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sabato 18 marzo 2023

Leb 7 - Sidone


Sidone - Street food - Libano marzo 23


Nel suq

 Al di là del lungomare comincia la città vecchia, un agglomerato di case che si affastellano le une sulle altre nella consueta confusione dei centri antichi, non programmati per il flusso del moderno trasporto. Anche se le costruzioni difficilmente superano i duecento anni di vita, proprio a causa delle continue e puntuali distruzioni e ricostruzioni successive, non puoi fare a meno di notare che i materiali di costruzione, la pietra insomma, è sempre la stessa, continuamente utilizzata e riutilizzata che porta in sé e su di sé il segno dei millenni. Così le stradine contorte e acciottolate di recente, risalgono con pendio lieve il terreno a ridosso del mare e raccontano gli aspetti quasi consueti un suq colorato come lo sono di solito questi ambienti di commercio in Oriente. Una serie continua di negozietti con intere stradine o zone a tema fisso, gli alimentari, i vestiti, le attrezzature più varie, dalle pentole ai ricambi, alternati a bancarelle ridondanti di frutti e cibi di strada che in Libano sono particolarmente presenti e con una straordinaria varietà. La folla che lo popola non è assillante come in altre città, ma questo forse dipende anche dalla particolare situazione contingente. Ma il passeggio attraverso il suq, consente, oltre che di apprezzare le varie scene di costume locale, che vanno dai diversi artigiani al lavoro, alla produzione dei cibi di pronto consumo e della gente che lo popola, anche di capitare davanti ad edifici particolari che meritano di essere considerati più da vicino, tanto che pare che in questa area ci siano all'incirca una sessantina di monumenti storici che meriterebbero una visita, 

Khan Sacy

Quindi, se il nostro giro si deve limitare ad un paio d'ore, giocoforza bisognerà concentrarsi solo su alcuni. Un luogo aperto di recente è il Khan Sacy, una delle gemme della medina medioevale, sorta sulle basi di costruzioni crociate, che mostra una serie di ambienti con alte volte a cui si accede da una porticina seminascosta dietro un angolo, parte dell'antico caravanserraglio della città. L'interno è un vero dedalo di ambienti, una parte della quale esibisce una serie di reperti antichi scoperti negli scavi recenti e che vanno dai mosaici alle anfore ed a  molti altri ritrovamenti della zona. Tra scalette e corridoi nascosti, scoprirai volte altissime, pozzi segreti e il grande forno multiuso. Nella attigua casa si possono invece vedere gli ambienti della vita comune di una grande famiglia ottomana del XIX secolo, con grande dovizia di arredi, tappeti, boiserie e oggetti che costituiscono il museo Debbani palace. Puoi tranquillamente sederti nella grande sala dei ricevimenti sotto il gigantesco lampadario appeso due piani più in alto, gustarti la collezione di antichi strumenti, osservare con ammirazione le decorazioni minutissime di arabeschi nel legno e nei cuoi antichi, dove ritrovi simbologie comuni alle tante religioni alternatesi in questa terra. Poi, attraverso una serie di scalette si accede ai piani superiori e finalmente alla terrazza sul tetto dalla quale si domina all'intorno tutta la città vecchia, spaziando lo sguardo dagli alti minareti della grande moschea di Oman, costruita sulle fortificazioni dei Cavalieri ospitalieri del XIII secolo, per arrivare al Castello di S. Luigi, il forte dell'entroterra, opposta a quella a mare, di cui oggi rimangono solo rovine sparse, dove erano state rinvenute le fosse comuni dei cavalieri di cui vi ho già parlato. 

