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mercoledì 12 marzo 2014

Primo impatto

Una via di Saigon
Sono stordito. Stordito dal volo, dalle ore di immobilismo che incartapecoriscono giunture fisiche e mentali. I minuti infiniti che trascorri sulle poltroncine dure in attesa di salire e quelle appena più morbide, ma più strette dove la tua pancia immensa rimane legata come un salame fresco in attesa di scendere, condizionano la tua ansia di verificare le attese e quando la nuova città ti abbraccia non capisci neanche se è un'amica sincera che ti aspettava ansiosa o una puttana in attesa di sfilarti il portafoglio. Sei troppo confuso e smarrito a guardarti attorno per cogliere i primi segnali, quelli che orienteranno subito il tuo (pre)giudizio per farlo collimare con quelli che ti sei portato da casa. Avevo ingannato i tanti giri delle lancette dell'orologio con L'americano tranquillo di Greene e quindi, dai finestrini dell'auto eccomi qua a spiare la gente, le vie, le case, per tentare di riconoscere i luoghi citati, di far collimare la descrizione puntigliosa della vecchia via Catinat e le coppie di ragazze in aodai bianchi svolazzanti, che scivolano con eleganza sulle biciclette nere. Accidente non se ne vede più neanche una, né di aodai, né di biciclette. Lo so che è sciocco basarsi su descrizioni vecchie di cinquanta anni, però in questi casi cerchi il senso generale, l'imprinting di un luogo. Più penetro nel centro, più aumenta la confusione, anche se le auto alla fine non sono molte. Sono completamente circondato, prigioniero di un'orda di motorini così incredibilmente fitta ed infinita da chiedermi come sia possibile una simile densità. 

Ecco, questa senza dubbio è la nota chiave della città, quella che la distingue immediatamente da tutte le altre. Ancora non ho capito se Saigon è diventata HoChi Minh oppure e rimasta, o ridiventata come prima, la città coloniale preda di tutte le morbosità, crocevia di interessi di ogni tipo, pervasa da un fervore affaristico di convulsi desideri di opportunità, di seconde occasioni per gente che ha perduto le prime, iperpopolata da quanti da tutta questa confusione sperano di ricavare qualche cosa, di agganciarsi alle opportunità create dalle situazioni, dove trionfa il commercio, l'affare purchessia, dove circola il denaro e tutti possono arricchirsi. Cerco una costante, una nota chiave. Ecco, i motorini. Hanno sostituito del tutto le biciclette così come caschi, sneakers e jeans hanno eliminato gli aodai delle ragazze; gli unici che vedi sono quelli finti delle divise di qualche albergo. Ma sono così tanti e occupano così completamente ogni spazio possibile da mettere in minoranza ogni altro mezzo di trasporto piedi compresi. I marciapiedi sono completamente occupati da file infinite di mezzi in sosta ordinata o meno davanti ai negozi, impedendone anche l'ingresso. Stanno addirittura dentro i negozi. Ecco una gioielleria elegante che, nel corridoio davanti alle vetrinette piene di bracciali d'oro e cascate di perle,  ne ha parcheggiati dentro addirittura due, del proprietario o del commesso e una cliente, dall'hijab calzato in testa, che lascia uscire una ciocca sbarazzina, forse una malese in vacanza, in cerca di occasioni, deve spostare le manopole del manubrio di una Vespa per accedere alla bacheca degli anelli. La strada poi, è completamente occupata da un fiume in movimento, senza fine, senza sosta, senza spazi di respiro. Negli incroci senza semafori due fiumi si incontrano. 

Le loro acque si frangono le une sulle altre; al centro, le infinite gocce d'acqua si mescolano seguendo un flusso difficile da capire, ma tutti vanno avanti procedono nella direzione voluta senza curarsi di quanto li circonda. Suonando accuratamente il piccolo clacson, si procede, schivando ed essendo schivati a stretto contatto di gomito, facendosi forza se si è in numero maggiore o più veloce nella medesima direzione, facendo muro compatto che quindi obbliga il nemico che spinge nei  fianchi a rallentare o a fermarsi per riprendere subito dopo movimento e posizione appena si apra un varco di pochi centimetri. A parte il rumore dei clacson che forma una colonna sonora bitonale costante, non vedi però cenno di dispute verbali o di contestazioni di precedenza. Vige insomma comunque una specie di codice in cui passa sempre chi riesce a mettere la ruota del suo scooter davanti a quella degli altri, impedendone fisicamente il passaggio. E' un diritto che non viene contestato, né evidentemente visto come una prepotenza. Come nel rugby, bisogna quindi avanzare, avanzare sempre senza pietà per chi ti è vicino, compagno di ventura ma nemico ad un tempo da sopravanzare e sconfiggere, se vuoi arrivare a casa. Buttarsi in ogni piccolo spazio lasciato casualmente libero per conquistare la meta e guadagnare punti. Così se un tratto di marciapiede rimane miracolosamente vuoto di mezzi parcheggiati e allo stesso tempo libero delle mille attività ambulanti che di solito lo occupano, ecco che diventa subito via secondaria in  cui buttarsi per superare il fiume dalle acque immobilizzate dalla piena delle strade laterali. 

