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| Villaggio afgano - Afganistan - giugno 2026 |
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| Il fiume Panj |
La strada è sicuramente piuttosto tortuosa e nelle parti dove l'asfalto è completamente distrutto dai passaggi e dalle condizioni atmosferiche, che ovviamente di inverno qui sono decisamente dure, fanno sì che procedere sia faticoso e necessario di continue attenzioni per non incorrere in rotture e altre problematiche che renderebbero complicato proseguire. Bisogna dire che anche il traffico è abbastanza intenso, soprattutto di mezzi pesanti. Bisogna considerare infatti che questa, pur essendo una strada apparentemente complicata e difficile, è pur sempre l'unica che unisce queste regioni alla Cina e di qui transita un sacco di merci vitali per il paese. D'altra parte siamo o no sempre sulla via della seta! Però quando cominci a incrociare una serie di camion che trasportano colossali macchine movimento terra e che transitando a passo d'uomo, occupano per intero la malandata sede stradale, il procedere diventa quasi una sfida ad ostacoli. E poi ancora ecco bisarche cariche di auto cinesi che vanno verso la capitale e ancora container di materiali vari di cui non è dato conoscere la tipologia, ma che andranno ad arricchire i mercati locali e così via, insomma è evidente che la Cina non smette mai di fare quello che ha sempre fatto durante la sua lunga storia. Produrre materiali e ricchezza ed esportarli verso mercati di tutto il mondo.
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| Lavaggio auto |
Ovviamente quasi nessuno percorre invece la strada che corre parallela come abbiamo detto, in territorio afgano, per passare di lì chissà quali menate burocratiche saranno necessarie, oltre al fatto che spesso, e si vede molto bene quando ci siamo a tiro di sguardo, si tratta quasi di un semplice sentiero, dove passano agevolmente solamente i cavalli. A questo punto un dubbio mi viene spontaneo. Visto che come vi ho detto, questi due tracciati corrono lungo le due rive del Panj per quasi 700 km senza toccarsi mai e con ogni probabilità convivono, gemelli separati alla nascita, da oltre 2000 anni, ma l'esercito di Alessandro e la carovana dei Polo dove sarà passata? Da questa parte, che tuttavia solamente adesso sembra più agevole, oppure dall'altra, che a noi oggi è impedito di percorrere? Accidenti, io mi sto facendo tutto un trip mentale nel quale sono continuamente sollecitato dall'emozione di calpestare la stessa terra di questi miei illustri predecessori e magari loro, invece, passavano da quell'altra parte, proprio dove adesso sta passando quella motocicletta con quel barbuto afgano con in testa il caratteristico berretto che mi saluta con un cenno amichevole della mano e non fa neppure cenno, bontà sua, di mettere mano al kalashnikov e dove quel gruppo di bambini corre tirando pietre nel fiume, mentre presumibilmente stanno raggiungendo la scuola del villaggio vicino?
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| Caduta massi |
Oltretutto, brutto segnale che alimenta ulteriormente i miei dubbi, sembra che i mercati di paese siano quasi tutti da quella parte, dove ci è tassativamente vietato passare il ponte per raggiungerli. Questo mi darebbe davvero molto fastidio, un evento che romperebbe definitivamente il mio sogno, che da quando abbiamo imboccato questa via, mi dà la sensazione di calpestare invece i loro passi, di sentire a fianco a me lo scalpiccio dei cavalli, il grido dei soldati che maledicono il cielo che continua a portarli verso un luogo così lontano dalla loro patria, mentre preferirebbero a questo punto essere lasciati in qualcuno di questi villaggi dove accoppiarsi felicemente con una di queste fanciulle dagli occhi nerissimi che li guardavano in tralice da sotto i veli e lasciare proprio qui i loro geni a futura memoria in modo che i posteri cerchino di indovinarli osservando i nasi e gli occhi blu delle loro pronipoti. Ma sì non c'è dubbio, bisogna che chieda a Jamshed, che queste cose le sa bene, ma di sicuro è questa la sola ed unica strada maestra, la vera via della seta, oltretutto per imboccare la strada che risale nel Pamir, bisogna essere da questa parte, dunque per Marco Polo dubbi non ce ne sono assolutamente e per i soldati di Alessandro, di certo sono passati di qui per poi traversare solo all'ultimo dopo Zoogvand, dove, arrivati a metà del corridoio di Wakhan, dall'altra sponda si apre un un largo varco, una valle maestosa che consente di scavalcare l'Hindukush, traversando l'estremo territorio afgano chiamato Nuristan e scendere nell'odierno Pakistan e la valle dell'Indo.
