martedì 18 agosto 2026

Pam 45 - Verso la capitale

Il lago Issikkul - Kirghizistan - giugno 2026

 

Il B&B
Giriamo un po' tra le stradine sterrate del paesotto balneare. Una serie di case, B&B, villette e alberghetti. Questo ormai è un luogo di vacanza a tutto tondo, dove arrivano dalla città a passare un periodo di ferie e non solo; evidentemente la zona è diventata molto popolare. Troviamo il B&B dove avevamo telefonato e la signora con la figlia ci aspettano davanti al cancello e ci assegnano le stanze. E' chiaro che il posto è piuttosto nuovo e aperto da poco, per lo meno da quando la zona si è aperta al turismo interno e sta crescendo progressivamente, d'altra parte qui dove non esiste il mare, ricordiamoci sempre che siamo nel paese più lontano da una qualunque zona marina del mondo, un lago di queste dimensioni è una soluzione ideale per queste forme occidentali che a poco a  poco stanno uniformando anche questo paese al resto del mondo. La signora ci racconta subito che nell'albergotto vicino c'è un intero gruppo di italiani arrivato ieri, tanto per farci capire che qui ormai siamo della Rimini dell'Asia Centrale. Noi intanto non perdiamo tempo e visto che siamo vicinissimi alla spiaggia del paese, non più di cento metri, ci bardiamo subito da bagnanti e ci precipitiamo a cercare la lingua di sabbia  o meglio di sassolini, che troviamo già abbastanza popolata. Io mi fiondo subito in acqua, non sia mai che non provi l'emozione del bagno nell'Issikkul, dopo averlo tanto sognato! 

Il sirenetto
L'acqua non è niente affatto gelida come temevo, anzi direi c he si sta proprio bene, non per niente, come abbiamo già detto il nome del lago tradotto in italiano, parla chiaro: Acque calde e poi la salinità anche se non molto alta, tiene pure a galla piuttosto bene. Intorno a noi famigliole con bambini gioiosi che giocano e si buttano in acqua continuamente come in un qualunque lido di ogni parte del mondo. Certo non è quello che mi ero immaginato, ma la chiosa di monti lontani all'orizzonte, con le bianche cime che si allungano all'infinito, sono pur sempre un bel vedere, anche se non compare dalla bruma della sera il famoso Battello bianco. Pazienza, vuol dire che ci consoleremo questa sera allo Shashlik Park, con un'altra trota dalle dimensioni assolutamente sproporzionate e ce ne andremo a letto comunque soddisfatti. Ricordatevi che non bisogna sempre avere pretese fuori misura e poi, di norma, quando ti fai delle aspettative esagerate, la delusione è lì che ti aspetta fuori della porta, quando invece non ti aspetti niente di speciale, ecco che hai le soddisfazioni più solide e la meraviglia più grande e noi la meraviglia in questo viaggio abbiamo avuto modo di dispiegarla più volte. 

La mattina invece, è sempre più fatica ad alzarsi, sarà che il viaggio è quasi arrivato al termine, sarà che è dolce poltrire a letto, ma gli aromi della colazione appena pronta, con le ragazze che continuano a portare vassoi e che vedi passare davanti alle finestre che danno sul cortile, riesce alla fine a smuovere anche i morti, così alla fine verso le 9:00, salutate calorosamente le nostre ospiti, partiamo verso la capitale. C'è tempo però per ripercorrere nuovamente tutta la parte nord del lago, per almeno una cinquantina di chilometri, per apprezzarne la bellezza, certo non più selvaggia, come si dice di solito, ma pacatamente tranquilla, come si confà ad un grande bacino lacustre di montagna, in un'area ancora naturalisticamente interessante. E' molto probabile che la parte sud del lago, quella più lontana dalla pressione della massa turistica, sia di certo più affascinante e che presenti aree da visitare con la calma di cui noi purtroppo non disponiamo, ma pazienza, queste alternative le possono sfruttare solo i veri viaggiatori di lungo corso, noi, col nostro maledetto biglietto di ritorno forzato che ci pesa in tasca come un macigno, possiamo solo sentirne il fardello doloroso e procedere senza por tempo in mezzo verso l'imbarco. Intanto godiamoci fino a che è possibile, le belle viste che anche dalla strada principale possiamo buttare sullo specchio d'acqua azzurro intenso che sfila al nostro fianco. 

Il canyon
Poi il lago di colpo finisce e la strada procede attraverso una gola larga che attraversa la piccola catena montuosa che ci separa dalla grande valle successiva, quella che ci condurrà fino a Bishkek. Queste gole lungo il fiume Chuj, sono sempre molto scenografiche, dominate come tutte le altre che abbiamo traversato in questo paese, da rocce tenere e rosse, foderate fino a quando possibile da prati e pascoli verdissimi, che rendono il contrasto di colore quasi accecante. Quello che si apre al nostro fianco, credo che si tratti del Konorchek canyon, si allunga verso l'interno delle montagne alla nostra sinistra e probabilmente potrebbe essere anche bello da esplorare fino al fondo, ma già dalla sua apertura rivela scorci molto fotogenici.  Lungo la strada tuttavia, mentre in precedenza avevi l'impressione di una terra sostanzialmente semidesertica e povera di abitanti, popolata solamente dai gruppi delle yurte lontane e dai pastori che ci vivono, qui i paesini e le case moderne sono sempre più frequenti, mentre i tratti di pianura sono ormai dedicati all'agricoltura e agli alberi da frutta. Il traffico si fa via via più intenso; lungo la strada sono frequentissimi i banchetti che offrono qualcosa ai molti automobilisti di passaggio, tutta gente che arriva o va verso il lago, presumibilmente in vacanza o per la gita di una giornata, quindi anche facilmente probabili clienti delle cose di campagna, come si dice dal produttore al consumatore e assolutamente a chilometro zero per uniformarsi alle tendenze di moda anche da noi. 

