mercoledì 25 settembre 2019

Omini verdi




Come avrete letto su tutti i più importanti giornali (e non solo sull'Eco di Casalotto Barbera) e sottolineato anche dai vari telegiornali, è comparsa recentemente una notizia che dovrebbe far riflettere ed invece è scivolata via velocemente, sommersa dalle dichiarazioni sulle invasioni e sui bicchieri di plastica. Dunque, per ricordare, la Marina Americana ha ufficialmente confermato che nel tempo sono stati  avvistati da loro piloti e registrati con strumentazione sofisticata ed inoppugnabile oggetti volanti di grandi dimensioni che si muovono in maniera assolutamente incongrua a qualunque oggetto costruito dall'uomo o addebitabile a fenomeni naturali, per esempio compiendo traiettorie ad angolo e contrarie alle comuni conoscenze della fisica e della gravità o balzando di colpo a velocità da zero a 4000 km/h, scomparendo poi nel nulla. A maggiore ufficialità di ciò, gli stessi canali ufficiali hanno proposto alcuni filmati di almeno tre casi degli ultimissimi anni, anche se da noi si potrebbero scomodare il famoso caso di Caselle del 30 novembre 73 o quello di S. Michele di Alessandria del 14 settembre 78. Ora, che per aria girino oggetti di cui non si riesce a spiegare né la provenienza, né la sostanza, che non si riesca ad ipotizzarne né il funzionamento assolutamente estraneo alle nostre conoscenze ed alla nostra tecnologia, mi sembrerebbe una cosa così degna di nota da dover muovere il mondo della scienza e della tecnica a indagare davvero sulla questione, perché le chiacchiere sono una cosa, i fatti un'altra e la scienza si basa sui fatti. 

Ora io che sono agnostico su tutto quanto non sia dimostrabile, rimango tuttavia basito dal fatto che tutto questo, alla fine non interessi a nessuno, mentre invece è così facile coinvolgere le folle su cinquanta disperati su un barchino o sull'uso delle posate di plastica.  Gianni, il mio amico ufologo, è ancora più perplesso di me, ma lui ci crede fermamente da decenni e quindi è un'altra cosa. Come mai una ragazzotta che ripete come un mantra delle banalità, coinvolge tutto il mondo e sapere che esiste per certo qualcosa che si muove da 0 a 4000 km/h in qualche secondo, usando fonti di energia sconosciute, non muove tutta la gioventù mondiale a chiedere di questo? E' una strana discrasia di valori, ma è l'uomo che è strano, pronto a correre dietro a quello che va di moda. Comunque sia, io non credo agli omini verdi, ma mi piacerebbe sapere se, una volta dimostrata la realtà dei fatti, si vuol conoscere di cosa si tratta o se per caso magari se ne sa già qualcosa. Così tanto per sapere.


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martedì 24 settembre 2019

Un altro amico se ne è andato


Quando se ne va un amico è sempre dura. Quando se ne va uno come lui, maestro di ironia e di intelligente saper vivere, non ti sembra possibile. Pensi, adesso mi telefona e mi butta lì una delle sue battute, una di quelle con cui erano state tappezzate le pareti della sala, alla festa a sorpresa che gli era stata fatta per i suoi 60 anni. Invece no, non lo sentiremo più e per me che sono stato suo compagno di scuola e di banco quasi ininterrottamente dall'asilo al Liceo, tutto questo è doloroso, incongruo, senza senso, ma reale. Mi dispiace ma non riesco a dire niente altro. Ciao Gianvi.

domenica 22 settembre 2019

L'estate è finita




Ma allora l'estate è davvero finita? A vedere la situazione sulla spiaggia non appena il sole è sparito o non ha ancora intenzione di mostrarsi e dove solo pochi giorni fa facevi fatica a trovare un posto dove stendere l'asciugamano, si direbbe proprio di sì. Allora il pensionato nullafacente e affamatore dell'INPS, ente che si augura una sua veloce di partita, per auspicare la sua sopravvivenza economica, deve proprio tirare materialmente i remi in barca e ritornare alla base? Temo proprio di sì. Settembre andiamo è tempo di tornare diceva il vate a i suoi (amati?) pastori, noi allora lasciamo gli stazzi e torniamo verso la pianura, che verde non è come i pascoli dei monti, ma... non è chiaro se ancora rovente o ormai freddagnola e nebbiosa in attesa che cominici a "scarnebbiare" come si usa nella mia mesopotamica città di anziani senza futuro. Già l'arrivo dell'autunno inclina al pessimismo ed alla micraniosa melanconia, incentivata dagli anni che si accumulano sul groppone, a nulla valgono le iniziative di chiassosi festeggiamenti che la città tenta disperatamente di organizzare nel difficile tentativo di mostrare vitalità e di allontanare l'idea dell'inevitabile declino. 

