martedì 21 luglio 2026

Pam 25 - Picnic nei prati

Il Noshaq nell'Hindukush di 7.492 m. - La più alta montagna dell'Afganistan - giugno 2026


Studentessa
Il paesino che si allarga attorno alla casa museo è adesso immerso nel silenzio. Il sole è alto e le file di pioppi gratificano di una ombra piacevole i sentieri bordati da muretti a secco che si insinuano tra le case. Si sentono di tanto in tanto voci di bimbi le cui testoline fanno capolino dietro gli angoli, tra le case di pietra ed i grandi fienili. Sono occhi allegri di ragazzini che giocano tutto il giorno visto che la scuola è finita da una settimana. Ci fermiamo allo spaccio tuttofare del paese a prendere qualche cosa, dato che nei dintorni non ci sono tracce di luoghi di ristoro. Intanto, in fondo ad un vialetto vengono avanti due ragazze dall'aspetto molto serioso, entrambe con un grembiulone/divisa blu, lunghe trecce nerissime e grandi pompon bianchi che pendono dal colletto, forse ornamento d'obbligo dell'istituto che frequentano e dei libri sottobraccio. Ci fermiamo a chiacchierare anche se sono timidissime e cercano di sgusciare dal nostro assalto, forse un po' troppo aggressivo. Poi piano piano si sciolgono un poco e raccontano di essere studentesse del X anno, che stanno tornando dall'esame di tajiko. Sono entrambe soddisfatte, la prova non era così difficile come temevano e avevano entrambe buone speranze di ottenere un buon voto. Hanno molti progetti per il loro futuro, alle nostre domande oppongono grandi sorrisi, una vuol fare l'archeologa, l'altra si iscriverà a fisica. 

Picnic
Le lasciamo andare per non metterle troppo in imbarazzo e usciamo dal paese percorrendo una strada tra i campi. L'ambiente è decisamente bucolico, i cereali primaverili sono ancora bassi e colorano tutti i campi circostanti di un verde dorato piacevolissimo. Ci fermiamo lungo un rivo all'ombra di una siepe di olivelli spinosi e allarghiamo a terra una tovaglia dove ci apprestiamo a fare un delizioso picnic. Abbiamo un po' di tutto, dai ramen in scatola, alla frutta, a dolciumi di tutti i tipi, assieme ad un dolcissimo melone, visto che qui siamo in piena stagione. In fondo al viale di pioppi, dall'altra parte dei campi, c'è un gruppo di donne e di bambini che riposano evidentemente dal lavoro dei campi e ci osservano con curiosità. I bambini, i più sfrontati, cominciano ad avvicinarsi, ma non alla fine osano più di tanto. Il più piccolo comincia una lenta marcia di avvicinamento verso di noi. Poi, arrivato piuttosto vicino ai nostri acquartieramenti si ferma titubante. Gli facciamo grandi cenni affinché si avvicini, cercando di corromperlo con caramelle e dolcini. Alla fine si convince, ma il cioccolatino che riusciamo a scartargli e che alla fine si caccia in bocca, non deve essere assolutamente di suo gradimento perché scoppia immediatamente in un pianto dirotto ed irrefrenabile, senza neppure riuscire a sputarlo via. 

