Visualizzazione post con etichetta matrimonio. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta matrimonio. Mostra tutti i post

venerdì 14 ottobre 2016

Una rosa per te





Quanta acqua! Come dire mai contenti, sono mesi che non piove e tutti si lamentano del caldo anomalo e oggi son già tutti lì a rilamentarsi che fa freddo, che bisogna accendere i termosifoni e che sarebbe ora che smettesse di piovere. Ma se non piove ad ottobre quando dovrebbe farlo? Da che mi ricordo a ottobre piove sempre e non è mai morto nessuno, anzi. Eh già, pioveva così anche 44 anni fa, in una Torino di certo non bella come adesso, ma che mi sembrava piena di speranze e di promesse. Io stavo lì sui gradini della chiesa ad aspettare che arrivasse e quando la vidi scendere dall'auto sul sagrato, così bella e sorridente, sentii dentro, anche se consciamente forse non me ne rendevo conto, che stavamo facendo la cosa che avrebbe reso perfetta la nostra vita. Il mio fragile stelo dorato entrava in chiesa perché aveva scelto di accettare di legarsi a me per sempre, mica bubbole. Sarà mica poco. Forse la mattina pioveva ed il cielo era grigio come oggi, ma quando uscimmo assieme era già uscito il sole, una premonizione certodi come sarebbero andate le cose e che tutto sarebbe stato bello. Poi corsi a prendere l'unico Ansiolin della mia vita.

Auguri Tiziana, grazie e che duri ancora tanto!


Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche interessare:

martedì 27 settembre 2016

Il padre della sposa

Il tronfio papà



Adesso che tutto è arrivato a compimento posso dirvi che finalmente (dopo tre giorni) comincio a rilassarmi. So già cosa dite, ma come, tutti sanno che il padre della sposa, come ribadito nel famoso film, è l'unico che non deve fare assolutamente nulla se non accompagnare la pargoletta per pochi metri fino all'altare, possibilmente senza inciamparsi, per consegnarla finalmente in mani sicure e parli di agitazione, di stress, di fatica? Sarà, però adesso mi sento in fase di decompressione serena e soddisfatta. Sì, perché devo dirvi che sebbene l'emozione sia stata stemperata dalla maturità e dall'esperienza dell'anziano, sabato è stato davvero uno dei più bei giorni della mia vita. Avanti con un po' di sbrodolamento di melassa, ma consentitemela, suvvia, sono proprio contento. Vedere la mia bambina, così bella e felice che crea con un ragazzo che stimo (e mica male anche lui) una vera famiglia, era un fatto nelle mie speranze, ma nel momento in cui si realizza, vi assicuro che ti fa sentire davvero bene. 

Devo ammetterlo, sebbene noi siamo stati una famiglia davvero fortunata, c'era sempre un leggero velo di tristezza, anche se questa è la ruota naturale della vita, quando, un Natale dopo l'altro, la nostra tavola aveva sempre un posto in meno ed alla fine eravamo rimasti solo noi tre a guardarci in viso e ad augurarci buone feste. Adesso tutto cambia, finalmente ricominciamo a crescere, c'è qualcun altro con noi, con la sua famiglia, per poterci stringere in un abbraccio più largo, che ti fa sentire meglio, più completo, con un bel futuro. Tutto questo è una cosa bella, importante, che va al di là della festa, degli amici più cari che si stringono attorno a te per condividere la tua gioia, dei nuovi parenti che diventerannno parte della tua vita per renderla più ricca. Insomma avrete capito che sono contento e quindi mi scuserete se sono stato più melenso del solito, ma questi sono accadimenti che capitano una sola volta e quindi lasciatemi libero sfogo. Soprattutto per augurare ai nostri due ragazzi che possano essere sempre felici come si meritano. Auguri Arathy e Daniele!


Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche interessare:

lunedì 26 gennaio 2015

Un matrimonio


Una scuola elementare


Ricevimento doni al matrimonio
In montagna al mattino fa frescolino, d'altra parte siamo in inverno, quindi non potrebbe essere diversamente e se nella valle più in basso c'è come una coltre di nebbiolina azzurra è una cosa del tutto naturale. Però che bella! Sarà che venendo da una città per sua natura nebbiosa, ci sono affezionato, ma vedere le guglie dei templi che spuntano da questo mare indistinto come le cuspidi degli edifici di una città sepolta dalle acque è sempre un colpo d'occhio che mi affascina. Riprendere il viaggio significa così lasciare sempre qualcosa indietro, un punto di rammarico quasi prevalente sull'eccitazione dell'aspettativa di quanto di sconosciuto andrai a scoprire nelle ore e nei giorni successivi. Sono fatto così, combattuto tra il lasciato e il nuovo ancora da raggiungere, passato e futuro, mai contento solo di godere il presente. Forse è davvero più bello cullare il piacere del ricordo, che colora le parti migliori del vissuto, come faccio con queste righe quasi ogni giorno e contemporaneamente attizzare il fuoco di quanto mi aspetta domani, beh anche il piacere dell'attesa ha il suo perché, invece di assaporare l'attimo fuggente. Che poi è anche questo dispensatore di mirabili emozioni. Il nostro van si ferma perché bolle l'acqua? Certo potrebbe essere un problemino, visto che di strada da percorrere ce n'è ancora tanta. Invece l'oretta persa in officina, diventa l'occasione per stare ad un baraccotto a bere un succo di tamarindo, davanti ad una grande scuola lungo la strada. Nel cortile ci sono centinaia di ragazzini che gridano e giocano, ma l'ora di libera uscita si avvicina. 

Gli sposi
Chi corre dietro a un pallone, chi si rincorre, chi chiacchiera in disparte. I più intraprendenti arrivano vicino al muricciolo esterno e mostrano i quaderni coi compiti appena fatti. Poi scatta l'ora e di colpo la fiumana esce di corsa schiamazzando. Per fortuna una specie di vigile in mezzo alla strada ha bloccato il traffico e in un attimo tutta la via è piena di ragazzini in divisa verde e bianca che si avviano verso casa. Che energia vitale! Questo è il carburante dei paesi del terzo mondo. Si affaccia e chiede spazio, come sempre nella storia, se non gli verrà dato, se lo prenderà.  Quanti cani per la strada, tutti gialli a pelo corto con la coda ridotta ad un ricciolo interrogativo che guarda in su. Convivono, non amati, col mondo che li circonda ed evidentemente li sopporta, di fianco alle case, nei locali in attesa prudente di ottenere qualche rifiuto, all'interno dei templi, accoccolati all'ombra sulle piastrelle lucide dei pavimenti. Ce ne sono molti anche qui in fondo alla strada, intorno ad una costruzione provvisoria, fatta di pali issati che circondano una sorta di palco dove c'è un assembramento di persone. Fuori, drappi colorati e scritte. Ci avviciniamo a curiosare e subito veniamo coinvolti. Siamo in pieno svolgimento di un matrimonio di paese. Infatti se guardi con attenzione, sul lungo striscione che sormonta l'ingresso c'è una grande foto della sposa in abito da cerimonia. All'ingresso la nonna dello sposo praticamente ti costringe ad entrare. 

Le damigelle d'onore
C'è una gran confusione, un banco con parenti che raccolgono le offerte in denaro e dentro amici e parenti, in pratica tutto il villaggio che fa festa. In fondo i pentoloni cuociono cibo che arriva in continuazione sulle tavole imbandite. Gli ospiti continuano ad affluire alternandosi nelle tavolate. C'è un gran senso di allegria. Solo nell'angolo d'onore, regna un'atmosfera diversa. Seduti su una sorta di baldacchino, i due sposi, giovanissimi e talmente seri ed immobili da sembrare statue, stanno lì a ricever i complimenti di tutti, circondati di rose rosse e mazzi di fiori gialli. Intorno, fanno loro da accompagnamento due ragazzi e due damigelle, tutti vestiti come gli sposi di una casacca dorata, anche loro accosciati attorno a prendersi gli auguri degli invitati. Il nonno (o il padre che sia, qui l'età è un po' indefinibile) tecnologicamente aggiornato, armeggia con un tablet e riprende con gusto tutta la scena. Gli sposi continuano a rimanere immobili senza muovere un muscolo. Dai ragazzi allegria, va bene che i matrimoni sono combinati, ma è una festa! Le damigelle infatti sembrano più sciolte e cominciano a postare su Facebook le foto della cerimonia. La musica è sparata a palla da grossi altoparlanti. La nonna vuole assolutamente che ci fermiamo a mangiare qualche cosa, tutti ci vogliono fare posto, anche se nessuno parla una parola di inglese. Alla fine riusciamo a sgattaiolare via con grandi saluti, mentre gli sposi rimangono immobili al loro posto come statue di sale. La strada verso la pianura arida, tra bananeti e campi di cipolle, è ancora lunga.

