lunedì 14 maggio 2012

Siamo tutti uguali! Votatemi!

Siamo tutti uguali. Non ho fatto altro in questi giorni che tuonare, va beh diciamo verberare moralmente tutta quella canea di farabutti che non fanno altro che chiederti il voto ed eccomi qua, infame e senza vergogna anche io a chiedere il voto agli amici che mi leggono indefessamente. No, non mi presento ai ballottaggi e neanche ambisco alla presidenza del condominio, ma mi sono fatto tirare dal Contest della Lonely planet, mia bibbia di utilità. Pertanto per sconfessare ogni mio precedente proclama:

se avete un minuto, avrei bisogno di un piccolo aiuto. Niente soldi tranquilli. Ho inviato una mia foto "eloquente", come del resto prevedeva il concorso, ma, per arrivare alla selezione finale bisogna avere almeno 200 voti. Al momento ne ho 90 solamente, che è almeno un inizio, ma già dopo la sollecitazione di tutti gli amici, che amorevolmente si sono prestati. Se avete voglia quindi, basta clikkare su questo indirizzo:

https://tuelonelyplanet.it/photocontest/enricobo2/

o se non si apre fare copia/incolla su Google e si aprirà una pagina che mostra la famosa mia foto "eloquente" (tanto per incuriosirvi) a sinistra della quale c'è un pulsante blu che dice VOTA. Clikkateci sopra ed è fatta.

Se dopo di ciò avete anche voglia di condividere sui 3 pulsanti sottostanti (di facebook, Twitter e google+) potrebbe innestarsi una benefica (per me) catena di Sant'Antonio anche da parte dei vostri amici.

Grazie in anticipo a quanti vorranno darmi una mano.






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domenica 13 maggio 2012

Una promessa di estate.

Anche nel cielo di oggi, prosegue l'eterna lotta tra nuvole bigie, rigurgito di un passato che non vuole arrendersi al naturale trascorrere del tempo e i raggi di sole che, giovani e forti, cercano di aprirsi varchi, di riscaldare almeno un poco. Sembrano arrendersi certo e magari per qualche giorno tornerà qualche brivido invernale, ma il destino naturale prima o poi li farà emergere, anche per naturale consunzione di nonno inverno. Che stagione difficile questa primavera, fatta di alti e bassi in fondo così fastidiosi. Avverti sempre o troppo tepore, quasi una novità a cui non sei abituato e che ti fa sudacchiare con fastidio e subito dopo raggeli per i ritorni di tramontana di un passato prossimo che non vuole arrendersi. Ma allora esistono ancora le mezze stagioni. Sono difficili da gestire, certo, non sai come vestirti, sempre troppo o troppo poco, per ripararti da questa pioggia ancora gelata che vuole affermarsi dicendoti: eh no, mio caro da questa situazione non si esce, devi fare i conti in ogni caso con questo tempo cupo e micranioso. Negli attimi in cui, invece paiono affermarsi le forze fiere e vitali della giovane estate in arrivo, anche qui un senso di disagio per la mutazione, comunque inevitabile. Animale delicato l'uomo che non vuole arrendersi ai cambiamenti. 

Un prodotto di nicchia geneticamente conservatore. Eppure basta andare per la campagna e vedi lo specchio della vita. E' già una settimana e i meravigliosi gialli limone dei campi di colza che parevano tappezzerie infinite tra gli ocra scuri della terra bagnata, lucida di brine dissolte, con le file infinite delle due foglioline delle pianticelle di mais appena nato, sono tutti sfioriti e hanno lasciato spazio al grigioverde pallido della foglia umile e dei fusti che cominciano ad indurirsi, consapevoli, loro sì almeno, del loro breve destino. Il verde nero del frumento, ormai non è più erba. Preso da quella smania che sentono gli adolescenti, senza capire ancora bene di cosa si tratta, si è lanciato verso l'alto, in una levata prepotente e ambiziosa, tutti i giovani vogliono dimostrare almeno di esistere; e già  intravedi le prime spighe che fuoriescono dall'ultima foglia lanceolata diritta, puntata verso il cielo come una sfida orgogliosa, che sale qua e là, ancora flebile, ma decisa a gridare: vedrete che ce la faremo. Si aiuteranno da sole a farcela, a trasformarsi in spighe mature e piene, perché comunque l'estate verrà. 


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http://ilventodellest.blogspot.com/2009/02/zai-jian.html 

sabato 12 maggio 2012

Plast 2012.


