giovedì 31 gennaio 2013

Taste of Laos 21.

Luang Prabang, - La questua.

Sei del mattino.
Lunga fila arancione. 
Questua silente.

Lost in a desert beach.

Jambiani - Meditazione 
Bene. Non dovete pensare che vi abbia trascurato in questi giorni, lasciandovi solo il piacere di godervi qualche ormai vecchia immagine laotiana, ma vi assicuro che in Tanzania la connessione è spesso difficile quando non impossibile. Ora però, che la parte impegnativa del viaggio (e posso dire che, dati i miei limiti lo è stata)  si può dire compiuta, giunge come ogni volta il momento di assimilare le esperienze meditandone se possibile i contenuti. Per questo ho deciso che è ancora presto per rientrare e che questa fase del viaggio altrettanto importante possa essere espletata su una spiaggia quasi deserta, col solo rumore dello sciabordare delle onde, qualche palma isolata, il sole che tramonta alle mie spalle illuminando il mare smeraldo, acceso da barbagli di luce. Sono seduto su un charpoy di corda intrecciata, davanti ad un piccolo bungalow bianco su una riva che digrada lentamente tra le onde verdi. Sotto i piedi, cipria bianca, farina di conchiglie pastosa e morbida che ti carezza la pelle senza sporcarla. La brezza di mare spira leggera dilatando i tempi del respiro, allentando i muscoli ancor tesi per gli scossoni di strade difficili, dando fiato alle giunture indurite dall'età e dall'artrosi, tranquillità ad un intestino provato. Che dovrebbe fare un povero anziano se non respirare davanti al mare? Mantenere la mente affaticata in stand by, utilizzare una sequenza di pensieri e sensazioni positive, che so io, se ordinare per pranzo, gamberoni ala griglia o brochettes di pesce e polipo o se lasciarsi blandire dall'aragosta, alternando la digestione a fasi di sonno rem per raggiungere una sensazione di pace anche esteriore che metta l'animo in uno stato completamente positivo (anche questo sono le spiagge semideserte), per il momento che, dio non voglia, comunque verrà, quando dovrò riaffrontare Monti, Bersani e quell'altro di cui non ricordo più bene il nome, anche se qui hanno cercato continuamente di ricordarmelo sghignazzando, dei grandi omoni neri che si sbattevano le manone sulla pancia chiosando un mantra, un suono di tamburi lontani nella foresta che avevo dimenticato: bunga bunga, bunga bunga...

mercoledì 30 gennaio 2013

Taste of Laos 20.

Lunag Prabang - Cascata.

Verde smeraldo,
Acquamarina azzurra.
Gorgoglia l'acqua.

lunedì 28 gennaio 2013

Taste of Laos 19.

Bambina Meo


Ricchi pendenti.
Perline colorate.
Occhi felici.

domenica 27 gennaio 2013

Taste of Laos 18.

Monaci a Luang Prabang

Risa discrete
di monaci bambini.
Ora et labora.

sabato 26 gennaio 2013

Taste of Laos 17.

Tramonto a Luang Prabang
Quinte lontane
d'un viola digradante
vestono i monti.

venerdì 25 gennaio 2013

Taste of Laos 16.

Sulla strada.

Tre palle rosse.
Non cadono più bombe.
Bimbo felice.

giovedì 24 gennaio 2013

Taste of Laos 15.

Piana delle Giare


Sguardo sornione
getta il Buddha ferito.
Giocano i bimbi.

mercoledì 23 gennaio 2013

Taste of Laos 14.

Tempio a Luang Prabang

Spazza la terra,
è l'illuminazione,
monaco bimbo.

martedì 22 gennaio 2013

Taste of Laos 13.

Mercato sulla strada di Luang Prabang.

I pesci secchi
risplendono dorati.
Ma che gran puzza!

lunedì 21 gennaio 2013

Taste of Laos 12.

Un tempio a Vientiane.
Buddha dorati.
Reiterando il credo
son mille e mille.

domenica 20 gennaio 2013

Taste of Laos 11.

Vientiane - Ivenditori di uccelli.

Gabbie ormai vuote.
L'uccello è liberato.
Debole inganno.

sabato 19 gennaio 2013

Taste of Laos 10.