Anche il semaforo è chiaramente un optional, poco seguito. Vale solo per le situazioni in cui il flusso è troppo veloce per essere interrotto, negli altri casi ci si butta tranquilli, se la speranza di passaggio data dal rallentamento generale lo consente. Nessuno si adombra, tutti schivano i mezzi che rimangono imprigionati nel centro dell'incrocio, senza comunque la minima comprensione per farli almeno procedere a che si tolgano di mezzo per intralciare di meno. Ho visto un sacco di città dal traffico caotico e assordante, ma vi assicuro che questa è una cosa unica che diventa un vero spettacolo, basti osservare gli sparuti occidentali bloccati su qualche angolo e intenti a filmare il tutto come fosse una attrazione turistica vera e propria. A questo punto mi chiederete come si inserisce in tutto questo il pedone, pure presente in maniera massiccia, se pure minoritaria, per le vie di Saigon. A parte i locali che, evidentemente su questo fronte, sono frutto di una selezione darwiniana e sgaiattolano con una certa agile facilità, pur trasportando masserizie ingombranti sui bilancieri, con passo ondulato, per tutti gli altri sarebbe necessario fare un piccolo corso, o comunque leggere attentamente un libretto di istruzioni, diversamente si corre il rischio di rimanere su un lato della strada per diverse ore. Sgombrato subito il campo dall'idea balzana di servirsi delle strisce, che pure sono puntigliosamente disegnate dovunque, ma forse solo a scopo ornamentale, è necessaria decisione, conoscenza della situazione e soprattutto assenza di paura. Come il samurai diventava grande e imbattibile solo se acquisiva tra le sue  capacità la mancanza della paura della morte, l'aspirante attraversatore di un flusso di traffico saigonese, deve individuare con capace colpo d'occhio il momento in cui il flusso di motorini sia anche solo leggermente meno denso o in via di generale rallentamento, dovuto ad un blocco di un altro flusso perpendicolare, quindi deve iniziare un attraversamento in linea leggermente diagonale controcorrente verso il marciapiede opposto, verso la meta agognata. 

Il percorso deve rimanere perfettamente rettilineo, privo di tentennamenti e soprattutto essere eseguito a velocità costante e senza mostrare titubanze od esitazioni che possano indurre i guidatori di motorini a temere che ci si debba fermare in mezzo alla strada. Non bisogna assolutamente preoccuparsi che ci siano decine di mezzi che puntano verso di voi anche a velocità sostenuta, come se vincessero un premio abbattendo la bambolina, ma si deve procedere sempre e comunque senza paura. Il criterio è che chi arriva, vi vede a calcolando la vostra traiettoria vi deve scansare. Siete voi in sostanza che avete messo la ruota davanti per primo, tocca agli altri non centrarvi in pieno schiacciandovi sull'asfalto come una lattina di Coca Cola. Almeno questa è la teoria. Comunque, fa parte dell'avventura, A chi piace il bungee jumping, a chi il kytesurf, a chi gettarsi col paracadute. Diciamo che si può equiparare a uno sport estremo, molto adrenalinico che vi darà un sacco di soddisfazione, soprattutto quando atterrerete sull'altro lato della strada dopo essere stati sfiorati mille volte dai freni dei 6 milioni di motorini che circolano per le vie di Saigon ogni giorno. D'altra parte se siete lì, non potete perdervi neanche volendo questa emozione, pena lo starsene chiusi in albergo tutto il giorno. Comincerò ad allenarmi da domani, come in tutte le cose bisogna applicarsi. Intanto ecco il mio albergo dove mi congiungo con i miei due compagni di viaggio arrivati via terra dal confine cambogiano. Sono contento di vederli, non mi piace viaggiare da solo, è vero che non litighi con nessuno, ma non hai neanche la possibilità di girati verso il tuo amico per dirgli: "Dai che se non passiamo adesso rimaniamo sullo spartitraffico tutta la notte". E poi in tre si fa massa critica e i motorini ti vedono meglio e ti evitano più facilmente.


