
Donna in un villaggio afgano - Afganistan - giugno 2026
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| La fortezza |
Mi sono rincuorato. Se la montagna dei balasci è dalla parte tajika, e i Polo le sono passati vicini, è evidente che hanno percorso, come presupponevo questo versante della valle e quindi l'emozione del calpestarne le orme è assolutamente motivata. Come vedete riesco contentarmi di poco, ma quello che conta è crederci, e poi come si fa a non emozionarsi di fronte ad uno spettacolo così forte ed inconsueto per dei cittadini abituati a panorami urbani leziosi e facili da vivere. Certamente le poverissime case di fango che ci si pongono davanti e di fianco, sono del tutto simili a quelle che vedeva la carovana di Marco nel suo avanzare verso il tetto del mondo e le donne che lo salutavano dall'altra parte dl fiume erano quasi le stesse che oggi salutano noi. Abbiamo da poco passato Ishkashim e il suo ponte sede di uno dei più importanti mercati transfrontalieri che, come vi ho detto, pare a noi siano interdetti, e dopo una quindicina di chilometri, mentre le sponde del fiume si sono molto allargate, arriviamo ad una altura che sembra dominare la valle. Al di là del fiume uno spazio pianeggiante ospita piccoli campi di cereali che si allargano fino al bordo delle montagne che contrastano decisamente, con le loro pareti scure e sassose che mal si rapportano al verde smeraldino delle colture. La cima della collina è coronata dai ruderi della fortezza da di Qah-Qaha (o Khakha) che è sicuramente presente qui fin dal IV-III sec. a.C.
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| Mura della fortezza |
Già la posizione mostra la sua importanza strategica su questo territorio a tal punto che le sue mura antichissime sono ancora tuttora utilizzate dalle truppe tajike in funzione di controllo su quelle del vicino Afganistan. Fortunatamente qui non è ancora arrivata la decisione di restaurare il tutto e si può quindi entrare nel varchi abbattuti delle mura semidistrutte e camminare all'interno della fortezza fino alla cittadella che mostra ancora bene tutto il perimetro (le mura giravano per quasi un chilometro) e la possanza delle costruzioni che videro la loro fine nell'VIII sec. con l'invasione araba. Dall'alto si ha veramente la sensazione che da qui si potesse controllare bene il traffico che passava per questo territorio, quindi le guarnigioni che avevano il possesso dell'area potevano con buona ragione imporre tasse di passaggio e contemporaneamente garantire protezione ai mercanti che andavano verso la Cina. Sul punto più alto e più avanzato delle mura, sul fiume, un gruppo di soldati è di guardia, sono appoggiati a queste mura di terra che raccontano storie millenarie, forse senza rendersi conto di quanto il loro compito sia così simile a quello dei loro avi lontani. Ci salutano anche loro con un cenno della mano. Poi dopo un ultimo sguardo ad abbracciare la vastità del panorama sulla corona di montagne che ci circonda, scendiamo di nuovo al piazzale di ingresso.
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| La valle dalle mura |
Qui c'è un banchetto dove un ragazzo vende cappelli afgani. Ne comprerei anche uno, ma a parte il costo che mi appare un po' come acchiappaturisti, la foggia appare un po' raffazzonata e poco originale per entrare a far parte della mia collezione. Torniamo quindi alla macchina per superare la fortezza ed entrare a pieno titolo in quello che è il Corridoio di Wakhan, uno del passaggi più famosi del mondo, sul quale credo necessario spendere qualche parola. Il Wakhan è un tratto di terra, oggi appartenete all'Afganistan, largo nei punti più stretti una quindicina di chilometri e lungo circa trecento che si allunga all'estremo nord del paese, tra Tajikistan a nord e Pakistan a sud, fino al breve tratto finale in cui confina con la Cina. Era il passaggio obbligato della via della seta, segnato dalla valle del Panj, che bisognava e bisogna tutt'oggi percorrere per raggiungere l'impero cinese. Ecco la necessità di questa collana di fortezze, di cui Qah-Qaha è la prima, dove comincia il corridoio, seguita da molte altre all'interno dello stesso. Data l'assoluta importanza strategica di questo passaggio, capirete che la storia dei popoli che lo hanno abitato e hanno combattuto per il suo controllo in ogni epoca, è decisamente densa di avvenimenti, anche se in effetti si tratta di una terra situata in luoghi estremamente remoti e anche difficili da percorrere a causa del suo clima estremo e della sua geografia impervia.
