lunedì 3 agosto 2026

Pam 34 - A Sary Tash

La valle del Kysyl - suu - Kirghizistan - giugno 2026

 

La discesa fangosa
Da questo punto in poi, dopo il posto di frontiera, la strada scende a precipizio ed il paesaggio cambia completamente. Da arido e stepposo che si presentava prima, si trasforma in una serie di discese a precipizio tra pascoli verdeggianti e fianchi di montagne che si fanno ripide e scoscese, mentre la pista diventa fangosa ed intrisa di acqua, cosa che la rende viscida e nella quale i solchi degli pneumatici di chi ci ha preceduto si sono scavati a fondo, rendendo la guida più impegnativa. Il fondo della nostra valle è ricoperta da grandi coni di deiezioni che scendono dai passaggi scavati dai torrenti nelle colline ai nostri fianchi, che hanno lasciato unghiate profonde nella terra che è diventata rossa come il fuoco, un poco a causa dei minerali presenti, ma dai colori accentuati dall'umidità e dall'acqua che percola che li ravviva facendoli brillare alla luce del sole, che fa capolino. I rivoli d'acqua si raccolgono a poco a poco e diventano alla fine un fiumiciattolo che si fa strada in un impressionante cono di detriti fangosi che si allarga sempre di più verso il fondo della valle. Anche le sue acque sono sorprendentemente rosse come il sangue, non per niente il suo nome è Kyzyl-suu, appunto il fiume rosso, che continuerà a scendere verso ovest percorrendo tutta la valle di Alaj, il passaggio orizzontale che arriva all'altro valico con il Tajikistan, mentre ad oriente entra in Cina per raggiungere Kashgar. 

Il passo
Il cielo intanto è diventato bigio e nuvoloso e la pioggia comincia a scendere piuttosto insistentemente. I pascoli sono diventati più frequentati, essendo evidentemente l'erba più ricca e nutriente ed i pianori si sono popolati di animali, prima soprattutto yak, i signori assoluti di queste vette, ma poi anche bovini assieme a grandi greggi di pecore marroni e ricciolute e capre dalle corna ritorte. Ci devono essere già state le prime nascite perché si vedono molti vitellini, alcuni con una sorta di museruola trappola che scende loro sul muso quando lo alzano per attaccarsi alla mammella della madre, impedendo loro di poppare a volontà. Niente da fare ragazzi, prima c'è la mungitura, per voi solo quel che rimane! Numerosissimi poi sono i gruppi di cavalle, anche queste circondate da puledri di fresca nascita, tanto che qualcuno è ancora malfermo sulle zampe, mentre tenta di adattarsi a camminare su questo terreno intriso di acqua. Lo stallone fiero e con la criniera al vento se ne sta appartato a controllare che non arrivi qualcuno ad insidiare il suo harem, non si sa mai. Alza le froge al vento, gira il muso fiero a destra ed a sinistra e brontola di tanto in tanto, poi torna anche lui a brucare più tranquillo visto che non ci sono pretendenti in vista ed anche lo stomaco vuole la sua parte. 

Sary tash
Si vedono lontane le prime yurte, macchie di bianco incastonate nel verde vivo. Quando imbocchiamo la grande valle, finisce la discesa a precipizio che ci ha fatto scendere almeno di un migliaio di metri dall'altopiano ventoso e desertico ed è quasi sera ormai. Da lontano si vedono le prime case di Sary Tash, un minuscolo insediamento di un paio di migliaia di abitanti, che tuttavia, essendo proprio all'incrocio della Pamir Highway M41 con l'autostrada A371/372, l'arteria che percorre tutta la valle partendo da Dushambé ed arrivando attraverso al passo di Irkestam fino al confine con la Cina. Si tratta quindi di un importante nodo stradale e come tale, appare subito trafficatissimo e percorso da moltissimi camion carichi di merci. Il villaggio è così diventato un vero e proprio posto di tappa intermedia, crocevia di traffici, dove stanno sorgendo servizi di tutti tipi, volti a servire un passaggio di viaggiatori internazionali sempre più numerosi. La nostra guesthouse, sta approfittando della situazione favorevole e si sta ingrandendo per seguire l'onda e si può ben dire che offre una accoglienza decisamente in linea con le richieste di questi tempi. Della famiglia che la gestisce vediamo soprattutto le donne, che si danno un gran da fare a sistemare i vari ospiti che arrivano alla spicciolata. 

