lunedì 27 luglio 2026

Pam 29 - La Pamir Highway

montagne dell'altopiano - Pamir, Tajikistan - giugno 2026


La Pamir Highway
Sono sempre un po' arrugginito alla mattina presto, quando poi la notte si passa in quota e checché se ne dica 4000 è sempre una bella cifra, è ancora più dura, anche se, per la verità, potrebbe essere solamente una sensazione questo leggero mal di testa che mi perseguita fin da quando ho cercato di raggiungere il baraccotto in fondo al cortile, dove sfogare l'accumulo della notte. D'altra parte per queste cose bisogna un po' adattarsi, se pensi che a Marco Polo sarà toccato andare dietro a qualche duna, col rischio di perdersi per sempre, richiamato dalle voci dei jin, gli esseri malefici della tradizione che amano confondere la strada nei deserti ai viaggiatori. Però potrebbe essere tranquillamente il cuscino che non è andato troppo d'accordo con la mia cervicale, che è sempre un po' tignosa. In effetti quando mi sono mosso un poco, è passato tutto e tra le altre cose, non fa neppure il freddo che temevamo, anzi con addosso un pile leggero, non si sta affatto male e ormai il sole sta salendo dietro le colline lontane e il cielo diventa ad ogni momento più azzurro. A colazione poi, c'è addirittura la marmellata! Insomma cercano di farsi i clienti anche ad Alichur e quando fai un giretto a piedi per sgranchirti le gambe tra le case basse e un po' anonime del paese, l'orizzonte ti si svela subito, chiaro e pulito e devo ammettere che questo è uno dei panorami più bello di tutto il viaggio, così solitario e severo da darti la sensazione di essere davvero fuori dal mondo, almeno dal tuo mondo, quello delle certezze a cui ti sei abituato, come se fossi stato depositato fin quassù da una astronave e adesso ti stessi chiedendo come fare a sopravvivere, dove trovare modo di andare avanti in cerca della tua civiltà. 

Mandrie ad Alichur
Lontano, in fondo alla valle, un avvallamento che forse raccoglie meglio l'umidità che scorre dalle colline che lo circondano, permette il crescere di una leggera coltre di erba, una peluria a metà strada tra il verde stentato e il giallognolo della secchezza prematura. La mandria di yak si è spostata laggiù, forse per approfittare della frescura del mattino e gli animali mostrano i dorsi pelosi anche se a quelle distanza ti appaiono solo come piccole macchioline immobili all'orizzonte. Tra le case, gli unici mezzi meccanici che scorgi sono qualche vecchia Lada Niva ed i famosi e indistruttibili camioncini sovietici UAZ, che evidentemente resistono bene nei territori più difficili. Sembra davvero di essere ancora in quel mondo ormai dimenticato anche da queste parti. I camion cinesi che erano parcheggiati davanti alla trattoria, sono già partiti tutti, questa è gente che non ha tempo da perdere e Dushambé con le sue sirene di città moderna, è ancora molto lontana da quassù. Ma quando viene l'ora di partire, non possiamo che continuare a girare l'occhio tutto attorno in cerca di scenari da fotografare, uno più affascinante dell'altro. Dopo una dozzina di chilometri ecco il piccolo specchio d'acqua della sergente Al-Balik (del pesce bianco) a cui facevo accenno ieri. Effettivamente le acque sono limpidissime e si scorge il fondo, che non capisci quanto profondo proprio a causa della perfetta visibilità. 

Yak
Qualche pesce guizza qua e là, ma vicino alla riva tutto è coperto da rigogliose piante acquatiche che nascondono la sua decantata visibilità cristallina. Ci metteremo almeno quattro ore per fare la novantina di chilometri sull'altopiano che ci separano da Murghab, il capoluogo del Pamir orientale, tanto per certificarvi lo stato della strada. I saliscendi non sono molti e la strada serpeggia tranquilla nella valle, solo il fondo è talmente disastrato che consiglia di lasciarla non appena è possibile per percorrere un tracciato alternativo al suo fianco, dove per lo meno non ci siano continui residui di asfalto diroccato che producono certamente un continuo massaggio, ma non so di quanto beneficio sia per la mia cervicale. Comunque il  mal di testa è passato anche se la quota oscilla sempre tra i 3700 e i 4200. Abbiamo appena fatto un passo a questa quota, ma al di là del fatto che non è segnalato neppure da un misero cartello, non è neppure chiaro quale sia il punto di maggiore sopraelevazione. In fondo questa è una cosa davvero di minima importanza, lo spettacolo invece continua ai nostri fianchi con una serie di pareti di roccia dalle formazioni imponenti e globose, come se le condizioni atmosferiche ne avessero graffiato via con mani adunche, tutto il terreno inutile che le ricoprivano, lasciando alla luce questi pannelli di roccia marrone impilati in colonne quasi regolari, in mammelloni scabri e taglienti, in calanchi scavati dal tempo. 

