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lunedì 10 giugno 2019

Malta 16 - La costa sud di Gozo


La torre a Xlendi

La cittadella di Victoria
La capitale dell'isola, Victoria e anche l'antistante Rabat, anzi ir-Rabat,come recitava l'antico nome nel periodo arabo, ce la siamo tenuta alla fine, tanto per goderci un po' di storia dalle potenti mura della città. Insomma conquistato, si fa per dire il corpo dell'isola, non rimane che prendere possesso della testa, da cui si può dominare tutto quanto ti circonda. Infatti questa cittadella arroccata nel punto più interno, al centro dell'isola, ti dà effettivamente la sensazione del controllo del potere. Un'area murata con altissimi bastioni, difendibili da ogni lato da cui puoi spaziare intorno, gettando lontano lo sguardo. Avrai tutto il tempo prima che i nemici arrivino al fossato di organizzare le difese e poi, diciamolo pure, per gli assalitori non doveva essere tanto facile conquistare questa barriera di pietra, molto bene progettata per la guerra e gli eventuali assedi. La posizione è evidentemente strategica, tanto che qui c'erano insediamenti già dal periodo neolitico, addirittura era fortificata già nell'età del bronzo e poi successivamente tenuto dai Punici, dai Romani, dagli Arabi, insomma da tutti quelli che sono arrivati da queste parti. All'interno tutto è rimasto come ai tempi dei Cavalieri, le strette stradine in salita che partono dalla piazza centrale davanti alla Cattedrale e poi soprattutto quel colore dorato, di mielosa ambra fossile, il marchio nella pietra che conferisce a tutte queste vecchie cittadine, per lo meno quelle che sono riuscite a conservarsi integre, un fascino del tutto particolare.
 
Le prigioni col manichino
Purtroppo di questa chiesa, rinata dopo il terremoto del '600 che devastò anche tutta la Sicilia meridionale e che ci ha regalato anche tutto il barocco della valle di Noto, stanno risistemando la famosa cupola, il pezzo forte della costruzione, famosa soprattutto perché non esiste affatto, sembra che tanto per cambiare, siano finiti i soldi e che il soffitto sia stato aggiustato con un sapientissimo trompe l'oeil che ne simula una, bellissima e imponente. Così rimane inutile la visita all'interno, ma con astuto savoir faire, all'entrata ti regalano una cartolina che la riproduce, così te ne vai via più contento. All'interno de Il-Kastel, come lo chiamano qui, ci sono diverse cosette da vedere, tutte comprese nel pass, tra l'altro, che meritano anche perché in questo modo hai la possibilità di vedere l'interno di questi magnifici palazzi d'epoca, come il Museo di archeologia, di cui ammirerai le belle scalinate e soprattutto la collezione di statuette femminili grasse e mollemente sdraiate sui divani (4/5.000anni fa!) ritrovate a Ggantija. Qualche bel fossile sta poi nel museo naturale come gli enormi denti dei megalodonti, caratteristica dell'isola, mentre vale la pena perdersi nel dedalo di stanzette e scale interne, cortiletti e terrazze della Historic House Gran Castello, che ospita una bella raccolta di oggetti antichi e mobili d'epoca, che ricostruiscono i vecchi ambienti ed i mestieri tradizionali dell'isola. Direi invece piuttosto deludenti le vecchie prigioni, a cui si cerca di dare un minimo di dignità in riferimento al biglietto pagato con qualche manichino incatenato e in posa sofferente. 

La Pjazza della Cattedrale
Testimonianza interessante di come far su soldi anche con poco, basta darsi da fare col marketing, una bella gogna con la quale farsi un sefie e vai. Invece voi andate magari a dare un'occhiata, se arrivate al mattino al mercatino in piazza Indipendenza (it-Tokk) con la chiesa di S- Giorgio dalla bella facciata, sorbitevi uno smootie fresco in qualche bar, cercando di identificarvi col colore dorato che vi circonda e poi potrete archiviare la pratica. Vengono anche qui proposte, come in molte altre località maltesi a partire dalla Valletta, le visite ai rifugi della seconda guerra mondiale, altra opportunità per staccare biglietti e dare qualche posto di lavoro in più, la macchina del turismo non si ferma mai. Naturalmente occorrerà prima recuperare la macchina e vi assicuro che se non vi siete segnati il nome delle via o della piazzetta dove con difficoltà avete trovato posto, la cosa non sarà di tutto riposo, complice il su e giù delle stradine contorte che ti fanno perdere l'orientamento. Per fortuna che avevo come punto di riferimento l'unico campanile della città fuori le mura, ma vi assicuro che farsi un po' di rampe in salita e discesa tra vicoli e piazzette sconosciute, con una temperatura finalmente estiva (sempre nel momento giusto, accidenti) diventa faticoso. Ma prima di dirigersi verso il traghetto rimane ancora da dare un'occhiata alla costa meridionale che potrà regalarvi qualche altro bello scorcio, in vista della bella sagoma di Comino che si staglia in mezzo allo stretto. 

