venerdì 9 novembre 2018

Oman 12 - Spiagge senza fine

Paesaggio desertico



Anona (dal web)
Mangiarsi una anona a colazione non ha prezzo, recita uno slogan di una carta di credito. E' un frutto delizioso, come qualche altro suo compare tropicale; porta in sé quei mille profumi diversi che te ne ricordano altri, mescolati assieme e che tu tenti invano di riconoscere invece di arrenderti alla sola soddisfazione di fartelo sciogliere in bocca, prima di sputar via i grossi semi neri. Questa è un'altra maledizione del tropico, una punizione per il piacere che ti danno questi frutti, buonissimi ma con la grana di noccioli fastidiosi che ti impediscono di goderteli appieno, vuoi mettere una mela, in confronto non sa di niente, ma gli puoi dare un bel morso e via. E' una lezione di filosofia morale, molto cattolica in verità, niente pasti gratis, per ogni piacere bisogna fare penitenza, se godi, poi devi anche soffrire almeno un po'. Potremmo chiamarla sindrome della Nutella o come vi pare, intanto frutti buoni come un'anona matura, ce ne sono pochi. Poi chissà quali meravigliose proprietà porta con sé, direbbero i tanti stregoni nutrizionisti improvvisati che popolano il web. Lasciamo stare perché ridendo e scherzando siamo già in marcia, anzi alla guida e la strada scende rettilinea verso sud. Non è più la grande autostrada che prosegue nell'interno verso il Dhofar, ma comunque è sempre un bel nastro di asfalto su cui guidi senza problemi, basta che stai attento alle centinaia di dossi dissuasori inseriti a tradimento ad ogni parvenza di casa o baraccotto che sorge lungo la via, figuriamoci poi se si tratta di una moschea o di un paesetto. 

Tra i barasti
Il mare con la sua costa di rocce alternate a spiagge infinite, rimane sempre in vista. Alla tua destra invece un paesaggio che si è fatto piatto e predesertico, qualche cespuglio isolato e un piano ciottoloso che spesso tenta di mutarsi in sabbia ocra. Per lunghi tratti viaggi nel nulla più assoluto cosa che deve sempre ricordarti che l'Oman è più grande dell'Italia, ma ospita solo poco più di sei milioni di persone. Tuttavia il buon Sultano vuole imporre sempre l'immagine di un paese moderno e anche qui in mezzo a quello che potremmo chiamare deserto a tutti gli effetti, salta all'occhio dopo qualche segnale di Attenzione attraversamento cammelli, un'altra indicazione apparentemente incongrua: Public toilet, guardi a lato e ad una cinquantina di metri fuori della strada ecco una casetta tutta pittata a nuovo, con due porte, maschie e femmine, piastrellate e lucenti e, tanto per dire, con gli sciacquoni che funzionano perfettamente. Tu ti potresti domandare a cosa serve un cesso in mezzo al deserto, ma intanto c'è, sta lì, se per caso ne hai bisogno, poi si vedrà. Fuori un apposito serbatoio in acciaio inox che eroga acqua potabile a chi ne avesse necessità. D'accordo che quando è nuovo tutto è bello e funziona, ma chi se lo aspetta in mezzo al nulla? Eh, quando c'è il grano si può fare tutto, incluso lo stipendiare immigrati che vadano a pulire di tanto in tanto e a ritirare l'immondizia dagli appositi bidoni (in mezzo al deserto). Intanto arriviamo sul lungomare di un paesotto di pescatori.

Beduini
Bimba
La zona dedicata al mercato del pesce a quest'ora è deserta salvo qualche vecchietto dalla barba bianca che passa la mattina, come in un nostro paesino del sud, chiacchierando di come erano ricche le pesche di un tempo e di come si stava bene quando non c'erano tutte quelle diavolerie moderne e di qui passava solo una pista da cui transitavano le carovane dei cammelli che arrivavano dal Dhofar o dal Rub al Khali a ritirare i sacchi di pesce secco. Per la verità di solito ce ne sono molti di più, a bere caffé, masticando un paio di datterini dolci ed offrendoli a chi passa di lì e si ferma a chiacchierare, ma oggi c'è un funerale e sono tutti là. Niente caffè, vuol dire che ci fermeremo un po' più avanti. E' l'ora della seconda colazione; Iapo non transige su questi appuntamenti e a questo baretto fanno i migliori roll di pollo e montone di tutta la zona, con un bel thé con latte, cardammomo e origano che aggiustano lo stomaco, offeso forse da una prima colazione troppo leggera, solo una fettina di torta al cioccolato e poco altro. Poi la strada prosegue in un ambiente sempre più arido. Ormai la spiaggia si è fusa con l'entroterra, in un susseguirsi di dune sabbiose che ondulano l'orizzonte. Sulle parti più alte di tanto in tanto, delle costruzioni improvvisate di legno e  materiali vari. Sono i barasti dei beduini seminomadi che popolano questa vastissima area a sud della  regione Sharqiyyah. Per la verità il Sultano ha loro offerto la solita casa gratuita, in appositi insediamenti nuovi di pacca, ma la maggior parte di loro preferisce vivere per molti mesi all'anno in queste baracche lungo la spiaggia. 