A volte basta un sentore, un profumo, un odore. Il cervello dell'uomo è davvero uno macchina strana. Entri in un luogo, senti rumori, movimenti e subito si accende qualcosa; avverti una fragranza particolare e immediatamente scatta la sensazione e la catena dei ricordi si mette in moto come quando schiacci lo start del computer e la macchina comincia a girare, a scavare nei meandri delle connessioni per ritrovare momenti dimenticati, ma che non erano perduti, solo accantonati, catalogati, archiviati e tutto questo mette a sua volta in moto l'onda del sentimento, che non è razionale e meccanica, ma che si nutre di dati per creare sensazioni, afflati, desideri, onde di nostalgia assolutamente irrazionali e non meccanicistiche. Così l'altro ieri, entrato negli alti padiglioni della fiera a Milano, mentre l'occhio correva a decrittare in automatico marchi vecchi e nuovi e lo sguardo vagava inutile sulle rotondità esibite delle standiste fasciate e strizzate dei classici tubini da fiera, alle spalle mi aggrediva un aroma silenzioso, malandrino e ammiccante, quel particolare ed inconfondibile e grato odore di plastica estrusa che aleggia nell'aria delle fiere del settore, e che accompagna inequivocabilmente i tonfi cadenzati delle presse, tamburo sacro di questa religione, battito zen imperturbabile del moderno demiurgo. Eccomi subito entrato in questo mondo come una Alice in una Wonderland  piena di giocattoli grandi e luccicanti, macchine creatrici dalle cui bocche escono implacabili, tubi, fogli, fili; animali metallici giganti che aprono magicamente le loro fauci per fare apparire oggetti cavi, stampati, soffiati, riempiti, plasticamente modellati dalla fantasia del Creatore che ne ha plasmato le linee, curve e filanti, ripetibili all'infinito. Arte pura. 

L'onda dei ricordi corre nella macchina del tempo e tra gli spazi incontri subito facce conosciute, solo un poco più invecchiate, pacche sulle spalle, amici, gente che cercava di soffiarti i  clienti e con cui ora prendi un caffè caldo e ricco di rimembranze, vecchi clienti invece, con cui hai lottato per ottenere una firma e che ti salutano con piacere. Sdradsvuitije, kak diejlà? Le lingue si rincorro. E' davvero un ripiombare indietro nel tempo, un ripercorrere strade lontane valutando la tua fortuna di non aver lasciato dietro le spalle acredini o conti sospesi, ma solo un pizzico di nostalgia. Non siate irridenti valutandomi con l'aria di sufficienza con cui si guardano i vecchi al ricovero; è stato il mio mondo per una ventina di anni, mi avrà pur lasciato un solco nel cuore e io pure avrò lasciato un piccolo segno del mio passaggio, non vi pare? Allora lasciatemi crogiuolare in questo sentimento dolciastro, così piacevole per gli amici rivisti, i conoscenti incontrati, reso un po' triste solo dal vedere situazioni che la durezza del mondo economico e la rapacità di  qualcuno ha reso particolarmente difficili, sempre per gli stessi, naturalmente, la parte debole della macchina produttiva, quei dipendenti  di una antica azienda torinese che sta chiudendo vinta dalla lotta spietata e dalle astuzie furbesche delle pieghe del mercato, ventre molle dove affondare il bisturi che non conosce le persone ma solo i numeri. Me ne sono tornato a casa dal Plast 2012 con ancora le orecchie carezzate dai tonfi delle ginocchiere, dal frusciare del film di polietilene che si arrotola, dal ticchettare dei tappi che cadono come cioccolatini colorati dallo stampo. Questa mattina me ne sono ritrovato uno in tasca; deformazione professionale, la mano in automatico raccoglie ancora i campioni, per esaminarli più tardi, con occhio critico e curioso. Arrivederci ragazzi, buona fiera. 


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venerdì 11 maggio 2012

Il parco della Mandria.

Il viale d'ingresso alla Mandria
Adesso che arriva l'estate, volete godervi una giornata di piacevole immersione nel verde, gradite calarvi in uno spazio di natura in cui vi sembrerà di essere catapultati in una realtà silvo-pastorale d'altri tempi, per dimenticarvi l'altalena dello spread e le scemenze grillate? A pochi minuti dal centro di Torino, il parco della Mandria vi saprà abbracciare con le sue distese infinite di prati e foresta e riconciliarvi col mondo. La natura è bella e coinvolgente, ma qui respiri anche la storia. Ed è proprio quella storia umana che strizza l'occhio e non tromboneggia solo in proclami e vittorie. E' quella che avrebbe riempito i Chi dell'epoca e le Novelle 1860 se mai fossero esistite. Già perché sulla collinetta al centro del parco troneggia il rosso caseggiato che ha visto il fiorire della passione irrefrenabile di Vittorio Emanuele II e la Béla Rusìn, mica scherzi, altro che Corona e Belèn! Altri tempi di certo, ma la prosperosa (inutile protestare, alla fine agli uomini piacciono bene in carne altro che anoressiche) villanella quindicenne che fece perdere il lume della ragione a quella Corona (di altro spessore per la verità) ha qui intessuto una storia davvero intrigante. Qui il Re veniva appena aveva un momento libero da impegni di stato ed elesse questa casa di campagna, in teoria non certo degna di un regnante europeo, a sua dimora effettiva facendola sistemare dallo Juvarra, mica baubau micio micio. 