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| La cava di marmo |
Non può essere che così, ne sono (quasi) sicuro, anzi lo sento sotto le mie scarpe, il rumore del passato che rimane nell'animo e nelle pieghe segrete della roccia e ne mantiene i pensieri ed i ricordi. Intanto oggi non piove più anche se il cielo è minaccioso e le rocce che si alzano verticali sopra di noi, non minacciano di scaricare valanghe di pietra sui mezzi che transitano, anzi qualcuno approfitta, delle cascate di acqua che scendono dal monte direttamente sulla carreggiata per lavare i mezzi coperti di polvere e di fango, lasciando il camion direttamente sotto il getto della cascata, mentre noi aggiriamo massi grandi come case che occupano quasi tutta la strada, precipitati ovviamente dall'altro, anche se mi chiedo quando, forse ieri? Brrrr, speriamo di no, per ché qui non si tratterebbe di scheggiare soltanto il parabrezza. Intanto, dall'altra parte, una signora con la sua bambina cammina per arrivare al paese che abbiamo passato da un paio di chilometri. Hanno entrambe una lunga abaya, nera di velluto la ragazzina, beige la donna, che arrivano fino ai piedi e anche la parte inferiore del viso è coperta dal velo nero. Estraggo la macchina per scattare velocemente, timoroso che si girino o peggio mi tirino qualche pietra, invece salutano animatamente, prima di proseguire lungo la strada. Ad un certo punto la nostra carreggiata sale fino a raggiungere un pianoro che consente un bel punto di vista dall'alto.
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| l'amico Sikh |
Vicino spiccano gli scavi di una piccola cava di marmo, dove fervono i lavori per staccare grandi fette di materiale bianchissimo, evidentemente di buona qualità, visto che all'opera ci sono tutti macchinari cinesi, che affettano la roccia come burro. Credo che in breve l'escrescenza montuosa che affianca la strada sarà completamente mangiata dalle necessità architettoniche dei palazzi della capitale, che, c'è poco da fare, ha fame di crescere e la cava esaurita in breve rimarrà abbandonata ai margini della strada, un altro episodio della storia presto dimenticato. Ma mentre stiamo dando un'occhiata in giro ecco che si ferma vicino a noi un disperato in bicicletta che arrancava sulla ghiaia per arrivare fino in cima al dosso. E' un ragazzo indiano, anzi un Sikh, con il suo bel turbante nero che si ferma a riposare dopo la salita. Sul retro della bici, carica di bagaglio porta una bella scritta: World Cycle Tour - Save environment. Buoni principi ha il ragazzo e non solo teoria evidentemente. E' di Amristar e ha intenzione di arrivare fino in Italia, dove peraltro è già stato con un percorso che attraverso la Slovenia, lo ha portato a percorrere la via Francigena fino a Roma, sempre in bici ben si intenda. Fraternizziamo subito, un po' per il suo evidente amore per l'Italia e poi quando gli racconto del nostro viaggio dello scorso anno proprio nella sua Amristar e a Anandpur Sahib per la festa dell'Holla Mohalla e del nostro entusiasmo per la notte vissuta al tempio d'Oro, non poteva essere più contento, visto che degli italiani dimostrano di amare così tanto il suo paese.
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| Afganistan |
E' un entusiasta del mondo e soprattutto di poterlo girare con la calma ed il ritmo che consente la bicicletta, un vero viaggiatore insomma. Beh non avete idea, come, girando per queste ed altre zone remote del mondo, quanta gente come lui si incontri. Viaggiatori nel senso vero della parola, non turisti con in tasca il biglietto di ritorno come me insomma. Invidia pura, non per la bicicletta ovviamente, non lo farei mai io, ma in altri modi, questi lunghi raid attraverso zone remote del mondo sono sempre stati parte dei miei sogni irrealizzati. Ne incontreremo molti altri durante la nostra via, ciclisti, motociclisti e anche automobilisti che viaggiano senza una meta certa, ma semplicemente per conoscere il mondo, la gente che lo popola e guardarsi attorno senza pregiudizio, cosa difficile, per carità, ma a mio parere, meravigliosa. Salutiamo il nostro amico e da qui in poi la strada scende a precipizio e in un attimo ci ritroviamo a ridosso del fiume che adesso è diventato strettissimo e spumeggia in rapide che si susseguono a balzi. Dall'altra parte continuano a passare genti sparse, motociclisti con lunghi pastrani, pastori a piedi con gruppetti di capre, ragazzini e anche un camioncino carico di masserizie appese, sembra uno di quelli che giravano le nostre campagne di cascina in cascina a vendere povere cose necessarie a chi alla città non aveva mai occasione di arrivare.