San Giorgio a Rabat - Gozo
Tenete conto che alla fine tutto si riduce a tre o quattro chilometri (l'isola è davvero piccola), che si possono fare lungo costa solo a piedi, partendo da Xlendi per arrivare al fiordo di ix-Xini, passando per i punti panoramici di Sanap cliffs e di Ta' Cenc cliffs. Tuttavia questo richiederebbe una intera giornata mentre, se avete l'auto potrete saltabeccare lungo la costa  raggiungendo i punti salienti qua e là e risolvendola in due o tre ore. Xlendi, tre chilometri da Rabat, è la classica cittadina sul mare, che da porticciolo di pescatori al fondo di una insenatura protetta, è diventato località balneoturistica, con molte case nuove che la deteriorano definitivamente, ma dalla vicina torre di osservazione, si ha una bella immagine del fiordo e delle scogliere circostanti. Da qui parte il sentiero, anche ciclabile di cui vi ho detto. All'altra incisione nella costa, quella di ix-Xini, si accede con una certa difficoltà, su stradini che si susseguono in discese vertiginose e cartelli che rammentano essere roba privata e percorribile solo se stai andando al bar ristorante che praticamente occupa l'accesso alla bella insenatura. Da un lato comunque meno male che c'è, così puoi berti qualcosa seduto su una magnifica terrazza, l'occhio a mezz'asta nel torpore digestivo meridiano, con lo spettacolo dell'acqua blu notte tra le pareti bianche di roccia che si prolungano verso la montagna senza lasciarti scorge le la fine. 

L'insenatura di Xlendi
Un piccolo yacht arriva fin sotto a dare anche lui, o meglio le scosciate che prendono il sole sulla tolda, qualcuna alza un calice, presumo di champagne millesimato, ça va sens dire naturalmente, poi gira in tondo per non perdersi neppure una immagine, poi se ne va al largo alla ricerca di un altro panorama da delibare, in barba a chi è a piedi e a terra. Accidenti il grano farà pur piangere e non darà di certo la felicità, però in un certo senso aiuta a farsi passare il magone. Noi, comunque felici, risaliamo al parcheggio e riprendiamo il nostro scatolotto di lamiera, salutiamo un gruppetto di cariatidi tedesche, tutte vedove di sicuro, che, seppelliti i mariti, si danno buon tempo in giro per il Mediterraneo e si arranpicano, anche se con un po'di fatica su queste scalette per arrivare al ristorante e riprendiamola strada. Mgarr è ormai vicina, non più di un paio di chilometri, ma queste sono le distanze a Gozo, ogni cosa è sempre a meno di dieci chilometri. Ci arriviamo dall'alto, da dove ancora una volta puoi vedere il panorama mirabile dell'intero arcipelago. Sotto, nel porto sta già arrivando il traghetto. Non rimane che scendere i ripidi tornanti della strada, entrare in città seguendo il percorso obbligato, fare l'ultimo tratto e mettersi in coda. Pago il biglietto, qui si paga solo al ritorno, da Gozo in macchina si esce solo di qua intanto e non puoi scappare, e salgo la rampa, ultimo mezzo. Dietro di me si chiude il portellone. Non rimane che andare sul ponte a godersi i venti minuti di traversata, anche questo è spettacolo, almanaccando dove andare a mangiare due pesci stasera. In fondo è tutto parte della esplorazione culturale del paese. 

Case di Rabat

SURVIVALKIT

Vecchie nasse
Victoria - La capitale di Gozo rappresenta la classica cittadella fortificata che domina l'isola da una posizione privilegiata. Calcolate una mezza giornata per girare un po' tra le stradine del forte e della antistante Rabat. I punti focali che ho già elencato sono La Cattedrale, Il Museo di Archeologia, Il Museo Naturale, La Casa storica folk museum, Le prigioni, tutta roba inclusa (tranne la chiesa) nel pass, diversamente io non investirei i 3/5 euro che costa ogni singolo ingresso. Godetevi invece l'atmosfera dell'abitato e ammirate il paesaggio dal punto più alto del forte da cui si domina davvero tutta l'isola.

Costa sud di Gozo - Percorsa da un sentiero ciclabile congiunge almeno i quattro punti specifici che ho elencato prima, ma tutta la costa a picco sul mare merita. Nei pressi delle Ta' Cenc cliffs, dovrebbe esserci anche un Dolmen e delle tracce di Cart Ruts, sperse nella campagna circostante, ma io non ne ho visto traccia. Magari voi sarete più fortunati,comunque non ci sono indicazioni visibili. Se siete in macchina terminerete il giro circolare al porto per ritornare a Malta, al più fatene un pezzettino a piedi. In ogni caso considerate che per vedere quasi tutte le cose meritevoli di Gozo, scogliere incluse, ci vogliono un paio di giorni, con l'auto che consente rapidi spostamenti. Se siete a piedi, tenete presente che gli autobus sono molto bene organizzati e raggiungono tutti i principali punti di interesse turistico e naturalistico, tuttavia il tempo necessario sarà molto più dilatato. Vi consiglio di istallarvi la app Moovit con la quale avrete info molto precise sui bus da prendere per le varie destinazioni.

