venerdì 24 ottobre 2014

Partire è un po' vivere

Foto A. Bo - agosto 14

Io credo che sia un po' come una droga; cominci, dici, tanto posso smettere quando voglio, poi, poco per volta capisci che non ne puoi più fare a meno, ma non solo, il problema è che cominci ad averne bisogno sempre in quantità crescente. Vorrei tanto dare la colpa alla società, ma non so se mi posso giustificare con questa banale e un po' desueta motivazione. Il fatto è che è quasi un mese che ciondolo in casa cercando di giustificare in qualche modo le mie (scarse) attività, mentre la verità è che non ne posso più, non sto più nella pelle, ho una voglia di disperata di partire, di saltare su qualunque mezzo che mi porti verso la Malpensa e che mi faccia salire su un aereo per portarmi via da qui. Lo so, lo so, direte tutti che mi faccio condizionare dalla politica italiana e che anche voi avreste voglia di andarvene da qualche parte, ma non è così, la realtà è che sono come quei ragazzacci che non avendo voglia di studiare danno la colpa al professore che non spiega bene. E' che mi brucia dentro la voglia di muovermi per andare a vedere le cose di cui sono curioso, mentre dentro di me arde implacabile la consapevolezza che il tempo si accorcia e ne rimane sempre meno. Tempus fugit, accidenti, però un po' troppo in fretta. Cerco di stordirmi con cene, la benevolenza degli amici ed altre piacevolezze, ma alla fine la scimmia sulla spalla si fa viva e pretende di essere soddisfatta.

Non voglio lamentarmi a torto, in fondo quest'anno, un po' mi sono mosso, ma è come ho detto all'inizio, non basta mai, anzi, ti sembra sempre di non aver sfruttato appieno le opportunità che ci sono state, maledici le incombenze e gli obblighi e ti riproponi di rifarti al più presto; intanto inanelli progetti per il futuro e compili liste di desiderata a cui porre attenzione negli sguardi diuturni ai siti di biglietti aerei superscontati, da afferrare al volo. Comunque basta alle ciance, la presente per notificarvi che quanto prima, una decina di giorni al più, il mio aereo è in partenza. Sarà un viaggio che spero interessante, che partendo da una zona ormai di moda, mi dovrebbe portare, viaggiando contro sole,  in un'area di quel paese abbastanza vergine, essendo stata da poco aperta. Vi saprò dire, anche in diretta come sempre e anche se chi ho mandato in avanscoperta a farmi da apripista, mi dice che le connessioni siano stranamente piuttosto labili, quando non inesistenti. Ma ci sarà ancora tempo per parlarne nei prossimi giorni. Quelli ahimè convulsi che precedono la partenza, sempre pieni di cose inderogabili da sbrigare, di scadenze entro e non oltre, di obblighi morali per impegni presi in momenti di debolezza. Va bene, l'importante è che siano già in tasca visti e biglietti, per il resto c'è Mastercard, sempre che ce ne siano ancora dentro, di fondi intendo. Ci sentiamo.   


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giovedì 23 ottobre 2014

Telefoni bianchi

Fa freschino eh, stamattina! Era ora direte voi, intanto si calmano i bollenti spiriti. Sì, anche io sono meno nervoso rispetto a ieri. Anzi se devo dire la verità, sono addirittura pentito di avere trasceso un po' al di là delle mie consuete abitudini, con una poveretta, probabilmente sottopagata e pure precaria che si affannava a parare le chiappe alla sua indecente società. Va beh, ve la racconto, tanto di qualcosa devo pur scrivere e la lamentazione ha sempre un ché di terapeutico, oltretutto così non mi accuserete di parlare sempre di viaggi. I fatti sarebbero i seguenti. Dopo diverse telefonate di gentili signorine intente a millantare i vantaggi delle loro offerte imperdibili, sono stato convinto ad implementare il servizio internet su una mia linea tradizionale ,addirittura alla più moderna e veloce fibra. A tale scopo l'operatrice mi fissa un appuntamento dopo una settimana con il tecnico, per effettuare l'istallazione materiale. Parto di buon mattino e mi faccio i cento chilometri, con relativa spesa per recarmi sul luogo del delitto e attendo fiducioso. La giornata passa invano, del tecnico nessuna traccia. Torno mestamente alla magione avita e chiamo l'apposito numero per avere spiegazioni. Naturalmente l'operatrice è sempre diversa e quindi bisogna rispiegare tutta la cosa daccapo. Intendersi è sempre complicato per telefono e gli operatori dei call center, probabilmente sostituiti in continuazione, sono sempre piuttosto impacciati nel riprendere le fila del discorso. 

