martedì 12 febbraio 2019

Tornato



Ed eccoci qua, sono già ritornato, la magia del web lo ha consentito. Solo ieri è comparso, quasi magicamente, il post manifesto che annunciava le motivazioni ed il progetto di questo viaggio ed ecco che oggi risulta che sono già ornato alla base. La realtà è che ho a bella posta programmato la pubblicazione il giorno dopo il mio ritorno, dato che la tecnologia lo consente, insomma una sorta di scaramanzia ingenua per la quale, quanto meno, se ci fossero stati problemi di sorta, avrei ancora potuto intervenirci sopra, salvo in caso di morte naturalmente, eheheh, in questo caso, sarebbe rimasto come un bell'epitaffio postumo. Invece no, tutto è andato, come sempre, secondo le regole della programmazione dell'attento turista, sentimento assolutamente in contrasto con l'auspicata e mai ottenuta, mentalità del viaggiatore che nulla programma, ma si affida alla casualità che solo il viaggio senza meta precisa può dare, essendo, come si dice, il viaggio e non la meta il suo stesso fine. Ma bando alla chiacchiera e eccomi qui davanti alla tastiera in preda ai consueti e contrastanti stati d'animo che mi colgono in questo caso. 

Il primo è quello più classico della piacevolezza del ritorno a casa, del sentirsi coccolato all'interno delle mura domestiche, nido conosciuto ed accogliente quanti altri mai, lambito da odori e sapori connaturati con la tua cultura e per questo così grati (per dirne una ad esempio, una teglia abbondante di gnocchi alla romana), magari dopo aver constatato che, al contrario il tuo disamore per la cucina dei luoghi che hai attraversato e che pure ami, ti hanno fatto perdere quasi dieci chili. Home sweet home, parole impareggiabilmente vere e che alla conclusione di ogni viaggio ti ripeti continuamente e che, per fortuna, rendono il ritornare una cosa niente affatto sgradita. Il secondo è invece, diametralmente opposto e contrario ed è pervaso dalla malinconia persistente dell'esperienza finita, delle tante cose che ancora potevi fare o vedere e delle quali la mancanza assurda di tempo non ti ha consentito la conoscenza, di quelle che avevi progettato e che invece qualche intoppo non ti ha consentito di vedere appieno, delle piccole delusioni e dei grandi entusiasmi che hai maturato, delle persone che hai avuto il privilegio di incontrare, conoscere, apprezzare e che, troppo in fretta, hai dovuto lasciare. 

Insomma tutto secondo copione, per cui, essendo ancora sulla giostra di questi sentimenti, per me forti, rimane esercizio da rimandare ancora, quello dell'esame dettagliato, del tirare le somme, sparare giudizi, esaminare se le risposte avute corrispondono alle aspettative, se i pregiudizi con cui sei partito hanno avuto conferme e/o smentite. Sono tutte cose che richiedono una certa sedimentazione nella mente, soprattutto nella gestione emozionale, prima di lasciare spazio al loro esame dettagliato. Diciamo che al momento sono ancora qui che assaporo il melting pot, la zuppa delle immagini, degli avvenimenti, degli incontri, tutti assieme, di questo viaggio in salsa masala, che pur presentando tanti aspetti diversi, che vi ho elencato ieri, ha questo fil rouge comune, che ne rappresenta la spina dorsale e che va gustato proprio nel suo insieme dai forti sapori di spezia. Posso solo aggiungere  che l'itinerario attraverso questo continente del quale mi picco di avere una certa conoscenza, essendo ormai più di quaranta anni che lo frequento, è stato eseguito puntualmente, incrociandosi anche in un paio di punti con altri miei itinerari precedenti. 

Anche questa è stata cosa di grande impatto, che mi ha permesso di fare paragoni, di ricercare negli scaffali polverosi della memoria, immagini ed aspetti che credevo dimenticati e che invece sono stati di grandissimo interesse, anche qui andando a stuzzicare la discussione se convenga o no, ritornare in luoghi già visti. L'aspetto che mi sentirei di sottolineare subito è comunque che l'India è così tanto cambiata in questi decenni, ma che, con una costante ossimorica quasi proverbiale, è rimasta nel profondo sempre uguale, nei suoi pregi, che la fanno così tanto amare e nei suoi difetti, che in molti ingenerano al contrario, una profonda avversione. Questa terra o la ami profondamente o ti respinge con tutte le sue forze, i suoi odori, i suoni, la muffa nera che ricopre i suoi muri antichi, la sua dolciastra putredine di sporco marcio e pervasivo che tutto ricopre. Per quanto riguarda il Bangla Desh, che con una toccata e fuga ho voluto inserire nel giro, ho avuto la conferma, della sua assoluta appartenenza al subcontinente, terra sorella e in così tanti aspetti simile a quell'India che ho conosciuto alla mia prima esperienza nel lontano '75. E proprio da qui partirà il mio raccontare, quasi il ritorno indietro nel tempo, non fosse di quattro settimane, ma proprio di quei quaranta anni di cui vi ho detto. Magari domani cominciamo.


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3 commenti:

Pierangelo Martinengo ha detto...

Bentornato a casa, anche se in ritardo. Ciao a tutti.

Anonimo ha detto...

Hâte de lire tout le voyage!
A bientôt à Nice
Jac.

Enrico Bo ha detto...

Grazie ragazzi , presto comincia il racconto

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