Il bimbo
Rimane così a disperarsi con la bocca piena, in evidente stato di sofferente capriccio. Da lontano la madre e le amiche, ridono di gusto e mostrano di non  preoccuparsi certo più di tanto. Alla fine riusciamo a prenderlo per mano e riaccompagnarlo al suo gruppo dove si rifugia finalmente al riparo dell'abbraccio materno. Distribuiamo ancora qualche caramella agli altri e scambiamo grandi saluti con le abitanti del villaggio, contente per il diversivo della giornata. Alla fine raccolte le nostre masserizie riprendiamo la nostra strada. A pochissimi chilometri un'altra vestigia importante che ricorda il passaggio della corrente delle dottrine buddiste che hanno risalito la valle per raggiungere la Cina e la Mongolia. Si tratta di un antico stupa di grandi dimensioni di cui rimangono soltanto più alcuni gradoni del basamento e che si trova a mezza costa su un belvedere sul fiume e che risale al IV-V sec. d.C. nel periodo in cui il Wakhan ospitava fiorenti comunità buddhiste e zoroastriane. In mattoni di fango e di pietra il complesso comprendeva un grande tempio di cui rimangono i resti a cui ho fato cenno,, un muro di cinta con torri di guardia di cui si riconosce ancora qualche traccia, e soprattutto, scavate nella roccia adiacente, ancora una serie di undici grotte che i monaci utilizzavano per i loro romitaggi. Sembra che in linea con tanti altri luoghi simili, se cercate con cura sulla sommità della collinetta, sia possibile riconoscere nella roccia una impronta direttamente lasciata dal Buddha stesso. 

Il tempio buddhista
La filosofia della reliquia è uguale per tutte le religioni e fiorisce in tutte le parti del mondo, quindi non siate troppo severi nel giudicare. Al di là della rilevanza storica, non si tratta di un monumento particolarmente rilevante, se non per la difficoltà di raggiungerlo e lo straordinario scenario naturale che lo circonda. Se guardi con attenzione poi, in mezzo al fiume che qui si è molto allargato, puoi anche scorgere qualche ulteriore residuo della fortezza di Yamchun, mura sbrecciate e mozziconi di torri, che fanno capire bene come questa si allargasse in tutta la valle, per consentire un controllo veramente efficace. Questa è certamente la parte del Wakhan paesaggisticamente più estrema e straniante. Il fiume occupa con i suoi mille rami, tutta la parte del fondo valle, di fronte, la catena montuosa afgana si erge come una barriera invalicabile e al di là di questa gli altri picchi ancora più alti completamente ricoperti da nevi eterne, fanno capolino con le loro vette più arcigne e maestose. Le valli laterali che si dipartono dal Panj, sono stretti canaloni lungo le quali si precipitano torrenti violenti in cui si susseguono salti e cascate, mentre da questa parte del fiume, una orografia più dolce lascia spazi a paesini e campetti coltivati. Abbiamo lasciato alle nostre spalle la cima del Noshaq di quasi 7.500 m. che segnava l'inizio del corridoio sul confine tra Afganistan e Pakistan e ci stiamo avvicinando al punto in cui la valle scinderà il suo cammino. Tra un'altra ventina di chilometri, più o meno superata la metà del Corridoio, quando il territorio si allarga in quella regione chiamata Nuristan, un ponte e forse un tempo un guado, conduce all'attraversamento del Panj e la pista si insinuerà attraverso il Wakhan attraversandolo fino ad arrivare al Pakistan. 

L'Oston
A questa intersezione c'è un piccolo paese di nome Langar, dove si può vedere, qualche chilometro prima si può vedere anche un altro minuscolo, ma ben conservato Oston, ornato fino all'inverosimile da teschi e corna degli animali selvatici che popolano queste montagne. Nel fiume, il cui letto è diventato ormai larghissimo, tanto da scorgere a fatica la sponda afgana dall'altro lato, sii estendono una serie complessa di isoloni ghiaiosi e ricoperti di boschetti  e pioppeti dove si disperdono, tra pascoli ricchi di erba grassa e spessa, mandrie di bovini seguite da ragazzini e pastori, in cui non riuscirai certo a riconoscere le nazionalità tajike o afgane. Qui sono e si sentono tutti Wakhi, un popolo antico e ricco di tradizioni proprie che non riesce a curarsi di confini e di divisioni che non appartengono al loro modo di pensare. Ed è proprio questa la strada seguita da Alessandro per raggiungere la valle dell'Indo. Al di qua invece, dopo un'ulteriore cinquantina di chilometri, che faremo domani, una pista laterale lascerà la valle a Kargush, per salire con pendenze sempre più ripide verso l'altipiano del Pamir orientale, seguendo le tracce di Marco Polo e dei monaci che arrivavano dall'India. Noi ci fermiamo per la notte a Langar, in un Homestay nella valle, non certamente affascinate come quello di ieri sera, ma tuttavia, assai rappresenttivo di questa terra. 