Un matrimonio


Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche interessare:

lunedì 14 ottobre 2013

41

Quando stai con una persona da 41 anni, ti sembra normale averla accanto a te ogni giorno, a sostenerti quanto ti senti debole, a gioire assieme dei momenti belli, a fare apparire meno difficili quelli meno. Così rischi di dimenticare quale privilegio ti è capitato, in fondo casualmente, quando senza alcun merito specifico, sei stato scelto. Quando hai concluso un ciclo di studi o hai trovato un lavoro, in fondo hai sostenuto delle prove, sei stato investigato, hai dovuto dimostrare capacità, valore prima di essere accettato. Invece in questo caso no. Sei stato scelto per amore, non per merito e questo ingiustamente lo dai per scontato. In fondo una ricorrenza anche a questo deve servire. A renderti conto che quel giorno hai pescato il jolly, che è stato il più importante e fortunato della tua vita, quello che ti ha permesso di avere accanto una persona speciale che è più di una parte di te stesso. Così questo giorno bigio e svogliato come lo sono sempre i giorni di metà ottobre, esattamente uguale a quello di 41 anni fa, quando ho sentito la sua mano che si stringeva alla mia, per sempre, diventa bello improvvisamente, un senso di serenità ti avvolge e ti accorgi che l'unica cosa a cui tieni davvero è che ce ne siano tanti altri uguali a questo, ma tanti davvero. Grazie Tiziana e tanti auguri.

Ore 11:00 - Accidenti il lunedì ad Alessandria i fiorai sono chiusi! Che figura! meno male che lei ci ha pensato ieri e ha comprato la famosa torta di nocciole di Casalcermelli.

Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche interessare:

venerdì 14 ottobre 2011

39 anni.


Oggi sono 39 anni. Mica poco. Invece son passati in un attimo. D’accordo, qualcuno potrebbe dire che è stata solo fortuna, che la vita in fondo non ci ha messo davanti a prove di difficoltà così grandi da rendere tutto difficile; forse avrete anche ragione, ma lasciatemelo dire, quando stai bene insieme tutto diventa più semplice. Quando basta guardarsi un attimo negli occhi per capirsi , tutto è più facile. Certo, continuerete a dire, ne deve avuta di pazienza, Tiziana a sopportarti e per così tanto tempo, poi. Sì, per fortuna ce l’ha avuta e per questo voglio farle quello che potrebbe essere più una minaccia che un augurio. Spero davvero che almeno per i prossimi 39 possiamo stare sempre così. Insieme come quel giorno, solo apparentemente lontano, quando ce ne siamo tornati, in quella che sarebbe stata la nostra casa, sulla nostra 500 beige.


Tanti auguri Tiziana.


Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche interessare:



venerdì 7 maggio 2010

Lettere dalla Kampuchea 6: Scene da un matrimonio.