Una fila di camere, certo modeste ma che rappresentavano un luogo dove il sanguigno e passionale artefice dell'Italia trovava la sua felicità, di giorno nella caccia e alla sera tra le bollenti lenzuola della mitica fanciulla che gli aveva stravolto il cuore, tra l'orrore della corte e della famiglia reale. Tutti sapevano, ma tutti facevano finta di non sapere, inclusa l'esangue regina assolutamente inadatta a soddisfare le bramosie di vita vera del sovrano. Pensate un po' che servizi fotografici ne uscirebbero oggi e lo spettegolio che serpeggiava nei caffè sotto i portici della Torino capitale del regno tutto sommato un po' provinciale, mentre dame e sartine sorseggiavano il bicerìn cavouriano. Labbra a cul di gallina e "ma avete sentito  che se la vuol sposare la Rusìn, neh? A l'è propi la fin del mund!". Un colpo di ventaglio e uno sguardo di riprovazione, piegando un frisìn la testa da un lato per non spiegazzare il pizzo bianco del collettino, ansimando un poco a causa della strizzatura in vita del corsetto o forse al pensiero di quel marcantonio così vigoroso che rovesciava la fanciulla sulle balle di paglia dopo averla rincorsa nel fienile. Atmosfere d'altri tempi che rimpiangerete di lasciare a sera, uscendo dalla camera da letto in giallo del nido d'amore, col trenino che vi porterà verso il varco dell'uscita mentre il sole tramonta sulle Alpi ancora spruzzate di neve così vicine che, allungando una mano, sembra possibile toccarle.   

La camera da letto dell'appartamento reale.

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mercoledì 9 maggio 2012

Neokeynesiani all'attacco.

Di elezioni non ci sono state solo le nostre. Allora diamo un'occhiata a quanto è successo in Europa. In Germania anche la bionda ha qualche problemino, la sua maggioranza se ne va in pezzi e bisognerà trovare un accordo con la sinistra dopo il risultato delle regionali piuttosto sfavorevoli alla sua coalizione. La poveraccia è stritolata da una parte dalla perdita di consensi presso il suo elettorato e dall'accidia dei tedeschi in generale, che dopo aver sistemato le loro cose per bene in un decennio, con il buon lavoro di sindacati intelligenti e industriali lungimiranti, andando a gonfie vele favoriti da un Euro che li mantiene estremamente competitivi, se ne fregano delle difficoltà degli altri e non sono per nulla disposti a sacrificare alcunché per i mandolinari del sud che se la sono goduta per decenni spendendo e spandendo i soldi altrui. Naturalmente l'egoismo teutonico non vuole assolutamente rendersi conto che la nostra rovina sarebbe soprattutto anche la loro, perché nel disastro generale non si salva nessuno, quando affonda il Titanic affogano anche quelli della prima classe, ma non vogliono accettare in nessun modo di fare la loro parte, avendo anche una fobia storica per la svalutazione di weimariana memoria. 

Spontaneamente non accetteranno mai gli eurobond o un rilassamento del rigore sulla spesa, men che meno vogliono ridiscutere il patto fiscale. In Francia invece si è girata la frittata. Partito per la pensione lo sbruffone con l'italiana al braccio, salta fuori dal cappello l'uomo invisibile che ha saputo intortare i galli, avendo capito che stava soffiando il vento antieuropeista da parte del ppopppolo, che anche lì non è mica diverso dagli altri, se gli tocchi due lire, si sente spellato vivo e vorrebbe che fossero gli altri a pagare. Di far sacrifici non se ne parla. Ora è probabile che le sparate anti euro fatte in campagna elettorale si stemperino con la realtà, ma di certo il nuovo corso non promette una luna di miele Merkhollandese. Oltre a questo tra 15 giorni ci saranno le altre elezioni francesi, dove la neonazi vorrà la sua parte di seggi, che non saranno neanche pochi. Infine abbiamo la Grecia, dove abbiamo visto dove possono condurre i grillismi e la furia acefala della folla. Un paese ingovernabile; forse nuove elezioni; il 7% di spartani con la svastica sulle bandiere che scorrazzano per le strade e dentro il parlamento, farneticando di non dare i soldi ai banchieri ebrei e altre cose del genere. Un paese ad un passo dalla guerra civile e dalla dittatura che azzererebbe tutto, dando il via alla caduta del primo mattone del muro europeo. 