Il panorama dalla cittadella


domenica 9 giugno 2019

Malta 15 - Dwejra bay


La costa ad Azure Window


Un balcone a Gharb
Mattina presto, piove che Dio la manda, accidenti, non ci voleva, vista l'intenzione di arrivare alle scogliere più belle della costa nordovest. Sembra proprio che la nuvoletta di Fantozzi ci stia seguendo, ma il nostro Robert sorride positivo, tranquilli, qui le nuvole passano veloci, tra una mezz'oretta verrà il sole. Intanto ti rimetti in sesto con una colazione imperiale. Lui e Asun, che sta cuocendole uova, non sanno più cosa fare per coccolarci. Scegli tra una dozzina tra marmellate, creme di cioccolate fatte in casa, mieli e altro, mentre sorbisci  il tuo cappuccino denso e intanto arriva una cocottina con le uova strapazzate, condite dal sorriso di Asun che certifica che anche questa giornata sarà promettente. Un peccato fermarsi qui soltanto un giorno. Davvero sarebbe valsa la pena di prendersi uno di quei momenti di stacco in questo B&B di campagna e perdersi un po' tra mare e brughiera, tra campi e muretti a secco. Ma ahimè, purtroppo siamo turisti non viaggiatori, bisogna andare e continuare a mettere spunte sul taccuino dove hai disegnato il tuo itinerario. Avresti però proprio voglia di fermarti un attimo a pensare, a riepilogare il già fatto, prima di riprendere la corsa intanto che il nuvolone nero cessa di piangere. Per esempio mi accorgo di non avervi relazionato su uno dei punti toccati ieri pomeriggio, che tra l'altro è tra i più emozionanti tra quelli che è in grado di mostrare l'isola, il fiordo di Wied il- Ghasri, a cui puoi arrivare o seguendo la costa da Marsalforn e facendo un ultimo tratto a piedi o risalendo da Zebbug o da Ghasri.

L'onda a Wied il-Ghasri
Si tratta di uno strettissimo canon provocato dalla scavare continuo di una fiumara, ora in secca, dove il mare rientra per quasi duecento metri con l'impetuosità di uno tsunami, tra pareti alte una trentina di metri, se solo l'onda è minimamente mossa. Ad ogni respiro della massa d'acqua, vedi la superficie che si ritrae lasciando scoperto il fondo ghiaioso e poi a distanza di qualche secondo, ecco arrivare un muro liquido alto qualche metro che si fa strada violento nella esse sinuosa del fiordo, di cui non scorgi neppure la fine, e che colpisce la roccia con cattiveria inaudita, frangendo, spezzando, corrodendo, smuovendo pietre e massi e tutto quanto non sia ancora bene fissato alle pareti. La furia dell'acqua si infila in buchi sempre più stretti negli alti muri di roccia, acquistando ancor maggiore potenza, li percuote e alfine li fora, li buca, ne strappa i veli sottili, quando queste rocce diventano via via più esili, riemergendo dall'altra parte con soffi inquietanti che provocano altissimi spruzzi verso l'alto, fontane naturali progettate da malevole deità marine, di certo nascoste in qualche anfratto segreto a nutrirsi delle loro vittime. Quando invece il mare sarà calmo, questa rientranza diventa una verde piscina infossata tra le rocce in cui sarà delizioso bagnarsi. Ogigia dispiegherà allora la sua bellezza più dolce e accattivante. Continuo stupito a raccontare queste mie emozioni ai nostri ospiti che assentono, consapevoli di quanto possono offrire, intanto che il cielo comincia a colorarsi di azzurro.

La torre
Un grato saluto dunque e via verso la costa distante al massimo un chilometro. Scegliamo stradicciole sempre più improbabili, convinti dal passaggio di grossi camion che si dirigono verso una delle tante cave. Se ci vanno loro sarà la strada giusta, d'altra parte la Dwejra bay è un ampio circo perfettamente tondo di oltre quattrocento metri e da qualunque parte si arrivi, andrà pure bene. Invece giunti alla cava, le strada finisce e siamo ancora ben lontani dal bordo della scogliera. Bisogna farsela a piedi, attraverso campi d'orzo e scampoli di sulla rossa; scendi per una valletta larga e risali quando ormai il sentiero si perde nelle rocce corrose, infine arrivi alla sommità. Passi vicino alla torre di osservazione e finalmente raggiungi l'ampio anfiteatro, chiuso verso il mare dalla Fungus rock, l'enorme masso forato che segna il confine di questo cerchio, residuo di una colossale grotta il cui soffitto avrà ceduto in un lontano e dimenticato passato. Ma la parte ancor più interessante è ancora più in là e, tra l'altro ci si arriva con una comoda strada da Gharb seguendo il Triq id-Dwejra, che ti porta fino ad un approdo dove si apre la laguna interna dell'Inland Sea e poco più lontano al Blue hole, due spettacoli naturali che richiamano i divers. Infatti immergendosi qui, circondati da pareti di roccia, si arriva poi al mare attraverso archi naturali sottomarini, otto metri sotto la superficie, che forano le pareti e sfociano in mare aperto. Credo che sia una bella emozione che. ahimé. mi è negata. Guardo un folto gruppo di panzoni tedeschi insaccati dentro strettissime mute nere, come salame da sugo, che ciabattano con le pinne in attesa di immergersi.