Pesca sul Mekong

Butta la rete
pescatore tranquillo.
Sanguina il fiume.

venerdì 18 gennaio 2013

Riusciranno i nostri eroi a ritrovare il loro amico disperso in Africa?

Eccomi qua non per interposta persona. Se avete avuto la bontà di seguirmi anche durante questa mia presenza virtuale, state sereni, sono vivo e vegeto anche se acciaccatissimo. Certo c'è da stupirsi; nei posti più turistici e assediati dalle agenzie di viaggio, nessuna possibilità di connessione, quando parli di internet ti guardano come se venissi dalla luna, invece qui a Karatu, fuori dai circuiti, in un piccolo lodge malandato in cui siamo i soli ospiti, ecco qua wifi free a gogo, skype e chi più ne ha più ne metta. Be quit, it's Africa. Così dalla terrazzina del bar, mentre tira una gradevole arietta, butto giù questo post intercalare. Già questa Africa calda e lussureggiante, madre primigenia e mistero profondo, te la trovi appena esci di qualche metro dal lodge del turismo, nella gente che incontri, nei paesi che attraversi, tutti uguali, baracche o capanne e tanta gente sulla strada che si muove, non sai mai verso dove. Bisogna lasciarsi andare. C'è un programma? Buttalo via e segui il corso del tempo che qui ha altre scansioni. Fatti prendere da questo senso di antico che emana la terra, la più battuta da piede umano, eppure così giovane e gagliarda, pronta a gettarsi nella mischia senza le paure di noi vecchi Europei maldestri e bene abituati per cui tutto è timore di perdere qualcosa di acquisito, magari dai nostri padri. Vedremo nei prossimi giorni. Intanto mi sono riempito gli occhi della fauna più ricca del mondo seguendo le orme di Hemingway, davvero un piacere ineguagliabile. Sono salito alle falde del Kilimanjaro, dove non c'è un popolo che ha inventato l'Hullygully. Sono andato in bicicletta intorno al lago Manyara in cerca di flamingos ed ho trovato fango che inghiotte te e la bici. Domani vedremo quel che capiterà, non ci voglio pensare, intanto sveglia alle 4:00. Non è molto africano, ma che volete io sono un turista e devo comportarmi come tale. A presto se potrò. 

Taste of Laos 9.

Un tempio a Vientiane.

Chini i ginocchi
con fede piena e certa,
onora il lingam.

giovedì 17 gennaio 2013

Taste of Laos 8.

Un tempio a Dong Khon.

Rosso e dorato.
Vivida fiamma accesa
risplende il tempio.

mercoledì 16 gennaio 2013

Taste of Laos 7.

Elefanti  - Pakse

Grande e potente,
con scorza grigia e dura,
il pachiderma.

martedì 15 gennaio 2013

Taste of Laos 6.

Si Pha Dong - Tempio di campagna.

Guglie appuntite,
dritte tra riso ed acqua,
coloratissime.

lunedì 14 gennaio 2013

Taste of Laos 5.

Si Pha Dong, - Le rapide.
Si loda il Buddha
con lo sguardo estatico,
fotografando.

domenica 13 gennaio 2013

Taste of Laos 4.

Bimbi a Dong Ket
Un campanello,
passando lo straniero.
Sguardi smarriti.

sabato 12 gennaio 2013

Taste of Laos 3

Si Pha Dong - Ristorante.


Anni 60 
ritornano in mente.
Davanti al fiume

venerdì 11 gennaio 2013

Taste of Laos 2

Il Mekong vicino a Si Pha Dong

Rosso aranciato.
Il sole è ancora alto 
di fronte al fiume.

giovedì 10 gennaio 2013

Taste of Laos 1

Al confine tra Cambogia e Laos

Sbarra distesa
a separare il nulla
lungo il Mekong.

mercoledì 9 gennaio 2013

In volo



Ali d'argento
tra le nubi cariche
portan lontano.

martedì 8 gennaio 2013

Sono pronto.