Qui si potrebbe vedere se il nostro Monti ha le capacità che io gli accredito. potrebbe infatti avere la credibilità e la statura, in questo clima di generale debolezza di riunire il fronte dei paesi deboli e mettere i teutonici con le spalle al muro, portandoli di fronte con crudezza al baratro che si sta aprendo, anche per loro. Naturalmente nessuno dovrà dare l'impressione di cedere; si potranno trovare artifizi retorici in cui la sua democristianità potrà rifulgere, magari gli eurobond potrebbero chiamarsi Bond a progetto e lo sforamento del debito, finalizzarsi a casi specifici, una specie di co.co.pro. finanziari in cui noi siamo ormai maestri, ma una scelta di queste soluzioni accoppiate ad una certa garanzia che comunque un certo rigore verrà mantenuto, potrebbe essere accettabile per tutti e dare un po' di fiato alla macchina. Naturalmente bisognerebbe avere la forza di stroncare senza pietà il cagnaio dei politici locali, che appena sentito l'odore di un possibile riaccendersi delle possibilità di spesa, sono improvvisamente tutti diventati neokeynesiani d'accatto e cominciano a fregarsi le mani, mentre la luce sinistra dei lupi famelici brilla già nel loro occhi. Nuovi pacchi di soldi da divorare, per mantenere elettorato, clientele, loschi giri e mignotteria varia. Sarà una partita difficile e delicata, da giocarsi col fioretto ed il pugnale, qui invece le strade sono percorse dalla maraglia degli unni cornuti. I cervelli sono tutti emigrati a Tirana.


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martedì 8 maggio 2012

Cabina elettorale.

Piccolo esame a bocce ferme? In questi giorni di dibattito politico ma soprattutto economico, sono stato molto a sentire le affermazioni di tutte le persone che conosco personalmente. Purtroppo non conosco nessuno di coloro che la crisi ha messo pesantemente in ginocchio, pensionati al minimo, cassintegrati, disoccupati che con ragione lamentano una difficoltà reale. Le persone con cui ho avuto contatto, invece, non hanno nella realtà alcun problema davvero importante di natura economica e se ragionassero, non potrebbero che dedurre di essere toccate dai vari provvedimenti, che in misura davvero marginale. Io, tanto per fare un esempio, che sono colpito da quasi tutti i provvedimenti di rigore governativi (forse l'unico da cui sono immune è la barca, poi non so neanche nuotare), se ragiono, pur girandomi l'anima, devo concludere che preferisco fare questo sacrificio invece di perdere tutto il cucuzzaro, andare alla posta a ritirare la pensione e trovare lo sportello chiuso, controllare l'ammontare dei miei piccoli risparmi di una vita e constatare che sono diventati fogli di carta straccia e così via, cosa di cui mi pare nessuno o pochi delle decine di milioni di italiani nelle mie condizioni si renda conto che accadrebbe. Perché deduco questo? Da tutti costoro, nessuno escluso, ho sentito solo urla belluine contro i tragici errori di questo governo che toglie loro anche l'aria che respirano invece di prendere i soldi a chi davvero ce li ha e so ben io chi sono!

 Naturalmente gli altri. La morte della giustizia, macelleria sociale, perdita di sovranità, non ascoltare il grido di dolore del ppopppolo e così via. Quindi naturalmente ci si è comportati di conseguenza nella gabina (come si dice ad Alessandria) elettorale. Costoro, che naturalmente alla fine sono andati a votare (c'è stato nella realtà solo un piccolo calo fisiologico) hanno premiato Grillo in maniera pesante, in Alessandria terzo col 12%, fregandosene del fatto che se fossero presi in esame le sue proposte deliranti (ritorno al medioevo tecnologico, ma internettiano, uscita dall'euro, annullamento del debito pubblico e altre grandi idee del genere) farebbero un bel falò di quanto loro rimane invece dei quattro spiccioli che gli ha preso il vituperato Monti. I partiti naturalmente hanno dato la loro bella mano, in totale crisi isterica, chi inseguito dai Carabinieri, chi terrorizzato dalle pernacchie dei vecchi elettori disamorati, erano chiamati in questa fase a lasciar fare le riforme di struttura che erano incapaci a impostare a qualcuno che si prendesse gli insulti e i pomodori, mentre veniva loro lasciato il compito di risolvere pochissime cose per tornare ad avere un minimo di credibilità. Eliminare o ridurre fortemente i compensi e i rimborsi elettorali, cambiare il porcellum, ridurre i mille rappresentanti ad un numero più umano. Nel loro ormai irrefrenabile cupio dissolvi, non sono neppure capaci di iniziare una di queste semplici cose e si avviano al suicidio definitivo cantando allegramente le stesse canzoni di sempre. Il PDL ormai dissolto, col capo (vero) in vacanza dal compagno di merende, il PD spaccato e assediato dai cani feroci della sinistra e del centro in gara a portargli via consensi, l'UDC che fa i conti di quanti voti perde sostenendo il governo. 