Fungus rock
Tutta gente che ha più o meno la mia età e la mia conformazione estetica. Accidenti perché io devo invece risalire mestamente la china verso il parcheggio? Consoliamoci va', arriviamo almeno fino alla scogliera successiva da dove puoi vedere in fronte l'Azure window, l'ardito arco naturale che è il simbolo di Gozo e dell'intero arcipelago. Gira di qua, gira di là, dell'arco, foto alla mano per riconoscerlo, nessuna traccia. Compulsando google, compare l'atroce verità, l'elegante meraviglia di pietra, presente in tutte le immagini di promozione turistica maltese, non c'è più. Sapevatelo. E' crollato sotto gli schiaffi impietosi di un mare in tempesta l'8 marzo 2017 alle 9:40, secondo un testimone oculare e senza neppure un filmatino a garanzia, cosa piuttosto strana in questo mondo digitalizzato dove tutti filmano e fotografano come giapponesi in calore degli anni '80. Che ci sia un complotto delle multinazionali e della Monsanto? Vero è che questa è la fine di tutti gli archi di roccia, appunto naturali, quindi sono di certo inutili le recriminazioni di incuria verso l'amministrazione che non ne avrebbe curato il deterioramento, pur conoscendone lo stato ormai precario (forse da qualche migliaio di anni), tanto che ne aveva proibito l'accesso,come si legge su internet. Forse secondo gli indignati so tutto io, l'amministrazione pubblica avrebbe dovuto fare un ordinanza per vietare al Mediterraneo di avere imponenti mareggiate proprio in quel punto, oppure avrebbe dovuto coprire con una bella colata di cemento il tutto, per renderlo più stabile, magari dipingendolo poi del colore del calcare sottostante, governo ladro, sicuramente c'entra Soros e i burocrati europei, ma a voi non la contano giusta. E questo è quello che succede quando per risparmiare si usa una guida del 2007!

Dwejra bay
Comunque diciamolo, smentendo i precedenti post, è questo il punto della costa più emozionante dell'arcipelago, non ci sono più dubbi, a costo di essere sbugiardato nei rimanenti giorni. Lo so che lo dico ogni volta rimangiandomi quanto detto precedentemente, ma d'altra parte questo crescendo continuo evita l'assuefazione e fa sì che questo viaggio diventi di giorno in giorno più convincente. Mamma mia che bel posto! Su questo tratto ci si dovrebbe stare almeno un giorno intero e se, causa la tua neghittosa limitatezza, non riesci a godere delle meraviglie che ci sono sott'acqua, quantomeno puoi indugiare, passeggiando lungo il bordo della scogliera, per meravigliarti ad ogni scorcio che compare d'improvviso dietro una roccia, per rimanere seduto a contemplare estaticamente gli spruzzi bianchi, altissimi che sbattono su questo confine tra terra e mare in continua mutazione, per aspirare a pieni polmoni questa sferzata di iodio, lasciando da parte invece l'odio che sale ogni giorno dai social, per considerare la forza titanica che ha creato, in modi diversi, tutto il paesaggio del nostro pianeta. Di nuovo peccato andarsene, con il rammarico solo attenuato da un caldo pastizzi ripieno di formaggio di pecora, che si sfoglia sul palato, croccante, leggero, saporoso e appagante. Per fortuna che ci sono in giro questi baraccotti che rendono più facile la fatica al passeggere. Andiamo, andiamo che la capitale ci aspetta, per mostrarci altre meraviglie, altri doni nascosti da raccontare.

Campo di Sulla (Hedysarium coronarium L.)


SURVIVAL KIT

Dwejra bay
Wied il-Ghasri - All'estremo nord dell'isola, rappresenta un fenomeno unico nell'arcipelago, un lungo e stretto fiordo sinuoso che penetra la costa e nel quale il mare, quando è anche solo leggermente mosso, lo percorre con un'alta e devastante onda continua. L'acme si raggiunge col mare in tempesta con spruzzi altissimi e un fragore di onda impressionante. Lasciata la macchina nel parcheggio si scende la parete di roccia fin sul fondo con una stretta e ripida scala di pietra, raggiungendo una caletta ghiaiosa, dove quando invece il mare è calmo si può fare il bagno. Si può passeggiare in alto lungo la costa per vedere il tratto di scogliera ad est, spesso scavato da piccoli quadrati per ricavare sale.