Intano cominciamo ad arrivare a casa e preoccuparci delle varie bollette giacenti nella cassetta della posta e di tutte quelle altre incombenze che ti sei illuso di non dover affrontare nella tua calda estate. Lo abbiamo già detto, è finita. Bisogna cominciare a definire la progettualità che ci aspetta, che qui siamo in un ritardo pazzesco e che anzi ti fa dubitare di poter realizzare quello che, in quella mente bacata e sempre in cerca di stimolo incongruo con l'età, hai macinato durante il periodo di dormienza estiva. Sarò l'unico animale che ha un letargo mentale durante il periodo caldo? Comunque forza diamoci da fare che novembre arriva in fretta. Saranno pure finite le ferie estive ed già l'ora di pensare alle ferie autunnali per quelli che riescono a sopravvivere ancora un po', mangiando quei pochi fondi che l'Ente teneva nei forzieri più nascosti o quei quattro soldi che sono riusciti a mettere da parte, in questo caso comunque benedetti dal sistema, perché se non fatti girare, non producono PIL. Questa deve essere la vita dei rami secchi che la società ha ormai espulso dalla vita attiva. Quindi, non voletene a questi poveri scarti del paese attivo, dovete farvene una ragione, è un po' la nostra vendetta. 


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giovedì 19 settembre 2019

Gorbio, un pays percé




L'arriere- pays della Costa azzurra è tutto un seguito di paesini deliziosi e ben nascosti, come ho già avuto modo di dirvi ieri, arroccati su una montagna aspra e raggiungibile attraverso stradine strette e tortuose. Naturalmente sono molto più affascinanti al di fuori del periodo estivo quando sono completamente deserti e ti puoi aggirare tra le case semi abbandonate che danno quel giusto senso di spettrale abbandono ed al contempo ti liberano della folla di visitatori che comunque vengono attratti dalla possibilità di fuga dalla calura estiva. A chi volesse dare un'occhiata quando si trovi da queste parti consiglio Gorbio, solo cinque chilometri di curve e contro curve alle spalle di Mentone. Scavalcherete un costone che nasconde l'abitato alla vista dalla litoranea e vi troverete di colpo persi in un passato di vecchie case di pietra dove un tempo la popolazione di queste zone, rada, schiva di incontri e timorosa dei pericoli che arrivavano dal mare, si rifugiava, sempre pronta in caso di arrivi pericolosi, che si potevano comunque tenere d'occhio da una torre di osservazione, a filarsela ancora più in alto in attesa di tempi migliori. 

Qui vedi i terrazzamenti ancora non completamente smangiati dall'abbandono, che raccontano di una agricoltura misera e faticosa, mentre al mare allora si andava solamente per la pesca e null'altro, certo non per fare il bagno. Il paesino è davvero piacevole da investigare, camminando tra le strette e tortuosissime scalinate che ne dividono le abitazioni, tutte serrate comunque le une alle altre da passaggi, archi e ponticelli che mantengono l'abitato solido e resistente, ricordando che qui ogni tanto ci sono stati pesanti terremoti. Ora c'è ancora un certo movimento, si espongono vecchie foto, un negozio di cose vecchie espone materiali di uso antico, nella torre una mostra che si avvia alla chiusura per la fine della stagione. Qualcuno sulla viuzza principale che taglia il paese, gioca a bocce quadre, che con quelle normali, vista la pendenza del selciato, rischierebbe di andarsele a riprendere a mare. Su tutto, la splendida vista dall'alto, sul vallone che scende verso la costa, poi puoi percorrere con calma i vicoletti osservando i gatti che sonnecchiano sulle soglie antiche; andare fino al vecchio mulino/frantoio dove ancora si spreme un raro olio di olive piccole e profumate, per lo meno fino a quando non arriverà fin qui la famigerata xilella e poi se non vi fermate a pranzo nel ristorantino che già offre polenta e coniglio, sarà ora di tornare alla spiaggia, rinfrancati però e non certo delusi.