Quando alla fine ci si capisce, l'addetta si fa in quattro, altrimenti la licenziano, per trovare comunque una soluzione presunta che ti tranquillizzi e ti consenta di rispondere che tutto è ok alla telefonata di controllo che ti verrà fatta successivamente (e questa sempre con perfetta puntualità) per poterla cazziare in caso di insoddisfazione. Dunque pare che la mia gita a vuoto, sia stata dovuta al fatto che la mia linea aveva un tipo di contratto molto vecchio, addirittura preADSL e, in questo caso, ci sono sempre, capirà, problemi e ritardi (avvertire no, naturalmente) e di questo avrebbe però dovuto avvisarmi la precedente signorina (forse già frustata e licenziata). Per risolvere ogni cosa, mi si consiglia di accettare il cambiamento di numero, che essendo classificato come nuovo impianto godrebbe di priorità assoluta e in conseguenza di ciò mi viene dato un nuovo appuntamento con il tecnico per la settimana successiva tra le 11 e le 12, perché noi siamo precisi al riguardo. Nel giorno indicato, ripercorro con fiducia i miei cento chilometri e mi appresto all'attesa del tecnico, che naturalmente non si presenta ne a mezzogiorno e neanche nel pomeriggio. Con una certa irritazione ricontatto il numero apposito, facendo presente che oltre alle spese sostenute, per completare la presa per il culo in giro, nessuno mi ha avvisato, il tutto naturalmente dopo essere riuscito, con fatica a rispiegare tutto il travaglio della pratica dall'inizio alla nuova mia, interdetta, interlocutrice. 

La mia ineffabile controparte, si dichiara subito sbalordita dal fatto che mi sia stato detto di cambiare numero, cosa probabilmente non necessaria e dopo aver fatto diverse considerazioni sull'incompetenza delle colleghe pressapochiste (che ormai saranno ad ingrossare le liste dei disoccupati), mi rimarca tutta una serie di imprecisioni che forse sono state causa del misunderstanding. Intanto dovevo essere informato di quale fosse il nuovo numero assegnatomi, base di ogni futura richiesta, inoltre avrei dovuto procedere immediatamente alla disdetta del vecchio abbonamento con relativa raccomandata RR, ad una misteriosa casella postale, non contattabile diversamente, in quanto ogni settore è un compartimento stagno che per maggiore efficienza, non può comunicare con gli altri. La evidente stortura dell'operazione era anche provata dal fatto che l'appuntamento mi era stato fissato sette giorni dopo la richiesta, quando si sa che per la fibra devono passare almeno dieci giorni. Tutto a carico della precedente operatrice infingarda e propalatrice di false informazioni a quest'ora probabilmente impalata sulla pubblica piazza. Inoltre, per buona pesa, pare sia legge che il tecnico deve contattare telefonicamente il cliente per confermare la sua venuta, questo per non fargli fare appunto attese a vuoto. Fingo di accettare queste spiegazioni e si fissa un nuovo appuntamento, convinto anche dal fatto che la mia esimia interlocutrice, mi blandisce con l'offerta speciale di avere il contratto full allo stesso costo di quello inferiore, per compensarmi dei disagi e delle spese subite. 

Inoltre per togliermi d'ogni ambascia, mi registra l'IBAN in modo da sgravarmi dell'obbligo di controllare le bollette che mi verranno addebitare direttamente e registra nuovamente il mio numero di telefono per il contatto di conferma del tecnico. Vinto da tanta efficienza, invece di ribaltare il tavolo e cambiare gestore verso uno delle circa dieci telefonate al giorno che mi arrivano con offerte mirabolanti da suadenti voci dall'accento albanese, lascio passare i giorni concordati e poi, dato che non sono completamente appeso al pero, la sera prima, ricontatto il numero in questione e dopo aver rispiegato tutta la vicenda (cosa che in termini di tempo sta diventando piuttosto corposa), faccio presente che il Tecnico, a questo punto lo scrivo con la T maiuscola, non  mi ha affatto contattato per la conferma dell'appuntamento (tra le 14 e le 15) e non vorrei, non fosse mai, che mi facesse il pacco anche questa volta. La signorina conferma che la pratica è aperta e l'appuntamento segnato, ad ogni buon conto, per rassicurarmi, scrive una ulteriore mail di sollecito al Tecnico, che, capirà, non può essere contattato telefonicamente per non disturbarlo, ma che comunque è certo mi contatterà personalmente prima di partire per il suo giro al mattino, proprio per una questione di efficienza. Prendo per buona la spiegazione, ma il mattino successivo, ieri per la precisione, richiamo il detto numero, ricomincio da capo la spiegazione della pratica e faccio presente che pur essendo quasi le 10, il tecnico non mi ha affatto chiamato per conferma e non vorrei intraprendere il terzo viaggio a vuoto. 