E' venuto ormai il momento, non ho più testa per altro. In TV parlano, parlano, promettono e si scannano e io invece, ho nelle orecchie un rumore di tamburi lontani, un ritmo tribale che non ti dà pace. Nell'aria un odore forte e caldo. Un vento che ha superato il mare e arriva dal fondo di foreste primigenie, carica di umidore vitale che si asciuga traversando deserti e arriva fin qui pregna del suo sapore antico, che racconta di culla dell'umanità, di primi passi dell'uomo. Così la voglia di partire si trasforma in ansia, in una sorta di frenesia che ti costringe a controllare gli elenchi delle cose giudicate indispensabili, che si riveleranno, nella maggioranza dei casi, inutili e pesantissime da trasportare, che ingombreranno la valigia all'inverosimile, ma daranno una fittizia tranquillità turistica. Questo è un problema per l'aspirante viaggiatore, quello di non riuscire mai a liberarsi da questa componente che lo riduce inevitabilmente al rango di turista, con un preciso computo di giorni e caselle da riempire, oltre a portare con sé, come oggetto primario un orologio, simulacro iconico di quello che per noi è il vero bene irrinunciabile, il tempo, inutile orpello, invece, per quei luoghi dove altre sono le priorità. Comunque si parte al fine. Non turbatevi, non rimarrete comunque soli. Ho predisposto acconciamente affinché ogni giorno, un messaggio in bottiglia, un cenno di presenza, compaia comunque in questo non luogo, per non farvi sentire soli, per mantenere un legame di presenza. 

Per non rinunciare ad una sorta di fidelizzazione di cui mi sento in parte responsabile. Quindi collegatevi comunque a questo indirizzo per scoprire ogni giorno questo segno. Solo un  cessare definitivo di questa presenza potrebbe significare che per qualche motivo, il destino ha deciso che io non torni più. Vedremo. Non so se là, tra savane e foreste antiche sarà possibile una connessione con quel cordone ombelicale che ormai sembra essere l'unico motivo che ci tiene vivi. Se ci fosse, tenterò di dare un segno anche da lì; diversamente, come in un altro secolo, un taccuino di appunti ed una matita appuntita mi saranno compagni di viaggio e strumento di memoria. Intanto per ora vi saluto, come si abbraccia un amico alla stazione quando il treno manda gli ultimi fischi. Solo nella mia testa si aggira un ultimo fantasma, un grande dolore che  mi prende e non mi dà pace, lo sconforto di non potere seguire da vicino gli importanti dibattiti politici di questa seria campagna elettorale, così popolata di persone valide e serene, tese solo al benessere del mio paese. Cercherò di farmene una ragione, d'altra parte ci siete già voi che li starete a sentire, casomai fatemi un sunto.

lunedì 7 gennaio 2013

Ali italiane.

Olé, chi si rivede! Anzi chi si risente; Alitalia. Vi ricordate questo strano affaire? Qualche anno fa, fallita in effetti la compagnia, Air France aveva proposto di tirare fuori 3 miliardi di Euro per prendersi tutto il pacchetto, debiti inclusi, lasciando a casa 3000 persone (vedi quanto avevo postato qui, il 31 agosto 2008). L'allora presidente del consiglio, non mi ricordo più bene chi era, si oppose fieramente, fece pagare a noi italiani quei soldini, in pratica l'intera IMU sulla prima casa, regalando il tutto a un gruppo di amici il pacco, agevolandoli inoltre con qualche prebenda per meglio convincerli, ad esempio aumento libero delle tariffe autostradali. Stanno scadendo i 5 anni previsti e come è andato l'affare? La gente lasciata a casa è più che doppia, Air France si compra il pacchetto per un terzo di quanto era disposta a versare allora e i Capitani Coraggiosi si ritirano compensati del disturbo con un giusto guadagno dall'operazione di circa il 20% e tutti sono contenti, salvo prendersela con l'IMU da pagare. Complimentoni a chi aveva spinto per questa brillante operazione e che, se non sbaglio è tornato dall'oltretomba per continuare sulla buona strada e complimentoni anche a chi se lo rivota.


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domenica 6 gennaio 2013

A cena tra amici.