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mercoledì 18 settembre 2019

Il plateau de St.Barnabé


Zona di atterraggio OVNI


Quel che c'è di bello che in questo mari(questo vale anche per la liguria naturalmente), basta fare pochissimi chilometri anche meno di una ventina e ti ritrovi subito nella pace dei 1000 metri e oltre, temperatura deliziosa anche in piena estate e paesaggi di montagna scabra e selvatica ma col sentore mediterraneo in pieno. Con due cari amici, ieri abbiamo fatto proprio una di queste scappate dietro Nizza, sul Plateau di St. Barnabé. Paesaggio severo e solitario, magnifico per buttare lo sguardo lontano, dove indovini il mare e la costa tormentata di capi e insenature, alle tue spalle infossature paurose di piccoli corsi d'acqua che hanno scavato la montagna con unghiate di furie tempestose nel corso di milioni di anni. Tracce di greggi che popolano queste lande sperdute, seppure a due passi da una costiera sovrappopolata sempre, i pastori si rifugiano in case nascoste, che raggiungi a fatica anche se lì vieni compensato da formaggi di affezione. Posto ideale per un tranquillo picknick, nel nostro caso praticamente un ricco déjener sur l'herbe, visto la ricchezza del materiale scaricato dal bagagliaio della macchina.Tra antipasti al formaggio, quiches, melanzane e altri bocconcini vari, passando poi per polli fermier (noir d'Auvergne, tanto per dire) e trionfo finale di torte alle mele  e alle mandorle, diciamo che ci siamo appesantiti non poco, ma quando si sta tra amici a parlare di comuni interessi, tutto è consentito, tanto poi si cammina e si smaltisce. 

Tra l'altro, il praticello scelto per la bisogna ha anche una particolarità importante. Sembra che qui, più volte siano discese navicelle di UFO (in Francia come in Italia si chiamano OVNI, tanto per non essere troppo anglofili). Di tanto in tanto qui convergono gruppi di amatori che rimangono la notte in attesa della comparsa di qualche navicella, anzi sul terreno ci sono anche tracce di segnalazioni che richiamano punti di discesa, (non come quelli di San Michele (Alessandria), dove gli omini verdi erano scesi davvero una quarantina di anni fa e il giorno dopo andammo tutti a constatare le tracce bruciaticce dell'atterraggio sul campo di grano. Comunque noi non abbiamo visto niente, anche se abbiamo fatto un giro intorno almeno per arrivare fino alla scarpata dove quasi mille metri più in basso scorre il Loup, ora esile rigagnolo ma che deve avere avuto una bella dimensione per fare tutto quel buco. Un ultima sosta un un baretto con vista sulla valle ai 1100 metri di Cousegoule, un paesino delizioso, ormai deserto della folla che lo riempie a luglio ed agosto e poi via verso Cagne e ilmare. Insomma proprio una giornata piacevole e ritornare bord de mer fino a Mentone ha messo il suggello finale.
Le gorges du Loup


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lunedì 16 settembre 2019

Mare, profumo di mare...


Che ci volete fare, la Cote ha un profumo speciale, la macchia mediterranea, i cespi di rosmarino e quelli di lavanda, il sentore di aglio che esce dalle finestre aperte delle case sulla strada mentre torni a casa. E poi la luce, quella intensa e forte che ti obbliga a socchiudere gli occhi e pervade tutte le superfici, schiarendole un po' ma senza cancellare i colori, che diversamente sarebbero così intensi, così violenti. D'altra parte, se venivano fin qui quei pittori che hanno saputo rivoluzionare la fine dell'800 è proprio per l'impressione che conferisce all'ambiente questa straordinaria luminosità, che forse fa bene anche anche allo spirito e non soltanto all'occhio. Luce per schiarire l'oscurità, anche quella dei pensieri. Aroma di limoni, aspro e dolce allo stesso tempo di quello di anice del Pastis, servito nei tavolini dei vecchi bar con le tavole di legno e le sedie impagliate dei villaggi arroccati sul monte che sorveglia le spiagge alle spalle. E se risali le balze di quello che rimane degli antichi terrazzamenti, ecco i tronchi secolari degli ulivi, custodi del tempo. Già, gli olivi che ancora producono poche bottiglie di olio gentile e leggero, che naturalmente se vuoi, devi pagare a peso d'oro e di certo, con la fatica che si fa a produrlo, non avrebbe senso pagarlo di meno. 