Ma per carità, non sia mai, signore, anzi vedo qua che il Tecnico ha risposto alla mail confermando la sua visita. Procedo alla partenza e mi rifaccio per la terza volta i cento chilometri in questione. La campagna è amena e il cielo sereno, prodromo dell'incipiente freddo autunnale finalmente alle porte. Il cambiamento climatico sarà segno astrale della soluzione dei miei problemi? Chissà, intanto arrivo a casa e mi appresto all'attesa. Le 14, poi le 14 e 30, poi le 15. Nessuno all'orizzonte. Eseguo una respirazione zen per mantenere basse le pulsazioni, poi i cinque tibetani, per rasserenare lo spirito. Alle 15 e 30, comunque leggermente alterato, richiamo il numero imputato. La mia voce deve probabilmente essere di qualche tono superiore al consueto, perché dopo la naturale e completa rispiegazione di tutta la vicenda, la gentile signorina è assolutamente intimidita (evidentemente appena assunta al posto di tutte le precedenti colleghe licenziate in tronco) e quindi ancora preoccupata della reazione del cliente. Mi conferma che il tecnico ha riconfermato l'appuntamento con contromail, ma che non potendo essere contattato telefonicamente per non disturbarlo nel lavoro, gli viene mandata una ulteriore mail di sollecito della conferma della riconferma, con preghiera di chiamarmi immediatamente e per chiarire. Alla mia richiesta di parlare con il responsabile, mi viene risposto candidamente che non c'è un responsabile, forse per risparmiare, penso io e per gli eventuali reclami di scrivere una lettera alla stessa casella postale fantasma dove si inviano le disdette. Tuttavia il caldo consiglio della signorina, che a mio disonore devo dire di avere trattato un po' troppo bruscamente, è di attendere almeno ancora un'oretta prima di ritornarmene a casa con le pive nel sacco che non si sa mai, le vie del Signore (e del Tecnico) sono infinite. 

Mentre il tempo passa con me rabbuiato in attesa, arrivano le 16 e con loro finalmente una telefonata del Tecnico, con T maiuscola, che si scusa, ma a causa di un contrattempo, capirà, è in ritardo, ma tranquillo che arriva. Infatti dopo poco eccolo che con nordica efficienza, sbarca in casa e in una mezz'oretta sistema il tutto, non solo, ha anche tempo di spiegarmi che naturalmente non sarebbe stato necessario cambiare numero ma probabilmente è un escamotage dell'operatore che gli consente di avere un qualche bonus particolare per il nuovo abbonato, capirà adesso questi call center funzionano così, siamo stati costretti dal fatto che l'odiata concorrenza lavora in questo modo orrendo. Quando si dice uniformarsi al basso. Va bene, pazienza, comunque la pratica sembra essere andata a buon fine, vuol dire che mi consolerò con lo sconto promesso. Arrivo a casa più tranquillo e anche un po' dispiaciuto con me stesso, per il fatto di non riuscire a mantenere un corretto autocontrollo, che gli anni di militanza in discipline orientali dovrebbero avermi insegnato e consolandomi per l'aver quantomeno avuto una tariffa di riguardo. Nella buca delle lettere mi attende, puntualissima questa volta, una lettera della suddetta compagnia telefonica che mi chiede di rimandare i documenti firmati a riguardo del nuovo contratto su cui, naturalmente non c'è traccia dello sconto promesso e in cui, per buona misura, mi si chiede l'IBAN, già dato a suo tempo, ma sarà per sicurezza, forse se lo sarà portato via una delle mie interlocutrici precedenti a cui non è stato rinnovato il contratto. 