Il divan della casa museo Debbeni

Questo colpo d'occhio, non è soltanto una cartolina della città che vale la salita ansimante sulle ripide scalette, ma può anche essere un suggestivo momento di riflessione. Infatti dall'alto, non puoi non osservare questo esempio tipico di città mediorientale, dove a distanza di poche case, o addirittura una di fronte all'altra, sorgono moschee, chiese e sinagoghe che testimoniano di una convivenza multietnica e di più, multireligiosa che ha saputo convivere per secoli senza sostanziali attriti, anzi conservando una tranquilla vicinanza fatta di commerci, scambi e mescolanza, pur conservando anche esternamente nel modo di vivere e di presentarsi, le sostanziali differenze delle proprie culture e tradizioni. Tutto questo è molto comune in tutta l'area Ottomana, potere che era evidentemente riuscito a far convivere queste anime estremamente differenti, al di sotto di un cappello, forse forzato o di costrizione quanto meno psicologica, e con condizioni tanto diverse. Il vaso di Pandora si è scoperchiato proprio con la dissoluzione di questo impero, cominciato verso la metà dell'800, dando la stura all'instaurarsi dei concetti nazionalistici propri dell'Occidente, con le sue idee nuove per quel mondo, di nazione e di indipendenza anche etnica. In questo periodo cominciò ad imporsi il concetto che per essere stato autonomo, bisognasse avere una omogeneità culturale e religiosa, cosa che ha aperto la porta agli estremismi nazionalistici. 

Negozi

Un problema che è stato costantemente presente in tutte le dissoluzione degli ex imperi musulmani multietnici, creando drammi come i massacri druso-cristiani nella seconda metà dell'800 fino al genocidio armeno e ancora oggi alle crisi dell'ex-Jugoslavia, all'Iraq, all'Egitto, alla Libia, provocando in questo modo spostamenti di popolazioni epocali che rappresentano uno dei maggiori problemi di oggi, assieme a massacri inauditi, mentre invece, prima, il potere centrale gestiva senza contrasti ogni tipo di minoranza, che in alcune zone diventava a sua volta maggioranza, in entrambi i casi senza prevaricazioni. La fine del melting pot ottomano ha posto una domanda tuttora irrisolta, cosa rende un uomo un libanese, o un greco o un turco? Tutto questo ha provocato i drammi degli scambi di popolazione, dei massacri, delle guerre senza fine, degli odi epocali. Alla base di tutto questo, bisogna ammetterlo, ci sono le religioni, declinate in ogni loro aspetto, ma di questo parleremo un'altra volta, che non voglio tediarvi troppo con argomenti spessi. Godiamoci invece le visioni degli angoli segreti del suq, l'incrociarsi delle donne completamente velate di nero, con quelle coi capelli al vento, con  le ciocche bionde o moganate, i jeans che fasciano le chiappe e le palandrane fino ai piedi, mentre la vita commerciale continua come da secoli sotto le volte dagli archi a ogiva, crociate o mamelucche, o le case appena separate dai vicoli stretti e ritorti tra spigoli di pietre gialle e millenarie a far da testimoni del tempo. 

La cupola della moschea Qatay Shiyeh

In fondo ad un vicolo ecco il negozietto di Yussuf che produce i loukumi alla turca, quella pasta gelatinosa, zuccherata, spolverata di bianco e per noi insopportabilmente dolce, che confeziona a mano in scatole di plastica trasparente. Bisogna assaggiarla certo, se no cosa stiamo qui a fare. Ma intanto il tempo passa veloce e tra un baretto e un negozio di scarpe, ecco l'antica moschea Qatay Shiyeh, che risale addirittura al 1200, appunto vicino ala porta Bab al-Saray, ma accidenti è ormai ora di chiusura e il tizio se ne sta andando con la chiave in mano dopo aver sbarrato la porta. Joelle lo rincorre fino a casa e ritorna con la chiava in mano. Penetriamo così sotto le antiche volte, fino all'antico mirhab rivolto verso la Mecca, sotto la antica cupola. Respiri davvero un senso di antico che va al di là del momento religioso, sotto queste pietre gialle che hanno visto la storia rincorrersi in alti e bassi contorti per tanti secoli. Abbiamo problemi a richiudere il portone, alla fine ci pensa quello del baretto vicino. E' davvero incredibile come tutti si mostrino sempre così gentili e sorridenti, disponibili a chiacchierare o ad avere contatti umani che vanno al di là del semplice sorriso. E' una cosa che avremo modo di vedere anche nei prossimi giorni, continuamente nelle città e nei paesi che attraversi; è frequentissimo infatti, che le persone di ogni condizione si rivolgano a te e vogliano offrirti qualche cosa, un assaggio di quello che stanno producendo o semplicemente un saluto. E' una sensazione estremamente gradevole, che stride con la storia recente di un paese travagliato da lotte e odi senza fine. 

