| La valle verso Kazarman - Kirghizistan - giugno 2026 |
Stamattina la colazione è stata decisamente più ricca. Il nostro Jamshed sempre attentissimo a coccolarci, deve essersi lamentato con la direzione dell'albergo, che ha evidentemente provveduto, oppure, come credo, ci ha pensato lui direttamente a rabboccare l'offerta. Bisogna dire che in effetti spesso gli homestay e le piccole guesthouses dei paesini in cui ci si ferma tra le montagne sono molto più attenti ad accudire i propri ospiti con ogni cura, riservando loro trattamenti familiari di solito assai più ricchi di quelli degli alberghi di città, che forse risentono ancora dei trend statali sovietici, in cui l'utente era servito diciamo così, alla meglio. E poi l'atmosfera che trovi nelle case private è tutt'altra cosa comunque, in quanto di solito ti viene riservata una accoglienza calorosa, che ti fa sentire a casa tua dappertutto. Placata la fama mattutina, infine si parte. Oggi procediamo verso nord, dopo aver lasciato questo ultimo tratto della valle di Fergana, la parte più fertile ed agricola del paese, attribuitagli nella divisione formale del periodo sovietico, senza troppa attenzione alle suddivisioni etniche che in queste zone sono molte e complicatissime, cosa foriera di problemi anche grossi, che spuntano a distanzia di decenni quando meno ce li si aspetta. Anche qui è accaduto, tra Uzbeki e Kirghisi, anche se al momento sembra essere prevalsa la ragione.
Tuttavia queste cose, sono maledizioni che accompagnano certi luoghi per decenni e per secoli, rimanendo magari sopiti sotto la cenere per anni per poi esplodere di colpo ed allora son dolori per chi ci vive. Purtroppo l'uomo è fatto così, non ama soprattutto il proprio vicino, anche se magari è quasi suo gemello, ma le piccole differenze, le variazioni di credo, anche solamente le differenze nel vestire, che identificano diversità così fastidiose da sfociare addirittura nella violenza bruta, come se non ci fosse peggior nemico del tuo vicino di casa. C'è poco da dire, siamo fatti così, molto più disposti magari ad accettare genti completamente diverse, piuttosto che a sopportare il nostro fratello. Così noi oggi procediamo verso quello che è il vero cuore del Kirghizistan, la parte del paese che più conserva le tradizioni di questo popolo seminomade che ha sempre fatto della pastorizia e dell'allevamento il suo modo di vivere. Il territorio è verdeggiante e ben coltivato: frumento, mais, tanti frutteti inframmezzati tra i campi e infine i bellissimi campi di colza la cui straordinaria fioritura giallo acido si sta dispiegando a raccontare la fine della primavera e l'arrivo dell'estate. Basse colline ondulate disegnano un paesaggio tranquillo e privo di asperità, le montagne sono lontane e noi continuiamo a navigare attorno ai 1000 metri di altitudine.
| La moschea di Jalalabad |
Come abbiamo detto, la Pamir highway è ormai finita, la traversata attraverso il territorio rude e avventuroso delle alte montagne ha lasciato spazio al tratto più semplice della Via della seta, quello che conduce, terminate le valli fertili e la corona dei pascoli e dei laghi kirghizi, agli spazi infiniti del Xinjang, con i suoi deserti nuovamente aridissimi e apparentemente invalicabili. Questa è ancora una zona decisamente vivibile, che sembra scordare l'aridità del Pamir per lasciare spazio a terreni in cui una piovosità regolare, lascia spazio ad un modo di vita più semplice e sereno. I campi sono contornati da lunghe file di gelsi maestosi, dai tronchi antichi e bollosi, segno che qui ancora la coltura del baco da seta, non è stata dimenticata come da noi, mentre se la strada sale un poco si notano continue postazioni di apicoltura nomade, con schiere di decine e decine di alveari posizionati da poco, per sfruttare la fioritura nelle zone di maggiore altitudine. Il miele è senza dubbio un'altra delle produzioni secondarie che completa le attività dei nomadi kirghizi. Dopo quasi 130 chilometri, eccoci alla periferia della terza città del paese: Dzalalabad (o Jalalabad), una città decisamente moderna nella valle di Kugart, l'estremità nord, dove terminano le propaggini della valle di Fergana.
| Ragazze di Jalalabad |
Le reminiscenze del passato in città sono poche, almeno per quello più lontano, mentre rimane ancora decisamente vivo il passato recente sovietico, visto che qui si sono moltissime e famose sorgenti termali che hanno visto il sorgere di famosi sanatori dove, da tutto l'impero si veniva in vacanza, a passare le acque e a fare i fanghi, che erano reputatissimi per le cure di innumerevoli malattie. Anche per non confonderla con le omonime città dell'Afganistan e del Pakistan, da un paio di anni, la città ha mutato il nome, prendendo quello dell'eroe nazionale Manas, re leggendario di questa zona che sarebbe vissuto attorno all'anno 1000, unificando le 40 tribù kirghize. Pensate che attorno a questa figura ed ai suoi epigoni, diventati il simbolo dell'identità del paese, è nata una trilogia che ne racconta le gesta e che sarebbe, col suo mezzo milione circa di versi, il poema epico più lungo del mondo, parti del quale sono tramandate ancora oggi oralmente negli incontri tradizionali nei villaggi, ad opera dei cantastorie locali. Oggi la città sembra in pieno sviluppo, con la corrente dei commerci che ha ripreso a fluire da oriente e di varie attività industriali ed estrattive, per lo meno da quel che si vede dalle nuove costruzioni moderne che si stanno sviluppando in centro. Credo che soltanto il bazar conservi la confusione e gli odori del passato.
