martedì 16 dicembre 2014

I templi di Mrauk U


Mrauk U - Novizi in meditazione alla Shittaung Paya






Dukkanthein Paya
Anche il declino inarrestato e concluso ha un suo fascino. Non voglio fare certo paragoni o argomentare cattive previsioni per il futuro del nostro povero paese. Ci vuole ancora molto impegno e da parte di molti, per arrivare al fondo e anche se ci si mette di impegno, come potrebbe sembrare, certi finali tristi non sono poi tanto scontati. Certo però che tutto ha un apice ed un finale inevitabile di degrado. Rimangono le rovine, che per chi arriva da lontano, hanno comunque una fascinazione irresistibile. Come doveva essere la Roma del '700, un piccolo borgo di pastori costellato di muri cadenti e archi spezzati? C'era da rimanere incantati, certo, altro che sindrome di Stendhal. Anche Mrauk U era una grande capitale, difficile da indovinare oggi, dall'insieme di baracche che circondano il mercato e dalle capanne di stuoie e di frasche che si perdono nella boscaglia fitta tra le colline. Eppure i viaggiatori portoghesi che arrivavano qui nel '600 la paragonavano alle grandi capitali europee, forse il più importante regno del golfo del Bengala. Poi la decadenza e la regressione a villaggio isolato dal mondo. Rimane la pietra nera delle costruzioni orgogliose. Quelle non si cancellano in pochi secoli di oblio. Centinaia di templi giganteschi popolano le colline qui intorno, severi, scuri, massicci. Le mura, così spesse da farli credere fortezze, invece fatte proprio per resistere ali forti venti dell'ovest, alle piogge torrenziali, ai tanti terremoti che perseguitano questa terra, alla spietata opera del tempo. 

Templi della zona nord
Immersi in una natura che il monsone fa così rigogliosa da essere essa stessa una nemica aggressiva, che tutto vuole avvolgere, normalizzare, assimilare a sé, cancellando la regolarità degli spigoli, l'ardire delle guglie, la perfezione delle ampie corti che hanno visto processioni infinite di fedeli. La grande differenza tra l'area archeologica di Mrauk U e quella certamente più nota di Bagan, sta proprio nell'essere testimone della grandezza di un passato a fronte della povertà del presente, oltre al fatto che qui non troverete praticamente, ma di certo ancora per poco, nessun turista a disputarvi inquadrature isolate. Anche in piena stagione, durante le piogge il sito non è neppure raggiungibile, vi ritroverete sempre soli dentro le grandi costruzioni, con l'unica compagnia di qualche mucca o greggi di caprette miti. I bufali rimarranno a mollo negli stagni guardandovi passare lungo i sentieri tortuosi tra i cespugli. Nessun pullman air conditioned, ma solo gruppi di donne colorate dalle guance ricoperte di giallo, con i grandi recipienti cilindrici di alluminio che vanno a cercare acqua, la consueta maledizione della condizione femminile di tante parti del mondo. Il verde della boscaglia è così fitto che quasi si confonde con la pietra nera degli zedi. Noti d'impulso solo quelli più recenti, dipinti d'oro vivo, che completano le punte delle colline più alte, graffi di orgoglio che non cede. La poca terra libera dalla vegetazione è rosso vivo e bastano poche gocce d'umidità per farne fanghiglia scivolosa, poi il rigoglio di erba, alberi e arbusti costellato di fioriture dai colori violenti, prende il sopravvento, in un gigantismo consueto solo ai tropici. 

