martedì 26 febbraio 2019

Bangla Desh 10 - Sul fiume Sangu


Ragazze tripura


Traghettatori
Il traghetto sul Karnaphuli è un punto di incontro per quelli che percorrono la strada verso sud, quella che porta fino alle aree più remote del paese, al distretto di Bandarban, dove le colline diventano montagne ricoperte da foreste sempre più fitte e misteriose, man mano che si avvicinano al confine birmano e gli abitanti che le popolano, appartengono a tribù isolate e lontane dalle tradizioni bengalesi. Il fiume è piuttosto grande anche in questo periodo dell'anno che corrisponde al suo momento di magra, è il momento in cui la corrente è debole e questo è l'unico punto nel quale si può passare, non essendoci ponti fino alla diga che lo sbarra più a monte. Al fondo della scalinata c'è un gran numero di piccole barche a remi che traghettano i pedoni che arrivano a piccoli gruppi dal vicino mercato con ceste e masserizie varie. I mezzi meccanici, invece, aspettano il pontone metallico che arriva sbuffando fumo nero da un corto comignolo. Auto e camioncini malandati salgono ingolfandosi lungo la scarpata; ci uniamo a loro per la breve traversata, dopo aver aggirato un gruppo di mendicanti che mostrano le loro deformità e malattie per muovere a maggiore commozione i passanti e introitare al massimo l'incasso delle elemosine. Traversato il fiume, la strada prosegue nel bosco arrampicandosi sulle pendici della montagna.

Lavatoio
Arrivati a una decina di chilometri da Bandarban, il centro più importante dell'area, c'è la fermata d'obbligo al cosiddetto Golden temple, una pagoda buddista piuttosto recente ma che è meta di molti pellegrini. Risaliamo la consueta lunga scala che porta in cima al rilievo su cui sorge la pagoda circolare, nella quale, identificati come stranieri, veniamo subito invitati ad entrare per ammirare la grande statua del Buddha che troneggia al centro, zona ufficialmente vietata ai visitatori. Evidentemente la scarsità di occidentali in visita, fa premio e noi godiamo di una sorta di lasciapassare automatico che fa il paio con il gran numero di selfie che tutti vogliono fare non appena ci identificano. Il panorama dall'alto è come sempre grandioso e spazia in lontananza sulla foresta. La sosta successiva, in un ristorante di Bandarban, ci mette a contatto più stretto con la cucina bengali, che comunque ha una caratteristica certa. I piatti, non ostante richieste e assicurazioni, sono così carichi di spezie e chilly che dopo il primo boccone hai la bocca completamente anestetizzata e non riesci a riconoscere più alcun altro sapore. Ma anche questo si supera, soprattutto l'allegria che comunica Eusuf con le sue canzoni, il tutto con l'aiuto di Anis, ottima spalla, che con la sua guida sportiva contribuisce a mantenere viva l'attenzione alla strada.

Sul Sangu
Tra curve e controcurve si arriva infine al fiume Sangu che serpeggia lentissimo in questa stagione, sul fondo di una larga valle verdeggiante. Il programma è di trascorrere il pomeriggio a risalire questo bellissimo corso d'acqua verso monte, godendoci lo spettacolo della vita che si svolge lungo le sue rive. Le zone più vicine all'acqua, che nella stagione delle piogge vengono poi coperte dall'impeto dei flutti e della corrente, molto più vigorosa, sono adesso scoperte e coltivate ad ortaggi e altre colture di cereali e legumi. I villaggi invece sono nascosti al di là della prima linea degli alberi e sulle rive si svolge una vita piuttosto intensa che testimonia come queste tribù dipendano molto dal fiume stesso. Gruppi di donne lavano i panni ed i contenitori di alluminio di cui si servono nella vita quotidiana. Bambini seminudi schiamazzano nell'acqua bassa con grande divertimento. In altre zone  invece, si preparano prodotti agricoli, aspettando qualche imbarcazione che carichi il tutto per andare in qualche mercato più lontano. Nella lenta corrente sfilano barche, a testimonianza che questa è la più importante, se non l'unica via di comunicazione che consente di penetrare in questa area remota, oltre solo sentieri di terra che penetrano nella foresta.

Casa Tripura
Più avanti, una lunghissima scalinata risale la ripida scarpata, porta ad un villaggio di etnia Tripura, lo stesso nome del vicino stato indiano che si estende più a nord. Da qui capisci bene il crogiolo di popoli che vive in questa parte di mondo che per secoli è rimasta difficilissima da penetrare. Qui i commerci dell'occidente non si sono mai allontanati molto dal mare e le genti che vivevano in questa vastissima area che si estende ad est, sono rimasti in un isolamento completo che ha contribuito a mantenere intatte le loro abitudini e le loro tradizioni. I Tripura si caratterizzano per i tratti somatici decisamente orientali. Le donne sono solite ornarsi con grandi masse di collanine sottili di perline colorate e la maggior parte degli adulti fuma piccole pipe dall'impugnatura leggermente ricurva. Qualche bambina ha il viso coperto di pasta bianca per proteggere la pelle dai raggi del sole come è molto più consueto vedere nel vicino Myanmar. Entriamo in una capanna di anziani amici di Eusuf che ci accolgono con molta cordialità. Anche nel villaggio successivo, pochi chilometri più a nord la gente è molto disponibile, forse tutto questo dipende dal fatto  che i visitatori sono scarsi e rappresentano comunque una novità nella monotonia della vita di tutti i giorni.