Ibex
Questa è la zona dove allignano gli animali servatici del Pamir e che proprio per la loro selvaticità, non si vedono mai. Non fatevi illusioni, ma del famoso leopardo delle nevi non ci sono tracce e neppure delle pecore di Marco Polo (Ovis ammon Polii). Solo per caso, lontanissime, tanto che nel paio di foto che ho scattato per puro obbligo di firma, risulteranno praticamente irriconoscibili, scorgiamo un paio di Ibex, il famoso stambecco del Pamir, il cui maschio vanta corna che arrivano addirittura a 150 cm, di cui abbiamo visto qualche teschio nei tempietti Oston. Ma sarà la distanza o il fatto che fossero femmine, ma di questi non riusciamo neanche  a vederle queste fantomatiche corna. Niente da fare, oltre le aquile dell'altro giorno, qua intorno siamo perseguitati solamente dalle marmotte, grasse come porcellini e con mantelli così spessi da farle sembrare palle di pelliccia fulva e lucidissima, che corrono via come saette mostrandoci le terga in segno di scherno, non appena facciamo un tentativo di avvicinarle per fotografarle più da vicino. Alla fine, una si prende pietà dei miei sforzi, all'improvviso si ferma, sale su un monticello di terra e si mette in posa mostrandomi gli incisivi con un bel sorriso. Non incrociamo neppure quasi nessuno lungo la strada, per i camion bisogna aspettare il pomeriggio. 

Marmotta
Dopo un po' ecco che passano due ciclisti, che arrancano come disperati lungo la pista sassosa, che per noi è solo in leggera discesa, ma che fatta in bici a questa altitudine deve essere davvero una sfida sovrumana ai polmoni ed alle gambe. Noi diciamo che è gente che si vuole male, ma certo che quando arrivi alla meta deve essere una gran bella soddisfazione. Comunque la mattinata passa tra sguardi meravigliati e oooh di stupore davanti a sfilate di montagne sempre diverse, pronte a mostrare il loro lato migliore. I colli si fanno più bassi e di contrasto alle loro spalle le montagne vere, alzano sempre di più le loro cime completamente bianche di neve, mostrando il nero della roccia viva solo nei loro punti più scoscesi. Quando è da poco passato mezzogiorno la valle si allarga decisamente mostrando un vasto territorio ondulato e circondato di montagne lontane. Al centro della valle, la cittadina di Murghab, la più importante di tutto il Tajikistan orientale, si stende pigramente in un terreno scostante e alieno per la vita umana. Questo sito infatti, è davvero una anomalia nel suo genere. La prima cosa che ti domandi infatti è cosa abbia spinto qualcuno a venire a stanziarsi qui, un luogo dove l'agricoltura è impossibile, i pascoli sono avari e poverissimi, le temperature arrivano a -50°C in inverno e a +40°C in estate e può nevicare in qualsiasi giorno dell'anno, oltre ad essere molto lontano da raggiungere. 

Il mercato di Murghab
In effetti la zona è considerata come un deserto di alta quota con scarsissime precipitazioni, venti forti e tempeste improvvise. Mancano inoltre le fonti energetiche, il riscaldamento essendo garantito solo dalle deiezioni degli yak essiccate e solo oggi supplite da pannelli solari e carbone portato in loco da lontano. La spiegazione è semplice, qui siamo al centro di un'area strategica, quella che è l'attuale Pamir Highway all'incrocio con la strada che, attraverso il passo di Kulma porta in Cina e quindi è stata ampiamente contesa da Russi, Inglesi e Cinesi alla fine del XIX secolo. I Russi insediarono per primi nella valle il Pamirsky Post, dove c'erano solamente pochi pastori nomadi Kirghisi con i loro yak, resistenti a queste condizioni estreme e furono anche quelli che costruirono la strada moderna ancora oggi attiva per collegare Dushambé a Osh. Poi è stato tutto un tira e molla per avere il controllo della zona fino alla guerra tra Kirghizistan e Tajikistan quando la zona era stata quasi del tutto abbandonata. Adesso le acque sono calme e anche la Cina ha capito che è molto più conveniente lasciare le cose come stanno e fare affari sfruttando il corridoio commerciale che si è creato sulle tracce di quello che c'è sempre stato in passato. Il sito, abitato prevalentemente da Kirghisi, la maggior parte dei quali con doppia cittadinanza, che tuttavia adesso è stata vietata, è diventato così un importante centro commerciale tra gli stati confinanti e complice la crescita del turismo, anche punto di tappa fondamentale sulla M41. 

