domenica 17 marzo 2019

Central India 2 - Port Blair

Cellular Jail - Port Blair


Andamans and Nicobar Islands
Beh, questa storia delle Andamane va avanti da un bel pezzo nella mia povera testa, da troppo direi. Cominciò all'epoca delle mie prime scorribande indiane; leggevo di queste isole sperdute nel golfo del Bengala e soprattutto dei suoi abitanti, Sentinelloi inclusi, di cui poi vi parlerò, e mi eccitava l'idea di poter arrivare in un posto lontano, nascosto all'interesse comune e allo stesso tempo così promettente. Poi il tempo passa e la facilità con cui adesso ci si può muovere per il mondo ha cancellato molte di quelle suggestioni, modificando profondamente le cose. Inutile stare lì a piangerci sopra, è la naturale evoluzione del mondo e accade da ogni parte. Dunque queste isole perdute, che sono state per millenni tagliate fuori dalle rotte di mari pur così battuti dal movimento del commercio, erano tuttavia già ben conosciute. Citate e raccontate addirittura dai cartografi di Alessandro Magno e segnalate dal nostro Marco Polo, che tuttavia non vi sbarcò. Ne parlano anche Nicolo Conti, che le chiamava le isole dell'oro e le relazioni dei più famosi viaggiatori cinesi, ma sono tuttavia rimaste per secoli soltanto un approdo per rifornimento per le navi che facevano rotta per l'Oriente, nascondendo nel folto delle loro jungle gli abitanti originali che sono rimasti per millenni isolati dal mondo. Piccolissime comunità di provenienza africana arrivate nelle isole nel medio paleolitico, circa 30.000 anni fa e vissute fino ai giorni nostri come cacciatori raccoglitori, teoricamente di estremo interesse. 

Modellino del Cellular Jail
Tuttavia i duecento anni di contatto, dall'arrivo degli inglesi ai giorni nostri, sono bastati per sterminarli quasi completamente, dai circa 7000 che erano. Li abbiamo uccisi quasi al completo con le nostre micidiali malattie esantematiche, dalle quali, essendo privi completamente di difese immunitarie, sono stati colpiti dopo i primi contatti. Oggi, i Jangil sono completamente estinti, gli Onge rimasti, sono un centinaio rinchiusi in una riserva nella Piccola Andamana, i Great Andamans residui sono 56; pochi di più i Jarawa che, con archi e frecce, hanno resistito al contatto fino al 1998. Una strada percorre da sud a nord la serie delle isole dette grandi Andamane, che si allungano nel mare per oltre 200 km e penetra nella foresta, la Andaman Trunk Road che arriva fino al piccolo abitato di Diglipur, ma è stata dichiarata illegale ed al momento è vietato percorrerla, proprio a protezione di questi ultimi abitanti rimasti, che erano soggetti proprio a degradanti "safari umani" nel corso dell'ultimo decennio del secolo scorso. Il divieto è diventato ancora più pressante e restrittivo dopo uno spiacevole fatto accaduto nel novembre 2018 di cui vi accennerò in seguito. Contemporaneamente a ciò, il territorio è diventato sempre più noto ed appetibile come luogo paradisiaco di solitarie spiagge dei mari del sud, merce di cui i vacanzieri affamati di esotico di ogni parte del mondo sono sempre alla ricerca. A questo si aggiunga che gli stessi Indiani, con la crescita del benessere interno, ne sono diventati fruitori.

Zona sensibile controllata da telecamere
Quindi adesso le isole più interessanti sono diventate meta affollata di questa massa assolutamente sproporzionata al potere tampone del territorio, che potrebbe sopportare solo afflussi molto contenuti. Almeno sei voli giornalieri portano sulla South Andaman oltre mille persone, affamate di spiagge e divertimenti, vedete dunque un po' voi, cosa può essere rimasto dei racconti favolistici di chi qui arrivava negli anni '80. Questi mesti ragionamenti mi si sconfinferano nella testa mentre la macchina si dirige verso Port Blair, la capitale delle isole. Anche qui però è necessario ottimizzare il tempo, così mentre aspettiamo il traghetto che porta ad Havelock, l'isola del paradiso, ci rimane tutta la mattina per dare un'occhiata alla città. Il suo monumento fondamentale è il Cellular Jail, una prigione. Già, perché gli inglesi quando arrivarono a prendere il possesso materiale dell'arcipelago, sul quale in effetti, c'era ben poco da razziare, lo trovarono adattissimo, grazie al clima estremamente insalubre ed al suo assoluto isolamento, ad una colonia penale nella quale confinare i personaggi più scomodi, seppellendoli all'aperto, nella speranza che morissero velocemente. Così ecco sorgere questo carcere modello di progettazione, nel quale passarono nel tempo personaggi illustri, e che divenne poi reclusorio ideale per tutti coloro che, nel tempo si ribellarono di volta in volta alla dominazione inglese, reclamandola tanto desiderata indipendenza. Ecco che il luogo è diventato oggi simbolico per la storia indiana e viene mostrato soprattutto a questo fine.

