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martedì 27 settembre 2016

Il padre della sposa

Il tronfio papà



Adesso che tutto è arrivato a compimento posso dirvi che finalmente (dopo tre giorni) comincio a rilassarmi. So già cosa dite, ma come, tutti sanno che il padre della sposa, come ribadito nel famoso film, è l'unico che non deve fare assolutamente nulla se non accompagnare la pargoletta per pochi metri fino all'altare, possibilmente senza inciamparsi, per consegnarla finalmente in mani sicure e parli di agitazione, di stress, di fatica? Sarà, però adesso mi sento in fase di decompressione serena e soddisfatta. Sì, perché devo dirvi che sebbene l'emozione sia stata stemperata dalla maturità e dall'esperienza dell'anziano, sabato è stato davvero uno dei più bei giorni della mia vita. Avanti con un po' di sbrodolamento di melassa, ma consentitemela, suvvia, sono proprio contento. Vedere la mia bambina, così bella e felice che crea con un ragazzo che stimo (e mica male anche lui) una vera famiglia, era un fatto nelle mie speranze, ma nel momento in cui si realizza, vi assicuro che ti fa sentire davvero bene. 

Devo ammetterlo, sebbene noi siamo stati una famiglia davvero fortunata, c'era sempre un leggero velo di tristezza, anche se questa è la ruota naturale della vita, quando, un Natale dopo l'altro, la nostra tavola aveva sempre un posto in meno ed alla fine eravamo rimasti solo noi tre a guardarci in viso e ad augurarci buone feste. Adesso tutto cambia, finalmente ricominciamo a crescere, c'è qualcun altro con noi, con la sua famiglia, per poterci stringere in un abbraccio più largo, che ti fa sentire meglio, più completo, con un bel futuro. Tutto questo è una cosa bella, importante, che va al di là della festa, degli amici più cari che si stringono attorno a te per condividere la tua gioia, dei nuovi parenti che diventerannno parte della tua vita per renderla più ricca. Insomma avrete capito che sono contento e quindi mi scuserete se sono stato più melenso del solito, ma questi sono accadimenti che capitano una sola volta e quindi lasciatemi libero sfogo. Soprattutto per augurare ai nostri due ragazzi che possano essere sempre felici come si meritano. Auguri Arathy e Daniele!


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venerdì 22 aprile 2016

Uso del blog per scopi personali






Oggi permettetemi solo di usare un breve spazio per fare gli auguri alla mia bambina. Che possa festeggiarne ancora tanti e soprattutto che sia felice, perché credo che nella vita non sia necessario niente altro.





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Buon compleanno

martedì 3 dicembre 2013

Il macigno.

Ci sono momenti in cui cammini tranquillo per le strade della vita e non ti accorgi che senza volerlo in alcun modo ed in ogni caso senza una ragione logica, stai trasportando sulle spalle uno zaino affardellato pesantissimo che ti rende penoso ogni passo. Una fatica bestiale quasi insopportabile, specialmente per gente come me, grasso di natura e limitato nel movimento (anche mentale). Non un attimo di sosta. Certo vorresti liberartene, almeno per un momento, per poter rifiatare, invece niente, sta lì, pesantissimo e inamovibile per giorni, settimane, mesi. Poi un bel giorno improvvisamente, anche se attesa con ansia, scatta una specie di autorizzazione e d'un lampo te lo togli, lo lasci cadere a terra, anzi, sparisce proprio. In un istante il peso assurdo e impossibile da reggere non c'è più, si è dissolto. La sensazione di leggerezza e di libertà che ne ricavi è impagabile. Non sai chi ringraziare se non la tua buona sorte. Forse è uno di quelli che Jin Sheng Tan classificava come i momenti felici della vita, descrivendoli con la semplicità di una frase che terminava invariabilmente con: Ah, non è dunque felicità questa?


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giovedì 21 novembre 2013

La ricerca della felicità.