L'hammam

Chissà se riusciremo a capirne qualche cosa di tutte queste contraddizioni. Intanto ritorniamo verso il mare e rimaniamo ancora un poco in un hammam antico. Strutturalmente simile ad altri che vedremo nei prossimi giorni, ma sempre suggestivo in quelle forme antiche che arrivano fin dall'antica Roma e che successivamente sono state prese a modello dalle culture posteriori che si sono sovrapposte. E' il principio che passare del tempo in un luogo dove scorre acqua calda e vapore, per riposare, curare il  proprio  corpo, farsi massaggiare e perché no, chiacchierare e fare affari, è cosa piacevole. Oggi da noi è rimasto solo il concetto più da cagamaretti della spa, ma allora la gente passava quasi tutti i giorni qualche ora in questi ambienti dalle sale distinte, dove l'acqua scorreva gorgogliando, bollente, tiepida e infine fredda, seduti tra fontanelle messe a bella posta per impedire con il rumore dei suoi zampilli che le conversazioni private diventassero di dominio pubblico. Ampi spazi di riposo sotto cupole crivellate di fori, ricoperti di vetri colorati e spessi che davano luce ma impedivano la vista dall'esterno, con qualche ragazzino che si infilava sul tetto per cercarne qualcuno rotto al fine di sbirciare di sotto, al pomeriggio quando toccava alle nudità muliebri il turno. Un ambiente, quello del bagno turco che ha suscitato le fantasie di tanti artisti occidentali, che ne hanno in tante occasioni, immaginato le atmosfere, di mollezza sibaritica, immaginando perversioni inesistenti. In fondo anche questo era uno dei piaceri della vita che abbiamo perso. 

Sidone 

SURVIVAL KIT

Un bar
Sidone (Saida) - La città ha poco più di 50.000 abitanti. Come ho detto ci sarebbero moltissime cose da vedere nella città; la scelta dipenderà se ci starete una mezza mattinata o un paio di giorni, per poterla esplorare con più calma. Diciamo che oltre all'obbligatorio Castello sul mare con l'antico porto semisommerso adiacente, nel quale ancora si possono scorgere colonne sott'acqua, ci sono anche la collina delle conchiglie a poca distanza; il Castello di S. Luigi, nell'interno che presenta solo rovine; la già citata casa del Khan Sacy con l'attiguo Museo della famiglia Debbane; il caravanserraglio Khan al-Franj; la grande moschea e la piazza centrale, la moschea Qatay Shiyeh; il bagno turco e infine il suq con i suoi vicoli ed i suoi negozietti, oltre a tutte quelle che non sto qui a citarvi e non per questo minori come interesse. Naturalmente anche il perdersi nel suq a cercare nei negozi e nelle botteghe qualche oggettino di interesse, conversando con la gente, potrà farvi trascorrere una piacevole mattinata. C'è anche un museo del sapone, importante attività di molte città libanesi, ma avrete probabilmente modo anche nelle altre città di vederne fabbrichette in attività. 