Dwejra bay - Sulla estrema parte occidentale dell'isola, rappresenta sicuramente la parte più nota tra i paesaggi naturali di Gozo. Due ampie baie circolari che presentano una serie di scorci ineguagliabili. Paradiso per i subacquei, soprattutto per le possibilità date dai punti denominati Blue hole e Inland sea. Persa la possibilità della cartolina della Blue window, come si è detto, crollata due anni fa, non vi mancheranno i punti di vista imperdibili, dal basso e anche dall'alto della torre di osservazione, in particolare di fronte alla Fungus Rock, anch'essa forata, detta anche Roccia del Generale. Se il mare è calmo vale la pena di fare un giro in barca per vedere altri punti di vista di queste meraviglie naturali. Nel parcheggio alla base  sono presenti baracchini per il ristoro.


Mareggiata




Wied il-Ghasri
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giovedì 6 giugno 2019

Malta 14 - Gharb


La costa occidentale di Gozo

La costa
Approfittiamo dell'oretta di anticipo rispetto al previsto e andiamo a dare un'occhiata ai due paesini di Gharb e di S. Lawrentz, praticamente limitrofi e ancora quasi completamente indenni dall'ordalia edilizia in pieno corso nell'isola maggiore. E' quasi sera, dunque non c'è quasi nessuno in giro, evidentemente qui la gente si ritira presto, oppure non c'è proprio, andata forse nei luoghi dove ci sono opportunità o emigrata lontano. Le case che la luce della sera dipinge di ambra pastosa, formano lunghe vie diritte. Qualche balcone di legno dipinto in azzurro pastello, sulle facciate disposte in bell'ordine, poi la piazzetta principale davanti alla bella chiesa settecentesca, con la guardia di due cannoni davanti, a testimoniare che questa è terra di Cavalieri combattenti comunque. La facciata di questa Chiesa della Visitazione è, con le sue due torri laterali a corona, ben tracciata ed elegante nelle linee diritte del barocco lineare proprio dell'isola, senza eccesso di fronzoli come anche l'interno di cui puoi apprezzare soprattutto il pavimento di marmi colorati. Solo le tre statue femminili delle virtù teologali sulla facciata stessa o il Cristo svolazzante davanti alla bella pala dell'altare che raffigura appunto la Visitazione, mantengono i gesti sdilinquiti e le pose estatiche tipiche dell'epoca.

Balconi di Gharb
Giroliamo ancora un po' per assorbire al massimo questa aria di solitudine che non capisci bene se sia dovuta soltanto all'ora o al fuori stagione o se invece, come mi sembra più probabile, sia propria di queste aree tutto sommato lontane, quasi lasciate alla loro pace, non è chiaro se come favore o punizione. Vi suggerisco caldamente di fermarvi una notte in questa zona, ci sono diversi B&B recentemente creati in qualche casa del paese o in fattorie appena fuori, dove respirare a pieni polmoni questa atmosfera, andare a piedi alle vicine scogliere tagliando per i campi  godere di tramonti solitari e vivificanti. Robert e la sua compagna intanto ci stanno aspettando in una bella casa rimessa a nuovo fuori paese. Lui è uno di quelli che, anche se giovane, è tornato sull'isola dopo una lunga esperienza di qualche anno in Australia. Evidentemente il richiamo di casa è stato più forte delle sirene del novissimo mondo, però ha scelto di impiantarsi qui, un poco fuori della folla, ritenendo che forse in un futuro non troppo lontano, sia questo che maggiormente ricercherà la gente e vuole offrirti proprio la possibilità di assaporare questa sensazione, di tranquilla vacanza che si bei del dolce far niente, godendo della tranquillità che ti circonda. 

Orzo
Asun, la sua ragazza, una spagnola arrivata qui evidentemente per amore, condivide ancora di più questa filosofia e ha una grande voglia di farti assaggiare le sue torte, le sue marmellate, i prodotti che nascono proprio qui in questo territorio tutto sommato estremo, ma ricco miele dei mille fiori della primavera o del poco altro. Però, adesso che non è ancora calato il sole, vale la pena di arrivare fino alla scogliera distante soltanto qualche centinaio di metri. Prendi un viottolo che esce tra le ultime case del paese, circondato dai muretti a secco di pietre bianche. I campicelli attorno sono piccoli e anch'essi pietrosi ed aridi. Qualcuno è incolto e qui l'erba selvatica cresce senza curarsi di seguire obblighi e regole; occhieggiano qua e là rossi papaveri e piccoli fiori di campo, i cardi relegati ai margini tra le siepi di fico d'India. Altri hanno rade piante d'orzo piegate dal vento, di un verde grigio umile e prive dell'orgoglio grasso delle spighe di frumento maturo, piene di simboli e di ricchezza delle messi. Qualche campo è già stato sfalciato, le piantine le cui magre spighette ancora immature con le lunghe ariste piegate, sono stese a terra in attesa di seccare al sole, previsto in questa stagione e invece indecentemente assente, per poi essere faticosamente raccolte a mano, legate in covoni e portate a casa come ai vecchi tempi. Oltre gli ultimi appezzamenti, la falesia sembra scivolare in basso verso la scarpata.

