sabato 25 luglio 2026

Pam 27 - Il parco del Tajik

Lago Yashilkul - Parco del Tajik - Pamir - giugno 2026

 

M41
Certo, me la aspettavo la magia assoluta di questa strada. Fa parte delle descrizioni di tutti i diari di viaggio ed è una delle motivazioni che ti spinge a venire fin quassù. Siamo soli in questo nulla assoluto, dove senti solamente il rumore, lieve anch'esso, del motore dell'auto che si sforza di andare avanti, senti che ansima anche lei nel disperato tentativo di aspirare aria all'intorno. Aria che non c'è o per lo meno ce n'è meno di quella a cui anche il motore è abituato. Da un po' non si vede più un albero. La sensazione è che quassù manchi la vita o quantomeno che ce ne sia molto poca. Al nostro fianco le montagne, fatte di roccia aspra ed arcigna, si sollevano con curve leggere. Le cime vere sono più lontane, fuori della vista. Ma qui ormai negli avvallamenti a nord o nei costoni riparati dal sole, placche di neve profonde e consistenti, hanno da un po' cominciato a marcare il nostro percorso. Così la Pamir Highway è una sfida alla tua mente, più che una difficoltà di percorso. A quello ci pensa la tua auto, sperando che regga allo sforzo e alle condizioni del terreno, che non sono proprio quelle di una strada "normale" altro che highway come è pomposamente definita. Così navighi sempre in quello stato mentale nel quale, la testa vaga nel pensiero di cosa significhi per i viaggiatori, questa via, perdendoti nei sogni e nelle storie che senti attorno a te come fantasime lontane, lasciate da tutti coloro che da qui sono passati, con le loro motivazioni, sogni di conquista, desideri di arricchirsi o semplicemente voglie di conoscere mondi lontani e sconosciuti.


La strada
Oppure invece lasci più semplicemente che l'occhio vaghi su quanto scorre intorno, facendoti rimanere sorpreso continuamente per la stranezza delle formazioni rocciose che via via appaiono e spariscono, per i colori che presentano, mostrando strati venuti allo scoperto a causa dell'erosione o forse di sommovimenti che qui certo non hanno provocato catastrofi, ma che hanno confuso suoli, terre, forme e adesso si mostrano nella loro nudità scoperta di minerali che erano finiti milioni di anni fa nella profondità della terra ed ora sorgono a mostrare la loro bellezza. Questo è uno dei luoghi della terra dove riesci a capire tangibilmente cosa sia la tettonica a zolle. Così allo stesso tempo e successivamente forze spaventose della natura hanno lavorato per eoni successivi, il vento, le temperature, le precipitazioni, pioggia, neve, gelo, alternatisi a scavare impietosamente per corrodere l'anima di queste rocce all'apparenza durissime, ma che poi si rivelano essere tenere e fragili di fronte a queste forze assolutamente superiori, continue, implacabili. Così ecco intorno a noi una valle dove massi forse granitici di ogni dimensione, sono stati spaccati e sono stati fatti discendere dai fianchi delle montagne fino a rimanere qua e là come disposti da forze titaniche e maligne e poi ancora successivamente lasciati alla loro mercè affinché queste potessero scavare in profondità dentro di loro.

Erosione nei passi di granito
Così hanno potuto mostrare forme inusitate e multiformi, che subito la fantasia dell'osservatore trasforma in figure riconoscibili, animali inesistenti, visi deformi, fantasie di pietra astratte a cui neppure la mente più contorta riesce ad incasellare in una categoria, dandole un nome. Ma la strada continua passando di valle in valle e mutando continuamente di paesaggio. Ora compaiono piccoli laghetti glaciali, le cui acque blu notte si confondono con l'indaco del cielo delle grandi altezze dove gli sbuffi delle nuvole altissime sono bianche come i ciuffi del cotone di questa terra, che ti fanno immediatamente comprendere come la loro presenza nelle tanke buddhiste che ornano i templi, sia viva e reale come non mai. Adesso ai nostri fianchi, di tanto in tanto, appaiono altri piccoli laghi forse salati, visto che sulle rive spoglie compaiono tracce bianche, forse appunto prodotte dalla salsedine affiorante. Più in alto aumenta la neve che ricopre stabilmente le catene più lontane. Ad un certo punto prendiamo una deviazione a sinistra che porta verso lo sconfinato territorio del Parco Nazionale del Tajik, patrimonio Unesco che occupa oltre 2,5 milioni di ettari del Pamir orientale, il 18% circa dell'intero paese, una zona completamente selvaggia, un vero paradiso per trekkers, alpinisti ed esploratori di aree remote. 

Il paese di Bulunkul
Noi invece, che camminatori non siamo, io per lo meno, ci contenteremo di arrivare ai più vicini laghi di Bulunkul e Yashilkul veri e propri paradisi naturalistici che si estendono l'uno vicino all'altro a circa 3700 m di quota. Questa area che attira esploratori e alpinisti da tutto il mondo, comprende oltre mille ghiacciai, incluso il Fedchenko, il più grande esistente al di fuori delle zone polari e necessita per essere visitate e percorsa di uno speciale permesso GBAO che consente di entrare e soggiornarvi per giorni. Ma noi che esploratori non siamo e men che meno alpinisti, ci accontenteremmo di entrarci per un paio d'ore, fare un po' di foto ai laghi e andarcene quindi alla chetichella e senza disturbare, ma sappiamo che ci si dovrà scontrare con la burocrazia impietosa. Infatti appena arriviamo alle costruzioni poverissime e malandate del paesino di Bulunkul, ancora prima di riuscire a parcheggiare, veniamo subito abbordati da una gentile signora che, debitamente munita di blocchetto per ricevute, ci richiede il pagamento del suddetto pedaggio. Ora, è inutile che spieghiamo come la nostra intenzione sia solamente quella di spendere un paio d'ore e nulla più all'interno del parco, ma pare che per il regolamento, come si dice, la pena sia la stessa, come se volessimo fermarci per una settimana. 