mercoledì 22 ottobre 2014

Rimpatriate

Ma come è possibile, eravamo ragazzini, ci siamo distratti solo per un attimo e sono passati più di cinquanta anni. Ma che bella banalità Enrico, ma non potevi trovare qualcosa di meglio? Direi proprio di no. Ti ritrovi attorno a un tavolo ed alla fine, nessuno è cambiato da allora, li riconosceresti tra mille, davvero una cosa strana, ma il tempo non si accanisce sui sentimenti, al massimo sfiora la pelle, lasciandovi un tocco vissuto, niente affatto sgradevole, come quelle cose antiche che la patina del tempo rende molto più interessanti, di quando erano state costruite. Anche se alla fine tornano alla mente sempre gli stessi episodi, ma se è così significa che erano stati importanti ed allora ti rimane sempre un senso di piacevolezza, di calore. I ricordi hanno un vantaggio su tutto il resto, in qualunque loro aspetto, la parte meno gradevole, si stempera nell'importanza e viene per così dire messa in minoranza, non si considera più; riemerge invece per contrasto soltanto quanto di bello, di unico, di irripetibile condisce la memoria e dà un senso a quanto sei ora. 

Ah quella scatola da scarpe confezionata come un bel regalo e che poi conteneva una pantegana morta, data così nel bel mezzo della serata danzante di paese, la Pina che urla e scappa via, l'orchestra che si ferma. Che risate! E quella biscia? E le gite in bicicletta a fare il bagno al fiume. Che momenti magici, gli attori del momento si sfumano nel passato, chi c'era? Chissà; che bello, che momenti. Un piacere dolce, una delicata malia che può prendere solo chi era là allora. Forse è proprio questa la parte più bella dell'invecchiare. Potere con calma guardare in tutta quella grande biblioteca che sta alle tue spalle, scegliere un libro a caso, di tanto in tanto e ritrovare subito o appena dopo un attimo, il piacere di averlo già letto e di ricordarne tutte le pagine che ti hanno emozionato. Un tratto comune in cui tu sei comunque protagonista, sia un libro giallo, sia un romanzo d'amore, una guida o un noioso trattato tecnico. Ci sei tu e la tua vita, che ti appartiene. E poi c'è la soddisfazione di essere ancora qui a parlarne e a condividere questo piacere, che non è mica poco. 

Arrivederci amici!


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lunedì 20 ottobre 2014

Recensione: L. Hallstrom - Amore, cucina e curry

Ogni tanto mi portano anche al cinema. Dunque ecco qua. Tratto da un romanzotto di Morais, dall'autore di Chocolat, ci si aspetterebbe un po' più di originalità, invece diciamo che questo gradevole filmetto ne ricalca in pieno soltanto stile e andamento. Confezionato con cura ed una certa eleganza a partire da una accattivante fotografia, con ottimi caratteristi a condire il tutto, segue un filone che ormai sembra imperare nello showbusiness, la cucina. Visto che ormai su ogni schermo televisivo non si parla d'altro e che i ragazzini sognano di fare lo chef invece che il calciatore, si è pensato di mettere insieme un buon prodotto di consumo, ben presentato, che paghi lì'occhio assieme al gusto come si conviene nei ristoranti che vogliono fare successo. L'esile vicenda, comprende un giovane cuoco indiano costretto a fuggire dalla sua terra con la sua famiglia, che si trasferisce in un idilliaco paesino francese, appunto nel mondo simbolo della cucina assoluta e dopo alterne vicende con la cattiva oppositrice che poi, finalmente affascinata si trasforma in buon mentore, mutandosi da strega infame in fata buona, incontra successo e amore e vissero felici e contenti. Passerete un paio d'ore gradevoli e moderatamente divertenti, perché comunque se sei un abile confezionatore di piatti raffinati alla fine anche con ingredienti banali, riesci a presentare un piatto piacevole. D'altronde ne abbiamo anche bisogno, non è obbligatorio produrre solo capolavori. Fatto apposta per andare bene sugli schermi di tutto il mondo, perché così si fa il successo globalizzato, piacerà di certo anche dagli Stati Uniti all'India, dove rivaleggerà di certo con Bolliwood. Almeno però dargli un titolo meno scontato, ma questo è solo un problema del distributore italiano.



