domenica 9 agosto 2026

Pam 40 - Kazarman

Il nevaio - Kazarman - Kirghizistan - giugno 2026

 

Pascolo
Non mancano più molti chilometri a Kazarman, una cittadina che giace in fondo ad una suggestiva valle circondata di monti, nostro punto di arrivo per stasera. La strada per arrivarci attraversa ancora alcuni percorsi contorti, dove attorno scendono canaloni impressionanti, che arrivano dalle catene circostanti. Quelli rivolti a nord sono ancora completamente pieni di neve che si spinge quasi fino al ciglio dell'asfalto. Questo fa capire come questa area sia sempre stata particolarmente isolata. Qui le precipitazioni invernali sono molto abbondanti e la zona rimaneva chiusa per mesi, in particolare quando c'era solamente la strada vecchia, ma da quest'anno, almeno così si spera, il miglioramento viabile dovrebbe essere concreto. Comunque tutti gli automobilisti di passaggio, sono subito attirati dalla possibilità di un selfie con i nevai che precipitano dall'alto, portandosi dietro frane e detriti vari, circondati dai fianchi scoscesi delle montagne, adesso smeraldini, per farsi un bel selfie. Il colore di questi prati è davvero stupendo, così forte e acceso ed al tempo stesso sfumato ai bordi quando si collega con dolci curve al terreno  ed alla roccia. Poi la strada, dopo aver superato l'ultima asperità del passo di Toguz Togo scende e in un'altra mezz'oretta eccoci arrivati, attorno ai 1300 metri, a Kazarman, un paesino all'apparenza insignificante sorto in periodo sovietico come presidio militare per la zona, che sorge dove si incrocia la cresta terminale della valle di Fergana e le montagne del Moldo-Too. 

Kazarman
Non per nulla il nome arriva dal fatto che la sessantina di soldati zaristi che avevano preso stanza qui all'inizio del '900, chiamarono il luogo la Caserma, così il nome è passato direttamente al paesino sorto nello stesso luogo per i lavoratori della miniera d'oro a cielo aperto, ormai semiabbandonata che era stata scoperta sui monti vicini. Il crollo dell'attività mineraria, ha reso questo, una sorta di paese fantasma, abbandonato dai giovani, che sopravvive con la residua popolazione sovietica rimasta, attorno alla piazza principale e alla Dom Kultury. In effetti il paese sembra semi spopolato, vedi poca gente in giro e le strade corrono rettilinee e solitarie lungo le file di vecchie case di legno, spesso dall'aspetto di vere e proprie baracche poverissime e attorno alle malandatissime krushiovke del centro, sopravvissute come le altre costruzioni pubbliche, fino al vecchio aeroporto semiabbandonato e credo ormai addirittura fuori servizio. Pochissimi gli esercizi commerciali aperti e scarsissime le possibilità di alloggio ed è un peccato perché questa zona presenta moltissime possibilità di escursioni nei dintorni, lungo valle solitarie e sconosciute e assolutamente lontane dal turismo, anche per l'isolamento di cui hanno goduto fino ad oggi. 

Una moschea
Tutto questo potrebbe di certo diventare un vero e proprio paradiso per trekkers in cerca di mete poco note e solitarie. Proprio grazie al suo isolamento infatti, l'area, situata all'esatto centro del Kirghizistan ne mantiene inalterato, il suo puro stile di vita. Così la signora ci conduce direttamente al suo B&B, che ammetto sarebbe stato difficile da scovare, visto che è ben nascosto tra le altre case e in giro non si vede anima viva per chiedere informazioni, che da fuori, diciamo la verità non presenta molto bene, anzi appare come poco più di una baracca di campagna, mentre all'interno si rivela essere completamente ristrutturato e alla fin fine assai accogliente. I gestori si fanno in quattro per accontentarci, come sempre infatti, nei luoghi di famiglia, il calore dell'accoglienza è decisamente superiore a quello delle città. Andiamo a fare un giro per il paese, anche per cercare un posto dove mangiare qualche cosa. Il giro come ho già detto, ci porta in mezzo a questa sorta di cittadina semiabbandonata, incrociando strade polverose e deserte, dove tutto ti appare in completa decadenza, dai parchi giochi arrugginiti, alle case del centro davvero male in arnese e cadenti in ogni senso; si vede persino, in mezzo al grigiume generale, una specie di murale che campeggia sul fianco di una casa, sede di una qualche istituzione, appare pure lui, scolorito e spento. 

Il mausoleo
Arriviamo fino alla periferia, da cui sulla collina si vede l'antico cimitero, e che appare, se possibile più in ordine della città stessa. Una serie di costruzioni piuttosto complesse, che sono probabilmente tombe familiari in mattoni, sono abbarbicate le une sulle altre al fianco della collina, mentre più in alto, distinto dalle altre, si erige un vero e proprio mausoleo dalle dimensioni sproporzionate al luogo, evidentemente di un personaggio di spicco che ha voluto mantenere questa distintività anche nella morte. Bisogna dire che questo luogo ha un suo punto di interesse particolare rispetto a tutto il resto dell'abitato. Rientriamo tra le case basse, tutte ad un solo piano e cerchiamo una sorta di locanda, dopo aver girato un paio di posti, che da fuori sembravano esserlo, ma dove, una volta entrati a chiedere lumi, abbiamo trovato solamente occhi che ci guardavano stralunati chiedendosi cosa cercassimo. Alla fine troviamo un posto che serve piatti caldi, su cui stendo un pietoso velo e quindi non starò a dettagliarvi nei particolari, ma confermo che mi è sembrata la vera stalovaja sovietica dei bei tempi e intendo quelli degli anni '90. Così chiacchieriamo del più e del meno, tanto per tirare tardi e alla fine Jamshed tira fuori una delle sue storie. Racconta che in uno dei suoi ultimi giri ha accompagnato degli americani e tra questi, due personaggi non più giovani, dalla storia molto particolare. 