Soffitto della Debbani house

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venerdì 17 marzo 2023

Leb 6 - Il castello dei crociati


Sidone - Al porto antico - foto T. Sofi
 

Il castello crociato

Dal centro della città moderna al mare sono solo poche centinaia di metri. Subito arrivi allo spazioso lungomare che mostra la costa in tutta la sua lunghezza e l'isolotto su cui sorgono le rovine del castello crociato, ancora visibili. Il resto delle fortificazioni è sprofondato nel mare per fenomeni di subsidenza, comuni a molti altri siti storici lungo la costa. Probabilmente gli archeologi avrebbero molto da trovare a solo qualche metro sott'acqua. Dall'altra parte la città vecchia si stende verso le colline lontane. Questo castello, o almeno quello che ne rimane, in sé non sarebbe una cosa straordinaria, ma rimane molto interessante come paradigma esemplificativo di tutte le rovine archeologiche di questo paese. Infatti, qualunque di queste tu prenda in esame, e in questo caso è particolarmente evidente, puoi ritrovare, ben marcate, le sovrapposizioni, una per una, di tutte le civiltà che si sono succedute nei millenni successivi, che hanno ricostruito la loro presenza, semplicemente utilizzando le pietre di coloro che li avevano preceduti, senza troppo riguardo. Il  passato era fatto di gente pragmatica e senza troppe paturnie, che se ne poteva giustamente fregare di quanto era avvenuto prima, avendo cose più essenziali a cui pensare. Quindi anche qui, tutto è nato sulle fondamenta di qualche antico tempio fenicio, la base storica di questo paese, su cui sono passati greci e romani, che avevano innalzato, come vedremo bene le colonne imponenti ai loro dei. I Bizantini avevano continuato il tutto, ampliando ed abbellendo, ma le necessità militari arrivarono solamente con l'arrivo dei Crociati, con le loro necessità di difendere il cammino verso i luoghi santi. 

ingresso

Ecco quindi sorgere in luogo dei templi, le fortificazioni di un castello medioevale, chiuso e turrito, anche se le pietre sono sempre le stesse, anzi puoi vedere bene nella parte più bassa delle mura, la serie delle sezioni delle colonne romane ritagliate ed inserite a spazi regolari nei muri per rafforzarle, ma al tempo stesso fornendo un motivo architettonico del tutto particolare e credo unico. Il forte a difesa della città svolse il suo compito fino ad oltre la metà del 1200, quando le truppe Mamelucche ne stroncarono definitivamente la resistenza e assieme a tutta la città fu completamente distrutto da incendi e devastazioni. I soldati crociati, molti provenienti dall'Europa, altri nati qui da matrimoni misti, furono trucidati, alcuni sepolti in fosse comuni, ritrovate nei dintorni, evidentemente in fuga come si vede dai colpi mortali inferti alle spalle o sulla nuca, da guerrieri a cavallo. In questo modo finì il periodo crociato e l'Islam ne prese il posto, modificando a sua volta il sito. Infatti si indovinano ancora le vestigia di una piccola moschea sorta all'interno del forte stesso ed il ponte che lo congiunge alla terra ferma con una serie di archi successivi. Percorrendo la base delle mura o penetrando gli oscuri passaggi all'interno delle stesse, pare ancora di sentire le le grida di battaglia dei combattenti, le urla dei feriti ed il crepitare delle fiamme che bruciavano le travi di cedro, come suggerisce la straziante Sidùn di Fabrizio de André che ne ha interpretato così bene il senso con le note metalliche del bouzouki, che vi suggerisco di ascoltare qui, mentre continuate la lettura. 

Colonne romane di sostegno alle mura
Dall'altra parte delle mura l'affaccio su quel Mediterraneo che appare qui sempre calmo ed invitante, Poco più a destra infatti c'era il porto da cui partivano le navi a portare lontano, la porpora, i vetri, le anfore di olio, il legno odoroso dei cedri, i commerci che rendevano ricca e nota la città, per questo anche ricordata spesso nei Vangeli, oltre che appetita da tutti i conquistatori che qui si sono dunque via via succeduti. Il murice, questo mollusco particolare da cui veniva l'industria della porpora, era la vera ricchezza della città ed ancora oggi a poche centinaia di metri dal castello, si può vedere il residuo di un piccolo rilievo, detta la collina delle conchiglie, formata appunto dagli scarti di tutti i murici utilizzati per secoli. Dunque eccoci a calpestare pietre antiche e avvertirne la storia che emanano, i loro racconti di civiltà e di morte, di ricchezza e di lotte spietate per averle, una costante dell'uomo comune in maniera solo formalmente differente di tutte le aree e di tutti i periodi storici, nessuno escluso. Si tratta soltanto di un modo darwiniano di adattamento, dove il più forte sostituisce il più debole, temporaneamente fino all'arrivo di un'altra specie, più feroce e determinata, a sua volta destinata nel tempo a soccombere. A resistere sempre e a perpetuarsi invece, è la specie apparentemente più debole, che riesce ad adattarsi ai cambiamenti senza opporsi, ma mutando atteggiamenti e forme, quasi riplasmandosi sui nuovi arrivati, senza contrastarli. Ecco come questi epigoni dei Fenici, sono sempre qui, dopo aver visto passare sopra le loro teste stuoli di eserciti e di feroci conquistatori, con ognuno dei quali, hanno commerciato, si sono arresi, hanno pagato tributi e hanno raccolto per loro le imposte, trattenendone, giustamente una buona parte e continuando a prosperare tranquillamente in pace, almeno fino a quando non hanno cominciato a litigare tra di loro. 
Il leone