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domenica 19 ottobre 2014

Recensioni: G. Niccolai - Rai'an

Fantascienza e Giappone antico. Davvero una chicca per chi ama uno dei due generi, ancora di più per chi come me li ama entrambi. Al di là dell'intreccio narrativo, di per sé avvincente, il libro è di estremo interesse per chi voglia approfondire la storia e la cultura del Giappone medioevale, argomento in cui, l'autore evidentemente documentatissimo, profonde dettagli che non mancheranno di affascinare anche gli iniziati. La stessa tecnica letteraria dell'io narrante è desunta da antichi testi giapponesi. A poco a poco vi appassionerete ai personaggi, che raccontano attraverso la storia, anche i loro sentimenti e le loro sensazioni. L'autore, tra l'altro è un informatico attivo nella ricerca sull'intelligenza artificiale e sui linguaggi di programmazione innovativi, cosa non secondaria negli spunti del romanzo. Un libro che vale davvero la pena di leggere. E' disponibile su Lulu sia in versione cartacea che in ebook. 

Kliccare qui per la versione libro e

qui per la versione elettronica

L'ebook sta naturalmente anche su iTunes, Google play e Kindle store. Se poi vi ci appassionate, potrete proseguire l'avventura qui in Pillole di Rai'an.




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giovedì 16 ottobre 2014

Mozambico 17: Recensione - R. Nani - Dona Ana


Non è facile trovare qualche cosa da leggere sul Mozambico. Per chi fosse interessato, suggerisco la riedizione per i Grafismi di Boccassi, di questo volume di Roberto Nani curata da Bruno Soro, che, oltre ad avere una ricca documentazione iconografica,  racconta la sua esperienza decennale in quella terra attraverso una serie di gustosi episodi che fanno ben comprendere le difficoltà che si incontrano ad operare in quel paese. I luoghi raccontati sono proprio gli stessi di cui vi ho parlato nei giorni scorsi e la sua descrizione del mercato di Lichinga è talmente coinvolgente che vi sembrerà di esserci in mezzo. L'arrivo dei banchi nuovi nella scuola di Lichinga, le suore dell'orfanotrofio e le sottilette scadute, Nordino Estevao, l'aspirante studente, Felipe che rischia la prigione, ad uno ad uno i personaggi raccontati, emergono come figure emblematiche di una situazione e di un modo di vivere, più che come individualità singole. Dona Ana, la domestica che ha conosciuto al suo arrivo e che dà il titolo al libro,  ne è l'esempio; gli basterà soltanto osservarne comportamenti e modi di fare per capire il paese di più che attraverso mille discussioni e letture. Roberto ha amato molto il Mozambico e là ha realizzato molte cose concrete, due scuole, una biblioteca, un pozzo, un mulino per le bambine di un orfanotrofio, ma se ne andato in dicembre e il lavoro che lui ha cominciato laggiù merita davvero di essere proseguito. Per questo il suo libro sarà presentato lunedì 27 di ottobre, alle 16:30 ad Alessandria presso la Fondazione Cassa di Risparmio - Sala Broletto di Palatium Vetus in piazza della Libertà, dove verrà illustrato anche il progetto Mozambico. Quindi vi invito, se siete miei concittadini, a partecipare numerosi all'evento. Tutto il ricavato del libro a offerta libera, verrà dedicato al progetto. Per chi fosse interessato al libro, disponibile nell'occasione, è possibile anche averlo presso la sede dell'ICS (Istituto per la Cooperazione e lo Sviluppo), Via Verona 17 - Alessandria.


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mercoledì 15 ottobre 2014

Mozambico 16: Considerazioni finali

Mecati




Negozio di scarpe
Direi che qui il viaggio si ferma e (per ora) lo possiamo considerare concluso. Quello per cui eravamo andati è stato fatto secondo previsioni e sono stati impostati contatti interessanti per il futuro con nuove possibilità di fare cose. Le carte necessarie sono state firmate, le difficoltà aggirate e tutto sembra procedere per il meglio, in ogni caso vi terrò informati di come stanno procedendo i lavori. Per me è rimasta a coté, l'opportunità che ho avuto di conoscere questo paese in molti dei suoi aspetti più interessanti e che vanno al di là di un semplice approccio turistico. E' un paese diverso da tutti gli altri africani in cui sono stato; quello che predomina e lo differenzia nettamente dagli è la povertà (172° nel mondo, uno degli ultimi), la mancanza di strade e di comunicazioni (pare al terzultimo posto) e la quasi totale assenza di turismo. Nonostante la speranza di vita sia pessima, attorno ai 40 anni e curiosamente uno dei paesi in cui è inferiore nelle donne, è uno dei più fecondi, tanto che in quaranta anni, dopo la fine della guerra di liberazione, la popolazione è passata da 6/7 milioni a oltre 25, alla faccia delle malattie, delle carestie, della guerriglia che ha insanguinato il paese per decenni. Un altro segno della vitalità incredibile dei popoli africani. Tuttavia anche loro cominciano a capire che troppi figli significano miseria, impossibilità di istruzione, degrado. Quelli più attenti e all'apparenza più responsabili, te lo dicono chiaramente, non si può più fare come una volta, io non avrò di certo più di cinque o sei figli. 

