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| Una casa Wakhi - Tajikistan - giugno 2026 |
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| Un ostun |
Proseguiamo nella valle. La parte afgana che scorre al nostro fianco, è praticamente il fianco della catena dei monti Wakhan, a vista assolutamente invalicabili, attraverso la quale si aprono di tanto in tanto delle valli strettissime, segnate da minuscoli torrenti. Invece, lasciate alle nostre spalle le mura smozzicate della fortezza, lungo la nostra via, che diventa sempre di più una pista appena marcata, incontri dei luoghi singolari. Si tratta di piccole costruzioni bordate di un muracciolo, che per le loro caratteristiche, come ad esempio gli ingressi segnati da colonnine di legno istoriate di antichi disegni o architravi ornate di teste di stambecco siberiano o di pecora Argali (o di Marco Polo) dalle corna ritorte, animali che esprimono purezza e protezione e pertanto una particolare connessione con il divino, sono immediatamente riconoscibili. Si tratta di luoghi sacri per il popolo wakhi, gli Ostuni, una sorta di minuscoli tempietti, oggetto di devozione, che appartengono alla cultura Ismailita, a cui i Wakhi sono legati, ma che si integrano profondamente con le tradizioni pre-islamiche zoroastriane, ricordando che qui siamo sempre nel mondo dove nacque l'adorazione del fuoco. I santuari sorgono sempre in luoghi considerati santi per la presenza di particolari rocce o di sorgenti termali dalla tradizione sacrale o alberi secolari dove la gente ritiene sia avvenuto un miracolo, ma soprattutto in punti di straordinaria bellezza naturale, un dato che evidentemente colpisce profondamente il cuore di queste genti.
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| L'altare con le corna |
Fungono così da centri spirituali di devozione e sono sparsi per tutto il corridoio tra Tajikistan e Afganistan. Spesso si ritiene che qui siano passate persone sante, dervisci, sapienti o addirittura lo stesso Imam Alì, il fondatore dello Sciismo, di cui a volte si riconoscono le impronte divinamente impresse nella roccia. Qui si accendono fuochi sacri, ci si raduna per la preghiera, si bruciano le erbe aromatiche raccolte tra i monti, si accendono lucerne ad olio sacre. Quindi, pure se siamo in terra islamica, questi santuari rappresentano una mescolanza accettata tra ismailismo, misticismo sufi e sacralità della natura, insomma un sentimento religioso polimorfo e sincretistico che non rigetta le credenze sciamaniche antiche, istituzionalizzate in una forma dettata dalle varie tendenze delle varianti islamiche presenti in tutta l'Asia. Le enormi corna che circondano questi piccoli edifici, sono richiami al sacro che si fondono mirabilmente con la natura che li circonda, le rocce a picco sulla valle dai colori quasi innaturali, le acque che gorgogliano dal monte e che precipitano nel fiume sottostante, il verde smeraldino della vegetazione che li circonda. Noi intanto continuiamo a salire lungo una strada che guadagna quota man mano che la valle prosegue.
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| Il picco Marx |
Dopo una sessantina di chilometri. Lontano sulla nostra sinistra d'un tratto, quando la valle si apre un poco, si riescono addirittura a scorgere il Picco Marx e il Picco Engels, rispettivamente di 6.726 m. e 6.510 m. che dopo un attimo scompaiono tra le nubi. Una curiosità toponomastica li contraddistingue da tutte le altre montagne notevoli del Pamir, che dopo la caduta dell'Unione Sovietica, hanno cambiato nome a favore di celebrità locali come il Picco Somoni che era conosciuto come il Picco del Comunismo, mentre questi due hanno conservato inopinatamente il loro nome, richiamo alla gloria di un passato politico ormai morto e sepolto. Ma la storia si ripete e bisogna ricordare che anche loro precedentemente erano dedicati allo Zar Alessandro III e alla moglie, la Zarina Maria. Stessa sorte per le molte città, come le due capitali Biskek del Kirgizistan, che prima era Frunzé, un generale eroe della guerra patriottica, così è denominata la II guerra mondiale e Dushambé, ex Leninabad. Anche qui è il caso di dire sic transit gloria mundi. Intanto abbiamo raggiunto dal più al meno i tremila metri di quota e vi assicuro che camminare è già fatica e lasciata la pista lungo un costone che presenta una serie infinita di orridi e spaccature dalle quali non riesci neppure a vedere il fondo dove rumoreggia il torrente, raggiungiamo una serie di case a mezza costa.