Ma questa è un'altra stria che vedremo più avanti. Adesso godiamoci soltanto questa vista meravigliosa, l'azzurro della linea orizzontale che scandisce la separazione tra il mondo umano e quello divino e giriamoci poi verso la città che rimane sempre lì, distrutta e ricostruita mille volte, in attesa del prossimo conquistatore arrabbiato. Rimane il tempo di passeggiare sul largo marciapiede del lungomare, tra venditori di agrumi, pronti a spremere il succo odoroso e fragrante direttamente nel bicchiere e bancarelle alla meglio imbandite sui cofani di auto datate, che mostrano ordinate cassette di pesci, frutto del lavoro dei tanti pescatori, usciti in barca nella notte o che stazionano sui muraglioni con lunghe canne nere, speranzosi di arrotondare. Così appunto la racconta il grande viaggiatore arabo Ibn Battuta nel XIV secolo nel suo famoso libro, Il viaggio: Sidone è una bella città in riva al mare e molto ricca di frutta, da cui si portano in Egitto, fichi, uva passa e olio d'oliva. Qualcuno guarda e chiede i prezzi, pochi comprano. I venditori, restano lì, davanti alla loro esposizione, cercando di richiamare qualche donna velata che passa frettolosamente senza fermarsi, loro cercano di invogliare i possibili clienti tenendo in mano un mazzetto di fogli di banconote clorate come quelle del Monopoli, sulle quali si allineano file di inutili zeri e che ogni giorno valgono sempre di meno, mentre le grida di incoraggiamento sbandierano prezzi convenientissimi costituiti da milioni e milioni di nulla.

Capitelli bizantini

Le rovine del mastio
SURVIVAL KIT

Sidone ( صيدا‎, Ṣāīdā) - Sito già abitato nella preistoria e città antichissima, porto a 40 km da Beirut, raggiungibile in meno di un'ora in auto, ha una storia comune a quasi tutte le città della costa libanese. Nata almeno 6000 anni fa, come porto fenicio, fu sotto il controllo egizio e divenne ricca per la produzione della porpora dal murice e del legno di cedro. Fu conquistata via via dai Filistei, dagli Assiri, dai Persiani, preda di Alessandro Magno e dei Seleucidi, quindi Romana, Bizantina e Omayyade, poi Crociata, preda dei Mamelucchi e infine Ottomana, ogni volta distrutta e ricostruita sulle sue ceneri, se non arresasi subito senza colpo ferire come con Alessandro.  Da vedere per primo il Castello crociato. Calcolate un'oretta, con passeggiata. Non vi citerò d'ora in poi, i prezzi degli ingressi nei vari monumenti e musei, in quanto cambiano continuamente quasi ogni giorno, data la situazione attuale, ma calcolate che vanno di norma dai 2 ai 5 $ a testa per i turisti stranieri.