Scomparirà certo, ma intanto li vedi ancora questi tronchi straordinari contorti e "vecchi" oltre ogni altra parola. Basta vedere quelli di Cagne sur mèr, nella villa che fu di Renoir, arruffati e raggomitolati su se stessi, tante volte raccontati nei suoi quadri. Ma attenzione, sembra che anche qui assieme alle sparate dei sovranaioli nostrani e ai "moru" che di notte passano il confine sui sentieri del monte, abbiamo esportato anche la xilella, sì proprio lo stesso ceppo che arriva dalla Puglia, dove naturalmente tra i cultori delle sirene e delle scie chimiche, la sua esistenza era negata. Solo che qui non fanno come da noi, che si dà retta ai bufalari o si intervista sull'argomento Al Bano o altri esperti di questo livello, deridendo magari gli scienziati che si occupano del problema. No, qui lo prendono sul serio e mentre noi abbiamo lasciato devastare allegramente una superficie che tra poco coprirà l'intera regione, massacrando un'economia, qui, alla scoperta delle prime due piante colpite, hanno steso un cordone sanitario strettissimo, abbattendo subito quello che c'era da abbattere, senza tante storie. Neanche se ne è parlato più di tanto. Non fa notizia tra i tavolini, ai bordi delle strisce di ghiaietta spianata per giocare alla petanque, tra il profumo di Bandol e vin de sable rosé.

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domenica 15 settembre 2019

Huile de palme



Oh già, brutta cosa i pregiudizi! Tu te ne vai in giro tranquillo, ma dentro di te ha le tue sicurezze, le tue mancanza di dubbi, sei certo della verità assoluta, una delle più comuni e tra l'altro fondate (eheheheh) quella di essere dalla tue parti, circondato di coglioni, come diceva il mio illustre concittadino nel suo "Come prepararsi alla morte", una sorta di dialogo platonico in cui accomunava questa caratteristica con l'avanzare dell'età. Vero, vero, lo so bene che io arrivo da un paese dove ormai la vulgata comune in materia di alimentazione si è ormai adagiata sul mantra, sano, bio, green e minchiate varie che ammorbano il buon senso e soprattutto la testa della gente. Il tutto usato per far pagare il doppio quello che vale la metà. Ovviamente il mondo del food, capita l'aria che tira, si è subito convertito alla moda ormai in vigore (dico in vigore perché presto sarà imposta in mense, ristoranti e altri luoghi di comunità, spero non nei ricoveri dei vecchi nei quali finirò prima o poi) e in Italia non riesci più a trovare in un supermercato un cibo qualunque che non sia etichettato "SENZA". Senza qualcosa, importante che sia senza, senza glutine, senza lattosio, senza OGM (naturalmente) e soprattutto senza il male del secolo, il terrificante OLIO di PALMA che non solo ti uccide senza pietà se solo lo sfiori, ma nel contempo uccide anche tutti i pochi oranghi rimasti. 

Nella mia ingenuità credevo che queste scemenze fossero appannaggio soltanto del nostro popolo di creduloni ai quali puoi davvero raccontare qualunque cosa, dalla riduzione delle accise, al fatto che in pochi giorni rimpatrierai centinaia di migliaia di migranti ed invece mi sono dovuto ricredere. Nella disincantata e scientificamente preparata Francia, dove ho provato a buttare un occhiata sugli scaffali di qualche supermercato, non puoi più comprare un prodotto da forno che non riporti sulla confezione, come un marchio a fuoco dettato dalla Santa inquisizione, il famigerato mantra Sans Huile de Palme, garanzia di sanità assoluta naturalmente, accanto come è giusto, ai vari Senza tradizionali (coloranti, conservanti, grassi idrogenati,ecc.). E va giàbene che qui non è ancora arrivata la stronzata dei grani antichi così popolare da noi,ma tranquilli arriverà anche quella. Transeamus sul fatto che che la materia prima è ovviamente nazionale e come tale quindi semanticamente la migliore del mondo. (Questo poi me lo dovete spiegare, come mai in ogni luogo lo stesso prodotto, farina, frutta, vino, formaggio o qualunque altra cosa, è il migliore in quanto nazionale, quindi qual è il prodotto migliore di tutti se ognuno dice che quello prodotto a casa sua è migliore degli altri?). Trascuriamo anche il fatto che le uova sono prodotte rigorosamente da galline che respirano aria buona e sono di certo felici e contente, per dare un po' di sugo anche al montante movimento animalista, ma la cosa davvero divertente è la protervia con cui tu non puoi trovare ormai alcun prodotto in cui ci sia il famigerato olio di palma. Da noi per lo meno Ferrero, che è una persona seria, ha resistito alla scemenza dilagante e ha confermato che dai suoi prodotti non lo toglierà mai. 