Il B&B Roza
I due infatti si erano perdutamente innamorati giovanissimi, ma, in una sorta di Giulietta e Romeo formato yankee, le famiglie che erano assolutamente contrarie per motivi economici, hanno addirittura cambiato città per evitare che la storia prendesse un binario pericoloso. Così tutti e due i giovani trovarono una loro strada diversa, si sposarono ed ebbero entrambi una figlia, rimanendo dopo una quarantina di anni, entrambi vedovi. A questo punto lui, fulminato dal ritrovamento di vecchie fotografie, si mise in cerca dall'antica fiamma e riuscì a trovare infine il contatto telefonico della figlia. Quando riuscì a contattarla, questa, sorpresa, ma non troppo, prese nota della telefonata e lasciò un biglietto con l'appunto sotto il telefono, il quale fu puntualmente dimenticato lì e ritrovato dalla madre casualmente dopo ben quattro anni. Immaginiamo l'emozione provata e allora il contatto da parte di lei si perfeziona, i due si incontrano finalmente, l'amore rinverdisce e risboccia potente, tal che i due convolano finalmente a giuste nozze e siccome le belle favole devono finire in gloria, le figlie regalano loro un giro del mondo per festeggiare la luna di miele perduta in gioventù e tutti vissero felici e contenti come nelle fiabe tradizionali. Dice Jamshed che i due anzianotti che lui teneva sotto controllo, si sono fatti tutto il corridoio di Wakhan e la Pamir Highway, guardandosi negli occhi. Forse avranno visto poco, ma probabilmente la loro soddisfazione è stata superiore a quella di tutti gli altri viaggiatori. Eh, quante ne sa di belle storie la nostra impareggiabile Sherazade e come gli piace raccontarle! Sarà forse perché le belle storie d'amore piacciono proprio a tutti, non contano mica nazionalità, età o sesso, l'amore è un collante universale che affascina tutti e tutte ed i racconti affascinano comunque i cuori duri o teneri che siano, sotto ogni cielo e anche se l'amore di Elizabeth e George, che importa se questi sono nomi immaginari o meno, possono apparire lontani nello spazio che rimangono comunque vicini alla sensibilità di chi ascolta. E forse ancor di più sotto questi cieli senza confini, l'amore è il fertile humus di ogni pensiero germogliato da tutti i grandi poeti nati in queste terre e alimentati dai venti che spirano tra queste montagne. 

Dice Osmonov agli inizi del '900: - Non celare l'amore dentro al petto - non lasciarlo spegnere come brace sotto la cenere - Se mi ami dillo ai venti - come il sole bacia le cime del Tien Shan.- E incalza Navoi nel 1400: - Sei la luce che attraversa le tenebre del deserto - L'acqua fresca che disseta il viandante esausto - Essere ferito dalle frecce delle tue ciglia - è per me più dolce di qualsiasi corona. - E ancora Kunabaiev nel 1800 : - La steppa fiorisce dopo ogni primavera - Così la mia mente si risveglia al tuo sorriso - Se il destino volesse separarci - La mia ombra ti cercherebbe tra le erbe alte. -  Così nelle notti stellate, sugli alti pascoli tra le yurte bianche, i cantastorie pizzicano la Dombra, con accordi flebili e con gli occhi rivolti al cielo, recitano versi per colorire meglio le loro storie d'amore. Gruppetti di ragazze bellissime, seminascoste tra le falde delle tende, sbattono le lunghe ciglia cercando di nascondere pudicamente le guance arrossate dietro a veli leggeri, per i pensieri arditi che si affollano nelle giovani menti, al sentire le passioni che legano i personaggi; le anziane madri sorridono al ricordo dei sentimenti della loro gioventù; i ragazzi focosi cercano di mettere in mostra i petti forti e le braccia muscolose per essere notati. Qualche vecchio borbotta, masticando tabacco che queste cose una volta non si dicevano in pubblico, avendo ormai scordato le trecce nere che muovevano i loro cuori giovani. Il cielo nero è attraversato dalla fascia di seta bianca, con i milioni di stelle che aspettano soltanto di cadere giù, per donare agli innamorati desideri da realizzare. Il suono della dombrà, l'unico strumento capace di dare voce ad un amore troppo grande per poter essere espresso solo dalle parole, capace anche di riunire Jamila a Daniyar, si stempera in una melodia dolce, mentre la notte spegne adagio adagio le menti e lascia accese le braci dei desideri inespressi, lassù nei pascoli alti, mentre lo stallone nero nitrisce lontano. Adesso però, è meglio che ce ne andiamo a dormire, che domani si parte presto.



SURVIVAL KIT

Roza Guest house - 36, via Bekten - Kazarman - Nel paese. Camere spartane a due letti, ma rinnovate e pulite. Bagno nel corridoio. Acqua calda. No Wifi. Con colazione abbondantissima e completa, molto curata, 25 €. Gestori gentilissimi.  Otttima soluzione sulla strada tra Osh e Bishkek.

La camera del Roza


L'attrezzatura per il plof
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