Una serata tra amici. Il calore di una fiamma viva. Seduti attorno a un tavolo a godersi lo stare insieme. Il piacere di ricevere attenzioni e anche la soddisfazione di prestarle. La chiacchiera che si dipana lieve come un gomitolo di mille colori. I cento ricordi di cose passate appena ieri, che a poco a poco rinvengono alla luce, rese importanti dal tempo trascorso, improvvisamente divertenti ed allegre. Figure quasi dimenticate che si affacciano per un attimo in mezzo ad una folla quasi anonima e che una dopo l'altra mostra facce conosciute. E il tale, che fine avrà fatto, accidenti che scherzo quella volta, e com'era carina quella ragazza, certo il tizio era davvero matto, e quello? ma sono anni che non lo vedo, che muscoli aveva Walter, e già si stava tutto il giorno seduti su quella panchina e quell'altro che chiamavano Avana? ma sì l'ho rivisto l'altro giorno. Assaggia questo amaretto fatto coi semi di mela, lo fa mia sorella. Accidenti  che meraviglia quella mousse al prosciutto. Grazie Paola.

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sabato 5 gennaio 2013

Addio Monti sorgenti!

Seguo l'agone politico di questi giorni con attenzione e fastidio allo stesso tempo. Tento, ma so che è difficile se non impossibile di guardarlo per così dire, dall'esterno, con occhio smagato e valutativo senza lasciarmi trascinare da entusiasmi o preconcetti. So di affrontare una prova impossibile, ma tanto, la valigia me la sta preparando qualcun altro e presto mi lascerò alle spalle questa valle di lacrime, per cui qualcosa bisogna pur fare nell'attesa. Ci sono cose però, che mi lasciano perplesso e che mi appaiono del tutto incomprensibili. Capisco certo bene che le dichiarazioni in campagna elettorale vadano prese con le molle e si avvalgano, di norma, di un certo stare sopra le righe per ammaliare la parte più debole o disattenta del parco buoi (così almeno è sempre stato chiamato quel gruppo di partecipanti a qualunque tipo di grande evento, massa acefala da guidare e a cui far poi pagare le spese dello stesso). Però, come non rimanere perplessi di fronte a concetti che stanno passando ormai in maniera così conclamata da essere presi come auspicabili verità, da propugnare e portare avanti con ogni mezzo? 

Ad ogni persona di buon senso, in ogni atto della vita di tutti i giorni, parole e concetti come rigore, attenzione a far quadrare i conti, serietà, autorevolezza, competenza dovrebbero apparire come l'unica strada logica e buona da seguire. Invece sembra che stiano seguendo la china per cui questi aspetti sono negativi in assoluto, ontologicamente pessimi, comportamenti malvagi da reprimere con ogni mezzo, mentre spreco, indebitamento allegro, finanza creativa e cose del genere, siano il bene del popolo da perseguire con cura auspicabile. Eppure sono concetti virtuosi e sani, ma stanno facendo la fine di quelle parole (e quelle poi erano solo neutre) come Kimica, antiparassitario e poi più recentemente Multinazionale o Banca. Magari di questo parliamo un'altra volta. Perché si esalta il male come soluzione e si deride e si condanna il buono? Forse perché è più facile credere al santone che ti dice che stai bene e non serve la chemio anche se hai un cancro, forse perché le medicine amare non piacciono a nessuno. Certo. Altrimenti come si potrebbe spiegare secondo logica, che chi ha distrutto l'economia del mio paese, già indebolita da passati malgoverni, chi ci ha reso barzelletta davanti al mondo, ripresentandosi al giudizio delle urne sia accreditato di un buon 20% di consensi? 