Ora, se diamo un'occhiata all'etichetta in questione qui a lato, possiamo controllare con cosa sia stato sostituito l'olio di palma in questo prodotto: il favoloso e buonissimo olio di colza deidrogenato, presente come noterete (essendo il secondo dell'elenco) per circa il 20% del peso del prodotto stesso. Vi rendete conto del livello di presa per il culo? Il terribilmente nocivo olio di palma è stato sostituito (perché se non lo sapete, un acido grasso ci vuole per forza nei prodotti da forno, la vostra nonna metteva il burro, ma quello faceva ancora peggio in termini salutistici) con l'olio di colza, quello che serve per fare le vernici, senza neanche sapere se proviene da colza 0 o doppio 0 o triplo 0 e quanto è il suo contenuto di acido erucico e degli altri acidi cancerogeni presenti. 

Capito? Vero che in Francia la lobby dei produttori di oli vegetali è fortissima ed era piuttosto nervosa perché si era trovato un prodotto migliore e meno caro del loro, ma questa è davvero bella, da noi per lo meno lo hanno sostituito col girasole, non che sia molto meglio, ma la colza lo sanno tutti che è il peggio del peggio. Tra l'altro nessuno dice nulla sul fatto che al secondo ed al quinto posto tra gli ingredienti siano indicati lo Zucchero e lo sciroppo di glucosio - fruttosio, ragionevolmente attorno al 30% circa, cioè su un chilo di prodotto ci sono 300 gr di zucchero puro e vi dovrebbe preoccupare l'olio di palma! Ma mi faccia il piacere. Però calma che non è mica ancora finita. Eccolo là che arriva il seguace di Greta e sbraita, ma io voglio salvare gli oranghi, lo ha detto Jerry Scotti. Ma testa debole, anche io amo gli oranghi che di sicuro hanno più cervello di te, ma lo sai o no che per produrre la stessa quantità di olio di palma che serve quel maledetto pacchetto di madeleines aux pépites de chocolat, sarebbe stata utilizzata una superficie di terreno 7,5 volte inferiore come estensione, di quella per produrre quella stessa quantità di olio di colza. Forse hai salvato (nella tua testa bacata, l'orango, ma hai massagrato sette (e mezzo) tra capibara e pappagalli rari della foresta amazzonica o altre bestie che in teoria ti premerebbe salvare. Inutile, è troppo difficile da capire. Seguiamo pure la massa, d'altra parte è la democrazia del popppolo, quella che deve avere sempre ragione, magari facciamolo votare sulla piattaforma Rousseau.


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martedì 10 settembre 2019

L'accidia aumenta

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Hai voglia l'aria del mare e la brezza mattutina con la sferzata di iodio che arriva dallo sbattere dell'onda; hai voglia il profumo della macchia mediterranea, l'olezzo di lentischi e rosmarini, il sentore dei limoni che fluttua nell'aria della cote, ma cavolo, se continua a piovere a dirotto, come direbbero sui miei monti la vén da magnìn, altro che passare, l'accidia aumenta e mi si piazza sullo stomaco come un mattone crudo da digerire. La commessa del supermercato dove siamo passati per fare un piccolo rifornimento di formaggi, tanto per tenere a bada il colesterolo la fame, dice che un po' d'acqua ci voleva, ma accidenti proprio quando arrivo io? Ho già capito, mai cuntént, direte voi, già sei un fancazzista provetto che succhi il nettare dell'INPS, che fa voti che tu schiatti al più presto e neppure ti va bene? Ma non non è che mi lamento, è che questo clima mi intristisce un poco e mi induce a quella vena melanconica ed improduttiva, aggiungi il fatto che non riesco a quagliare con i miei progetti di viaggio che non decollano e alla fine vado in depressione. Per fortuna che non ho la televisione per vedere quanto capita in Italia, tanto adesso mi sono messo all'opposizione anche se non posso negare una gran soddisfazione al vedere gli schizzi di rabbia a e di merda che sprizzano da tutti i pori di quelli che per un anno e mezzo hanno fatto le stesse cose che rimproverano ingiustamente a questi, e quindi chi se ne frega. Intanto pare che domani esca un po' di sole. Poi si vedrà.

