giovedì 17 febbraio 2011

L'ora del lupo.

Alessandria, 3 ottobre 1966


L'ora del lupo.

In quell'angolo nascosto di Piazza Garibaldi,
nella confusione del mercato,
una vecchia sdentata seduta sullo scalino del marciapiede
allunga una mano deformata dagli anni
e vi chiede di chinarvi un momento.
Ma non fermatevi,
non fatevi impietosire.
Proprio là, a due passi dal tombino,
si apre
la falla dimensionale.

Ridete pure per ora
nella bianca città lucente dalle torri di vetro che avete costruito
sulla nostra terra.
Cingete pure, inconsapevoli, con le vostre macchine lucenti
i prati di smeraldo;
siate felici e prosperate
con i vostri figli.
Noi intanto, silenziosi, ignorati,
nell'oscurità delle notti,
continueremo a scavare le vostre tombe.


Dopo due giorni consecutivi di acquerugiola sottile e di umidità che ti infradicia le ossa, mi sembra impossibile che 45 anni fa vedessi Alessandria come una città lucente dalle torri di vetro, ma è vero che a 20 anni sei pervaso da un ottimismo che rasenta la follia, poi però con il tempo passa e riesci a vedere la realtà in tutte le sue terrificanti sfaccettature. Avrete capito che sono un po' sverso. Buona giornata a tutti.


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5 commenti:

Nidia ha detto...

Spaccatura tra noi l'altro, il diverso. Indifferenza. Abbassiamo gli occhi e alziamo le nostre difese, i nostri muri.
Anche poeta sei, e che bei versi ci regali, grazie Enrico!

Adriano Maini ha detto...

Troppo cinismo nell'attuale società civile.

enrico ha detto...

@Nidia - poeta è una parola grossa e fin troppo abusata

@Adri - E' la nostra epoca, altro che Risorgimento!

Anonimo ha detto...

Caro Enrico,
sei decisamente un affabulatore bravissimo ma oggi , parlando di Alessandria ,hai toccato una corda a cui io sono particolarmente sensibile. A vent'anni la odiavo,la trovavo fredda,noiosa e i suoi abitanti troppo provinciali,conformisti. E me ne sono andata. La città è rimasta così anzi nel tempo è peggiorata. Ma io ora la amo tantissimo nonostante tutto:Da quando sono tornata mi sento protetta e sicura. Respiro la sua nebbia,guardo il campanile e ricordo le parole di mio padre poche ore prima di sposarmi "Mata ,va pura,
ma arcorti che chi ai son le to radis e i to mort"
Io avevo ben altro da pensare in quel momento ma ora mi rendo conto che aveva ragione.Sono felice di invecchiare qui "suta el so campanì"
Paola.

enrico ha detto...

@Paola - Naturalmente concordo completamente con te e nella mia nebbia ci sto da papa e non ci rinuncerei per niente al mondo.Ma la caratteristica dell'alessandrino barbottone è proprio questa , di parlare male della sua città, dei suoi concittadini e possibilmente di séstesso, siamo fatti così.

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