dovette ospitarci due giorni. E' che le cose si facevano un po' così, senza stare tanto a pensarle; mica come adesso che non ti muovi senza GPS, telefonini a gogo, prenotazione via internet, dai il numero della carta di credito se no guai a te, niente sconto. Il movimento è cambiato; chissà se i ragazzi però mantengono le stesse sensazioni di stupore di fronte al nuovo che ci frastornavano allora. A prima vista la mia bambina pareva tranquilla e bene impostata; il fatto di dover rimanere da quelle parti per metà di un anno non sembrava dare preoccupazioni, anzi ho letto un certo entusiasmo. Forse i tempi cambiano, ma la voglia e la curiosità di vedere quello che c'è dietro la collina non muoiono mai. Chissà se mio papà stava a casa ad aspettare di sapere come era andata, quando sarei tornato a casa, se c'erano dei problemi. Certo quando sei da questa parte è diverso e pensare che allora non c'erano neanche i telefonini!






Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche interessare:

Pasta e fagioli
Elogio dell'ozio.
Lione città magica.


7 commenti:

Nounours(e) ha detto...

Bellissima atmosfera!
Buon soggiorno!
Nou

il monticiano ha detto...

A me è venuta nostalgia di quei tempi
anche seli ho vissuti a 41 anni essendo stato anch'io a Lione ma fortunatamente senza GPS, telefonino, internet e carta di credito.

AdriRips aka Ginevra ha detto...

buone crepes a te e Tiziana, e un grande bocca al lupo ad Arathy!

Anonimo ha detto...

Lyon merveilleuse!! St Marcellin, ...aussi!!!!
Baci, Arathy! Bonne chance!
Mariu

enrico ha detto...

@Nou - Grazie a nome della bambina.

@Monty - bello viaggiare così , eh?

@Adri - grazie , ormai le abbiamo già digerite assieme al Fois gras e al maigret de canard!

@Mariu - sì bella atmosfera, l'ideale per lo studio.

filo ha detto...

Capito qui dal blog di Adriano Maini e mi sono trattenuta piacevolmente a leggere la recensione del libro di Eco, che non ho ancora letto ma mi riprometto di farlo, nonostante il parere contrario di Oddifreddi !
Sono anche rimasta attratta dai post su Lione, che ho visitato in ottobre grazie al fatto che mio figlio sta compiendo là un semestre in Erasmus.
Piacevoli coincidenze.
Cordiali saluti.

enrico ha detto...

@Filo - Intanto grazie di essere passata da me e benvenuta. Inoltre siamo colleghi per via di figli, anche la mia è la per la stessa ragione, speriamo bene.
In quanto a Eco deve piacerti il genere perchè o lo ami o lo detesti, ma tra i suoi dopo la rosa e baudolino, mi sembra uno dei più riusciti.

Where I've been - Ancora troppi spazi bianchi!!! Siamo a 102 (a seconda dei calcoli) su 250!