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SURVIVAL KIT 2

Il Vietnam, come tutti gli altri paesi del sudest asiatico è facilmente visitabile da soli per  i cosiddetti turisti fai da te, tuttavia, rivolgersi ad una agenzia locale per acquistare pacchetti completi o altri servizi anche parziali, può rivelarsi addirittura più conveniente, sia dal punto di vista economico che da quello della comodità soprattutto degli spostamenti. E' di certo fascinoso e similavventuriero saltare da un autobus locale all'altro, viaggiare con le galline e i maiali, discutere col tassista sul prezzi di ogni corsa, ma spesso questo fa perdere un sacco di tempo, si viene fregati o si spende addirittura di più.

Io mi sono appoggiato ad:

Asiatica Travel - Suite A1203, build. M3-M4 - 91, Nguyen Chi Tranh Str. - Hanoi (www.asiatica-travel.com). 

Questa agenzia che si occupa anche di Laos, Cambogia e Thailandia, mi ha offerto tramite la Sig.na Nguyen Quynh Nga, un servizio assolutamente ottimo, economico, flessibile e adattato, attraverso una lunga corrispondenza, alle mie esigenze, di percorso, di modo di viaggiare e di budget. Ha risolto con prontezza ogni piccolo inconveniente e mi ha dato la sensazione di assoluta affidabilità, fornendomi anche molti consigli utili sull'itinerario. La consiglio assolutamente.

Taxi dall'aeroporto. Ricordatevi di prenderne sempre uno ufficiale che faccia scattare il tassametro. Dall'aeroporto dovrebbe venire attorno ai 10$ per il centro.

Pullman da Phnom Penh - Molto comodo. Ci mette circa 6 h. Passaggio in frontiera senza problemi e piuttosto veloce. Molte compagnie effettuano la tratta con una decina di $. I terminal sono piuttosto vicini al centro per cui se prenderete un taxi (a tassametro, es. Vinasun) per l'albergo, saranno solo qualche $




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domenica 27 dicembre 2009

Lettera aperta al Signor Sindaco di Alessandria.

Lettera aperta al Signor Sindaco di Alessandria.

Egregio Signor Sindaco, approfitto del fatto che subito dopo Natale, tutti sono satolli di cibo ed assolutamente inclini a trovare soluzioni condivise nel generale clima di bontà che in questi giorni si è disteso sul paese come una cappa lieve, per scriverLe questa lettera aperta, certo che Lei, che so molto attento alla comunicazione ed alle sue sottigliezze, le darà un’occhiata non distratta. Io ho la sventura di risiedere nel quartiere che il fulmineo abbattimento del ponte Cittadella ha reso assai duro da vivere. Certo è stato magnifico vedere, se come sembra era necessario, in una settimana ed oltretutto in pieno agosto, mese insolito per lo svolgersi dei lavori pubblici, ogni pietra del ponte sia stata portata via con una efficienza rara ed encomiabile. Pensi che io mi ero addirittura aspettato che con altrettanta rapidità cominciasse la costruzione del nuovo ponte, anche per sbugiardare le Cassandre che pretendono che quelli della nostra età, non arriveranno mai a vederlo. Gente di poca fede senza dubbio e forse si fa male a definirle Cassandre, che, come ben si sa, non era ascoltata, ma vedeva perfettamente il futuro; speriamo di no. Ora, si sarebbe trattato, quantomeno di rendere il meno invivibile possibile il quartiere Piscina per gli anni che verranno, siano quelli che siano. Io penso che concorderà con tutti noi che ci abitiamo, che la scelta logistica che è stata fatta è stato un tragico errore che trasforma nelle ore di punta, tutto lo Spalto Borgoglio, reso tragicamente senza vie d’uscita, in un budello privo di speranze, che costringe i residenti (gli altri no, per fortuna, giacchè tutti hanno capito come, giustamente, sia esiziale alla salute fisica e mentale, frequentare questa parte della città) a compiere un percorso infinito, andando a destra per chi vuole andare a sinistra e viceversa, un giro dell’oca mortale con coda punitiva ad ogni rotonda, sbattuti fino alla prigione del Londra senza passare dal via. Ore ed ore che passeremo in macchina per anni, ammorbando l’aria per le centinaia di chilometri in più percorsi senza colpe, lanciando maledizioni a chi ha imposto questo contrappasso dantesco. Per la verità a tutto c’è rimedio, in questo caso, poi, basterebbe, senza alcuna spesa, a costo zero si direbbe, per lo meno, provare a fare un intervento minimo che, di certo, e qui tutti ne sono convinti, agevolerebbe e di molto anche se non risolverebbe del tutto, il problema. Infatti l’apertura della rotonda del Liceo Scientifico, consentirebbe di smaltire tutto quel traffico (di residenti) che debbono inutilmente proseguire fino alla ronda successiva per tornare indietro creando una doppia coda; inoltre l’apertura dei varchi di Spalto Borgoglio, inopinatamente chiusi, consentirebbero a chi deve andare verso lo Stadio di evitare di gravare ulteriormente il flusso verso la stazione. Io penso che Lei sia stato mal consigliato e che adesso, chi ha deciso con pervicacia di non voler correggere un errore così evidente, La costringa non soltanto a incaponirsi in questo cul de sac senza uscita, ma anche a gettare 500.000 euro in una inutile ulteriore rotonda, come ci ha ben illustrato nella lettera che ha avuto la cortesia di mandarci. Riconoscere un errore è sintomo di umiltà e di intelligenza, oltretutto quando si può correggere senza spesa. La prego, dimostri di saper prendere le distanze da chi non vuol prendere atto dei fatti, per poter con giusta ragione continuare ad essere uno dei sindaci più amati d’Italia. Lo sa, il volgo è suscettibile, ci vuole un attimo a perdere il favore delle masse. Con l’augurio che questi giorni di pace e serenità Le consentano di meditare con calma sul problema, lontano da cattivi consiglieri, Le invio, con immutata stima, i miei più cordiali saluti.