Pongal
Il dal
I tre lunghi bracci che si staccano dal nucleo centrale mostrano la lunga e tristissima fila di strettissime celle nelle quali si consumarono i patrioti delle varie rivolte dalla fine dell'800 fino al 1947. L'aria che si respira è sempre la stessa, tra sale di punizione e luoghi dove venivano eseguite le condanne a morte e le fustigazioni, quando si esercita il pesante gioco della prevaricazione violenta dell'uomo sull'uomo che anela alla libertà e che trasforma l'uno in belva sanguinaria e spietata e l'altro in vittima piegata dalle sofferenze. Ci torneremo ancora al termine di questa toccata e fuga, per intanto, i muri bianchissimi, le feritoie chiuse che guardano verso l'alto, i volti spauriti che emergono sbiaditi dalle vecchie fotografie, raccontano storie comuni sotto molti cieli, che i prati verdi e accuratamente mantenuti non cancellano. Il centro della città invece, anche se è quello di una piccola comunità indiana, mantiene la consueta confusione del mercato orientale condito in salsa masala. Nella grande piazza è in pieno svolgimento la festa hindù del Pongal. Un sacco di gente si affolla attorno all'area centrale dove sono messi a bollire grossi pentoloni dove gorgoglia un pastone di dal giallo, che poi verrà distribuito a tutti quelli che arrivano. Intorno gruppi di suonatori percuotono tamburi di taglie diverse e tintinnano cembali e sonagli. C'è dappertutto la gran confusione colorata delle feste indiane, con i sari delle donne che svolazzano intorno ed i canti ritmati dei cori religiosi. 

Shanti
Sgusciamo via ai primi inviti a partecipare alla mensa, quando le prime grandi mestolate di lenticchie vengono scodellate nei piatti di foglia secca alla fila che, nel frattempo, si è subito formata. Ci rifugiamo in un negozio di stoffe, subito circondati da premurose commesse che sfoggiano lussuosi sari trapuntati di fili d'oro e d'argento. E' di certo un negozio di lusso a vedere i pezzi che abbigliano i manichini in giro. Poi sciarpe di sete leggere, pashmine morbidissime, larghi pantaloni brillanti, insomma tutto l'armamentario del caso. Le nostre signore apprezzano molto devo dire ed è fatica il trascinarle via. Sciamiamo poi festosi tra i banchetti di cianfrusaglie, anelli di latta, braccialetti di ogni tipo, tra preziose pietre di plastica e luccicanti gemme di vetro colorato. Tra i banchi un bimba di una bellezza commovente, sbocconcella un dolcino, accoccolata sullamoto del papà e ti guarda con grandi occhi già contornati dal nero del kajal, due ciuffetti sbarazzini annodati con l'elastico e l'allegro sorriso di una bimba felice. La vicina banca intanto provvede ad un cambio assai onesto, senza indulgere in burocratiche ed estenuanti code. E' il momento di dirigerci verso il porto, un lungo molo dove navi moderne e capienti aspettano di caricare una massa vacanziera inattesa di sbarcare al sole del tropico. La temperatura, dopo le troppo fresche notti che ci avevano regalato le colline del Bangladesh, è finalmente piacevolissima, i classici 25/27°C che ti aspetti nei mari del sud, d'altra parte qui siamo sotto l'altezza di Madras. Non rimane che accomodarsi tra le sedie sfondate del terminal marittimo in attesa della chiama.

Fiori per il tempio

SURVIVAL KIT

Festa del Pongal
Port Blair - Capitale delle Andamane, di circa 100.000 abitanti, ormai una cittadina vacanziera a tutti gli effetti. Le isole che si estendono da nord a sud per quas1000 km nel golfo del Bengala di fronte alla Birmania e si prolungano ancora più a sud nelle Nicobare (queste forse ancora sufficientemente isolate), sono raggiungibili da diversi aeroporti indiani (ma non dall'estero). In pratica sarebbe vietato inoltrarsi in altre zone che non siano le isole concesse ai turisti o nei pressi della città nelle Grandi Andamane. Al permesso penserà l'agenzia. Da vedere: il centro con il mercato e il Cellular jail (100 R). Alla sera spettacolo di suoni e luci di circa 1 ora (200 R). Visita consigliata e abbastanza interessante. Vengono proposte anche escursioni di mezza giornata a Ross Island con l'altro carcere e Viper Island con residui dell'occupazione giapponese dal 42 al 45. Il cellular Jail,svuotato nel 39 dopo gli interventi di Ghandi e di Tagore, per ironia della storia fu utilizzato proprio dai giapponesi durante la guerra come carcere per gli stessi inglesi catturati qui. Inutile tentare di organizzarsi visite nella foresta ai nativi, che sono al momento strettamente proibite.

Le celle

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