Dal web - Jin Sheng Tan


E' ben vero che tutto il mondo è paese, ma è anche vero che siamo abituati a considerare genti che stanno dall'altra parte del mondo come tutt'affatto diversi da noi ed in molti casi addirittura incomprensibili alla nostra culture. Io stesso ho ribadito più volte questo concetto di cui sono convinto, rispetto alla mentalità cinese. Ma se scaviamo un po', sotto sotto scopriamo similitudini e sentimenti che rendono davvero l'uomo uguale sotto tutti i cieli. Prendiamo ad esempio la descrizione dei momenti di felicità per un uomo che, puntigliosamente nel 1656 elenca nei Commentari alla commedia La Storia della Camera Occidentale il poeta Jin Sheng Tan, considerandoli come i veri momenti felici di una vita umana, nei quali lo spirito si lega ai sensi in maniera inestricabile. Nelm suo lavoro, ne elenca una trentina, chiacchierando con un amico mentre chiuso in un tempio per quasi dieci giorni aspettava la fine del monsone. Ve ne riporto qualcuno a titolo di esempio.

Un amico che non vedevo da dieci anni arriva a casa nostra al tramonto. Apro la porta e senza chiedergli se è arrivato per mare o per terra, vado nella stanza interna e chiedo umilmente a mia moglie: "Non ci sarebbe una damigiana di vino come quella della moglie di Su Tsung Po?". Tutta contenta lei si leva lo spillone d'oro dai capelli e va a venderlo. La damigiana ci durerà tre giorni. Non è felicità questa?
Mi sveglio la mattina e mi pare di sentir qualcuno che sospira dicendo che la notte passata è morto un tale. Chiedo chi sia e apprendo che è il più astuto, calcolatore e corrotto dei miei concittadini. Ah! Non è felicità questa?
Sto bevendo in compagnia degli amici e sono quasi brillo. Sento che è difficile smettere di bere. Un servo al mio fianco porta un pacco di grossi razzi e io mi alzo da tavola per andare ad accenderli. L'odore dello zolfo penetra le mie nari, va al cervello e, mentre nel cielo scoppia un arcobaleno di colori, mi sento bene per tutto il corpo. Ah! Non è felicità questa.
Ascolto i miei figlioli che recitano i classici correntemente, così come il suono di un'acqua che trabocca da un vaso di bronzo. Ah! Non è felicità questa?
Ho appena portato a casa dall'ospedale la persona a me più cara. Ah! non è felicità questa?

L'ultima invero l'ho aggiunta io, ma mi sembra che ci stia a pennello all'interno del novero dei momenti felici. Ecco, non mi pare che nella lontana Cina di quattro secoli fa il sentire degli uomini fosse poi così lontano dal nostro. In fondo anche noi credo, concordiamo che la ricerca della felicità sta proprio nel considerare le piccole cose. Quindi il nostro Jin Sheng Tan non era poi così lontano da noi, anche se per la verità, il suo avversario dell'epoca, tale Kui Zhuang Jin lo definiva goloso, perverso, licenzioso ed eccentrico. Tutta invidia credo e malevolenza. Messo all'indice dal Maoismo per il suo atteggiamento critico verso il potere in generale e poco amato anche alla sua epoca, finì decapitato per aver partecipato ad una pubblica protesta contro un politico locale corrotto e corruttore di giudici.


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venerdì 18 ottobre 2013

Prendere il thé.


Dovremmo prendere l'abitudine di considerare come veri piaceri della vita, le cose piccole e apparentemente prive di grandi significati, ritrovandovi piacevolezze che aiutano a considerare il resto delle cose grandi più accettabili. Bere il thé è sempre stato considerato in oriente, come uno di questi piaceri. Porvi particolari attenzioni ne amplificherebbe di certo la portata. Dice Hsu Tse Shu, nel suo Cha su (il libro del thé) che i momenti propizi per bere il thé e goderne al massimo sono:

Quando cuore e mani sono inattivi.
Stanchi dopo aver letto poesie.
Quando i tuoi pensieri sono turbati.
Quando è terminata una canzone.
Chiuso in casa in un giorno di festa.
Suonando il Ch'in e guardando un bel quadro di paesaggi montani.
Impegnati in una profonda conversazione notturna.
Con amici simpatici e snelle concubine.
Ritornando da una visita agli amici.
Quando la giornata è chiara e la brezza mite.
In una giornata di pioggerella.
Su una barca dipinta vicino ad un ponticello di legno.
In un boschetto di alti bambù.
In un padiglione con fiori di loto, in una giornata estiva.
Dopo aver acceso gli incensi in un piccolo studio.
Finita la festa e partiti gli invitati.
Mentre i bambini sono a scuola.
In un tempio tranquillo e appartato.
Vicino a rocce e sorgenti.


Meditateci su.


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