Le ragazze
Prendiamo la pista che arriva in mezzo ad un gruppo più numeroso di barasti. Al centro c'è una specie di tettoia di pali di legno ricoperta da stuoie, sotto la quale un gruppo di bambini si ripara dal sole che ha già cominciato il suo lavoro di cottura. La novità è ovviamente graditissima, intanto, mentre schiamazzano intorno a noi, escono le mamme, che, evidentemente più libere delle loro omologhe dei paesi vicini, mostrano il viso senza problemi e vengono a chiacchierare, sedendosi nella sabbia vicino a noi. Sono ragazze molto giovani attorno ai vent'anni e anche meno, curiose di parlare con questi alieni portatori di diversità visibili, ma forse neanche desiderate. Qui sono piuttosto tradizionalisti e stante che non c'è povertà visibile, i desiderata vengono probabilmente già appagati diversamente. Iapo distribuisce pacchetti di biscotti ai ragazzini, abitudine ormai attesa, che contribuisce alla cordialità; d'altra parte proprio la tradizione prevede che l'ospite porti sempre con sé qualche dono per ricambiare l'ospitalità. Sabrina e Roberta fanno subito comunella con le ragazze che mostrano grandi sorrisi. Hanno occhi bellissimi e visi dolci queste donne delle sabbie, avvolte in larghi veli che il vento solleva in onde mosse, unico riparo in questo paese dalle ombre corte. Saluti timidi quando ce ne andiamo, senza lasciare tracce di noi, portando via sensazioni buone e gentili. Adesso la strada lascia il mare per procedere nell'interno. Ci sono ancora una quarantina di chilometri prima di arrivare alle grandi dune che arrivano fino all'Oceano, al di là delle quali troveremo il porticciolo di Shannah. 

La spiaggia dei gabbiani
Quaranta chilometri di spiaggia senza ostacoli, unica via per arrivare al nostro imbarco senza fare un largo giro all'interno. Adesso è ora di bassa marea è lo spazio scoperto tra il costone di roccia e la battigia è in alcuni punti di un centinaio di metri che si restringono di tanto intanto quando il terreno diventa più accidentato. Sgonfiamole gomme dei due pickup e poi via a seguire la traccia della macchina di Iapo che mi precede. E' una esperienza eccitante, viaggi a velocità sostenuta per evitare di insabbiarti, la sabbia sotto di te è abbastanza soda e sostiene l'auto senza problemi. A volte l'onda risale la riva e devi attraversarla tra spruzzi altissimi. Ma la cosa più straordinaria sono le migliaia di gabbiani che stazionano sulla riva e che si sollevano tutti contemporaneamente in volo al nostro passaggio riposandosi subito dopo, così da darti la sensazione di percorrere una specie di tunnel tra uno schiamazzare di uccelli che sbattono le ali all'impazzata e ti circondano completamente e questo per quasi un'ora continua di percorso. Il paesaggio è bellissimo, non incontriamo assolutamente nessuno. Sabrina e Roby si sono messe sul cassone del pickup per godere ancor di più della corsa sulla rena umida e sono completamente avvolte dallo stormo dei gabbiani. Questo è davvero un posto magico. Quando la spiaggia finisce chiusa da un lungo promontorio che fa da barriera in mezzo al mare, termina la corsa pazza. Ti sembra di aver trattenuto il fiato per quasi un'ora intera, stordito dalla bellezza. Davanti a noi le estreme propaggini del deserto rosso di Wahiba sand arrivano fino al mare. Adesso bisogna attraversarlo.




Al riparo
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