In aula devono votare a favore e appena usciti fanno proclami personali contro dicendo che sono contrari a tutte le decisioni che hanno appena votato, mettendo tutti i possibili bastoni tra le ruote ai provvedimenti solo per poter dire ai propri sostenitori, avete visto che siamo riusciti a far cambiare idea? La Slega, corrosa dal proprio marciume, fa a gara con SEL e IDV a chi la spara più grosse per poter carpire qualche votarello che se ne freghi di Tanzania e Albania, alzando la classica ultima bandiera di chi non sa più dove attaccarsi: non paghiamo le tasse, ottimo slogan per ogni stagione. Nessuno sembra rendersi conto che in questo paese, puoi mettere al timone le persone più serie possibili, ma non si può, non si riesce a fare niente, neppure le cose che all'apparenza sembrerebbero più semplici. Vuoi liberalizzare, cominciamo dalle cose piccole che sono più facili. Urla senza fine, farmacisti, tassisti, barellieri sulle barricate, gli avvocati no, quelli lavorano da dietro ma altrettanto efficacemente. Alla fine devi cedere ed annacquare il tutto. Vuoi fare una riforma del lavoro che finalmente consenta di correggere lo schifo che, con la complicità menefreghista di chi i lavoratori li doveva proteggere, ha devastato una generazione, dando il bocconcino dell'art.18 per farla passare? Niente da fare. Chi dice di essere dalla parte di chi lavora, si oppone fieramente, gli altri che prima erano d'accordo, terrorizzati di essere sulla barricata sbagliata, subito si accodano. 

Allora gli industriali, che per decenni hanno campato di svalutazioni competitive, rinunciando ad innovare e delocalizzando non per conquistare mercati, ma solo per risparmiare stipendi, autocondannandosi al fallimento, subito prendono la palla al balzo e vogliono annacquare la cosa al fine di continuare la loro ormai conclamata tratta degli schiavi (magari molti non lo sanno, ma i compensi degli "stagisti", ormai sono così tutti i nuovi lavoratori, sono inferiori agli stipendi cinesi). E tutti i partiti corrono loro dietro starnazzando nel pollaio. Il governo tenta di intaccare la voragine della spesa pubblica cominciando da tribunali inutili, arriva il Gabibbo a dimostrare l'impossibilità di farlo che anzi la spesa sarebbe ancora maggiore; chiudiamo ospedali che per la loro dimensione sono inefficienti e dove non si possono avere servizi adeguati, ecco che pazienti e dipendenti si strappano le vesti mostrando inattaccabili eccellenze che sarebbe un delitto distruggere; vuoi accorpare costosissime scuolette con un numero di allievi assolutamente incongruo, mamme e bambini si incatenano davanti alle porte in nome del diritto allo studio sotto la porta di casa. Non si riesce a fare niente di niente. Beh, dice il cittadino che ha in tasca la facile ricetta con cui si risolve tutto, l'uomo del so ben io quello che si dovrebbe fare, almeno le auto blu, quella è cosa davvero facile da ridurre. 

Praticamente impossibile. Ognuno ha la sua buona ragione per mantenerle. OK almeno un piccolo provvedimento che limiti a 1600, la cilindrata di quelle che verranno acquistate prossimamente. So che non ci crederete. Anche questo non va bene, alcune amministrazioni hanno fatto opposizione al provvedimento, motivando valide ragioni perché venisse cassato, mettendo in campo ambulanze e robe del genere. E se invece con un colpo di imperio si fossero abolite tutte? Poveri ingenui. Il giorno dopo Landini avrebbe fatto scendere in piazza gli operai cassintegrati causa diminuzione della produzione di auto, le assicurazioni avrebbero denunciato un tale calo degli utili da chiedere urgenti provvedimenti per poter applicare aumenti di tariffe, le famiglie rimaste senza lavoro dei circa 100.000 autisti delle stesse sarebbero in corteo permanente davanti a Montecitorio e voi dovreste fare attenzione a camminare al centro della strada per evitare i corpi dei carrozzieri in fallimento, che si lanciano dalle finestre per sfracellarsi al suolo finalmente liberi da Equitalia. Ma lo capite che in questo paese non si può fare niente! Siamo un popolo volgare che per decenni ha bussato alla porta di ogni politico di turno per farsi condonare la multa, per sistemare la veranda abusiva, per saltare il posto nella fila. La colpa è sempre degli altri e so ben io chi deve pagare, tutti col cappio in mano dove appendere il vicino di casa. E diamo la colpa a Monti quando i nodi vengono al pettine, ma mi faccia il piacere! Queste situazioni sono sempre sfociate in una dittatura. Molti nei discorsi da bar, già la auspicano. In Grecia si inneggia ai colonnelli. Noi siamo ad un passo.


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lunedì 7 maggio 2012

Eleggere e-leggere.

Ricevo dal caro amico Gian, questa meditazione sul tema elettorale, che mi sembra molto interessante ed attuale e non posso fare a meno di riportarvela pari pari.