Pure un buon senso di fondo, forse solo a livello teorico a questo punto, c'è nel paese, perché nonostante la necessaria cura da cavallo, più o meno la metà degli italiani dichiara di avere fiducia nell'attuale presidente del consiglio, capiscono costoro che questa è la meno peggio e comunque l'unica strada percorribile; però quando andiamo a valutare quanti lo voteranno si arriva a stento ad un 12%. Difficili da mettere insieme questi due aspetti, non vi pare? Capisco che di fronte all'elettorato stremato e iracondo, paghi poco l'atteggiamento serio e realista e sia più facile ascoltare i mielati suoni dei pifferai, uno ti toglie le tasse, l'altro li prenderà solo ai ricconi (beata ingenuità), quell'altro non paga più nessuno e 'fanculo a tutti (e il 'fanculismo paga spesso bene), ma poi bisognerà governare, anche se non mi sembra facile con questi numeri formare un governo stabile. Certo Monti pagherà anche la sua poca abitudine alla politica e al non riuscire a contar balle alla gente ed inoltre li ha davvero tutti contro. Per l'estrema sinistra è un amico e sodale che persegue unicamente gli interessi dei bankieri, per la sinistra moderata non sa essere equo negli interventi e so ben io dove prendere i soldi che servono, per la destra è prono ai voleri dei nemici nordeuropei e un tassatore maligno ed inutile, anche il centro che lo appoggia, inizia una lenta operazione di smarcamento per raspare i voti dei consueti clientes del magna magna che ne hanno sempre affollato le file; i ladri di ogni schieramento poi, alzano la voce offesi che si sia messo in dubbio il loro diritto a rubare, sancito anche dalla costituzione. 

Quanto alle parti sociali, è il fumo negli occhi, dal sindacalismo più conservatore del mondo, attento solo a mantenere inutili privilegi di pochi, fregandosene dei problemi veri del lavoro, leggi precariato, che lo dipinge grande amico di Markionne il demonio e quindi suo diretto Barbariccia, alla Confindustria, tesa solo alla difesa degli industrialotti incapaci di innovare e di competere che sperano solo nell'uscita dall'euro e nella svalutazione per avere una boccata di ossigeno marcio per le loro officine d'antan. In più ogni lobby di questo martoriato paese, dagli avvocati, ai tassisti, alle province, ai commercianti, puntano i piedi e sparano merda, terrorizzate che qualcuno tenti finalmente di scardinare almeno parte dei loro privilegi, piombi fatali che affonderebbero qualunque corazzata. Quando hai tutti contro di solito hai ragione, anche se non è facile farlo capire a chi è sordo.


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venerdì 4 gennaio 2013

Considerazioni sul Tai Ji Quan 20: Shăn tōng bì.

Eccoci in dirittura finale col movimento 20, molto breve anch'esso come il precedente e denominato Shăn tōng bì闪通臂,Schivare con tutto il braccio. Poeticamente viene invece definito come Il ventaglio attraverso la schiena (Shan tōng bei -扇 背), che si pronuncia in modo quasi simile per significare che, considerando la spina dorsale come l'asse di un ventaglio, le due braccia fungono da stecche dello stesso nel momento in cui si aprono. Dall'ago in fondo al mare, si ruota il dorso verso destra avanzando col piede sinistro in direzione E, fino a formare il passo ad arco (gong bu). Contemporaneamente il braccio dx sale verso l'alto, portando il palmo verso l'esterno e compie una parata da un colpo proveniente dall'alto, mentre il braccio sx si alza con un semicerchio fin davanti al viso e poi spinge in avanti con il taglio esterno (punte rivolte verso l'alto). Lo sguardo segue sempre la mano sx. L'inspirazione avviene mentre si alza la mano sx e l'espirazione mentre la stessa spinge in avanti. Il peso del corpo che, in posizione iniziale era al 90% sulla gamba dx si porta al 70% sulla sx. 

Nella posizione finale il corpo è rivolto a 45° verso SE. E' particolarmente importante che il busto (che precedentemente era inclinato in avanti), si porti in posizione eretta, mentre vita e glutei devono rimanere completamente rilassati. Il braccio sx non deve rimanere completamente teso in avanti, mentre devono essere distesi i muscoli della schiena, le spalle abbassate e la mano sinistra deve rimanere all'altezza del naso. Il movimento di energia che percorre tutto il corpo durante la tecnica, fa corrispondere la mano sx con le costole sx, mentre la distensione del braccio dx raggiunge la mano sx. Il significato marziale accoppia, come già detto, una parata alta a dx ad un colpo al viso con la mano sx. Il movimento è particolarmente benefico nell'allenare la distensione di tutta la muscolatura delle spalle e del dorso così come quella delle gambe. La distensione di tutte le giunture viene allenata così come i polmoni e la capacità respiratoria; sembra inoltre che ci sia una benefica stimolazione degli organi interni.




video


Refoli spiranti da: Fundamental of Tai Ji Quan - Wen Shan Huang - S.Sky Book Co - Honk Kong -1973
Moiraghi : Tai Ji Quan - geo S.p.A. 1995
Kung Fu and Tai Ji  Bruce Tegner -Bantam book - USA - 1968
www.taiji.de
Huard - Wong . Tecniche del corpo - Mondadori Ed. 1971

giovedì 3 gennaio 2013

Wǎng.