Il ponte ottomano

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giovedì 16 marzo 2023

Leb 5 - Cibi di strada a Saida


Sidone - Provare per credere a Al-Jardaly for knefe


Saida - Teglia di Al Jardaly

Siamo ormai nel centro di Saida, traffico complicato, luce mediterranea, confusione mediorientale, secondo schemi naturali e adattati alle circostanze. Joelle, nel suo creare itinerario, ama aggiungere piccole ciliegine qua e là, mentre ti fa ripercorrere le linee storiche di questa terra attraverso i millenni. Quindi ecco che prima di inoltrarsi tra le case alla ricerca dei monumenti, ti offre un tocco di vita reale, quella dei libanesi di tutti i giorni, quindi per prima cosa, lasciata l'auto alla meglio dove lo spazio consente una utopia di parcheggio, andiamo a trovare degli amici che fin dal mattino presto, nel loro negozietto sulla strada producono a gettito continuo, una delle squisitezze tra le più accattivanti che si possano immaginare. E' un bugigattolo che dà direttamente sulla strada, insegna solamente in arabo, grande forno alle spalle, come in certe nostre pizze al taglio a Roma. Prodotto quasi unico, credo, el jardaly, cotto in larghe teglie rotonde molto simili alle nostre da farinata e castagnaccio. Per descrivere il risultato finale, e farvi capire la deliziosità assoluta, potremmo assimilarla alla lontana, ad una sorta di focaccia di Recco, due superfici di pastella leggermente croccante e morbida, riempita di formaggio che si fonde cuocendo e formando quel misto di saporosità e scioglievolezza che ti farebbe ingozzare come un'oca da foie gras, fino ed oltre alla sazietà completa. La superficie o la pasta stessa è poi intrisa di un poco di sciroppo zuccheroso che produce un mélange di dolce e salato assolutamente irresistibile. Dalla teglia bollente appena uscita dal forno, te ne viene tagliato un quadrotto fumante e tu rimani lì seduto sugli sgabelli della strada, col tuo cartoccio in mano a ragionare, se è giusto che la vita ti voglia riservare questi privilegi ancora a lungo. 

lavoro e colazione

All'interno i quattro addetti si danno un gran da fare per preparare materiale, per stendere, infornare, tagliare e distribuire, questa colazione al volo molto tipica del posto. E Joelle assicura che questa è la migliore del paese. Ancora una volta bisogna notare le similitudini con quella Liguria di cui vi ho già parlato e che accomunano credo moltissimi dei popoli del mare e ne troveremo molte altre ancora. I ragazzi sono davvero contenti del nostro apprezzamento e non lesinano la disponibilità a mostrarsi al lavoro, tanto che tocca mangiarne un secondo pezzo, capirà. Così la mattinata è partita con un vezzo per lo stomaco, quasi non fossimo già ripieni come otri dopo l'abbondante colazione alberghiera, ma si sa che il turista deve faticà' per guadagnarsi il paradiso, dunque deve introdurre carburante per durare tutto il giorno nel suo peripatetico itinerare. Così mentre ci dirigiamo verso la macchina, Joelle fa segno che bisogna prima ottemperare ad un altro assaggio, dietro l'angolo infatti pare che ci sia il bugigattolo che produce i migliori falafel del Libano e non vorrai mica perdertelo! Eccoci infatti davanti all'altro negozietto, dove un tizio, sorridente e contento dell'attenzione, impasta e manovra a lungo gli ingredienti in un gran contenitore, mescolando con sapienza la farina di fave, principale componente e tutte le altre spezie segrete necessarie a formare il composto magico. Poi comincia formare le palline ovali, ben note a tutti i frequentatori del medio oriente e le tuffa nel pentolone nero ricolmo di olio che ribolle. Le gira a lungo fino a che non assumono quella caratteristica doratura che ne preannuncia la croccantezza, poi le pesca con una schiumarola gigante e ce le mette in un cartoccio pronte ad ustionare le nostre lingue frettolose e ingolosite. 

La teglia

Ma se hai la pazienza di aspettare un attimo che la temperatura al calor bianco scenda a livelli accettabili, ah, che spettacolo, spezzare con un piccolo morso, la crosticina superficiale che immette nella morbida pasta sottostante, mentre il profumo della spezia si diffonde in bocca, riempiendola di esotico e di effluvio orientale, unito al fatto che il fritto rende ogni cosa già di per sé buonissima. Che dire, addirittura migliori, almeno mi sembra, ma può essere che la memoria mi induca in fallo, di quelle provate al Khan al-Khalili del Cairo, tanti anni fa. Così buone da fartene mandar giù un altra anche se non ne avresti voglia e lo stomaco dice basta, non esagerare. Ma Joelle dice che per il cibo, in Libano bisogna sempre esagerare, quindi adeguiamoci, se no potremmo essere soggetti a critiche. Tuttavia mentre anche qui sto seduto sul trespolo a sbocconcellare la polpettina profumata, non riesco a far a meno di raccogliere altri spunti di riflessione, da quello che avviene intorno a noi, su cui è necessario, prima di andare avanti, aprire una parentesi. Ovviamente questo assaggi di cibi di strada costano per noi una sciocchezza, qualche decina di centesimi. Tuttavia accanto a noi accadono cose che non puoi far finta di non vedere. Molti mendicanti, alcuni, bambini con la faccia piuttosto emaciata, chiedono la carità nella via. Uno si piazza vicino a noi e continua a guardarci. Joelle compra un cartoccio di falafel e glie lo da. Lui si siede silenzioso e li mangia lentamente senza luce negli occhi. Nel frattempo di tanto in tanto qualcuno passa davanti al negozio e chiede quanto costino oggi le polpettine, di cui credo si faccia generalmente un consumo compulsivo. 

