venerdì 5 maggio 2017

Malaysia 16 - Turtle beach

Laspiaggia di Turtle beach



La foresta di Pulau Besar
Il barchino corre veloce sull'acqua. Amid ha una bandana stretta sui capelli lunghi. E' così che mi immaginavo i tigrotti di Mompracem, quando, ragazzino, sfogliavo compulsivamente le avventure di Sandokan, che nascondeva il praho dei pirati in qualcuna di queste piccole isole della Malesia, riparo perduto che nessuno ha mai ritrovato. Alla destra scorre la riva selvatica ed inaccessibile di Pulao Besar, una cascata di massi di granito a strapiombo sul mare ricoperta di jungla verde. Passando davanti al promontorio sud, sfiori un mare blu scuro, che te ne fa avvertire la profondità violenta, quella del mare vero, che rappresenta l'ignoto da scoprire, quei flutti omerici, oscuri, viola di mistero che spingevano Ulisse ad andare avanti verso l'ignoto. Niente può vincere questa pulsione, non ci sono impedimenti che vinser potero dentro a me l'ardore ch'i ebbi a divenir del mondo esperto e de li vizi umani e del valore, ma misi me per l'alto mare aperto sol con un legno e con quella compagna picciola dalla qual non fui diserto. Insomma non voglio farla lunga, ma passare la punta di shark point e approdare alla spiaggetta di turtle point, una mezzaluna di sabbia bianca contornata di roccia, come dicono quelli della carta, non ha prezzo. Quando la barca se ne va, la sensazione di piccola inquietudine del rimanere soli sulla battigia, si intensifica; sei davvero abbandonato sull'isola deserta, naufrago definitivo o Amid ti verrà a riprendere tra tre ore come concordato, non fosse altro per prendere i suoi 30 ringit? 

Turtle beach
L'aria è ancora fresca, così come l'acqua, puro cristallo verde traslucido in cui immergersi perdendosi in una dimensione diversa. Perdersi e galleggiare come se fossi parte di attiva di un ecosistema così diverso da quelli a cui sei abituato per sentirsi armoniosamente sereno ed appagato. Camminare sulla rena bianca, sentendola crocchiare sotto i piedi, cercar conchiglie rotte lasciate dall'onda leggera per ammirarne la perfezione geometrica e rilanciarle nel mare. Trovare fiori esotici caduti a terra che stanno perdendo il loro fulgore dopo aver assolto il loro compito di spargere la vita, mentre il profumo si muta a poco a poco in putrefazione per completare un ciclo di natura imprescindibile che dalla morte riporta alla vita. Un ciclo forse diverso ma in fondo sovrapponibile al ciclo induista delle rinascite, con Shiva, signore dei mondi paralleli, il distruttore e il donatore della rinascita, che garantisce alla fine l'equilibrio della natura dai suoi eccessi. Non ci sono dubbi, questo, come tanti altri luoghi, forse simili, che io non ho visto, ma che spostano l'ottica dell'avvertito al mondo al quale siamo calati ogni giorno, è assolutamente avvincente e ti conquista irrevocabilmente. Forse sogni di poter rimanere in un non luogo come questo, perché è così simile agli eden raccontati ed immaginifici, alle Blu lagoon cinematografiche, ai paradisi riprodotti nelle foto dei depliant delle agenzie che promettono l'evasione perenne ai pensionati che vogliono andarsene, soprattutto per non pagare le tasse sulla pensione. 

Sulla spiaggia
Due ragazzi con la muta arrivano a nuoto dopo aver doppiato il piccolo promontorio che limita la spiaggia. Risalgono la riva e raccontano meraviglie della vita marina che è possibile vedere soltanto a pochi metri più in là. Una miriade di pesci colorati di ogni forma e dimensione, tartarughe giganti che passano lente seguendo la corrente, razze dalle grandi ali che paiono volare verso le profondità dell'oceano, coralli dai colori intensi e stelle marine colossali, blu, rosse, viola, ricci dagli aculei mostruosi, un mondo di sotto che pure fa impallidire la meraviglia del mondo di sopra e che per mia massima doglianza, non posso godere in nessun modo, essendo io, come già più volte detto, un irrimediabile gatto di marmo. I ragazzi si prendono una pausa e poi ritornano a quel mondo parallelo, come se volessero fare una scelta definitiva ed irrinunciabile, in fondo qui si viene soprattutto per questo. Alfine riprende il sopravvento la dimensione dello spaziotempo reale e torna il barchino. Quasi quasi si decide di attraversare lo stretto braccio di mare che separa Besar da Kecil, l'isola piccola. Al di là si vede bene il molo del paese di casupole che rappresenta il capoluogo delle Perhentians. Di fianco al molo, la costruzione più appariscente che offusca subito tutte le altre, è la Masjid Besar, una costruzione imponente rispetto a quanto la circonda. 

Masjid Besar
Rimane lì, come una morgana immaginifica che inchiodata sull'acqua dai raggi del sole di mezzogiorno che si riflettono sul metallo a specchio di cui è ricoperta, brilla come un diamante risplendente, ottunde la vista, quasi non senti il canto del muezzin che richiama i bagnanti alla preghiera, ma con discrezione. Puoi berti un cocco che viene offerto già preparato con apposita cannuccia guardando i ragazzini completamente vestiti che si buttano in acqua a giocare, le ragazze in burkini nero che asciugano sotto le palme dopo il bagno, i gruppi di cinesi che si aggirano sotto gli alberi, con ombrellino parasole e giubbotto salvagente, che non si sa mai. Poi viene l'ora di tornare alla tua spiaggia, di lasciare la lingua di rena bianca, le palme da cocco che le fanno corona, le conchiglie che si sbriciolano sotto i piedi. Amid ha l'occhio rapace mentre con una mano tiene il timone e con l'altra compulsa il telefonino; deve fare in fretta, ci sono altri naufraghi che aspettano di abbandonare l'eden, perduti in qualche altra parte dell'isola. Abbandonare la cartolina, il depliant; lasciarsi alle spalle il sogno e rapportarsi almeno teoricamente con la realtà. Ritornare al sole che brucia la pelle, all'eritema che si espande, al caldo feroce, alla voglia di trovare una bibita fresca, al sudore che cola e brucia gli occhi, alla meravigliosa sabbia che calpestavi sognado e che ora ti sfrega tra le chiappe arrossandole, le sbucciature che ti fai sulla roccia, il wifi perduto. Insomma questo è il paradiso? E' un discorso lungo e difficile, forse lo farò più avanti e dopo aver toccato anche i piccoli atolli perduti del Borneo, ci ritorneremo sopra, posto che vi interessi il mio parere.

Turtle beach


SURVIVAL KIT

Pulau Kecil - La Masjid Besar - E' la costruzione più visibile sull'isola che spicca già da lontano mentre vi avvicinate con la barca. Vicino al molo, potete andarci a piedi. E' aperta anche ai non mussulmani, purché vestiti con decenza e ovviamente non in costume da bagno. La lastre metalliche a vivo con cui è costruita, brilla come fosse cristallo e fa un effetto particolarmente interessante e non di squallore come presenta di norma la lamiera. Secondo alcuni è un pugno in un occhio che disturba il panorama selvatico dell'isola. Io non sarei d'accordo, anzi, trovo che la caratterizzi e faccia ormai parte del paesaggio.







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