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| Afganistan fertile |
Il mondo non è poi così diverso, anche se ci troviamo così lontani dai nostri paesi. Poi la sponda di fronte a noi si allarga improvvisamente e si copre di piccoli appezzamenti coltivati a cereali, gialli quelli ormai maturi, ancora verdi le colture primaverili, ben suddivise da muretti di pietra e da alberi da frutta. Un poco più in alto dove la terra fertile finisce e si vede solo la roccia improduttiva ecco le poche case di un villaggio minimo. L'impressione è davvero quello di una agricoltura di sussistenza che a stento riesce a consentire la vita e di questo tipo di insediamenti è costellato il paese per centinaia di chilometri, un territorio in cui anche solamente il contatto con le zone vicine è reso quasi impossibile o estremamente tortuoso, dall'assenza di comunicazioni e anche dalla impossibilità di costruirle, da montagne invalicabili ed una climatologia che isola tutto per mesi e mesi. Siamo ad una settantina di chilometri ormai da Chorog, il nostro punto di arrivo di oggi e arriviamo nella cittadina di Rushan, punto dove si uniscono il nostro fiume Panj e il Bartang che scende dall'omonima valle, una delle più famose del Pamir occidentale. Questo è un punto focale per il controllo delle valli circostanti ed infatti proprio qui sorgeva Qalai Vamar, una piccola fortezza, per i nostri canoni, ma che fin dal V secolo aveva una importanza nevralgica per il passaggio delle carovane. Distrutta e rifatta più volte, fu rimessa in piedi alla meglio nel XIX sec. dal governatorato locale, ma fu definitivamente distrutta e dismessa dai Russi dopo il 1917.
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| La fortezza nel XIX sec. |
Per trovare quello che oggi è solamente un rudere nella campagna, devi scendere così tra le case nella periferia del villaggio, poi un contadino che abita in un casolare lì vicino ti apre un varco in un recinto che si potrebbe passare anche da soli forzandolo con un po' di buona volontà e subito i compare questo cubo di pietra, innalzato nei prati che prosegue in una serie di mura sbrecciate e nere, che tuttavia a guardarle bene conferiscono al luogo una sua solenne aria di mistero. Capisci immediatamente che non si tratta di un luogo molto frequentato. Il panorama, con le alte montagne intorno è sempre maestoso e riesce a darti un senso di storie antiche, di uomini d'armi e di commerci che mescolavano le loro vite a miti di un passato i cui ricordi vanno disfacendosi gradatamente nella memoria. Ci aggiriamo nel grande cortile tra le erbe alte che nascondono tutto, forse trappole e fossati che portano in sotterranei misteriosi o forse solamente i solchi di una terra sassosa e avara, dove crescono solo cardi ed ortiche. Un paio di cartelli sbilenchi che stanno per cadere a terra e un paio di vecchi pannelli con vecchie foto che raccontano di un passato recente quando forse il luogo manteneva ancora una importanza reale. Di qui in poi la valle diventa se possibile ancora più impervia e selvatica, i paesi sempre più piccoli e più rari, dalla parte afgana, se possibile i tuguri ancor più poveri e basici, anche le persone di passaggio sono praticamente scomparse. Il fiume ruggisce nella sua discesa verso il piano, mentre noi al contrario, continuiamo a risalire verso terre sempre più alte. Alla fine del pomeriggio ecco che finalmente arriviamo a Korug, una vera e propria cittadina che con una serie di case piuttosto moderne, risale una valletta laterale.
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| La fortezza Qalai VAmar |
SURVIVAL KIT
Hotel Lal - Khorug - Situato in ottima posizione, è probabilmente una delle migliori sistemazioni in città, frequentato soprattutto da clientela occidentale. Un po' basico, ma considerate dove ci troviamo. Stanze grandi letto King, AC, riscaldamento, TV, frigo. Bagno nuovo e pulitissimo. Se avete problemi con le scale, cercate di farvi dare un piano basso, perché la scala è un po' scomoda e i piani sono tanti, ma c'è il montacarichi per le valige. Ristorante sulla terrazza, ottima pizza e piatti locali, disponibile anche la kachapuri caucasica, molto buona. Doppia sui 55 € con colazione.
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La valle
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