Seguire l'evoluzione di alcuni caratteri cinesi attraverso 4000 anni di evoluzione della scrittura è  a volte complicato e costringe a notevoli arzigogoli di pensiero. In altri casi, invece il pittogramma è semplice ed immediato e attraverso i secoli rimane intatto forse proprio grazie alla sua semplicità. Osservate ad esempio questo wǎng - 网, che significa Rete. Era già uguale nei primi segni che comparvero sulle ossa riportanti i primi tratti di scrittura in Cina e solo per un periodo fu complicato all'estremo da scribi che gli inserirono il radicale di filo e altre complessità (網). Poi il carattere fu riportato all'originale con la semplificazione maoista degli anni '50. E', come si vede molto descrittivo come si compete ai pittogrammi più classici, con i suoi tratti diritti che delimitano i bordi ed i segni degli incroci delle maglie. Naturalmente nella lingua moderna la parola ha assunto, con i suoi composti la stessa serie di significati che ha nei linguaggi occidentali. Così unita a Trappola abbiamo 罗网- Luo wang -Rete per uccellagione. Ma assieme a Palla si ottiene: 网球 - Wang qiu, che significa Tennis. Abbinato a Fulmine (usato in tutte le parole moderne in cui c'entra l'elettricità)  si ha: 电网 - Dian wang - Rete elettrica e ovviamente con Stare in piedi otteniamo la rete che ormai ha occupato il mondo con la sua importanza: 网站 - Wang zhan - Internet. Vien da sé che unendovi Sopra si ottenga : 上网 - Shang wang - (essere sulla rete) = Connettersi ad internet! 

Il carattere originale si ispira alla leggenda che racconta del re del piccolo regno di Tang che un giorno vide un cacciatore che piazzava le sue implacabili reti per catturare gli uccelli e li invocava dicendo:"O voi che volate da tutte le direzioni, venite nella mia rete". Il re convintosi che queste reti avrebbero catturato tutti gli uccelli del regno spopolandolo definitivamente, impose una legge che obbligava i cacciatori ad usare reti libere su tre lati, per dare una possibilità ai poveri volatili. Da allora una usatissima frase di quattro caratteri (i famosi cheng yu),  "Lasciare tre lati aperti di una rete" significa esagerare nella libertà, concetto molto applicato in tutta la storia cinese, in cui il concetto di democrazia come la intendiamo noi è sinonimo di perdita di armonia e quindi di pericoloso disordine sociale. Come si vede ancora una volta dallo studio della lingua emergono concetti che bene illustrano la mentalità di un popolo, formatasi in secoli di abitudine e che è impensabile di voler mutare con facilità nell'arco di pochi anni. 

Refoli spiranti da: E. Fazzioli - Caratteri cinesi - Ed. Mondadori

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mercoledì 2 gennaio 2013

Allievi e maestri: la Fiat 1300.


Temere i cattivi maestri è una cosa saggia, ma credo che guardarsi anche e soprattutto da quelli buoni sia un imperativo categorico. Colui il quale ti da la massima fiducia, infatti ti può ingannare meglio, blandendo le tue debolezze ed il tuo lato oscuro. L'ho imparato fin da ragazzino e credo faccia ormai parte del mio modo di vivere in cui cerco di essere attento a non lasciarmi incantare dalla via più apparentemente chiara e logica. Bisogna cercare di prestare attenzione ai particolari per riuscire a capire il generale, che non è necessariamente la cosa più evidente. Come vi ho già raccontato, passavo le mie estati in un piccolo paese vicino alla mia città. Qui con un gruppo di altri ragazzotti quasi tutti più grandi di me, trascorrevo il tempo dell'afa estiva con le consuetudini semplici ed a costo zero del passato. Innumerevoli le ore lente dei pomeriggi sulle panchine della piazza, in cui prevalentemente ascoltavo le esperienze dei più grandicelli, una sorta di apprendimento per sentito dire, potrei definirlo. Tra gli altri, uno in particolare appena più grande di me, era il più sveglio e somministrava i suoi insegnamenti di vita, inclusi soprattutto i misteri coinvolgenti l'altra metà del cielo, di cui era gran conoscitore grazie alla sua abilità di ballerino di rock, vera calamita per le ragazzine dell'epoca, come una sorta di Socrate nel simposio. 