| Il tunnel |
Bisogna considerare tuttavia, che qui siamo vicinissima alla frontiera uzbeka, tracciata qui in seguito alla motivazioni di cui abbiamo già detto, per cui la presenza uzbeka in città è rilevante, credo addirittura superiore a quella kirghiza. Al centro, nel solito bel parco ricco di verde e di alberi, si incrociano le vie principali e noi approfittiamo di un moderno locale, il Moko Café, per una sosta pranzo davvero soddisfacente, dove ritrovare sapori noti e graditi oltre a trote alla griglia davvero piacevoli. Poi carichiamo con noi la padrona del B&B dove arriveremo stasera, che era qui appunto al sanatorio, non abbiamo capito bene se in vacanza o ad assistere un parente. Dobbiamo infatti adesso risalire verso la montagna a nord per arrivare fino a Kazarman, un paesino perso nel nulla nei monti Alaj. La strada infatti percorre tutta una serie di zone remote del paese e fino all'anno scorso era anche di difficile percorribilità. Per fortuna nostra è stato appena aperto il nuovo tratto che fa risparmiare almeno un paio d'ore di viaggio e consente di viaggiare su una carreggiata nuova di zecca e attraversare il passo con la nuovissima galleria appena inaugurata, naturalmente cinese. Il percorso è comunque bellissimo, circondato com'è da montagne scavate dalle piogge frequenti che hanno disegnato i loro fianchi con una serie di scenografiche incisioni che lasciano scoperta una terra rosso fuoco dalle molte sfumature, che intagliano prati di un verde assolutamente caratteristico e piacevole a vedersi.
| Il bollito |
Salendo, incrociamo continuamente mandrie di cavalli che si trasferiscono verso i pascoli estivi più in alto e finalmente raggiungiamo il famoso tunnel, a 2500 metri. Al di là, il percorso continua tra scenari spettacolari. Ci fermiamo per godercelo meglio proprio vicino a quello che dovrebbe essere l'ingresso di un parco montano, quello di Saimaluu-Tash, noto per la presenza, almeno si dice, di oltre 90.000 petroglifi lasciati sulle rocce di questa valle dal 3000 a.C., fino all'VII sec. circa, a testimoniare il fatto che queste remotissime zone del pianeta erano abitate fin dal più lontano passato. Certo qui varrebbe la pena di fare un piccolo trekking che conducesse almeno nelle parti più accessibili della valle, considerando il fatto che qui nevica molto e rende queste visite possibili solo per 3/4 mesi l'anno. Vicino all'ingresso, c'è una grande yurta di pastori, circondati di cavalli al pascolo. Seduti attorno ci sono cinque o sei uomini con un paio di bimbi che scorrazzano ed una tavola già imbandita. Ma vicino, proprio al loro fianco, ecco che troneggia un pentolone con un diametro di certo superiore al metro, colmo fino all'orlo dove vedi sobbollire ogni tipo di pezzo di carne. Bei blocchi magri e costine che spuntano dal brodo, pezzi di coda e altre frattaglie e poi chissà cosa altro, che evidentemente da ore cuociono tranquille in attesa di andare ad arricchire la mensa.
Il più anziano tra gli uomini mi fa grandi cenni perché li raggiungiamo e facciamo onore al loro desco. Sono sorrisi larghi che riempiono il cuore. Forse anche se siamo in ritardo varrebbe la pena di accettare l'invito, fatto con affetto evidentemente. Questa strada ti mette continuamente di fronte a queste situazioni, a questi incontri, che la trasformano quasi in un cammino dell'anima e di certo dispiace moltissimo, salutare solo con un cenno della mano che sembri anche un ringraziamento, facendo capire soltanto con un gesto, che il viaggiatore che arriva da occidente, è sempre a corto di tempo, ha fretta, deve andare, rinunciando ad allacciare rapporti e a condividere il pane dell'amicizia (e anche il bollito naturalmente). Siamo fatti così purtroppo e si prosegue per nuove valli e nuovi colli, incrociando i cantieri della nuova ferrovia cinese ad alta velocità che si congiungerà, allacciando la rete cinese a Kashgar, fino a Tashkent, da dove proseguirà per raggiungere l'Europa, attraversando tutto il Kirghizistan. I cinesi l'hanno capita bene questa nostra fretta, propria dei tempi moderni, che dopo aver percorso tutto il nostro mondo infestandolo senza pietà, ha conquistato ormai anche loro. Vedremo se saranno capaci di dominarlo trattenendone solamente i vantaggi ed eliminando tutto quanto c'è di negativo.
SURVIVAL KIT
Moko Café - Lenin street - Jalalabad - Posizione centralissima. Bel locale moderno che offre piatti internazionali ben cucinato ed altrettanto ben presentati. Si possono avere trota e salmone grigliati, oltre ai soliti spiedini e anche Pizza ai 4 formaggi, ottima (con gorgonzola italiana). In menu anche tramezzini, caffè espresso e cappuccino naturalmente, ormai internazionalizzato ovunque. Ottimi i dolci con cheesecake alla Nutella e ai tre cioccolati, serviti in un ambiente nuovo e piacevole. Personale gentilissimo e prezzi in linea col locale (piatti di pesce a 6/7 € ).
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