Selvatici
Oltre l'ultimo termine, la sponda malferma lascia spazio al cielo e sotto, al blu del mare, scuro a quest'ora in cui la luce è scesa. Lontano alla sinistra un promontorio di roccia si allunga nel mare. La punta tozza e squadrata è ingentilita da un grande foro alla base che completa uno dei tanti archi naturali di questa bellissima costa. Difficilmente troverai qualcuno a quest'ora, seduto su un rialzo ad aspettare gli ultimi barbagli del sole che si tuffa nelle acque lontane. Goditi dunque questo momento, quassù non arriva neppure lo sciabordare dell'onda. Anche la brezza leggera a quest'ora si ferma in attesa di invertire il suo corso. Tutto appare immobile anche il tempo. Poi di colpo fa buio e restano solo le strisciate rosse nel cielo, di minuto in minuto sempre più violacee e sfrangiate. Quando è ormai quasi buio, riprendi il sentiero del paese, quasi dispiaciuto, forse quella baracca dalla porta sgangherata, all'interno un vecchio divano sfondato, sarebbe stata un buona solo per passarvi la notte, fino ad aspettare l'alba, come fanno qui i cacciatori in attesa dell'arrivo di ali stanche dalla vicina Africa. Non ci deve essere pietà evidentemente per chi migri attraverso le acque o per i cieli, nella disperata ricerca di un approdo, per riposarsi almeno un po' prima di riprendere il volo. Non ci sono più ninfe ad accogliere corpi di naufraghi sfiniti. Ma forse quelli erano solo eroi di poetica grandezza e salvarli, allora, valeva la pena.

Campi a terrazza
Andiamo in paese dunque, nella via principale ci sono un paio di taverne tradizionali. Anche se per strada non si vede nessuno, sono piene di gente. Buon segno. La cicciolona che gira tra i tavoli ha uno stile britannico, ma condito di una gioviale bonomia mediterranea e cerca di accontentare le tue voglie di sperimentatore. Arriva un bel piattone di ravioli ripieni di formaggio di pecora locale, il gbejniet, che molti fanno ancora in casa. Sono piuttosto grandi, tagliati a mezzaluna ovale e conditi con salsa di pomodori ciliegini e aglio, ma non troppo aggressivo. Un buon piatto anche se avrei da eccepire sullo spessore della pasta, ma pare che questa sia la tradizione, quindi non andiamo troppo per il sottile. Certo la pasta ripiena servita ad un piemontese è una sfida, troverà sempre la ragione per lamentarsi. In questo caso però diamo una sufficienza piena, anche perché le vibrazioni del locale sono positive e il polpo con le patate, una tenera delicatezza. Te ne torni a casa sereno, passeggiando tra le case del paese addormentato, dopo aver lasciato la piazzetta chiusa dalla sagoma scura della chiesa; il posto è piacevole e ti sembra distare in un tempo di tranquilla pace, senza timori di avere alle frontiere, che in mare non puoi né sbarrare, né difendere, eserciti di saraceni scuoiatori o di francesi conquistatori. Per una volta l'Ordine dei Cavalieri, può riporre la spada e andare a letto tranquillo. Robert assicura che domani sarà una bellissima giornata, anche se dal cielo comincia a sgocciolare qualcosa.

La chiesa

SURVIVAL KIT

Il cristo della Chiesa della Visitazione di Gharb
Fieldend B&B - S. Peter's street - Gharb - Gozo - Delizioso bed and breakfast, condotto da Robert e dalla sua compagna Asun, che fanno di tutto per rendere il vostro soggiorno piacevole. Struttura nuova con poche camere molto ben arredate, bagni nuovissimi, piccola piscina, situato appena fuori del paese. AC, TV, frigo in cucina, grande soggiorno in cui si fa colazione con spazio per socializzare, free wifi. Nel nostro periodo (maggio) la camera è costata 43 € con prima colazione sontuosa, marmellate, uova e ogni altro ben di dio. (in piena stagione mi sembra 50 o più). Noi vi abbiamo soggiornato solo una notte ed eravamo unici ospiti, ma lo consigliamo assolutamente, soprattutto per la cortesia dei proprietari che sono anche prodighi di consigli su come muoversi sull'isola.

Ristorante Kunvent - 48 Pjazza taz-zjara tal Madonna - Ristorante tradizionale al centro del paese, frequentato anche dai locali. Abbiamo assaggiato per cena i classici ravioli maltesi al formaggio e il polpo con patate. Con le bevande, acqua e pinta di Cisk, abbiamo speso 30 € in due. Direi un ottimo rapporto qualità/prezzo. Servizio cortese e pronto. Direi una magnifica e consigliata soluzione in questo piccolo paesino. 