Mrauk U - Nel bosco
Segui un gruppo di monaci che in fila percorrono il sentiero e arrivi subito alla Shittaung Paya e al suo vicino monastero. Mescolati ai fedeli numerosi che ancora popolano questo tempio, il più grande della zona, sali la lunga scalinata che porta all'ingresso e perditi nei corridoi infiniti e labirintici, stretti passaggi scuri, popolati di statue. Oltre 80.000 reiterazioni continue dello stesso sguardo sereno, dello stesso mudra di mani appoggiate in grembo, per farti avvertire il senso della pietra umida, dell'oppressione dei sensi nei passaggi oscuri che conducono alla liberazione dalla passione. Cercherai invano di interpretare le scritte in sanscrito dell'antico pilastro all'ingresso, ti perderai scorrendo gli infiniti bassorilievi che corrono lungo i corridoi delle viscere del tempio, teorie di elefanti, processioni di animali, file interminabili di danzatrici e suonatori che accompagnano i fedeli nel giro attorno alla sala centrale scorrendo le centinaia di jataka, gli episodi tratti dalle oltre cinquecento vite precedenti del Buddha. Poco lontane la Andaw Paya e la Dukkanthein Paya, più piccole, ma sempre impressionanti per la loro massiccia presenza. Queste sono deserte anche di fedeli. Trovi solo qualche monaco isolato che medita o dorme. Dappertutto cani che ti scrutano da lontano, rimanendo immobili, guardie mute al fortino abbandonato. All'apparenza sono tozzi e massicci i templi di Mrauk U, caratteristica accentuata anche dal loro colore cupo reso quasi completamente nero dall'umidità impietosa, dalla loro solitudine assoluta. 

Il Sancta sanctorum del tempio  Htukkan 
Tuttavia la linea delle pagode, che non ha lo slancio iperbolico dello stile bamar, nascondono nelle viscere dei loro corpi tondeggianti  e apparentemente pesanti, infiniti passaggi di terra battuta, scivolosi e misterici, corridoi popolati di statue appena illuminate da aperture strette in cui la luce esterna penetra violenta dipingendo profili e riverberando su curve di pietra che appaiono morbide come carne viva. Senti solo l'eco dei tuoi passi fino a che non riemergi dalla stretta apertura frontale sulla spianata, facendo volgere verso di te il muso di una mucca che bruca l'erba grassa, mentre arrivi fino al bordo a gettare lo sguardo oltre la cinta dei piccoli stupa appuntiti, perdendolo nella boscaglia che ti circonda. Davvero un luogo magico, antico, solitario, dove perdersi tra i sentieri, rimanere incantati ad osservare la pietra senza preoccuparsi di cercare sulla guida nomi o storie, limitandosi ad assorbire la sensazione di un passato splendore, di un'orgoglio non spento, muto testimone di qualche cosa di grande. Passa una ragazza con un recipiente sulla testa che sfavilla al sole. Cammina senza sforzo, in un equilibrio perfetto che la fa apparire leggera e regale nel suo incedere, come se i venti litri d'acqua fossero immateriali e senza peso, come se anche le grandi pietre nere del tempio fossero arrivate fin qui trasportate da una forza divina e senza tempo.

Un corridoio della pagoda degli 80.000 Buddha - Shittaung Paya


SURVIVAL KIT

L'interno della Andaw Paya
Area archeologica di Mrauk U - Ingresso 10000K che vengono richiesti o all'arrivo del traghetto o all'ingresso del tempio Shittaung. Centinaia di costruzioni sparse su un territorio di una decina di chilometri quadrati raggiungibili attraverso sentieri e stradine sterra, Si può girare in bicicletta, 1000K al giorno, (un po' faticoso, per le tante salite e discese),  col calesse, ma ne ho visti solo un paio al mercato, oppure in macchina, che permette di fare un giro anche ai templi più lontani (15.000K tutto il giorno). Il sito è forse il più bello della Birmania, completamente privo di turisti e assolutamente imperdibile.

Shittaung Paya - Fa parte del gruppo dei templi nord, raggiungibili anche a piedi e raggruppati appena fuori dal paese. E' il più grande e ancora attivo con parecchi fedeli. Sculture e bassorilievi tra i più belli. Portatevi dietro le scarpe, perché se non non potete entrare da una parte e uscire dall'altra per passare alla Andaw Paya vicina.

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Andaw paya



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