Leggere scegliere eleggere. Prima di scegliere chi eleggere devi leggere il programma dei candidati. Il verbo latino eligere deriva da e- (da) e da lègere (cogliere, estrarre) e ha due traduzioni: 1) strappare, svellere; 2) scegliere, eleggere, nominare. Eligere aliquem ad imperium voleva dire “eleggere uno imperatore”. Cornelio Nepote scrisse “Elexit ad dispensandam pecuniam”: lo scelse per l'amministrazione del denaro. Electio, electionis è la scelta, l'elezione. Al plurale, la parola “elezioni” definisce la procedura con cui vengono eletti i candidati scelti dagli elettori. Candidati? Anche qui si ritorna al latino: candidatus era colui che indossava una “toga candida”. Ai tempi della Roma antica, infatti, coloro che si presentavano alle elezioni dovevano indossare una toga bianca per distinguersi. Oggi i candidati non devono indossare abiti bianchi. Certo sarebbero molto eleganti. E “visibili”: cosa ricercata e per la quale si gareggia in ogni sede. Ad ogni modo, come allora, i nostri candidati vanno in giro sorridendo, salutando, stringendo mani e distribuendo “santini” con l'immagine e il motto, meglio conosciuto come slogan. E' un termine che deriva dal gaelico scozzese sluagh-ghairm, pronunciato slogorm. È composto da sluagh (nemico) e ghairm (urlo) e originariamente significava “grido di guerra”. Lo slogan è fondamentale nella pubblicità. In ogni settore. Più del prodotto e più del programma. A volte è proprio un grido di guerra e viene urlato per sopravanzare gli altri slogan. Cosa significa candidarsi? Significa presentare la propria persona ad un gruppo di persone che, con il loro voto, scelgono la persona che vincerà quelle elezioni. Ci si candida per una carica politica, per una rappresentanza sindacale, per la presidenza di un ente, azienda, associazione. 

Cosa bisogna fare per candidarsi? Beh, innanzitutto per candidarsi bisogna essere “candidi”. Ma candidi in che senso? Candidi nel senso di avere la fedina penale pulita, senza macchie. O anche candidi nel senso di avere candore. Il candor animi in Ovidio viene tradotto con schiettezza d'animo, sincerità, innocenza, lealtà. Tutte qualità positive ed encomiabili. Talvolta però candore è timidezza, timore, paura. Eh no! Bisogna essere “senza macchia e senza paura”. Proprio un bel motto per un candidatus che voglia essere onesto e anche intraprendente. Come i cavalieri senza macchia e senza paura della Tavola Rotonda. Peccato che ogni tanto la candidatura sia in realtà una “imbiancatura” di facciata. Come quando si dà il bianco in una stanza coi vecchi muri anneriti dal termosifone, ammuffiti dall'umidità, scrostati dall'incuria. E' l'immagine del candidatus che è “vecchio” dentro, annerito dalla coscienza sporca, ammuffito dalle frequentazioni inquinate, scrostato dai vincoli ricattatori. Viceversa l'appartamento magari non moderno, ma ben ristrutturato, ci dà l'immagine del candidatus con la coscienza a posto, le frequentazioni pulite, i vincoli solo d'affetto. E qual è il percorso di un potenziale candidato? Per arrivare a candidarsi ci sono diverse strade. La “via maestra”. E' larga (di progettualità), alberata (di buone intenzioni), ben lastricata (di solide basi culturali). Ma è anche molto lunga. Lunga da percorrere. Può indurti alla rinuncia, alla resa. Le “vie traverse”. Sono meno larghe, con poco marciapiede e asfalto accidentato. Ma sono corte. Rapide da percorrere. Possono indurti in tentazione. Infine, i “vicoli”. Sono stretti, sconnessi, poco illuminati. Sono molto corti. Li percorri in un attimo, senza fatica, senza occhi indiscreti, senza scrupoli. E allora? Candidarsi o non candidarsi: that is the question. Essere corruttibile o non corruttibile? Sia prima del voto, sia dopo la conseguita elezione. Caro candidato, non ci sono “vie d'uscita”. Tu dovrai sempre scegliere, eligere. Elezione è “lezione” di vita. Durante la campagna elettorale: lezione di stile, di buon gusto, di buone maniere. Dopo aver raggiunto la poltrona: lezione di umiltà, di dedizione, di esemplarità. 