Un villaggio
Grande tre volte l'Italia e con un terzo di popolazione si può definire un paese quasi spopolato, considerando che quasi la metà dei suoi abitanti vive negli agglomerati urbani più importanti; a Maputo si contano infatti ormai 2 milioni di persone. Difficilmente ci verrete per ragioni turistiche come ho già detto, anche se pare che alcune zone sul mare, nell'area di Pemba al nord e nell'arcipelago di Bazaruto al centro, siano molto belle. C'è poi il lago Niassa con il suo fascino misterioso di terra incognita e spopolata ed infine alcune riserve assolutamente poco frequentate in cui si dovrebbe trovare una wilderness davvero rara. Il fatto è che tutte queste aree sono scomodissime ed estremamente costose da raggiungere in aereo o con trasferimenti in macchina di giorni su strade dissestate. Dunque tutto rimane lì, a livello potenziale, diamanti nascosti in attesa che cambino le condizioni di accessibilità e che qualcuno si decida a scoprirli. Il paese vive di una agricoltura di sussistenza, spesso del tipo taglia e brucia, pratica primitiva che devasta i terreni più di ogni altra, che consente alla gente dei villaggi di sopravvivere discretamente se la stagione delle piogge è in regola in quantità e distribuzione. Diversamente è la fame. La situazione sanitaria è pessima con forte presenza delle parassitosi classiche africane, dalla bilharziosi alla malaria; non per nulla, proprio a causa di questa insalubrità, tutta l'area e le coste in particolare, vennero popolate molto in ritardo rispetto al resto del continente. 

Gente del Niassa
L'industria manifatturiera, anche di piccole dimensioni è quasi completamente assente. Quasi tutti i prodotti sono importati o dal vicino Sudafrica o dalla Cina, la fabbrica del mondo. Nel primo impatto che avrete, Maputo non vi parrà molto dissimile dalle altre capitali africane, la frenesia di costruzioni di cattiva qualità, accanto a quelle del passato recente che si stanno sbriciolando al sole del tropico e a quelle del passato coloniale, paradossalmente le meglio in salute, mescolate disordinatamente tra lucidi centri commerciali, palazzi di vetro delle telecomunicazioni e hotel di lusso, dove camminano veloci neri giganteschi soffocati da cravatte lucenti, dentro vestiti scuri e camicie bianchissime e incongrue all'ambiente circostante. Appena più in là, la distesa delle baracche della periferia che si allarga ogni giorno come una piovra malefica. Nei grandi viali già comincia ad esserci molto traffico di SUV neri e pick up giganteschi che sollevano la polvere rossa che si accumula ai lati, in nuvole spesse che si depositano poi con calma su tutto, insultando il color lavanda delle jacarande fiorite. La città è viva, negozi, commerci e poi tutto l'apparato amministrativo e di governo con gli addentellati della politica e dei suoi affari in chiaroscuro. Su molti angoli, poliziotti appostati a fermare gli automobilisti per estorcere loro qualche mancia. Intanto crescono torri di cristallo, banche, supermercati, destino comune agli altri vicini già ricchi o in attesa di diventarlo. 

