sabato 17 ottobre 2020

Cronache di Surakhis 90: Il grande gomblotto

Immagine dal web


Paularius era palesemente soddisfatto mentre esaminava i dati che arrivavano con periodica precisione sul suo schermo nello studio con SPA che aveva occupato su una luna periferica di Surakhis fin dall'inizio della pandemia. Si stirò un poco sulla poltroncina anatomica di pelo vulvare, dando spazio ad una trastullatrice vegana che gli allietava i momenti di noia, dopo avere annotato mentalmente le considerazioni più ovvie che la nuda evidenza dei dati gli consentivano. Alla fine non poté che congratularsi con se stesso. Senza dubbio, dato che l'esplosione del contagio era quello che era, il colpo di genio era stato quello di montare un bel complotto per approfittare di quella che era una delle consuete traversie che capitavano periodicamente al genere umano. Visto che c'era tanto valeva cercare dimettersi dalla parte di chi nelle disgrazie qualche profitto lo trae. Così, con i consueti metodi sotterranei tante volte utilizzati in passato, aveva cominciato a sovvenzionare segretamente i gruppi NoV, estensioni delle Gilde e delle Sorellanze varie, che negavano l'esistenza del virus o che al contrario lo adoravano come il liberatore dei mali dell'umanità. Come sempre era facilissimo, data la quantità di idioti e minus habens che giravano liberamente, farli appassionare a qualche tesi bislacca e fantasiosa. Bastava mandarli nelle piazze a inneggiare a qualche furfante che spargeva idiozie da un palco, se ne trovavano a mucchi a un tanto al chilo e il gioco era fatto. E più ce ne andavano e più ne raccoglievano attorno a sé, che di idioti è pieno il mondo, si sa e per sovrappeso, contribuivano oltre che con le idee, a diffondere il virus anche con la presenza. 

Certo era anche comico, e lui se la godeva un mondo guardando le cronache sugli schermi ologrammati, osservare quei coglioni che inneggiavano alla libertà coi piedi incatenati, dopo che per iscriversi al movimento avevano firmato per la completa cessione degli organi. Gli era stato detto che le catene alle caviglie servivano per renderli immuni comunque al virus, anche se questo non esisteva e loro gridavano, gridavano, viva la libertà di alitarci in bocca e di dare libero accesso ai nostri ani privi di mascherina, cosa che faceva gioire anche i macropenici aldebariani, che giravano ormai numerosi tra la folla, approfittando di quella liberalità insperata. Così adesso le cose andavano bene. In tempi non sospetti, Paularius aveva acquistato per quattro crediti, le quote di maggioranza dell'istituto previdenziale, da sempre in deficit, ma adesso che la pandemia, che come era noto uccideva il 98% degli anziani pensionati, (lui aveva anche molti interessi nelle aziende di servizi funebri di ogni credo religioso) aveva ormai contagiato la maggioranza della popolazione, le case dell'Ente erano rifiorite e praticamente registrava quasi solamente entrate di contributi e quando il virus sarebbe sparito, avrebbe potuto vendere le quote con tutta calma sul mercato in ripresa. Ormai intanto la mascherina anale non la metteva quasi più nessuno dopo che il presidente Vagabund aveva rivinto le elezioni a Novimir, dopo aver finto di avere il virus e di esserne facilmente guarito grazie agli unguenti di Aloe. una pianta magica di una luna di Arturo. Tutto andava per il meglio, così Paularius si allungò pigramente sulla poltrona, con gli occhi socchiusi, lasciando che la sacerdotessa potesse svolgere al meglio il suo officio.


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