Trattativa
Infatti pare che la tariffa sia di 50 $ per la macchina e 10 $ a persona più in aggiunta, prebende varie che condurrebbero il totale a 150 $, cosa che ci era già stata ventilata come minaccia al momento della preparazione del viaggio, assieme però alla possibilità di contrattazione in loco. Comincia una lunga trattativa, volta a far intendere l'ingiustizia di base di simile trattamento. Alla fine, compreso che la signora sia in fondo malleabile almeno un poco, comincia un tira e molla che conduce ad una cifra finale di $ 40, prendere o lasciare. Ora, siam venuti fin qui, vorremo mica perderci la visione dei laghi summenzionati per una pidocchiosa manciata di verdoni? Pagare e tacere, si dice dalle nostre parti, così ci facciamo i pochi chilometri di pista che conducono allo specchio d'acqua, azzurro come un turchese tibetano, incastonato tra le montagne brune e lisce come quelle di un pianeta alieno e senza vita. Sullo sfondo una catena di cime bianche senza nome di selvatica bellezza. Ci fermiamo su una specie di belvedere dal quale si domina tutta la superficie dello specchio d'acqua. Le rive attorno sono macchiate dalle ombre delle nuvole che passano veloci spinte dal vento teso delle alte quote. Fette di nero cupo che si muovono sul terreno ondulato con ondivaga costanza, come volessero dapprima occuparlo tutto dando luogo ad una sorta di eclisse totale, poi invece consentono il ritorno della luce del sole, che a questa quota brucia come l'acciaio fuso. 

Lago Bulunkul
Davvero uno spettacolo estremo, che vorresti a tutti i costi portare con te, ma che la povertà della tecnologia ti impedisce e gli scatti si rivelano alla fine di pochezza miserabile, confinate ad una povera imitazione digitale di una realtà alla fine inimitabile. I seni della costa che rientrano formano una serie di chiaroscuri dove il turchese diventa blu e poi se possibile diventa ancora più scuro al riparo dal sole, quasi nero giaietto. La costa della montagna, appare come polvere lunare bruciata da temperature non consone alla vita umana, un gelo non misurabile durante il lungo inverno, rovente nell'estate che sta per arrivare. Sembra un luogo che si può identificare solamente con l'assenza di vita e invece da queste parti, la fauna non è affatto rara come si potrebbe pensare e oltre agli ungulati che si vedono abbastanza di frequente, ecco alzarsi nel cielo due aquile maestose, di cui scorgi dal basso solo le piume ventrali bianche, mentre le remiganti estreme si piegano come ventagli per appoggiarsi sull'aria rarefatta. Le marmotte all'intorno, non si contano, di un colore rossiccio, come vi ho già detto, molto diverse dalle nostre più scure e quasi argentate. Naturalmente non vi voglio far cenno del famosissimo leopardo delle nevi o leopardo nebuloso, per vedere il quale sono necessari appostamenti di settimane intere e teleobiettivi spaziali per tentare di immortalarlo. Per cui di questo ci accontenteremo dei poster esposti alla vista dei turisti. 

Colline colorate
Sinceramente verrebbe davvero voglia di mollare qui il nostro itinerario e seguire la pista verso le montagne lontane, che orlano lo sfondo, per raggiungere il remotissimo lago Sarez al centro del Parco e seguire tracce di ghiacciai persi tra i picchi più elevati. La scusa buona è che non abbiamo con noi attrezzature adatte, tende, scarponi e viveri, per un percorso di questa fatta, ma leggo negli occhi di mia moglie un dispiacere profondo per non poter approfittare di un territorio di questo livello. Bisogna tornare indietro, anche perché credo che la cerbera dei biglietti, è rimasta di vedetta e credo che noi siamo gli unici fruitori della giornata, quindi facilmente identificabili. La strada del ritorno passa davanti all'altro lago e ad una sfilata di basse colline che presentano una serie di colorazioni altrettanto straordinarie, che quasi ricordano le Zhangye Dangxia, le montagne arcobaleno che abbiamo visto l'anno scorso in Cina. Io scatto senza pietà nella speranza che qualche cosa di buono rimanga nei cuori esuli a conforto, come dice il poeta, ma con scarsa speranza. Intanto arriviamo di nuovo al paese, dove la signora, da lontano, butta un occhio di approvazione facendo capire che lei non sta mica lì a pettinar le bambole. Ci fermiamo in paese ad una specie di punto di ristoro dove ci danno un po' di roba da buttar giù, patate fritte, qualche dolcino in busta e poco altro, d'altra parte a 4000 metri non è che arriva molto e poi non ci resta che ripartire per tornare sulla M41, per altre visioni e altri panorami indimenticabili.

I colori del lago


Laghi salati
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