Ragazza bantù
Poi, al di là di spazi infiniti, di distese di bosco e di colline coperte di cespugli,  c'è il paese rurale, con i suoi villaggi ai bordi della strada, nella maggior parte dei casi non asfaltata, polverosa nei mesi secchi, letto di fango in cui impantanarsi, nella stagione delle piogge. Capanne di mattoni crudi coperte di paglia, le palhotas, un'unica stanza con un unico arredo il palo interno di sostegno, che serve anche per appoggiare abiti o recipienti. Ognuna è circondata da un recinto di frasche secche tenute insieme da canne che racchiudono un cortile in un angolo del quale, vicino alla casa, c'è lo spazio per il fuoco della cucina e nell'angolo opposto, più lontano, il gabinetto. Fuori del villaggio, anche molto lontane, le machambas, i campicelli dove ogni mattina si va a lavorare sperando in una stagione buona, che consenta di riempire il magazzino rotondo sollevato da terra per evitare topi e altri animali, di pannocchie di mais bianco per fare la xima, una polentina da arricchire con le proteine dei fagioli, in pratica il pasto tipo giornalierodi tutti i contadini. Su tutto aleggia come un incubo il problema dell'acqua, sempre lontana, insicura, fangosa che costringe donne e bambine ad ore di cammino con 30 chili sulla testa, ogni giorno della loro vita. Questo deve essere un incubo continuo, procurare l'acqua per la giornata e non ammalarsi di dissenteria o peggio. I bambini non li contano nel numero degli abitanti, non si sa in quanti arrivano all'età adulta, l'ho già detto mi sembra, ma è sempre opportuno ricordarlo. 

Una festa di villaggio
Per questo i pochi villaggi dove c'è un pozzo, si possono dire fortunati, rappresenta davvero un salto di qualità di vita, ore in più da dedicare al lavoro o alle relazioni e magari, se c'è, per andare a scuola. Una vita dura insomma, condita delle grandi feste delle occasioni sociali, matrimoni, circoncisioni. Un'Africa antica, vecchia di millenni in cui la sola novità sono i telefonini, oggetti alieni catapultati qui dal cielo ad opera di qualche stregone maligno che opera di certo in stretto contatto con il demonio. Un paese difficile insomma, popolato anche da avventurieri da romanzo, da cercatori di opportunità e dagli ultimi lampi di una lotta tra fazioni che ha contribuito molto a far rimanere questa nazione indietro nella corsa della storia. Guerre, morti, sangue, il kalashnikov nella bandiera qualche cosa vorrà pur dire. In città tra politici occhiuti, una classe media che comincia a cresce bramosa di beni di consumo, impiegati con gli occhiali e borse dei documenti, donne in abiti eleganti o in capulane multicolori e fazzoletti in tinta, ma con acconciature accurate e tacchi altissimi, gente che rovista nell'immondizia prima di tornare ai bairros di periferia, è cominciata una corsa all'avere. Nei campi, tra gli stocchi stentati e secchi del granoturco, i contadini stanno seduti a terra e ti guardano con occhio stanco, senza capire ancora dove e perché devi continuare a correre. 

Al pozzo

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martedì 14 ottobre 2014

Ricorrenze

Le date non sono numeri fini a se stessi, ma hanno sempre una valenza particolare, per questo si sono inventati gli anniversari. C'è qualcosa di evocativo e di magico in quel numerino che, quando si ripresenta, ti riporta in testa un rifrullo di sensazioni, di emotività, di battiti del cuore. Era una mattina come questa, un po' grigia, un po' anonima, quella di quarantadue anni fa, mi dicono, perché in realtà, allora non mi ero neppure accorto di che tempo facesse, tanto erano forti le emozioni dentro di me. E sono sicuro che le stesse cose le avesse dentro chi mi aspettava a Torino, decisa anche lei, ad accettarmi come compagno di vita. Adesso, che  mi sembra di averla sempre avuta accanto a me, che non riesco nemmeno ad immaginare un presente diverso, che tutto mi appare così naturale e logico, è facile non avere la continua coscienza della fortuna che ho avuto.  A questo forse servono le date. Quando ti svegli al mattino e non ti serve neppure allungare una mano per essere certo che la persona più importante della tua vita è lì accanto a te, come sempre ad appoggiarti, a comprenderti, ad amarti. E' una cosa che riscalda e fa sembrare azzurro anche il cielo grigio. Grazie Tiziana.