Ragazza kirghiza
Una delle parti più interessanti della città è il mercato, un luogo del tutto sui generis, costituito unicamente da una serie di container trasformati in negozi ed abitazioni, dove l'esposizione delle merci ed il commercio di ogni tipo di materiale si svolge in continuo. In effetti ci sono tutte le caratteristiche comuni di un mercato orientale, da ogni tipo di negozio, ai banchi per il cibo di strada ai magazzini per conservare il materiale, ma tutto si svolge in quello che sembra una discarica di materiali da trasporto abbandonati uno vicino all'altro, dei quali un gruppo di persone, in cerca di sistemazione, ha preso il controllo, tagliando porte e finestre per renderli abitabili e poi per usufruirne per questo luogo di scambio, che appare come l'emblema del provvisorio, in attesa che accada qualche cosa a regolamentare il viver civile. In effetti poi trovi di tutto come in qualunque mercato, è solamente la stranezza della disposizione che lo fa apparire come un campo profughi adattato al commercio. Gli uomini indossano quasi tutti il cappellino kirghiso, quella corta feluca bianca ricamata che si posizione alta sulla testa, le donne con fazzolettoni colorati attorno alla testa, hanno tutte caratteri orientali, con il lungo e conturbante taglio degli occhi che le rende belle ed esotiche al tempo stesso. Passeggiamo un poco tra i magazzini, non saprei come meglio definirli, poi andiamo a mangiarci un pollo fritto con patate e tè al limone. 

Kirghizi al mercato


Murghab
SURVIVAL KIT

Murghab - Capoluogo del Pamir orientale con circa 6000 abitanti a 3650 m. Il miglior luogo di tappa di questa zona, importante per la sua posizione logistica. Da vedere la moschea e il particolare mercato cittadino. Se avete uno o due giorni in più da dedicare alla zona, molto particolare e unica per la sua posizione strategica, potrete vedere nei dintorni: a 7 km, un'area tombale a Kana-Kurgan; a 10 km a sud della città, c'è un santuario che accoglie e cura i leopardi delle nevi feriti prima di rimetterli in libertà. Si possono vedere e fotografare, ma è sempre uno zoo. A circa 45 km il villaggio di Rangkul, col vicino lago di Shorkul, in uno scenario di deserto di montagna che dicono essere uno straordinario paradiso ornitologico. A circa 50 km nella valle di Kurteskei, ma qui bisogna dedicarci una intera giornata c'è la grotta di Shakhty, scoperta negli anni '50, che ospita una incredibile serie di dipinti in pigmento minerale rosso, di epoca addirittura paleolitica, con scene di caccia all'orso, cinghiali e un particolare uomo uccello di difficile interpretazione. Ci sono poi postazioni militari sovietiche abbandonate e l'osservatorio di Shorbulak oltre a moltissime opzioni di trekking. In agosto qui si svolge il festival sportivo At Kabish, coi giochi tradizionali a cavallo, tra i quali il Kok-Buru (conosciuto anche come Buzkashi, negli stati vicini) in cui, cavalcando, bisogna portare in un cerchio una carcassa di capra e anche molte altre competizioni a cavallo come il Kiz-Kuumai in cui l'uomo (lo sposo) deve catturare la sua ragazza inseguendola a cavallo e cercare di baciarla. La ragazza, per contro, può tranquillamente prenderlo a frustate, se preferisce. Vi si svolge anche la caccia con l'aquila come nella vicina Mongolia.




Guesthouse Erali - Murghab
- In bella posizione sopra la città, tenuta da due simpaticissimi anziani, frequentata da viaggiatori interessanti per scambiarsi informazioni ed esperienze. Sala da pranzo in stile sovietico con ori e lampadari e moltissimi tappeti alle pareti. Stufa in camera.  Cena ricca con samosa alle patate e minestra, un sacco di dolciumi. Camere ragionevolmente accoglienti, spaziose con letti grandi. Bagni in corridoio, pulito.

Il mercato

Donne al mercato
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