Sala da pranzo
La casa è appena fuori del paese in mezzo a prati verdissimi su cui pascola qualche animale, che non ha ancora capito che gli abitanti della cittadina stanno passando dallo status di pastori a quello di gestori di servizi in un mondo sempre più moderno che tende ad allontanarsi dalla tradizionale vita della pastorizia di alta montagna. Le montagne lontane fanno da corona con le loro creste bianchissime. I bagni, sono ormai tutti all'interno della casa, anche se si vedono ancora quelli vecchi in fondo al cortile, anche questi residuo di un periodo concluso definitivamente, anzi questi, nuovi, sono tutti pieni di fiori e piante e ricoperti di linoleum dai disegni fastosi, che vogliono indicare chiaramente il nuovo corso. Queste sistemazioni sono alla fin fine ideali, non solo perché il loro costo è decisamente accettabile, ma anche perché ormai confortevoli a tutti gli effetti e poi qui hai l'occasione di incontrare un sacco di gente interessante, disponibile a scambiare esperienze di viaggio utili oltreché piacevoli da ascoltare. La cena ci viene servita in quella che vuole essere una sontuosa sala comune, con una lunga tavola circondata da poltroncine dallo schienale dorato e ricoperte di ricami a piccolo punto, con alzatine e centritavola tesi a sottolineare l'impegno della gestione ad offrire un servizio di alta qualità. 

Pik Lenin
Così ci meritiamo il primo plof kirghiso, che alla fine non si differenzia molto da quello tajiko, ma che è assolutamente benvenuto. Il clima è decisamente diverso rispetto all'altopiano desolato dell'Alto Pamir e di certo non c'è la necessita di accendere la grande stufa che comunque campeggia ad un lato di ogni camera. Qui siamo scesi ormai ad una altezza attorno ai 3100 m. e tutto sembra più simile alle nostre montagne. Faccio due passi intorno alla casa anche se è scesa la notte, ma intorno c'è ancora un chiarore diffuso, forse un tentativo della luna di fare breccia tra le nuvole, che nella notte di solito vanno diradandosi. Il giorno dopo esco presto per vedere se riesco a fare qualche foto del più vicino Picco Octobrskyi (6.785 m.) e del picco Lenin (7.134 m.), che emergono nettamente dalla catena, anche se per la verità la nostra camera dispone di un fastoso bovindo attraverso il quale si vede distintamente tutto il panorama circostante. Quest'ultimo, adesso viene chiamato Pik Avicenna dai Tajiki e presto Pik Manas dai Kirghisi, visto che sorge proprio sul confine, dato che dopo la caduta dell'URSS, certe denominazioni sono soggette ad una sorta di damnatio memoriae, che tende a cancellare un passato evidentemente giudicato scomodo a favore di etichette più nazionaliste. Questa montagna viene considerata uno dei 7000 più "facili" in assoluto e per questo motivo è una delle mete più gettonate e questa una delle basi più semplici dove organizzare la spedizione per tentarne l'ascesa. 

Vacca in posa
Si tratta tuttavia di escursioni che richiedono un paio di settimane tra avvicinamento, acclimatamento, ascesa e riposo successivo. Non pensiate tuttavia che si tratti di una passeggiata, settemila metri è una quota non per dilettanti e questo tipo di salite richiede una esperienza provata e sperimentata a quote decisamente più basse prima di misurarsi in queste che rimangono comunque imprese. Intanto che ragiono su queste cose, valutando le mie eventuali future possibilità, una vacca solitaria ha già cominciato il suo giro mattutino in cerca dell'erba più fresca e sta sul culmine della collina in bella posa, come volesse appositamente stagliarsi lassù con lo sfondo delle nevi eterne della catena montuosa alle sue spalle. Rientro per la colazione dove faccio il pieno di deliziosi pancake, grassocci e fragranti, quasi dei bliny alla sovietica dei miei bei tempi, manca solo la smietana per riempirli e poi il cerchio è completato. Poi finalmente partiamo e traversata l'autostrada sulla quale sfrecciano i camion che arrivano dalla Cina con il loro carico di merci, noi prendiamo la trasversale che non è altro che la prosecuzione della Pamir Higway M41, attraverso una strada assolutamente spettacolare che ci farà salire nuovamente fino a 3600 m. per poi precipitare lungo una strada tortuosa e bellissima in poco più di 150 km fino ai meno di 1000 m. della città di Osh, la seconda città del Kirghizistan.



SURVIVAL KIT

Guesthouse Miribeg - Sary Tosh - Buona soluzione ai piedi delle montagne, in questo paese di passaggio, a conduzione familiare. La struttura è stata rinnovata da poco con camere spartane ma pulite e spaziose e bagni con docce calde nei corridoi (uno ogni due/tre camere) che hanno sostituito i vecchi in cortile. Anche le sale comuni e per i pasti sono nuove e riammobiliate di tutto punto con mobili sovietici che vogliono sembrare sontuosi. La struttura è popolata da una clientela internazionale di viaggiatori di lungo corso. Bella vista sulle montagne circostanti. Da qui si scorgono il Pik Oktobrskyi e il Pik Lenin, specialmente nelle prime ore del mattino quando le nubi sono assenti. Ambiente gradevole, ottima colazione inclusa. 

La discesa

Cono di deiezioni
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Il fiume







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