Yogdor
Il proprietario, il sig. Yodgor Molloyev, non ha avuto vita facile, essendo nato proprio in questo punto, segnato da una serie complessa e difficile di situazioni politiche, diatribe di confine, fino alla guerra civile, ma è sempre riuscito a mantenere le cose in maniera giusta nel paese, lui che è stato insegnante, funzionario e quindi come kalifa, la figura di riferimento per i doveri religiosi, morali e di convivenza della sua piccola comunità, una sorta di Imam tanto per capirci che si occupava anche della gestione dei matrimoni, dei funerali e di ogni altro aspetto sociale della avita del villaggio. Ma non solo questo è stata la sua vita, ha avuto infatti per primo l'idea di offrire la sua casa all'ospitalità dei visitatori che attraversavano questo territorio, orgoglioso di mostrare loro le tradizioni del suo popolo. Così Yogdor è diventato un personaggio conosciuto tra i viaggiatori che si avventurano per queste remote strade del mondo e che ne raccontano i comportamenti, come quando una coppia di motociclisti tedeschi che avevano passato la notte da lui, ebbero un gravissimo incidente sulla strada del Pamir. Lui accorse immediatamente e riuscì a trasportare la ragazza gravemente ferita in ospedale e ritirò e protesse le moto e le attrezzature dall'ingordigia dei profittatori. Quando, dopo un anno, padre e figlia finalmente guarita, tornarono sul posto per ringraziare Yogdor, ritrovarono tutto perfettamente conservato, mentre lui non accettò nulla in cambio del suo lavoro perché secondo lui, aiutare qualcuno non può essere tramutato in denaro. 

Il paese
Questa è sempre stata la sua morale di vita che ha cercato di trasmettere ai suoi allievi e ai suoi compaesani. Adesso è anziano e anche se qualche volta indulge un poco all'alcool, glielo si può certamente perdonare, basta vedere con quale calore ti accoglie, lui e la sua famiglia, nella sua casa. Oggi è anche il suo compleanno e quindi la cena, una bella chorba piccante seguita da pollo arrosto, insalata e patate, che moglie e figlia continuano a portare in piatti generosi, vengono innaffiate da continui rabbocchi di vino e vodka e si può ben comprendere, bisogna fare festa e quando le sue complesse spiegazioni dottrinali sulle distinzioni tra Ismailiti ai quali questi villaggi e la maggior parte dei Pamiri appartengono e gli Sciiti, si fanno a poco a poco più impastate e meno comprensibili, pazienza, quello che conta è la giovialità, il senso di amicizia e lo spirito di ospitalità di cui ci sentiamo circondati. Alla fine le bottiglie si svuotano tutte. Quelle di vodka finiscono a terra, come nei banchetti di buona memoria della vecchia URSS, che io ben ricordo e viene infine l'ora di andare a letto, anche se con le gambe e la testa decisamente pesanti, ma quella di Yogdor rimane una casa in cui persone che arrivano da paesi diversi diventano amici. 

Hindukush


SURVIVAL KIT


Homestay Yodgor - Langar - Il vecchio Kalifa del villaggio ha sistemato la sua casa per accogliere gli ospiti di passaggio, mettendo a disposizione 4 camere con due bagni e pensando alla cena per rifocillare i suoi ospiti. Una sistemazione basica ma molto calda, con tutta la famiglia che si mette in modo per rendere il soggiorno piacevole. Acqua calda e wifi funzionante. Se volete contattarlo la mail è homestayyodgor@gmail.com - Tel +992.934288869


Mandria di bovini


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