Ecco quindi, visto che la strada corre vicino ad un fiume, grandi banchi che espongono trote aperte e pulite delle interiora, che seccano al sole mostrando le loro carni rosate, oppure ragazzini che tendono corde per appendere serti di ciliegie. Non possiamo rimanere inerti al richiamo e ci fermiamo a comprarne un grappolo di almeno un chilo a circa due euro, che ci mangeremo lungo il cammino. Buonissime. Il bambino che ce le vende appare deciso nel suo business e ci affibbia il pacchetto con movimenti professionali, toglie, incarta, sporge nella macchina, ritira i soldi, ringrazia e passa ai prossimi clienti senza por troppo tempo in mezzo. Qui non si sta mica a pettinar le bambole. Noi intanto mangiamo golosi e le finiamo in breve tempo, mentre procediamo, poi, non appena la valle si allarga e la strada si trasforma in autostrada a doppia corsia, il traffico diventa più intenso. Passiamo vicino a Tokmok, dove si potrebbe anche fare una sosta per vedere la Burana Tower, un minareto dell'XI secolo, dall'apparenza piuttosto tozza che avrebbe perso almeno una ventina di metri nella parte sommitale, mentre ne rimangono oggi ancora circa 25 metri, rimessi in piedi con un restauro di epoca sovietica. Questo, assieme a poche altre rovine, di tombe e mausolei, facevano parte dell'antica città di Balasagun, che tuttavia non presenta particolari interessi, così un po' per pigrizia, un po' perché a questo punto ormai hai fretta di arrivare, tiriamo via.

Trote
Il luogo è ovviamente maturo per una leggenda, guarda caso molto simile ad un altra che di certo conoscerete. Il re locale viene avvisato da una strega che la figlia morirà a diciotto anni. Il poverino terrorizzato, per proteggerla, la rinchiude da bambina in questa torre, senza lasciarla mai uscire. Ma il giorno del suo diciottesimo compleanno, guarda caso, un ragno velenoso arrivato con il cibo, la morde uccidendola e qui niente principi per risvegliarla, si vede che non piacciono le storie a lieto fine. Noi invece andiamo avanti lungo questo percorso rettilineo della A365, che percorre perfettamente il confine con il Kazakistan, anzi le basse montagne che corrono alla nostra destra sono già territorio kazako. Dopo un po' di chilometri ecco che proprio sulla corsia di destra si forma una gigantesca coda, siamo arrivato infatti alla breve deviazione che porta al valico di frontiera, che vediamo distintamente anche dalla strada, quello che utilizzano i kazaki per attraversare il confine e venire in vacanza sul famoso lago e che ormai è diventato meta comunissima anche per gli abitanti della vicina Alma Ata. Superato questo valico, il traffico diminuisce e si riduce al va e vieni che arriva dalla capitale, che per la verità non è più molto lontana. 

Infatti crescono i paesi, fino a diventare una sfilata continua di abitati che segnalano il fatto di essere arrivati in quella che è diventata una sterminata periferia, fatta di gruppi di case, industrie e zone suburbane. Ma prima di entrare in città dobbiamo ancora ottemperare ad una procedura che evidentemente dovrebbe essere una specie di obbligo. Bisogna infatti lavare la macchina, perché sembra (cosa che mi ricorda gli obblighi della Mosca degli anni '90) che le macchine che girano in città debbano essere assolutamente pulite da terra e fango, ragion per cui si presenta la necessità di fermarci a far lavare il nostro mezzo in uno dei tantissimi lavamacchine che costeggiano la strada, al fine di evitare una multa quasi certa. Mentre si ottempera all'obbligo, ci fermiamo ad un bel ristorante uzbeko lungo la strada, dove ci facciamo il solito spiedino dalle dimensioni maestose e dalla succulenza ormai proverbiale. Poi finalmente entriamo in città, che qualcuno mi aveva definito come una delle più brutte dell'ex-Unione Sovietica. Per la verità questa etichetta si rivelerà essere una malevola calunnia, nel senso che di certo non è una città meravigliosa, ma presenta anche molti aspetti gradevoli ed interessanti. Noi la visiteremo dettagliatamente domani, nel frattempo giriamo per il centro alla ricerca di un ricovero per la notte. 

Sulla spiaggia



SURVIVAL KIT

Guesthouse Tan - Naru - Chalpon - Ata - In ottima posizione, vicino ai servizi e 30 km dal nuovo aeroporto. Villetta con belle stanze, pulite e ampie, ben dotate, letto King, TV, no wifi. Bagno nuovo ben dotato. Spiaggetta a 100 m. Colazione ottima ed abbondante. Gestori molto gentili. Booking lo dà in alta stagione a 65 € per la doppia.




Shashlik park
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