Fiat 1300

Tuttavia erano molteplici gli argomenti in cui si dichiarava esperto e per me rimaneva un vero e proprio faro di conoscenza da cui suggevo informazioni che, allora, mi sembravano vitali. Le auto, a quel tempo sogno impossibile per tutti, oltre che per l'età anche per il censo, erano, dopo quello a cui vi ho accennato, il secondo dei suoi cavalli di battaglia. Conosceva tutte le marche ed i modelli con assoluta precisione e ne faceva continuo sfoggio, ammirato da tutti noi, aggiungendo questo skill agli altri che contribuivano a renderlo membro chiave e maschio alfa della compagnia. Quell'estate, settimana dopo settimana, imparai con cura le differenze tra i vari modelli che passavano rombando sulla piazza, comparendo dalla curva della strada della Falamera. Sentivi dapprima il rumore che si avvicinava, poi c'era tutto il tempo per osservarle con attenzione mentre attraversavano la piazza prima di scomparire lungo la discesa della Cerca. Alla fine dell'estate riconoscevo quasi a colpo sicuro le auto, appena superavano la curva davanti all'entrata della SOMS. Solo un mistero permaneva irrisolto e l'infame non me lo voleva rivelare, insistendo sul fatto che dovevo avvertirlo da solo e che era tutta questione di sensibilità. 

Era stato quello l'anno del grande successo della berlina media della Fiat, la 1300, che era uscita anche in versione 1500. Assolutamente identiche. Impossibile distinguerle nemmeno da ferme, salvo per la cifra griffata dietro. Eppure il mio mentore, non appena l'auto sfrecciava davanti a noi, individuava immediatamente la cilindrata del caso, cosa che poi era verificabile quando l'auto era passata e le aguzze viste giovanili permettevano di vedere il numero distintivo posteriore oppure meglio, se la macchina stessa si fermava davanti al tabaccaio del paese e noi di corsa si andava a constatare l'esattezza predittiva. Lui, sornione, neanche veniva, lasciandoci attraversare la piazza assolata per controllare il numero della placchetta posta sul retro del bagagliaio che sapeva sicuramente giusta. Inutile chiedere spiegazioni, diceva che era un certo rumore del motore che faceva la vettura durante l'accelerazione, appena superata la curva, un sound particolare che bisognava allenarsi ad ascoltare. "Senti? Il rumore è un po' più sordo, è una 1500. Ecco, questo è più metallico, è una 1300" e implacabilmente le opinioni venivano confermate dai fatti. Il tormentone andò avanti per tutta l'estate.

Fiat 1500

Io allenavo l'orecchio e mi sembrava a poco a poco di avvertire quella differenza, ma a volte sbagliavo, a volte ci prendevo, sempre deriso e sbeffeggiato ai miei insuccessi che venivano attribuiti alla mia incompetenza ed alla giovane età.  Alla fine di settembre eravamo rimasti gli ultimi del gruppo a non essere ancora ritornati in città e pochi giorni dopo ricominciava la scuola. Era la fine della vacanze e dopo il mio ennesimo errore, il malefico confessò. In effetti si era fatto beffe di me per tutta l'estate, perché una differenza c'era tra i due modelli, una profilatura metallizzata attorno ai finestrini non presente nella cilindrata inferiore che saltava all'occhio solo se le due macchine erano vicine. Eccole lì evidenti come un pugno sullo zigomo, me le mostrò mentre le due auto erano ferme davanti alla fonte dell'acqua salata e curativa, in mezzo alla piazza, che già allora era ridotta ad un rivolo e che oggi non scorre più. Dicono che faceva tanto bene, ma forse era anche quella un inganno che non ha resistito al trascorrere del tempo e all'esperienza. L'ultimo sberleffo del maestro all'allievo, forse la lezione più formativa e interessante.  