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| Il Panj |
Sta di fatto che fin dall'antichità, visto che il Wakhan era già nominato nel libro sacro dello zoroastrismo, l'Avesta, questo territorio era abitato dai Wakhi, considerati dunque tra i più antichi popoli di origine ariana. Questo popolo sembra essere assimilabile agli antichi Saka (che noi conosciamo come Sciti) che hanno lasciato rilevanti tracce della loro civiltà in tutta questa zona dell'Asia centrale e che anche noi troveremo nel prosieguo del viaggio. E' documentato infatti che questi si stanziarono tra il VI e il V sec. a.C. vicino alle sorgenti dell'Amu Darya. Così, grazie alla sua posizione geografica, il corridoio del Wakhan, trovandosi lungo la via che collegava la Bactriana, il Tokharistan, la valle di Fergana, Il Turkestan orientale, l'india, la Cina e l'Afganistan, ha svolto un ruolo fondamentale nella storia dell'Asia Centrale. Addirittura il confine di questo vero e proprio stato che si estendeva fino a Namadgut (l'attuale villaggio di Dasht) e a Ptur in Afganistan, era difeso da un lungo muro che si estendeva dall'Hindukush ai monti del Wakhan e dei quali si trovano ancora i resti. Come a dire che la mania di fare muraglie protettive non era una prerogativa solamente degli imperatori cinesi! Negli scritti di tutti i grandi viaggiatori del passato ci sono citazioni di questo territorio a partire dal cinese Faxian, un monaco buddhista, che lo attraverso nei due sensi tra il 399 ed il 415.
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| La postazione militare |
Successivamente Song Yun nel 549, e poi ancora un altro monaco Xuanzang che lasciò una dettagliata descrizione di questa regione nel 639, raccontando dei cavalli della regione che benché piccoli erano resistentissimi e capaci di percorrere grandi distanze senza stancarsi. In questo periodo proprio la fortezza di Qah-Qaha, di cui abbiamo appena parlato era il punto chiave della valle e la zona più popolata di tutto il territorio. Ricordiamo infatti che questa via è stata quella percorsa naturalmente dal buddhismo nel passaggio dall'India alla Cina, proprio di quel periodo che lasciò tra le altre cose, una scia di capolavori assoluti nei monumenti religiosi della via delle grotte, in territorio cinese. In questo periodo Cina e Tibet si alternarono più volte alla signoria di questa terra della quale parlarono a lungo, nelle loro descrizioni geografiche, gli arabi tra il IX e il XIII sec. Come riportano queste fonti fino ad allora, gli abitanti erano in parte Buddhisti e in parte uguali Gabri, cioè ancora adoratori del fuoco e della antica religione di Zoroastro, che nelle scorrerie arabe venivano frequentemente catturati e fatti schiavi. Il confine tra questi due credi era proprio nella parte centrale della valle tra Iskashim e Khandut. Il viaggiatore persiano al-Istakhri racconta delle ricche miniere d'argento e d'oro.
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| Il venditore di cappelli |
Di queste consistenze abbiamo visto le tracce nei giorni scorsi all'osservare quanti siano i cercatori che popolano le rive del fiume e anche quelli sparsi sulle montagne tanto che vi ricordo un altro autore persiano Muhammad Tusi che nella seconda metà del X secolo descrive dettagliatamente il metodo utilizzato dagli abitanti del Wakhan per recuperare l'oro dalle rive del fiume Panj. Secondo il suo racconto, durante il rapido scioglimento dei ghiacciai le piene scavavano profonde fenditure lungo le sponde del fiume. Gli abitanti si calavano in questi stretti canaloni, affrontando notevoli pericoli, per raccogliere l'oro naturale, che successivamente veniva lavato e separato dalla sabbia e dalla terra. Praticamente quello che accade oggi dopo un millennio circa. Addirittura si racconta che nella valle fu rinvenuta una pepita d'oro del peso di 24,360 chili, mica poco, direi. Nel Medioevo poi la fama delle miniere del Kuh-i La'l si diffuse in tutta l'Asia. Naturalmente il Milione di Marco Polo parla con precisione del Wakhan che egli traversò nel 1270 passando attraverso Balkh e il Badakhshan dove riporta dell'estrazione dei rubini, che era cominciata addirittura nel II sec. a.C. e parlando di Ishkashem dice:
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| Pecora di Marco Polo |
...Skasem (Ishkashim) è una regione vasta e indipendente, distinta dal Badakhshan. I suoi abitanti parlano una lingua propria. Durante l'estate conducono il bestiame ai pascoli d'alta montagna, dove costruiscono capanne sotto le rocce e vi rimangono fino all'autunno... e dopo tre giorni di cammino si raggiunge la montagna più alta del mondo (gli altipiani del Pamir) ... dove sono i migliori pascoli e persino gli animali più magri vi ingrassano rapidamente ...