Pieno e soddisfatto

Un vecchio che tiene per mano un bambino di forse cinque o sei anni, si ferma davanti alla vetrina sulla strada, mentre il nipote guarda la padellona sfrigolante e chiede anche lui il prezzo. Fa una faccia spiacevolmente stupita, storce la bocca, poi riprende la mano del bimbo e se ne va, un po' più ingobbito. Cosa sta succedendo in questo paese? La realtà è che una serie di situazioni generate da politicanti infami e non si sa bene se più corrotti o incapaci, unita ad una serie di congiunzioni esterne molto sfavorevoli, sta conducendo il Libano ad una crisi finanziaria senza eguali, simile a quella che ho già toccato con mano in molti paesi del mondo sfortunati e mal guidati. Infatti in questi giorni l'economia del paese è toccata da una iperinflazione micidiale che sta distruggendo tutto il tessuto economico e la vita della gente. Come tutto questo stia succedendo ha, come ovvio, origini lontane e possiamo risalire a quegli anni sessanta quando questa era considerata la Svizzera del Medio Oriente, pur non producendo molto come esportazione, ma essendo oasi tranquilla in un mondo di fermenti negativi all'intorno, che faceva da calamita, per i capitali di tutta l'area, Poi sono cominciate le serie di rivoluzioni, guerre civili, invasioni degli stati esterni, massacri vari e invasione di profughi da ogni parte, che hanno intaccato duramente la vita di prima. Attentati di ogni genere hanno dato la morte anche a quei politici che forse erano meno peggio di altri, unito alle pressioni esterne e quindi la crescita esponenziale del debito, ha portato il paese come si dice in braghe di tela e da quel momento non si è più ripreso, tra improvvisi tracolli e aiuti internazionali pelosi, unito il tutto a quella incertezza militare e politica che economicamente fa tanti danni. 

Altre squisitezze

Ultimi fatti, dato che piove sempre sul bagnato, la spaventosa esplosione di cui parleremo, del porto di Beirut, che altre ai morti e alle distruzioni, privò il paese di quasi la metà delle sue riserve di cereali annuali e poi il Covid che ha messo in ginocchio il rinascente afflusso turistico, poi la guerra in Ukraina, con l'esplosione dei prezzi delle derrate alimentari, di cui il paese è importatore netto, infine il terremoto e i venti di altra guerra circostante e i nuovi flussi di masse disperate ed affamate, dato che comunque questo è ancora il posto dove si sta meglio da quelle parti, hanno dato la mazzata finale. Il governo tentando stolidamente di parare il colpo aveva messo un tasso di cambio fisso di 1 $ per 15.000 Lire Libanesi, calcolando che da tempo la maggior parte dei cittadini e delle attività commerciali del paese avevano un conto in dollari. Ma tu puoi imporre qualunque cambio teorico, ma poi è il mercato che decide, in base a come va il paese, quale sia il cambio giusto e man mano il valore reale della moneta locale ha preso a scendere, fino ad arrivare qualche settimana fa a 60.000 LL/$, in una sorta di mercato grigio/nero, tuttavia tolleratissimo, alla luce del sole, con i negozi dei cambisti lungo le strade. Ora capirete che se tu hai in banca 10.000 $ depositati su un conto e quando vai a ritirare i tuoi soldi, te li danno in Lire Libanesi al cambio ufficiale  di 1/15.000, ma quando vai al negozio a spenderli in valore è di 1/60.000 vuol dire che se prendevi 400 $ di stipendio adesso il tuo valore di acquisto è di !00, un quarto di quello di prima, come se il nostro pensionato che ha 1000 € al mese si trovasse all'improvviso ad averun potere di acquisto di 250. 