Gharb


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mercoledì 5 giugno 2019

Malta 13 - La costa nord di Gozo e le suggestioni omeriche

Ramla bay dalla grotta di Calipso

Ramla beach
A volte i nomi sono carichi di una loro propria suggestione che arricchisce ciò che descrivono o quanto meno fungono da etichetta, così sappiate che quelle che compongono l'arcipelago Maltese, vengono chiamate anche isole Calipsee, come recita la Storia naturale d'Italia di Italo Marmocchi del 1853. Questo appellativo proviene da una autoattribuzione piuttosto generosa che identifica Gozo con la mitica Ogigia, l'isola abitata dalla ninfa Calipso che ospitò per sette anni il pellegrino Ulisse, consolandolo delle sue disgrazie e proteggendolo dagli dei nemici che lo volevano morto per la sua malizia. Secondo alcuni, il nostro eroe che non disdegnava, come sappiamo, la pernice reale, pur essendo innamoratissimo della fedele moglie di cui, ricordiamolo sempre, sentiva fortemente la mancanza, le fece fare anche un paio di figli, tanto per ingannare il tempo e qui ce n'era tanto a disposizione, considerando che non avevano neanche la televisione. Per la verità Gozo si attribuisce questa medaglia in competizione con altri luoghi del Mediterraneo occidentale, come Ceuta e qualche altra scogliera delle Baleari, ma questa sembra che sia la location, si direbbe oggi, più accreditata. Dunque ça va sens dire che una tappa d'obbligo, quandosi fa il giro della costa nord dell'isola, è la falesia chiamata appunto, la Grotta di Calipso, dove fa sosta anche l'apposito pullman scoperto che porta in giro i vacanzieri alla scoperta dei punti canonici. 

La costa
La stradina, abbastanza martoriata in verità, conduce sulla parte più alta della falesia dove ancora puoi scorgere i resti di antiche fortificazioni e di una torre di osservazione simile alle tante che i Cavalieri hanno disseminato lungo tutte le coste. Da questo punto si può vedere il basso la famosa grotta, il cui accesso è completamente sbarrato da fitti cespugli, tanto che al momento, è chiusa a causa anche di qualche crollo strutturale all'interno. Il sito di per sé è piuttosto magro di interessi e la fatica per discendervi, anche se fosse consentito, non varrebbe la pena, tanto è vero che qualche guida si chiede cosa potesse trattenere in questo luogo solitario il nostro naufrago, ma forse le dolci malie della ninfa avevano attrattive difficili da rifiutare. Tuttavia, sarà bello il cielo, sarà dolce il mare, ma il nostro Ulisse, nonostante la lusinga di avere in dono l'immortalità, se si fosse fermato per sempre, fu tritato dalla noia e riuscì a filarsela, lasciando in gramaglie la poveretta. Bisogna però dire che il panorama dall'alto sulla costa e sulla sottostante spiaggia rosso scura di Ramla bay, è molto accattivante e vale la pena di andarci a fare una sosta, premiata con l'immersione dei piedi nell'acqua. Forse è una delle più belle spiagge dell'arcipelago e la statua bianca della Madonnina eretta sulla sabbia e rivolta verso il mare a protezione di chi navigava quelle acque, è molto tenera e avvincente. 

Marsalforn
Tra l'altro tra i cespugli retrostanti, puoi mangiarti una pizza o un pastizzi ben farcito all'ombra degli alberi e bisogna dire che, con l'occhio perso all'orizzonte, non si sta assolutamente male. Forse non per sette anni consecutivi, ma qualche giorno direi che si può fare, meglio ancora se sei con la tua ninfa prediletta. Poi basta fare un paio di chilometri verso ovest lungo la costa e arrivi al porticciolo di Marsalforn, quello che era un paesino di pescatori, anch'esso oggi trasformato dai bisogni turistici. Puoi farti un giro sulla passeggiata a prenderti gli spruzzi della mareggiata o mangiare due pesci in uno dei tanti ristorantini sul lungomare, ma la principale attrazione del paese è la costa che prosegue verso ovest e che presenta una straordinaria conformazione, con erosioni della roccia calcarea che hanno trasformato un lungo tratto di diversi chilometri in una trina senza fine di punte, buchi, molti dei quali trasformati in saline ancora utilizzate durante l'estate. Si alternano lungo la costa, una serie di piccole baie e rientranze, con deliziose spiaggette come quelle di Qbajjar o Xwieni. Secondo me vale assolutamente la pena di dedicare un po' di tempo a passeggiare lungo questa costa che riesce ad offrire spunti di bellezza e di estrosa fotogenia, da non perdere. Diciamo che un po' tutto, in questa isola solitaria è meritevole di una sosta, sarai premiato via via, da scorci inusuali, da paesaggi marini solitari, da prati e brughiere punteggiate di fiori, o forse in piena estate dalla seccagna torrida e bruciata che pure ha un suo fascino perverso. 

