sabato 2 luglio 2011

Sempre viva la patata!

Per la verità mi sembra di avervene già fatto cenno, ma tra i miei vari skills, c'è anche quello di essere un esperto della patata. Direte, esagerato, ma no, io certe dichiarazioni impegnative le faccio solo a ragion veduta e posso documentare. Queste conoscenze, che in realtà non sfrutto affatto,  mi sono improvvisamente  tornate alla mente, nel corso del mio giro tirolese di qualche giorno fa, quando ho reincontrato dopo 25 anni un vecchio collega, che, lui sì, ha fatto della patata la sua ragione d'essere e ho pensato, rivedendolo in buona forma, che questo interesse abbia comunque un effetto positivo nella qualità di vita. Così, tanto per non parlare a vanvera e certificare le mie affermazioni, mi corre l'obbligo di raccontarvi come si concretò praticamente questa mia conoscenza approfondita. Fin dalla mia prima giovinezza, forse per inclinazione naturale, forse per necessità intrinseca mi ero interessanto a fondo di questo settore, che mi era stato tra le altre cose, assegnato, dal punto di vista lavorativo, viste le mie aspirazioni. Ma dopo anni di trattamento della materia, come dire, superficiale e meramente commerciale, venne il momento in cui si decise di dotarmi degli strumenti scientifici su un settore così delicato e vitale.

Eccomi infatti, negli anno 80, essere inserito in un gruppo di tecnici specialisti che Federconsorzi inviò in Olanda a specializzarsi sulla patata, nientemeno alla famosa Università di Vaageningen, universamente riconosciuta come il massimo centro mondiale sull'argomento. Il gruppo era variegato, proveniente da ogni regione d'Italia vocata alla patata e, oltre che piuttosto ridanciano, fortemente motivato a trarre il massimo dalla esperienza. Ricordo i  colleghi calabri e siciliani simpaticissimi e gli emiliani, autentiche miniere di battute salaci che alleggerivano la pesantezza degli argomenti. Capo della spedizione era appunto il suddetto Dott. Biadene che, con il suo teutonico perfezionismo tentò di mantenere una corretta severità nell'approccio alle varie problematiche, combattendo spietatamente il lassismo che si voleva a poco a poco intrufolare da parte nostra, nel tentativo, andato comunque fallito, di anticipare il più possibile il fine settimana di debriefing, previsto  ad Amsterdam, verso il quale tutti mostravano invece grandissimo interesse.

Come un cerbero spietato, non ci permise per un attimo di spostare la nostra attenzione dal programma previsto con precisione austoungarica. Trascorremmo quindi una intensa settimana di studio, spaziando tra tutta la ricerca sul miglioramento varietale, la tecnologia agronomica per la produzione del seme, l'immenso argomento delle patologie fungine e delle altre parassitosi, per finire con il ventaglio delle virosi letali per il nostro amato tubero. I laboratori e le serre di moltiplicazione ci videro attenti osservatori delle tecniche e delle ricerche che si svolgevano sul campo. Infine attente visite ad aziende agricole specializzate nella attività sementiera, di cui per l'80% circa il nostro paese è importatore; ci chiarirono le metodologie di produzione del seme, facendoci apprezzare dall'interno i passi della filiera. Tutto questo ci diede modo anche di valutare con ammirazione lo stile di vita degli addetti al settore che via via incontravamo anche nelle loro case. Che piacevolezza l'osservare le piccole ma ordinatissime abitazioni dei pataticoltori olandesi, così linde ed ordinate, con il consueto bovindo dalla grande vetrata che dava sulla strada, circondato come una cornice preziosa, da deliziosi tromp l'oeil all'uncinetto, complessi e delicati al tempo stesso, a celare un poco e a mostrare la parte più nobile della stanza di soggiorno, con il suo grande tavolo su cui vengono esposti i ninnoli preziosi della famiglia, con gusto e piacere attorno a grandi mazzi di fiori colorati.

Davvero una sensazione piacevole assieme ai ristoranti curati dove la regina del nostro contendere, la onnipresente patata ci fu servita, letteralmente in tutte le salse. Al termine della settimana, però forse sopravvenne un sentimento di sovrasaturazione e il collega di Avezzano, grande patataro della piana del Fucino, sbottò in un: "Saranno tanto progrediti 'sti olandesi, però nun c'hanno mancu u scupettino du cesso". E con questa osservazione smitizzante il gruppo guadagnò finalmente la città dei canali, la splendida Venezia del Nord (ma se era cusì 'bbella, nun averebbero detto, la Amsterdàm del sud, insisteva il reprobo di tanto in tanto), dove proseguire la conoscenza globale della terra dove il delizioso tubero trova la sua patria elettiva. Ma questa è un'altra storia.


immagine dal web.


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8 commenti:

maaleeesh ha detto...

e pensare che qui hanno un solo tipo di patata e che te lo servono in soli due modi. fritta (che e' l'unico modo che non amo) o fritta e poi ripassata al forno con il coriandolo (e ammetto che e' buona, ma sempre quello e')

cristiana2011 ha detto...

Ho scoperto la patata e le sue tante varietà, quando ho vissuto in Svizzera,Ticino, per qualche anno.
Qui ti offrono due tipi di patata, da fare arrosto e per purè. Abitando a Como, vado sempre a Chiasso a farmi la scorta di patate,e in casa non mancano mai le Bintie.
Ciao
Cristiana

enrico ha detto...

@Maa - le varietà sono centinaia, in particolare, si dividono in buccia gialla e buccia rossa e per la pasta , pasta bianca (per gnocchi e purée e gialla per fritti e bollite, poi l'altro criterio è la precocità, ecc. ecc.

@Cri - Beata te che trovi ancora le Bintje, una delle varietà più saporite. La coltivazione è in totale disuso a causa della sua scarsa produzione e resistenza.

Adriano Maini ha detto...

Ma quanto c'é voluto a suo tempo perché si apprezzasse questo tubero che negli ultimi due secoli ha salvato dalla fame milioni di persone solo in Europa!

Annarita ha detto...

Mah, di varietà di patata non me ne intendo per nulla, però apprezzo quelle buone.

Ma dimmi un po' il fine settimana di debriefing, previsto ad Amsterdam, verso il quale tutti mostravano invece grandissimo interesse dove volevate passarlo?

Salutoni.

annarita

enrico ha detto...

@Adri - La apprezzano, tranquillo che la apprezzano in molti.

@Annarita - Ma maliziosona, nei musei naturalmente!

Anonimo ha detto...

Ho avuto modo di conoscere vari tipi di patare quando ero in Perù: viola variegata di rosa, giallo zafferano quasi ocra,bianco candido e variegata arancione e bianco.Tutte buonissime e belle a vedersi ma anche a mangiarsi.In particolare le papas alla Huancajna,cotte e cosparse di una salsa piccantissima a base di pimienton assatanati.Perchè non ci suggerisci una ricetta fra le tante che conosci?

A presto
Paola

enrico ha detto...

@Paola - Qualche volta parlerò delle patate salà, specialità della val Chisone

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