Aprile, l'apice della stagione secca in cui non si svolgono lavori agricoli è, per tradizione il mese dei matrimoni in Cambogia. Il nostro sarà proprio un gran bel matrimonio. La strada davanti alla casa dello sposo è stata quasi completamente sbarrata con la costruzione di una enorme tenda arancione dove sono disposti decine di tavoli; nei giardini pubblici di fronte il "catering" ha disposto grandi pentoloni da cui verrà in continuazione fornito cibo agli invitati che arrivano. Al mattino del primo giorno sono già arrivati i monaci per la parte religiosa della cerimonia. Noi, bardati a puntino con le nostre camicie cambogiane di ordinanza, facciamo la nostra figura, prendendo posto in un tavolo di prima fila, da dove si possono seguire i vari momenti della festa con tutta calma. Mentre ci vengono serviti maiale, pesce fritto e una zuppetta di pesce (sempre tre portate per volta), gli sposi, in tradizionali vestiti cambogiani color bronzo, vengono benedetti dai monaci e fanno offerte e altri atti di devozione ai componenti anziani della famiglia. L'orchestra tradizionale suona musica sulla sfondo e tutti i movimenti sono svolti con una grande staticità. Per almeno due ore gli attori del dramma, inginocchiati e quasi immobili fanno soltanto lievi inchini o piccoli movimenti delle mani. La temperatura intanto sta salendo a livelli insopportabili; sotto il tendone la cappa plumbea intorpidisce corpi e movimenti mentre il sudore scorre copioso. Gli invitati fraternizzano e anche noi siamo oggetto di cortesi attenzioni. Si siede con noi un parente importante che ha studiato in Mongolia. Oltre alla lunghissima unghia del mignolo che caratterizza gli uomini più agiati, esibisce un anello di rubini e brillanti che non passa inosservato. Un gruppo di anziane donne si affastella nello stanzone della cerimonia per vedere da vicino gli sposi. Tutte portano ricercate e di certo preziose camicie ricamatissime e ricoperte di pietre dure. Intanto la cerimonia prosegue, gli sposi si sono cambiati d'abito, questo è color oro vivo. Ne cambieranno cinque o sei nei due giorni di festa, sempre coordinati, come anche i tre compari dello sposo e le tre damigelle della sposa. Anche i gioielli sono diversi e in tono con gli abiti. Una parrucchiera è arrivata appositamente dalla capitale e tutte le signore ospiti ne possono approfittare. Le ragazze sono in gran spolvero e bisogna dire che, se nella normale vita di ogni giorno, non sono molto appariscenti, in queste occasioni, truccatissime, in vestiti sontuosi e con pettinature strutturate e ripiene di fiori, appaiono veramente bellissime. Intanto i monaci con le bisacce colme di opfferte se ne sono già andati. In un momento di tregua, lo staf dei fotocineoperatori, stende fondali e provvede alle foto di rito, sempre ufficialissime, con lunghe pose e attento controllo delle pieghe dei vestiti. Siamo ormai nel pomeriggio e mentre degustiamo il cosiddetto pesce formaggio (dal suo caratteristico odore), anatra arrosto e zuppa di verdure, parte il momento del taglio dei capelli agli sposi. Ecco che mentre i poverini sempre immobili (la sposa ha la testa leggermente piegata di lato con un sorriso immutabile da ore, pare una bambola di porcellana) rimangono seduti davanti alle offerte rituali, i parenti e gli amici più importanti fingono di aggiustare loro i capelli, bagnarli con profumi e renderli ancora più belli. Mentre il caldo arriva ad un livello insopportabile, giunge inatteso uno scroscio di pioggia talmente violento da abbattere in pochi minuti il tendone; torrenti d'acqua bagnano tutto il bagnabile, mentre la strada si allaga immediatamente. Nessuno fa una piega, tutto viene tolto e dopo una mezzoretta, rimontato al suo posto. E' tutto un andirivieni di ospiti, che vengono e vanno, sono via via accolti, salutati, nutriti e omaggiati, mentre le operazioni per i poveri sposi proseguono imperterrite. Arrivano un gruppo di ragazze ad eseguire danze tradizionali, come le Apsaras dei bassorilievi dei templi. Il maestro di cerimonie scandisce i tempi e detta lo svolgersi dei vari momenti. Finalmente a sera riguadagnamo la guest house, mentre in un attimo gruppi di bambini e mendicanti ripuliscono i tavoli di ogni cosa selezionando lattine, bottiglie di plastica per un riciclo immediato. Alle sei di mattina del giorno dopo, ci aspettano per la processione. Siamo qualche centinaio di persone che partendo dal tempio, ognuno fornito di apposito vassoio con una offerta simbolica, chi una testa di maiale, chi un pollo, chi due scatole di pelati, chi frutta o altro, procedono al suono degli strumenti e guidati dal