Saline
Lontane ma ben visibili, le alture appena più elevate ti si mostreranno tutte dorate per la tenera pietra delle case, con una alta cupola di una chiesa al centro, strette le une alle altre nel timore forse di essere portate via dalle onde del mare d'inverno, quando si alzano nella burrasca contro le scogliere destinate a sbriciolarsi pezzo dopo pezzo e a consumarsi in caverne, formando archi arditi ed eleganti pronti a crollare rovinosamente lasciando una collana di scogli, di faraglioni, di nuove minuscole isolette senza nome. In verità questa isola si dovrebbe percorrere completamente a piedi, evitando strade e tratturi, tagliando per campi e spianate rocciose, soli con la brezza che spira dal mare che te ne indica la direzione anche quando, per poco, qualche ripa sassosa te lo nasconde. Due passi all'interno, intanto e sei già arrivato a Zebbug, famoso per l'estrazione dell'onice e per la produzione dei merletti. Ancora vedi seduta sulla porta aperta, lungo la via, qualche vecchia donna, il sorriso segnato dalle rughe profonde, che muove veloce le dita nodose, facendo ballare le decine di fuselli dai quali si dipanano i fili da annodare, mentre sul tombolo si va formando la trina ordinata e preziosa. Qualcuna ti invita ad entrare, ad ammirare il prodotto della sua fatica che forse non interessa più l'uomo del 2000, anche se ne può ammirare l'abile mestiere. Ogni arte ha il suo tempo, forse, e i suoi tempi, oggi scanditi al massimo dai 145 caratteri di un tweet. Va beh, primum vivere deinde philosophari, pertanto meglio dirigersi verso la nostra meta dove dovremmo passare la notte, un B&B nei pressi di Gharb, un paesotto nella estrema parte nord dell'isola. 

Caverne sulla costa
Ce ne sono diversi in zona, ricavati anche in vecchie fattorie che cercano di profittare di questa nuova opportunità. Però sulla strada per arrivarci, incrociamo un luogo di pellegrinaggio, moderno ma piuttosto noto e frequentato dai fedeli, anche non soltanto isolani, la Basilica di Ta' Pinu, che si staglia solitaria e con una certa maestosità sulla campagna circostante. Si tratta di una grande chiesa eretta negli anni '30 del secolo scorso con al fianco un elegante campanile veneziano, nel luogo dove pare, una contadina del posto aveva udito la voce della Madonna. In seguito ad una vera e propria sequela di miracoli avvenuti nello stesso luogo, si decise l'erezione della chiesa, visitata e consacrata addirittura nel 1935 da Papa Pio XI. Da allora è diventata una frequentata meta di pellegrinaggio e le navate laterali sono letteralmente ricoperte di ex voto, grucce di miracolati, camicine di bimbi sopravvissuti a ogni genere di letali malattie, addirittura un ringraziamento di un americano salvatosi dalle Twin Towers. Insomma bisogna passarci per forza a buttare un occhio. Qualche donna sta facendo la scalinata in ginocchio, la fede può tutto e capisci anche bene come l'essenza stessa del pellegrinaggio sia l'andare a piedi verso una meta e come forse in questi luoghi, ne valga comunque la pena. Mentre scende la sera, la strada sale verso il colle scandita dalle stazioni della Via Crucis. Il sole cala insanguinando il mare nella sua smania di vivere e di risorgere domani all'alba. 'Ndiamo va' che Robert ha telefonato per sapere se ci siamo persi e ci sta aspettando.


Erosioni calcaree

SURVIVAL KIT


Indulgenze
Costa nord di Gozo - Questa parte di costa per una decina di chilometri racchiude una serie di baie e di scogliere straordinarie. Varrebbe la pena di fare l'itinerario a piedi, ma in macchina si fa di certo meno fatica. Di seguito troverete la baia di Dhalet Corrot, la San Blas Bay, la Ramla bay con la sua bella spiaggia, sotto la grotta di Calipso, la Marsalform bay, la Qbajjar bay, la Xwieni bay con le saline, fino al fiordo impetuoso di Wied il-Ghasri di cui parleremo domani. Ttutte meritevoli di una sosta anche prolungata. Per la spiaggia di Ramla evitate di farvi la discesa a piedi in mezzo ai cespugli spinosi che scende sotto la grotta di Calipso. Quella l'ha fatta solo Ulisse quando la ninfa lo ha trovato naufrago sulla spiaggia. Per voi c'è una bella strada asfaltata nuova che arriva comodamente da Xaghra. Per arrivare alla grotta in alto invece (si arriva anche col bus o in una mezz'oretta a piedi) sempre da Xaghra seguite le indicazioni nel paese a partire dal Museum of Toys per viuzze tortuose. 

Basilica di Ta' Pinu - Con un'altra mezz'oretta a piedi da Gharb in direzione di Ghasri. Imponente e visibile sullo sfondo della collina, vale una sosta, come tutti i luoghi di fede, anche per vederne esplicitate le modalità. E' comunque il più importante santuario religioso dell'arcipelago.

Formazioni erosive



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