Enrico Bo

Come prevedevo il nostro Sindaco mi ha prontamente risposto quanto segue:

Caro
signor Enrico,

purtroppo
la dimostrazione di cosa vuol dire aprire la rotonda dello scientifico l’ha
avuta qualche giorno fa. Un buontempone lo ha fatto di soppiatto nel pomeriggio:
risultato? Quello da voi preconizzato? No: coda fino a largo Catania, coda da
San Michele, coda dal cavalcavia, coda fino in piazza
Garibaldi.

È
proprio vero che ogni tanto manca a qualche mio concittadino il senso
dell’astrazione. Non bastano le simulazioni al computer (trova tutto sul mio
sito www.fabbio.it) occorre provare. Il che
equivale a dire che se non metto la mano in bocca al leone non sono convinto che
me la stacchi con un morso.

Purtroppo
il flusso del traffico indirizzato tutto su un ponte non poteva che portare
squilibri che, nei prossimi mesi si compenseranno con due misure convergenti: la
costruzione della rotonda davanti al palazzetto (si ricordi che serve anche un
elemento fisico di contenimento e riduzione della velocità se parliamo di
sicurezza stradale) e la conclusione della tangenziale fino al casello di San
Michele. Occorre avere solo un po’ di pazienza e un po’ di fiducia in chi ogni
giorno studia questi problemi e individua soluzioni
possibili.

Contraccambio
a lei e famiglia i migliori auguri di buon anno con ancora una postilla: se un
ponte si può demolire in fretta non altrettanto tempo ci vorrà per costruirlo.
Come avrà certamente letto il 22 dicembre abbiamo firmato l’accordo di programma
che mette a disposizione 18 milioni di euro per la realizzazione entro il
dicembre 2012 del nuovo ponte Tanaro, che certamente – anatemi di Sgarbi a parte
– percorreremo insieme.

Piercarlo
Fabbio

Carissimo Signor Sindaco

Innanzitutto La ringrazio per la pronta risposta, ma La prego non sia così irritato, Le ho scritto durante le feste proprio perché tutti sono più sereni e disposti al dialogo ed anche a prendere in considerazione punti di vista diversi. Io, fossi in Lei, non avrei timore di mettere alla prova le teorie dei miei esperti, soprattutto se si può fare senza spendere un Euro. Quello che è successo l’altro giorno in seguito all’inopinato e sciocco intervento estemporaneo di qualche buontempone, non può essere preso a testimonianza, proprio per la casualità e l’irregolarità dell’evento. Invece lasciare aperta la rotonda dello scientifico per 3 o 4 giorni sarebbe una buona (e gratuita) prova per rafforzare le Sue ragioni e dare una soddisfazione ad una bella fetta di popolazione (votante) che altro non aspetta che di essere convinta della bontà di alcune scelte.

Per il resto concordo assolutamente che nessun ponte può essere costruito in una settimana, ma sicuramente un ponte dovrebbe essere abbattuto solo il giorno antecedente alla posa della prima pietra del nuovo ponte e non con un anno di anticipo, tanto per portarsi avanti coi lavori. Sarebbe stato un anno in meno di (certamente inevitabili) disagi. E non è mica poco.

Con rinnovata stima

Enrico Bo

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