cerimoniere, attraversando il paese verso la casa dello sposo. Due deliziosi bimbi aprono il corteo. Quando arriviamo, deponiamo i doni in una camera (io avevo un pacchetto di biscotti che sembravano amaretti), i genitori degli sposi ci accolgono con piccoli doni tradizionali tra cui una bustina in cui ci devono essere alcune piccole banconote, simbolo di opulenza. Mentre la sposa in uno splendido vestito rosso, fa ancora foto con le bellissime amiche, ci viene servita una colazione di pesce, costine di maiale e verdure fritte. Parte intanto la cerimonia della legatura delle mani, in cui i parenti a coppie legano le mani destre degli sposi con un sottile filo colorato a simboleggiare l'unione. Potete immaginare come questo interminabile susseguirsi di momenti dalla durata infinita, mentre per gli ospiti fanno parte di una rilassante giornata in cui si mangia e si chiacchiera in totale relax, per gli sposi e i loro damigelli sia un calvario durissimo. Infatti lo sposo, tra caldo, stress e postura obbligata, si sente male. Come lo capisco, io che nella stessa occasione, con obbligazioni infinitamente più leggere, avevo dovuto ricorrere alle amorevoli attenzioni di un amico medico. La sposa invece, di ferro, come tutte le femmine, continua imperterrita a mantenere posizione e sorriso immutabile, come un bassorilievo khmer sui templi di Angkor. Intanto viene servita una saporitissima zuppa, maiale arrosto e un grande pesce alla griglia con chatney di mango ricoperto di aglio. Poi andiamo a prenderci un paio d'ore di riposo (noi), mentre gli sposi si preparano per il grande banchetto finale. Alle 17 arriviamo nel locale dove è stata approntata la parte, per così dire occidentale della cerimonia. Intanto vi faccio presente che poiché gli ospiti arrivano quando pare a loro, i genitori degli sposi e gli sposi stessi, stazionano sulla porta per alcune ore per accogliere i circa mille (1.000 in cifra) invitati. Nell'immenso salone ci si siede in ordine di arrivo e subito parte il servizio delle nove portate del banchetto, a gruppi di tre. Si apre con una zuppa leggera di germogli di soya, verdure e mandorle seguita da un tenerissimo arrosto di manzo e un anatra laccata. Quindi una delicata insalata di see food, il pesce brasato e una saporita zuppa di pesce, infine ancora carni, un riso con verdure e un dolce di sago con black eyed peas. L'orchestra, occidentale questa volta, si produce nel repertorio cambogiano neomelodico del momento. Noi siamo al tavolo con tre splendide ragazze con cui la conversazione è difficile, se pur volenterosamente tentata. L'ultimo posto vuoto viene coperto da uno strano personaggio, con regolamentare unghia lunghissima, che arriva, si siede, mangia velocemente il tutto e si allontana nella notte senza profferir parola. La segretaria di Lieke è in ritardo. Dopo un po' si avvicina al nostro tavolo una stupenda ragazza con una bellissima acconciatura, tacchi alti e un delizioso vestito giallo coperto di bei ricami. Non la riconosciamola, invece è proprio lei, la dolcissima Narì, tappata per l'occasione che ci lascia di stucco. Poi passano gli sposi, lei in grande abito bianco a salutarci e a ringraziarci, infine tutti i classici, taglio della torta (che loro non mangiano) e lancio del bouquet alle amiche. Ce ne siamo andati a letto stanchissimi, non riuscendo a capire come abbiano potuto reggere gli sposi, che abbiamo lasciato mentre stavano ballando un lento classico. Il giorno prima avevamo chiesto allo sposo, un ragazzo straordinariamente gentile e piacevole, come mai, lui e la sua futura moglie, entrambi istruiti e moderni, avessero accettato il matrimonio combinato dalle famiglie, senza che i due sposi si conoscessero. Lui ci ha detto candidamente che i suoi genitori, di cui lui aveva completa fiducia, avevano di certo maggior esperienza di lui e che era certo che avessero scelto la sposa migliore possibile, cosa che a lui, giovane ed inesperto, sarebbe invece stata molto difficile. E noi, avvocati del diavolo:- Ma e se poi non ti piace e non ci vai d'accordo?- Ci ha risposto che tutto è possibile, ma che loro hanno più fiducia nel loro metodo, in cui in effetti non si separa quasi nessuno. -Nel vostro mondo invece, dove potete scegliere chi vi piace, divorziate quasi tutti.- Ha aggiunto con un leggero sorriso. Non saprei cosa ribattere. Spesso le abitudini degli altri ci appaiono strane o addirittura assurde, bisognerebbe avere la forza di accettare che anche quelle altrui hanno dei fondamenti, delle ragioni profonde, anche se non è detto che siano le migliori.
Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche interessare:

giovedì 6 maggio 2010

Lettere dalla Kampuchea 5: La camicia di seta.

E' arrivata l'ora di lasciare Phnom Penh. Abbiamo in mano i biglietti di un bus della Capitol e in un tuk tuk carico di valige e sacchi fendiamo il flusso di motorini, facendo segno con la mano di svolta a sinistra, tanto per aiutare l'autista, per raggiungere la stazione, in realtà un negozio all'angolo di un mercatino, gremito di aspiranti viaggiatori. Il pulmann per Kampong Thom è in orario, ma servirà il nastro isolante per bloccare la bocchetta di aria condizionata che mi spara a palla sul collo, per il resto saranno tre ore tranquille. Ma che ci andiamo a fare a Kampong Thom? Il fatto è che il mio amico è stato invitato ad un matrimonio importante, nella provincia dove ha messo su l'acquedotto e io mi sono aggregato, imbucato ufficioso, ma con regolare invito nominativo. Però mica si può far la figura del cioccolataio, così per mettermi al pari del mio amico già attrezzato, avevo via mail ordinato una apposita camicia/giacca cambogiana da cerimonia. E' vero che le decine di misure richieste, le ho dovute reinviare due o tre volte riconfermandole, specialmente quelle del giro pancia (che non credessero ai loro occhi?); fatto sta che appena arrivato, la sarta appositamente convocata per la bisogna mi attendeva per la prova definitiva che ha necessitato solo di alcuni piccoli ritocchi nei punti dove "faceva difetto". Si sa che noi falsi magri siamo difficili da vestire, ma stamattina il capo splendido di pesantissima seta bordeaux con fodera nera, che mi è stato consegnato, calzava a pennello, pronto per la cerimonia che, vi anticipo, durerà due giorni e di cui parleremo domani. Sono proprio contento, però un cruccio mi è rimasto. Con questa storia, camicia, stoffa, sarta, misure e compagnia bella, ho fatto perdere un sacco di tempo ad una persona molto speciale, di cui vi voglio parlare adesso e che di tempo da perdere ne ha proprio poco. Quando si gira per il mondo, si incontrano molte persone speciali e questa si chiama Elisa, ma tutti la chiamano Lieke ed è una ragazza belga che dedica la sua vita a dare una mano agli altri e non è una cosa da poco. Dalle Filippine alla Cambogia, nei momenti più neri e più difficili, sempre ad organizzare e a cercare di far partire progetti per gente senza speranza, in situazioni che sembrano senza speranza, ma che, anche con il suo aiuto, oltre a quello di tante altre persone di buona volontà, alla fine, un po' di speranza riescono ad intravederla. Fame, malattie, mine, acqua fetida sono i piccoli problemi da affrontare ogni giorno ed io le ho aggiunto anche il mio problema, quello della camicia cambogiana da cerimonia. Sì, un po' mi vergogno, ma che piacere stare con questa ragazza, sempre di corsa ed indaffarata, che sembra fare ogni cosa con gioia, anche se i problemi sono tanti. E poi non basta mica voler fare le cose, voler aiutare la gente. Non basta farsi ore di camionetta per andare a vedere se i pozzi funzionano, traversare kilometri di risaie per controllare, verificare, seguire i corsi alle donne sull'uso dell'acqua potabile e delle regole fondamentali dell'igiene. Bisogna sapersi anche muovere nei posti giusti, negli uffici adatti, sapere le strade della burocrazia, conoscere le persone che ti possono aiutare a dare le autorizzazioni, convincere, trattare. Adesso vanno di moda gli abusi sui minori, c'è meno attenzione al problema dell'acqua pulita. Dunque parlare, convincere, ancora prima di cominciare a fare. E' per questo dunque che voglio ringraziarla di cuore, questa ragazza dall'allegria contagiosa, per avermi accolto come un amico e per il suo tempo prezioso che mi ha dedicato ed è per questo che voglio farle i miei migliori auguri, sono certo anche da parte di tutti voi che mi seguite, perchè tra pochi giorni Lieke compie 76 anni e con tutto il da fare che c'è, non so se li potrà festeggiare come si conviene.

Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche interessare:

Il ritorno.
Invece di giocare a bocce.
Spettri e sorrisi.