Già, essere di esempio ai collaboratori e ai concittadini. Poi, a fine mandato, essere di compiacimento per gli elettori. Cicerone chiamava i cittadini più ragguardevoli viri electissimi civitatis. Elezione è lezione? Sì, in ogni caso è sempre una lezione. Eleggere è leggere? Quasi mai. Chi legge il programma del suo candidato? Chi cerca di leggere nel pensiero dell'uomo o della donna che voterà? Leggere nel pensiero!? Sì, per scoprire le sue vere intenzioni, le cose che “vorrà” fare e le cose che sa di non “dover” fare. I candidati, per farsi eleggere, dovrebbero farsi leggere nel pensiero. Come? Sottoponendosi, spontaneamente, alla macchina della verità. Così, però, sarebbe troppo comodo! Tu, elettore, non dovresti neanche più eligere, scegliere. La macchina della verità infatti (se non è adulterata, cioè se dice la verità, tutta la verità, nient'altro che la verità) ti toglierebbe la fatica della scelta. Attento! Ti toglierebbe la “libera scelta”, tesoro impagabile dei paesi non totalitari. Eligendi potestas: la facoltà di scelta. Il libero arbitrio. Sì, la macchina ti direbbe chi è l'onesto, chi il volenteroso, chi il disponibile. E sceglierebbe al tuo posto. Peccato che sarebbe un'altra delle tante macchine e macchinazioni programmate e costruite dal Deus ex machina di turno. Meglio rischiare di scegliere, di leggere e di eleggere chi ti pare. Magari facendo come Cicerone che scriveva minima malorum eligere, scegliere il male minore. Quindi, corriamolo questo rischio. Ci sono tanti proverbi che i progenitori ci hanno predisposto, sul rischio. Non mandiamolo in estinzione, il rischio. Costruiamoci una piccola, personale “riserva” del rischio. Un angolo della nostra mente dove tenerlo pronto e farlo uscire al momento opportuno. Nel momento in cui dobbiamo scegliere. Carlo Maria Martini, pastore della diocesi ambrosiana dal '79 al 2002, ha detto: “Chi non prende decisioni si lascia sfuggire la vita. In confronto, il rischio di prendere una decisione sbagliata, che andrà corretta, è inferiore.”


Mi pare comunque che questo invito alla partecipazione come minore dei mali, sia stato colto appieno, a dispetto delle previsioni, magari ne parleremo meglio domani ad urne aperte, dopo aver elaborato anche quanto accaduto in Francia e soprattutto in Grecia.


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domenica 6 maggio 2012

Alle urne, alle urne!

Nella mia città siamo meno di 90.000. Ci sono 16 candidati sindaco (+ 2 non accettati e uno che si è ritirato per motivi di salute). In elenco 33 liste, ognuna con uno sterminato numero di candidati, quasi 800 persone, dei quali conosci un notevole numero, che incontri continuamente per strada e che ti chiedono il voto. Credo che rappresentiamo un record. Il giornale ha addirittura pubblicato una dimostrazione fotografica di come si debbano tenere allargate le braccia per potere dispiegare completamente la scheda elettorale. Peggio che in certi paesi terzomondisti. Non è male per una città abituata a veleggiare nella bassa classifica delle province italiane a braccetto di tante vituperate aree meridionali. Altro che antipolitica, non mi sembra che ci sia mai stato un così forte desiderio di avvicinarsi alla mensa imbandita, c'è addirittura una tale ressa, da creare un ingorgo insuperabile davanti alla porta del comune. Perché si continua a dire che che gli italiani odiano i politici e la politica stessa? E' una sindrome contraria a quella sportiva. L'italiano è uno straordinario amante dello sport a patto che lo facciano gli altri e lui possa seguirlo comodamente sdraiato in poltrona. 

Nell'agone elettorale è proprio invece, paiono tutti assatanati dalla politica attiva, tutti si mettono gagliardamente a disposizione, al servizio del cittadino; che straordinaria dimostrazione di disinteressata dedizione al bene comune! Sono davvero contento che la mia città smentisca in maniera così categorica tante frasi fatte. Qualcuno dirà, malevolo, che tanta più gente si è accorta che sulla tavola imbandita è rimasto più poco da divorare e che bisogna affrettarsi prima che si portino via tutto anche le briciole. E' un po' così l'italiano medio, non si scandalizza troppo se stanno divorandogli ogni cosa, dignità compresa, piuttosto si altera appena si accorge che non rimane più nulla per lui. Il disinteresse, oltre alla coerenza, è una delle note caratteristiche dell'animo mandrogno e io ne sono fiero, anzi adesso scusatemi ma devo correre al mio seggio per poter votare in tempo. Temevo che la paura di un prossimo commissariamento della città per debiti, avrebbe reso vacanti delle posizioni, ma mi sbagliavo, pare che buttarsi nel guano alla fine abbia sempre la sua convenienza, qualcosa in fondo al truogolo rimane sempre, poi si può sempre dare la colpa al governo che prende sempre agli stessi.


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venerdì 4 maggio 2012

Il senso del ridicolo.