lunedì 13 ottobre 2014

Mozambico 15: In cucina

Gamberoni alla griglia


Sopa de peixe
Come sempre è ormai mio costume e per gli amatori del genere, permettetemi di dedicare un post alla cucina mozambicana, perché non di sola cultura vive l'uomo e poi anche questa è cultura alla fin fine. Dunque prima del definitivo post di addio a questa terra d'Africa dura e spigolosa, voglio tranquillizzarvi sul fatto che con i soldi in tasca non morirete certo di fame qui come in tutte le altre parti del mondo, anzi ritroverete gusti più familiari che altrove. Come potrete facilmente pensare, gli oltre quattro secoli di colonizzazione portoghese hanno lasciato il segno e l'impronta lusitana si riconosce in quasi tutti i piatti che vi verranno proposti, colorati ed arricchiti da una nota più forte e intensa data dall'Africa e anche da una forte influenza indiana, molto presente in tutta la costa est del continente. Quindi oltre al peperoncino forte, sentori di coriandolo, curry, chatney di mango verde e latte di cocco. L'entroterra e le campagne sono ovviamente condizionate dalla produzione agricola del paese che non presenta una forte varietà di colture. Tra queste, il mais bianco che fornisce la solita polentina onnipresente nella vicina Tanzania (ugali), utilizzata come contorno quando non ci sia il riso pilaf. Poi patate e patate dolci e manioca, legumi (ceci, piselli e i famosi fagioli di Lichinga, oltre alle arachidi) che vengono molto usati nelle rotazioni agrarie per arricchire i poverissimi terreni. Poi pomodori, cavoli, cipolle e melanzane, oltre alle insalate varie e una non grande varietà di frutta (manghi, papaie, avocados, mele, guayave e arance, oltre alle onnipresenti banane). 

Banane
All'interno molto pesce secco di fiume o di lago e animali da cortile, maiale, montoni e poca carne di bovino. Gli infiniti chilometri di costa portano invece ad una ricca cucina di mare, con pesce fresco e crostacei abbondanti. E' presente anche il pane (pao), ormai entrato nella tradizione, che viene spesso servito nei ristoranti all'inizio del pranzo sottoforma di una specie di bruschetta calda, costituita da un filoncino tagliato e farcito di aglio e olio. Sul tavolo è sempre presente il piri-piri, una salsa fatta con olio, aglio, sale, succo di limone e peperoncino rosso potente, da trattare con moderazione  e comunque con tentativi a crescere. Si comincia con le sopas tra le quali, consiglierei di provare la sopa de mariscos gustosissima e il caldo verde, zuppa di verdura molto piacevole.  Ovviamente presente la fejoada simile a quella brasiliana.  Per il pesce, i piatti a base di bacalao, la fanno da padrone, nei vari modi consentiti dalla fantasia, fritti, in umido, al forno, alla griglia e così via. Come già detto i crostacei forniscono la parte più ricca della cucina, camarones alla griglia, spiedini, cozze, zuppe di crostacei  vari, inclusa l'aragosta, pulpo alla portoghese o grigliato. A Maputo poi oltre ai ristoranti tradizionali portoghesi si trova ormai di tutto, inclusa un'ottima cucina italiana. Per il resto molto pollo (frango), asado, al curry, al cocco o alla maniera locale, fritto o grigliato dopo essere stato ricoperto di piri-piri, olio condito e aglio. Troverete anche carne di maiale, montone e bisteccone di bovino in quanto la vicinanza col Sudafrica fortemente carnivoro, lascia anche qui la sua impronta. 

Carpa del Niassa
Spesso verranno serviti come antipasto di cortesia dei fagottini di pasta sfoglia fritti ripieni di verdura, alla moda dei samosa indiani che qui si chiamano chamuça. Molto buono anche il coniglio alla cacciatora, una specie di stufato con uno spesso sugo marrone, scuro e gustoso, che finirete di digerire tornando a casa. Non voglio andare oltre, tanto queste sono le cose che troverete più frequentemente in tutti i ristoranti. Non dimenticate di sgranocchiare continuamente gli ottimi anacardi che vi verranno continuamente offerti per strada in bustine. Qualche problema ce l'avrete se siete nemici dell'aglio, in pratica presente dappertutto. In ogni caso troverete il mangiare al ristorante di foggia occidentale, piuttosto caro, se paragonato al tenore di vita locale. In generale, anche escludendo i ristoranti eleganti, difficilmente un piatto unico (pollo o altra carne, bacalao) con contorno scende sotto i 10 Euro, sui 15 se andiamo sui crostacei. Per bere consiglierei la birra, che ho trovato ottima, ad esempio la 2M o la Laurentina premium o la Preta, ottima birra scura. Thè e caffè discreti. Le colazioni vengono ormai servite all'europea in tutti gli alberghi. Lascerei invece stare il vino, anche se si trova in tutti i ristoranti proveniente dal Sudafrica o cileno o addirittura portoghese, direi uno schiaffo alla miseria. Si trova anche il sidro sudafricano. Ciò detto, buon appetito, io sono ingrassato di un chilo, tanto per cambiare.

Macellerie all'aperto : Costine e cosciotti di montone.

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