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| La camera degli sposi |
Tra queste c'è anche il nostro Homestay, così almeno lo definisce il cartello che troneggia davanti al sentiero che vi conduce. Si tratta di una antica casa tradizionale, che all'esterno non presenta particolari caratteristiche, ma appena penetrati all'interno mostra tutta la sua specificità. Gli ambienti sono costituiti da camere disposte attorno ad un grande salone centrale comune, dove evidentemente si svolge la vita familiare, mentre attorno, nelle pareti si aprono delle camere laterali, a cui si accede attraverso un gradino piuttosto alto e consistente e chiuse solamente da una tenda dove dormono i vari componenti della famiglia e che nel nostro caso sono dedicate agli ospiti. Ci viene subito fatta notare quella più appartata e chiusa da uno spesso tendaggio, definita la camera degli sposi, che vanta evidentemente una maggiore privacy delle altre. Ma la cosa straordinaria è che tutto l'ambiente è completamente ricoperto di spessi strati di coloratissimi tappeti, sul pavimento, sulle pareti ed anche sul soffitto, che al centro della sala presenta una apertura per consentire lo sfiato dell'aria e anche del probabile fumo che si produce con l'accensione della stufa interna. A terra, sopra i tappeti in ogni camera. ancora materassi e trapunte colorate, ed una serie infinita di cuscini, su cui ci si può stendere, visto che la sala viene utilizzata anche per mangiare.
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| Il bagno |
Ma tutta la costruzione, con le sue colonne di legno che sostengono il tetto piramidale sopra la sala, non è certo messa su a caso, ma ogni particolare risponde a precisi obblighi tradizionali che richiamano gli aspetti religiosi, così come le due colonne di legno principali che rappresentano il Profeta e Ali, poi quelle di Fatima e degli altri personaggi della famiglia dei sacri ascendenti. Le 14 travi che sostengono il tetto fanno riferimento agli angeli, con le quattro principali che sono dedicate agli arcangeli Gabriele, Michele e così via. Il luogo indubbiamente è molto particolare ed inoltre consente di poter vivere una notte secondo la tradizione delle popolazioni wakhi della valle. Non bisogna stupirsi dell'abbondanza di trapunte, materassi e tappeti, considerando che qui normalmente in inverno si scende sotto i -25°C. Alla fine comprendiamo che tutta la struttura architettonica di questa casa, come del resto le altre, è organizzata come una sorta di Oston, il tempietto sacrale di cui vi ho già fatto cenno. Naturalmente il gabinetto è in fondo al cortile, come da noi in campagna dai nostri nonni, quindi non facciamo troppo i difficili, visto che tuttalpiù, da questa situazione, ci separano solamente una settantina di anni. Ma siccome oggi anche nel Wakhan i tempi sono cambiati, come vedete dalla fotografia a fianco, il bagno è stato rivestito completamente da una, non so come definire, superficie piastrellata di marmi colorati di blu, con venature di oro e la tavoletta rivestita di morbidissimo feltro ovattano per rendervi la seduta di grande piacevolezza e comodità.
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| Un orrido |
Alla prova dei fatti, tuttavia, con un più attento controllo visivo e manuale, mi scuserete se mi soffermo su questi particolari pedissequi, ma vi assicuro che la visione iniziale è stata di grande impatto, i marmi preziosi, si riveleranno essere un più logico, ma banalizzante linoleum, ma dal disegno così sontuoso e regale da renderlo allo stesso tempo credibile e affascinante. Solo toccando con attenzione negli spigoli si può notare che si tratta di un foglio applicato e non di piastrelloni che si congiungono con spigoli appositamente bisellati. Ma è ora di cena ed i padroni di casa, due signori anziani, commoventi per la loro gentilezza e modi di fare, portano sul tavolo, già colmo di biscottini di ogni tipo, frutta secca e dolciumi vari, una bella minestra rossa, ma non troppo piccante, tipo chorba del Caucaso, poi spaghetti con sottaceti e carne. Stiamo ancora un poco a chiacchierare con Jamshed, sulle tradizioni del popolo Wakhi e poi ci ritiriamo nel nostro lettone sepolti da una serie di trapunte rosse e blu, perché fa piuttosto freddo stanotte ed il pensiero di raggiungere il cortile per espletare le necessità che la fisiologia impone non è per nulla allettante, anche se l'ambiente è stato preparato per essere, come vi ho detto, di estrema accoglienza. Intorno alla casa ruotano gattini, ma soprattutto due inquietanti cagnoni che, se già non fosse problematico di per sé, renderanno ancora più interessante la fuoriuscita notturna. Comunque sia, cerchiamo di tirarla alla lunga, ma alla fine bisogna andare sotto le coltri, che in alta montagna questa è il tipo di vita a cui tutti sono abituati.
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| La valle |
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| L'Homestay |
SURVIVAL KITCharshambé Homestay - Yamchun - Wakhan - A soli 2 km dalla fortezza e vicinissima alle sorgenti termali di Bibi Fatima, offre una tradizionale sistemazione in stile Pamiro/Wakhi. Cucina locale tradizionale. Dormirete in un ambiente assolutamente genuino, in camere ricavate attorno alla sala comune/cucina, dove si mangia. Toilette nel cortile con doccia. Il costo dovrebbe aggirarsi attorno ai 30 $ a persona con pensione completa. Assolutamente interessante per conoscere un po' più da vicino la realtà locale. Potrete passeggiare lì intorno per dare un'occhiata alle altre case del paese e contattare gli abitanti che sono gentilissimi e felici di rispondere alle vostre curiosità (naturalmente solo in lingua wakhi).
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| Monti del Wakhan range |
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