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domenica 8 settembre 2019

Accidia di stagione

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Non soltanto chi ha perso il potere, tentando un bluff rivelatosi una cattiva scelta, schizza accidia e veleno dappertutto, sparando a caso su chi lo ha fregato; che stia tranquillo tanto ra qualche mese salterà di nuovo tutto. Però, anche io, notoriamente ben disposto verso il mondo sono in una fase di negatività diffusa verso tutto e tutti. Lo confesso, sono un po' sverso, non riesco a quagliare nella fase organizzativa del mio viaggio cinese e questo mi angustia un poco, anche se poi alla fine tutto è dovuto principalmente alla mia pigrizia cronica che mi fa rimandare continuamente a dopodomani quello che potevo fare ieri. Comunque sono ancora in alto mare, tanto per tenervi aggiornati. In ogni caso invece di buttarmi anima e corpo nel lavoro, ho deciso di soprassedere e prendermi un'altra, l'ennesima, giornata di riposo, che di troppo poltrire non è mai morto nessuno. Qualcuno ci penserà. D'altra parte noi rami secchi dobbiamo preservare innanzitutto la nostra salute, in parte per non gravare poi troppo sul Servizio Sanitario Nazionale, dall'altro per fare schiattare l'INPS che dovrà continuare a mantenerci il più a lungo possibile. Quindi, domenica divisa tra Gran Premio e partita, classico pomeriggio e serata sportiva all'italiana. Poi da domani ho deciso di prendermi un altro, purtroppo breve, periodo di riposo, allungato sui duri ciottoli di un spiaggia solitaria; allenerà il corpo alle privazioni che l'oriente ha, spero, in serbo per me. Non voglio più oltre trattenervi, d'altra parte devo ancora preparare il valigino, PC, qualche libro, materiali per la preparazione del viaggio e compiti delle vacanze, 9 versionacce di latino che i tenutari del corso che seguo all'UNI3 mi hanno affibbiato, non sia mai che arrivi ad ottobre dovendo biascicare qualche scusa purchessia per coprire la mia negligenza. Ci sentiamo più avanti.

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lunedì 2 settembre 2019

E no, l'estate è finita

foto T. Sofi

Dai che è andata anche per quest'anno! L'estate è bella che finita e qui tra i monti ormai al mattino prendi la felpina di default e poi, due gocce nel pomeriggio le fa comunque. Certo con la luna nuova son saltati fuori i funghi e questo di certo non è una notizia negativa, specialmente se te li frigge (tutte belle fette di cappelle giganti) l'amico Cristiano dei Cacciatori di Casteldelbosco, una sicurezza, ma nel'aria c'è una malinconia diffusa, i parcheggi si sono svuotati, non puoi neanche più lamentarti che non si trova posto, il dehor della Rosa Rossa è praticamente deserto per lunga parte della giornata, insomma, guardiamo in faccia la realtà, è ora di tornare a casa e cominciare a pensare ai nuovi progetti, almeno fino a quando ci sarà concesso dalla natura o dall'economia. Insomma i topi stanno abbandonando la nave che affonda. Intanto il cielo non è più di quel bell'azzurro cupo, al massimo infiocchettato da qualche bella montagna di panna bianca che scivola piano dietro la sagoma del forte, la quinta naturale della nostra valle. 

Oramai, qui intorno tutti stanno sgombrando le sedie e le panchine e pensano alle loro incombenti ferie, che pure loro avranno diritto, dopo un paio di mesi dedicati ai "villeggianti", di prendersi una meritata pausa; anche la carissima Lorena ci ha lasciato per qualche giorno su una spiaggia. Già, certo ci sarebbe sempre il mare che aspetta e settembre è proprio un gran bel mese, non ci sono dubbi. Magari da lì fare progetti per quel vento dell'est che continua a spirare con costanza nella mia testa, potrebbe essere più produttivo. Qui non sono riuscito a concludere ancora niente, troppe cose da fare. Magari anzi qualcuno potrebbe darmi qualche prezioso consiglio per lo Yunnan, dove le incertezze su come muovermi sono ancora troppe (fatelo pure qui se volete). Intanto i bagagli di fine estate si stanno accumulando e chissà mai se riusciremo a farli stare tutti nel bagagliaio. Per carità, è la lamentela consueta, poi alla fine si imbarca tutto. Ancora un paio di giorni di oziose chiacchierate coi pochi rimasti, su come risolvere i problemi del mondo, al più un ultima polenta concia all'Alpe e poi via, l'estate è davvero finita.


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