Villaggio Marma
Anziana Tripura
Si respira una atmosfera di  pacifica tranquillità, di vita apparentemente serena, pur senza bisogni se non quelli essenziali del nutrimento che viene consentito da un'agricoltura di sussistenza e dal fiume vicino, che garantisce acqua e possibilità di pesca. Dall'altra riva del fiume saliamo fino ad un villaggio di etnia Marma, dalle capanne apparentemente più grandi ed articolate in più ambienti, alcune di fango invece che di bambù. Qui caratteristiche sono le scalette per salire sui terrazzini che stanno sulla palafitta davanti all'ingresso, costituite da un grande tronco verticale in cui vengono intagliati i gradini per salire in alto. Devo dire che per i gatti di marmo come me, l'accesso non è così semplice e per entrare in casa devo fare una certa fatica, evitando per miracolo di precipitare a terra, tra l'ilarità dei presenti. Ma anche questo fa simpatia e il ciccione impedito viene così accolto in casa con molta maggiore bonomia. I Marma sembrano disporre di mezzi maggiori e le case appaiono più fornite di gadget moderni. Il nostro ospite vuole assolutamente che entriamo per presentarci la sua anzianissima madre. La vecchina ci riceve con grande degnazione e mostra evidente soddisfazione a mostrarsi senza cessare di emanare nuvole di fumo dalla pipetta che alimenta di continuo. Di certo arrivare a questa età non è comunissimo da queste parti, dove la presenza di ospedali o anche di semplici ambulatori con un medico è assai remota.

Tribù Marma
In effetti quando con orgoglio dichiara di avere 74 anni, uno più di me, mi dà molti motivi di riflessione. Ce ne andiamo dopo averle fatto i complimenti ed augurandole una futura lunga vita. Fuori altri anziani, forse sessantenni, costruiscono trappole per gamberi di giunchi. Qualche cane scodinzola lungo la scalinata che riconduce all'acqua. Ripercorriamo il corso del fiume a ritroso, diamo un passaggio ad una ragazzina che porta il fratellino in città e rimaniamo a goderci la vita sulle rive, nella magica luce della sera che piace tanto ai fotografi, quella in cui i raggi dell'ultimo sole della giornata si intrufolano tra i rami bassi degli alberi e scivolano radenti sull'acqua incendiandola di arancio, mentre le le gocce che scendono dai capelli appena lavati delle ragazze, brillano come diamanti, lanciando barbagli di luce. I bambini gridano, inseguendosi nudi sulla fanghiglia della riva. I rumori dei motori delle barche, attutiti dalla distanza si allontanano verso monte. Una pace assoluta riempie l'aria che a poco a poco diventa più fredda e tagliente. E' ora di tornare. Ormai è buio. Ci fermiamo allo stesso ristorante di mezzogiorno. Qui ci raggiunge uno strano personaggio che ci viene presentato con grande deferenza. Non sto a dirvi chi è, ma noto che gli viene offerta la cena e anche qualcos'altro corre sottomano. Bisogna tenersi buoni tutti da queste parti per avere buone relazioni senza problemi, anche a semplice scopo preventivo, evidentemente.


Sorno Mandir

SURVIVAL KIT


Sul fiume
Bandarban - A circa 100 km a sud di Rangamati sulla R161, è il centro in cui conviene fare base per visitare tutta l'area che va da qui ai confini con la Birmania. Si tratta di aree piuttosto remote e popolate da etnie piuttosto interessanti, Chakma, Tripura, Marma, Kimi, Bhom che vivono in villaggi nella foresta e che si mescolano solo nei mercati locali. Di qui si possono fare moltissime escursioni, in auto, jeep o a piedi tra le colline alla ricerca dei villaggi più remoti. Imperdibile una giornata o una mezza in barca sul fiume Sangu alla ricerca di vari insediamenti sulle sue rive. La zona è anche ricca di cascate visibili dopo la stagione delle piogge.

Sorno mandir (Golden temple Dhatu Jadi) - Tempio buddista sulla cima di una collina molto visitato da vari pellegrini e turisti locali. Bella vista sul panorama circostante.

Kalapata restaurant - Banbardan - In centro vicino alla fermata degli autobus, frequentato da turisti locali, considerato piuttosto lussuoso, pulito, fornisce cucina bengalese con piatti piuttosto speziati.

Governement Hotel Bandarbar - Un po' più vecchio del precedente e un po' più disastrato, senza frigo, vecchia  TV, AC, acqua calda solo in bagno.


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