e descrive infine gli animali selvatici che vi si trovano incluse le famose pecore del Pamir con corna dalla lunghezza di sei spanne che gli abitanti usavano per costruire recipienti e recinzioni, conosciute ancora oggi come Pecore di Marco Polo (Ovis ammon polii). Infine racconta come dopo essere entrato nel Wakhan proseguì verso est seguendo la sponda del Panj fino alla confluenza col Wakhan per poi risalire nel Pamir, raggiungendo il lago Zorkul e attraverso il passo del Sarikul arrivò a Tashkurgan. Pensate che il secondo europeo a visitare il Wakhan fu John Wood quasi 600 anni dopo, nel 1838 per studiare la regione dal punto di vista geografico e delle risorse, visto che prestò particolare attenzione anche lui alla famosa miniera dei rubini. Non voglio tediarvi più oltre con le notizie dei moltissimi altri studiosi e viaggiatori che visitarono questo territorio descrivendone le caratteristiche che corrispondono tra loro e che sono le stesse che ancora oggi possiamo osservare.
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| L'hindukhus |
Voglio solo porre alla vostra attenzione l'osservazione dello studioso russo Tageev che percorse il Wakhan all'inizio del secolo scorso e che racconta di "un popolo particolarmente bello e appartenete alla razza ariana che vive in condizioni quasi primitive. Alcuni si dedicano al saccheggio delle carovane commerciali, mentre altri coltivano cereali e forniscono pane alle guarnigioni afgane di confine. I Wakhi e le loro donne sono molto belli e i loro capelli brillano come cera nera, hanno grandi occhi scuri, sopracciglia marcate e voce molto gradevole". A questo proposito e sulla particolare avvenenza delle donne locali, anche l'amico Jamshed mi ha rimarcato molto questo aspetto, riportandone una delle ragioni soprattutto ai geni lasciati quaggiù dall'esercito di Alessandro magno. Alla fine tutto riporta a lui, che da queste parti evidentemente ha ancora un appeal del tutto particolare. Insomma credo di avervi dato una abbondante descrizione di quella che è l'importanza geopolitica e strategica del cosiddetto Corridoio di Wakhan, riportata da tutti coloro che l'hanno raccontata attraverso quindici secoli di esplorazioni, osservazioni e studi scientifici.
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| Il mercato transfrontaliero |
E' quindi chiaro che dai pellegrini buddhisti cinesi, ai geografi arabi e persiani, dai viaggiatori europei agli esploratori russi, fino agli archeologi, linguisti, botanici e geologi del XX secolo, il Wakhan è stato oggetto di un interesse costante. Le ricerche hanno documentato l'importanza della valle come: crocevia della Grande Via della Seta; punto d'incontro fra civiltà, religioni e lingue; territorio ricco di monumenti archeologici; regione di straordinaria biodiversità; area ricca di risorse minerarie e agricole. Ancora oggi quindi il Wakhan costituisce uno dei più preziosi patrimoni storici, culturali e naturali del Pamir e dell'Asia Centrale. Inoltre le testimonianze raccolte nel corso dei secoli confermano il suo ruolo fondamentale nella storia delle comunicazioni tra Oriente e Occidente ed il suo eccezionale valore per la ricerca storica, archeologica, linguistica e naturalistica. Il fatto di poter percorrere e vedere questo territorio rappresentano quindi a mio parere per chiunque sia interessato ai cammini del mondo, un privilegio assoluto da non perdere. E' evidentemente un invito ad andare a mettere il naso in questo luogo, un po' remoto certo, ma che merita davvero di essere visto da vicino.
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| Dalle mura della fortezza |
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| Mura |
SURVIVAL KIT
Il Prof. Odinamamadi Mirzo è un celebre studioso tajiko originario della valle di Wakhan. E' custode e fondatore del museo etnografico Shohimardon situato nel villaggio di Namadgut e scrittore del libro Wakhan (A scientific, historic and ethnographic study) pubblicato nel 2010 che rappresenta l'opera più completa ed esaustiva per comprendere la complessità di questo territorio e della sua storia. Per questo vi suggerirei, se riuscite, di cercare di metterci sopra le mani se preparate un viaggio nel Pamir. Eventualmente date un'occhiata a questo link che mi ha passato l'impareggiabile Jamshid che conosce personalmente l'autore e dal quale potrete desumere dati più precisi.
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| Il Wakhan |
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