Diamo i numeri.

martedì 27 aprile 2010

Ban


Come abbiamo detto, le sillabe usate nella lingua cinese e che ricordiamo, da sole esprimono un concetto sono pochissime, poco più di 400 e anche calcolando i 4 toni con cui vengono pronunciate non arriviamo neanche a 1500 combinazioni, quindi i casi di omofonia con suoni uguali che significano cose molto diverse tra di loro, sono infiniti. In parte il cinese moderno viene incontro al problema adottando vocaboli formati da due o tre sillabe che, pur mantenendo ognuna un suo senso, chiariscono molto meglio gli equivoci, che però rimangono in gran numero tanto che non potete chiedere a un cinese cosa significa una singola parola, lui vi chiederà di inserirla in una frase o di scrivere l’ideogramma corrispondente, questo sì, sempre diverso (tranne alcuni rari casi). Infatti dato un ideogramma base con un suo significato, basta aggiungere un altro ideogramma semplice all’interno dello stesso per avere un nuovo carattere con la stessa pronuncia ma con significato diverso, se pur in qualche modo, magari alla lontana, legato al primo. Facciamo un esempio. Il primo carattere di oggi è Bàn - 半 che significa Metà. Questo trae origine dal carattere Niú 牛 bue, raffigurato di fianco, infatti si vede un solo corno (che come ricorderete abbiamo già visto essendo il segno zodiacale dell’anno appena passato), e dal carattere Ba - dividere. E' ovvio il riferimento alla macellazione, che consisteva nel tagliare in due il bue per lungo, quindi tra le corna chiaramente visibile assieme alla netta divisione delle due mezzene. Bene, questo ideogramma è base per moltissimi altri ad esempio se aggiungiamo davanti la chiave mano, otteniamo 拌 – mescolare, infatti per mescolare mettiamo le mani in mezzo all’impasto, aggiungendo dei Fili abbiamo 绊- inciampare, se in mezzo alla strada mettiamo un filo teso, si inciampa, con la chiave di Uomo, otteniamo un nuovo carattere: 伴 – Compagno che si pronuncia sempre allo stesso modo: Bàn. Che centra con metà? Beh, il compagno e' l' altra metà dell' uomo, con cui l' uomo condivide vita ed esperienze. E non e' facile trovare la propria metà, infatti un antico proverbio cinese recita: la tigre e il cervo non possono camminare insieme. E non venitemi a dire che c’è una larvata allusione al fatto che la tigre rappresenta la donna ed il cervo l’uomo!

mercoledì 14 ottobre 2009

La scoperta dell'America.

Non so se sia una questione genetica o Alzy che incombe, ma io, con le date, anche quelle importanti ho sempre dei problemi. Mi confondo. Per esempio tra il 12 ed il 14 ottobre, ho sempre dei dubbi su quale sia la data della scoperta dell'America. Chi se ne frega, direte voi, e invece non è cosa da poco, in quanto l'altra è stata una data fondamentale della mia vita. Proprio così, 37 anni fa ero un giovane virgulto, certo bellissimo (come potete immaginare), una via di mezzo tra Sordi e Bobby Solo, ma la testa era quella che poteva essere, già ce n'è poca adesso, figuriamoci allora quando ancora non mi rendevo bene conto di avere tra le mani la schedina giusta del superenalotto della vita. Quel mattino, mentre andavo a sposarmi, non mi chiedevo neanche come mai la mia Tiziana avesse accettato di legarsi a me e di sopportarmi per tutta la vita. Mentre pilotavo con cura la 500 verso Torino lungo la trafficata e stretta strada nazionale, (non c'era neanche ancora l'autostrada, pensa un po') ero come in uno stato di torpore mentale che mi impediva di fare troppi ragionamenti, con la testa già troppo impegnata a fare le cose che bisognava fare. Così le emozioni si susseguivano alle emozioni e quando la mia ragazza comparve sul sagrato vestita di bianco, era così bella che non riuscivo a capacitarmi che avesse deciso di venire proprio da me. Sono i misteri insondabili della psiche femminile. Poi tutto scivolò via secondo copione, lei radiosa (non sapeva ancora che rogna si prendeva), io sempre più stordito da una posizione che mi è poco congeniale, quella di essere al centro dell'attenzione; anche se per fortuna in questi casi, il fulcro di tutto è sempre la sposa, io ero come contaminato dalle radiazioni di bellezza che emanava lei. Arrivarono le foto, poi il pranzo; la mia mamma non era stata bene, troppe emozioni forse o i calcoli alla cistifellea in movimento, fatto sta che prima della torta il caro amico B. dopo avermi scrutato un po', mentre la mia sposa sfarfalleggiava felice tra i tavoli, mi disse:" Siedititi un attimo, è meglio che prendi questa" e mi allungo una pastiglietta di Ansiolin. In un attimo tutto divenne più lontano, più ovattato, più tranquillo, i convitati che si congratulavano, le bomboniere da distribuire, i parenti da ringraziare. Fu l'unica volta della mia vita che presi un ansiolitico, pensate un po' che fesso. Così mi godetti poco di uno del giorno più fortunato della mia vita. Alla sera, mentre tornavamo a casa, il sorriso di mia moglie però mi fece capire che proprio due giorni dopo la scoperta dell'America avevo fatto Bingo.