Frittura dei Falafel

Diciamo che se compravi un chilo di pane adesso ne compri 2 etti e mezzo, anzi addirittura devi ancora dimezzare visto che il prezzo della grano sul mercato internazionale è raddoppiato e quindi il suo prezzo è aumentato di conseguenza. C'è da far saltare il coperchio della pentola. Allo stesso tempo lo stato è praticamente scomparso dai servizi pubblici. La corrente elettrica viene fornita una o due ore al giorno, le città sono buie e la sanità pubblica è praticamente assente, se non hai soldi cash, e ti ammali, sei morto, non parliamo se ti devi operare, mancano o sono rarissimi e al mercato nero medicinali essenziali. (Vi ricorda mica qualche cosa, per capire dove ci vogliono portare?). Ovviamente non parliamo di scuola pubblica. Questo provoca ovviamente, in un paese continuamente già infiammato da problemi e conflitti interni enormi, situazioni esagerate, ulteriormente infiammate dai problemi religiosi sui quali tutti buttano benzina, ma di questo parleremo ancora. La cronaca ha raccontato di gente che è andata a rapinare con la pistola la filiale della banca dove aveva i suoi risparmi per farsi dare i suoi dollari, perché doveva andare in ospedale e non aveva soldi liquidi. Pare che un tizio si sia dato fuoco davanti alla sua banca perché non poteva riavere i suoi risparmi. Ogni tanto gruppi di persone si radunano davanti alle banche a tirare sassi alle vetrine. 

Banco di frutta

Questa settimana sembra che il problema si stia ulteriormente acuendo. Il giorno che siamo arrivati la Lira era a 70.000, ma la mattina dei falafel, tanto per capirci, era già a 82.000, la sera poi, era salita a 90.000, per poi stabilizzarsi un poco nei giorni successivi. Naturalmente tutto questo perché qui non c'è una moneta paracadute a protezione come l'euro, ma solo la "lira", alla faccia di certi infami movimenti che pure da noi hanno un certo credito. Capite cosa significa l'ipersvalutazione, e pensare che c'erano dei deficienti qui da noi, che ce l'avevano con quelli che hanno cercato, contro ogni convenienza elettorale, di consolidare la finanza pubblica, perché "mettevano le mani nelle tasche degli italiani"! In questo modo, auspicato generalmente da tutti i movimenti populisti, in cerca di voti stolidi, quello della finanza allegra e incontrollata, è il solo modo dimostrato, per far rimanere la gente senza pantaloni e anche mutande, altro che soldi dalle tasche. Eventi che io ho già visto e toccato con mano direttamente in Argentina e in Ukraina, altri cieli stessa storia e vedete bene dove vadano a sfociare queste situazioni. Naturalmente poi, se voi passeggiate per la strada, queste cose non appaiono direttamente alla vista, se non hai sguardo attento, neanche te ne accorgi, le vie sono intasate di macchie anche lussuose, nonostante un pieno costi mezzo stipendio di un operaio; nei ristoranti costosi devi prenotare se no, non trovi posto e il suk è pieno di gente che gira, guarda, vive. Tuttavia vedere lo sguardo triste di quel nonno che ha rinunciato a comprare un cartoccio di falafel al nipotino, ti fa male, anche se attorno la vita, tumultuosa e ferocemente convulsa, va avanti.

Ce n'è per tutti

SURVIVAL KIT

Uno degli aspetti da non trascurare del paese sono i cibi di strada, che troverete ovunque su bancarelle, negozietti e mercati e che costituiscono uno spaccato di una vita gastronomica da non perdere assolutamente (Specialmente a Saida da Mostafa Jardali Sweets: Al-Jardaly for knefe, controllate qui). Occhio ai falafel se qualcuno soffre di favismo! Fatevi indicare dai locali quali siano i negozietti migliori per provare le varie specialità di ogni città e provatele senza riserve, rimarrete stupiti.


Piattino di falafel

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