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martedì 1 gennaio 2013

2013

L'Anno Nuovo per Gino Gemme alias Baleta.


Eccoci qua l'anno è cominciato. Mi sento positivo, voglio essere ottimista. Intanto ci sono le previsioni di tutti gli esperti economici e finanziari che sentenziano che il prossimo, sarà un anno peggiore di quello appena trascorso. Bene, è un buon segno. Un vecchio amico, che mi aveva introdotto ai piaceri ed alle delizie della Borsa e del mercato azionario, mi aveva subito svelato il suo segreto per un guadagno quasi sicuro. Avere uno o più conoscenti grandi esperti finanziari. Chiedere a loro consiglio e fare esattamente il contrario di quanto suggerito. Non è che gli esperti siano stupidi o non capiscano nulla, non è disprezzo per chi è del mestiere, anzi è necessario scegliere proprio i più bravi ed affidabili, che diano indicazioni corrette e basate su analisi reali ed inappuntabili. Il fatto è che l'economia non è una scienza davvero esatta, ma è influenzata fortemente da eventi assolutamente imprevedibili e casuali, che stravolgono le previsioni corrette nella maggioranza dei casi. Quindi, operando come si dice au contraire, ci si azzecca, non sempre certo, ma in più del 50% dei casi. Dunque ho buone sensazioni per il prossimo anno, come si dice, I feel good. E poi ho anche tanta fiducia nei miei connazionali. Non è vero che poi alla fine siano tutti dei mentecatti e furfanti o idioti che vanno dietro al primo pifferaio che si presenta o si ripresenta, certo qualche volta lo hanno fatto, ma ho tanta fiducia, sentendo quello che dice la gente in giro, avverto che c'è una gran voglia di serietà, di persone che non fanno promesse ma dicono le cose come stanno, dure, difficili, ma vere e se hai una brutta malattia, tutti ormai hanno capito che è un grave errore affrontarla con un medico che dica: non si preoccupi, è solo un orticaria, con un paio di leccalecca al giorno passa tutto, basta che li compri nella mia farmacia. 

La gente è un po' stanca di sentire fanfaronate e promesse mirabolanti, ha voglia di credere alle cose ed alle persone serie.  Però anche io, oltre a farvi i migliori auguri per l'anno che è appena cominciato, voglio fare i miei buoni propositi. Sarò positivo fino in fondo, cercherò di mantenere questa positività anche quando vedrò la sfilata dei ladri che non appena sdoganati si ripresenteranno sul palcoscenico offesi e stupiti, chiedendo ancora fiducia, gridando al complotto; prometto di non adirarmi più quando dalla TV ricompariranno mummie e risorti, devastatori che hanno già compiuto la loro opera nefanda a promettere nuove e ancor più sensazionali meraviglie, inneggiatori di vecchie teorie che hanno già dimostrato la loro povera inutilità ed i loro errori, nuovi pifferai con facili ricette per curare le ferite infette con pannicelli caldi, capipopolo e masanielli che vogliono convincere a tagliare teste senza nulla mettere al loro posto se non il vuoto pneumatico. Prometto che non cercherò di rompere lo schermo a mazzate, come tante volte ho avuto desiderio di fare, perché, con l'età, ho capito che non serve. Perché come diceva mia nonna quando vide per le prima volta quelle figure in bianco e nero che si agitavano sul teleschermo nuovo appena esibito al bar del paese: "Sa gent lé a l'è tuta 'na finta, i fan ammà balè di buratén". Aveva già capito tutto, chi erano i burattini e chi i burattinai anche se aveva fatto solo la seconda elementare e poteva dirlo con ragione, lei che aveva visto davvero Buffalo Bill e il suo circo, in carne ed ossa, in piazza Garibaldi, incinta di  mio papà nel 1911. 


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Capodanno tra la neve.
Nong li

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