giovedì 1 ottobre 2009

Rosa confetto.

Dicono che il modo migliore per sopportare meglio il dolore fisico sia concentrarsi sui numeri. Così mi è venuto in mente di proporvi una mia riedezione di un vecchio giochino di logica-matematica che anche se conosciuto, è pur sempre simpatico. Soliti premi virtuali per chi pubblicherà per primo la soluzione. All'ultimo matrimonio a cui sono stato c'erano dei confetti buonissimi, tanto che al termine della ricca cena mi sono seduto ad un tavolo con un amico per guardare la bella sposa che ballava, portando con me tre ciotoline quadrate, ognuna delle quali conteneva uno dei tre tipi di confetti che avevamo prelevato dai bicchieroni. In una c'erano quelli al pistacchio, nell'altra alla mandorla, nella terza al cioccolato. Ma erano talmente buoni che tutti quelli che passavano di lì, ne prendeva qualcuno facendo finta di guardare dall'altra parte e alla fine nei tre quadratini ne sono rimasti proprio pochi. Allora quel furbone del mio amico mi fa: "Tu che sei un tuttologo, indovina quanti confetti sono rimasti di ogni tipo, ti do un indizio. Il prodotto dei primi tre quadrati è lo stesso che si ottiene moltiplicando tra di loro le tre quantità dei tre tipi di confetti rimasti". "Son tuttologo ma non astrologo, gli risposi, i dati non sono sufficienti, dammi qualche altro indizio" risposi io un po' piccato. "Hai ragione, ti posso allora aggiungere che se li conti tutti assieme, i confetti rimasti senza considerare il tipo, hai esattamente il numero di amici maschi della sposa che c'erano stasera." Feci un rapido calcolo mentale, ma dovetti arrendermi "Guarda che non ci arrivo ancora, non posso proprio trovare la soluzione." "Non hai tutti i torti- replicò lo sbruffoncello-ma adesso ce la dovresti fare: ne sono rimasti di più al cioccolato". A questo punto poichè, sono sì tuttologo ma non cretino, diedi la soluzione di cui vorrei che voi deste anche una spiegazione logica, se no son capaci tutti di andar per tentativi. E non barate, se vi ricordate la vecchia versione, evitiamo di fare i furbi, che tanto controllo e magari mi passa il mal di schieda.

giovedì 6 novembre 2008

Los mariachis

Oggi ho risentito dopo tanto tempo un amico conosciuto in Messico. Quando assapori il piacere di questi contatti, dopo un po' ripeschi tra i neuroni spaiati anche qualche brandello di ricordo spazio-temporale, come capita quando, alla mail con cui un vecchio amico che ti manda i saluti, si accompagna un allegato divertente. Infatti mi rivedo in un luglio caldissimo a San Luis de Potosì, seduto in una Cantina sul Zocalo di fronte alla chiesa in cui entrava una vaporosa e bianchissima sposa. Una torta alla meringa accompagnata da uno stuolo di damigelle festanti. Mentre sorseggiavo un margarita ghiacciato, il corteo sparisce nella fresca ombra delle navate, mentre fuori, nel pronao barocco rimane il gruppo dei Mariachi che continua a suonare in attesa della fine della messa, incurante della calura. Straordinari, grandi, grossi, grassi, strizzati nei costumi, tanto stretti da sembrare cuciti addosso. Col sudore che cola loro addosso dalle fronti rugose a macchiare di aloni le candide camicie mentre gli invitati li schivano per entrare in chiesa. Senza neanche il sombrero per ripararsi dal sole allo zenit. Altro che siesta messicana. Che s'adda fa' pe' ccampà!

Where I've been - Ancora troppi spazi bianchi!!! Siamo a 125 (a seconda dei calcoli) su 250!