Tanto per ridere un po', in questi giorni in cui veniamo alluvionati dalle lacrime e dal sangue che scorre a fiotti, a sentire politici che fino a ieri hanno lavorato alacremente per mandare in malora questo paese, a sentire i masanielli di turno che cavalcano l'onda del malcontento per razzolare qualche voto e a sentire le urla di dolore che arrivano da stuoli di tartassati che hanno goduto per decenni di benefici al di sopra delle possibilità del paese e che ogniqualvolta hanno potuto, hanno evaso in grande o piccola parte quanto era nella loro disponibilità, vi voglio proporre quanto riporta il sito del mio Comune alla voce Voucher parcheggio per residenti:

L’abbonamento è gratuito, con pagamento di 25 Euro


da effettuare mediante versamento su bollettino postale prestampato disponibile presso l’Ufficio. 


Uno straordinario ossimoro burosaurico. Tutto regolarmente nero su bianco. Per fortuna che il senso del ridicolo, almeno quello non manca. Ad maiora, forza che tra venti giorni la campagna elettorale è finita (e comincia quella per le politiche!).



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Caldo.


giovedì 3 maggio 2012

Considerazioni sul Tai Ji Quan 4: Lōu xī ǎo bù.

Proseguendo lo sviluppo della forma Yang -24 movimenti ci troviamo ad affrontare il quarto: Lōu xī ǎo bù, che potremmo tradurre come Spazzare il ginocchio e girare il passo. Nella cura del corpo e nella medicina tradizionale cinese, il cervello e la colonna vertebrale assieme a sistema nervoso periferico e muscolatura, costituiscono un sistema concettualmente indivisibile. L'uomo moderno, a causa del tipo di vita sedentario, esercita troppo poco la spina dorsale; questo è generalmente causa di problemi di vario tipo. Il Tai Ji, associato ad una corretta respirazione, allenando correttamente la schiena, è un ottimo sistema per mantenere una buona postura ed una condizione di buona salute per la colonna vertebrale. Questo quarto movimento della forma 24 è dedicato proprio a questo aspetto grazie alle contrazioni e al rafforzamento della muscolatura del dorso, aumentando parimenti la robustezza dei muscoli delle cosce. Le articolazioni di anca e ginocchia, molto esercitate, diventano più flessibili. Il movimento di Lōu xī ǎo bù si esegue 3 volte alternativamente a sx-dx-sx ed è più complesso da spiegare a parole che nei fatti per cui, vi allego il filmato chiarificatore di www.tai-ji.de e uno schema disegnato. Con la schiena diritta il torso ruota alternativamente a sx-dx-centro  poi sx-centro infine dx-centro, facendo tre passi ad arco (gong bu) in avanti: sx-dx-sx. Al termine di ognuno dei 3 movimenti il peso è per il 70% sul piede avanti. Le braccia che partono dal precedente La gru bianca dispiega le ali, eseguono movimenti rotatori verso l'avanti. 


Il braccio dx disteso, che era in posizione alta sulla testa passa davanti agli occhi, quindi davanti alla spalla sx, ruota verso il basso e in un ampio cerchio si porta verso l'alto indietro, grazie alla rotazione del busto a dx, quindi l'avambraccio si piega in avanti e la mano percorre un tratto diritto con un movimento di spinta con il palmo, aiutato dalla rotazione del busto verso il centro, all'altezza del viso. Contemporaneamente, il braccio sx, che era in basso a sx, compone un largo semicerchio verso l'alto, passando davanti al corpo fino a portarsi vicino alla spalla destra, quindi mentre la dx effettua la spinta avanti, compone un semicerchio verso il basso portandosi nella posizione iniziale, "spazzando" appunto il ginocchio sx che avanza. Il movimento si ripete uguale a dx e a sx, mantenendo sempre lo stesso ritmo e il bacino alla stessa altezza. Lo sguardo segue (l'indice) della mano alta rispettivamente. L'inspirazione avviene mentre il braccio va portandosi indietro  fino al punto massimo e l'espirazione durante il movimento di spinta avanti, ripetendo quindi per le altre due volte. Per una esecuzione corretta bisogna porre attenzione a non eseguire le rotazioni con gli arti, ma far partire il movimento dal bacino mantenendolo su un asse verticale, gli arti morbidamente seguono senza sforzo proprio. La spiegazione marziale del movimento è abbastanza evidente. Mentre il braccio che "spazza" il ginocchio, esegue una parata su un colpo  basso (pugno, calcio, a fondo di bastone), il destro, entrando nella guardia dell'avversario con il passo, si proietta avanti e colpisce/spinge all'altezza della gola o del viso. Queste tecniche sono allo stesso tempo un importante aiuto al miglioramento dell'equilibrio, specialmente se eseguite ad occhi semichiusi.



Refoli spiranti da: Fundamental of Tai Ji Quan - Wen Shan Huang - S.Sky Book Co - Honk Kong -1973
Kung Fu and Tai Ji  Bruce Tegner -Bantam book - USA - 1968
www.taiji.de
Huard - Wong . Tecniche del corpo - Mondadori Ed. 1971


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