domenica 26 luglio 2026

Pam 28 - La valle perduta di Alichur

Lo Stiky lake - Tajikistan - giugno 2026

 

Le montagne intorno
La strada prosegue in una alternanza di panorami grandiosi, fatti di montagne severe, dai colori innaturali, specchi d'acqua spettrali e soprattutto un territorio che, anche visivamente rifiuta la presenza umana ed animale, con una terra arida ed inospitale che non consente neppure il pascolo delle bestie parche e non pretenziose dell'altopiano. La valle si estende sinuosa tra colline di quattromila metri, lasciando ai nostri fianchi aree umide e fangose di laghi fantasma, pieni di alghe misteriose e scure, mentre nei punti dove il fango è seccato, affiora il bianco del sale e delle mineralizzazioni dei fondali degli stagni seccati. Una vista quasi aliena che racconta bene una natura avversa all'uomo in ogni suo momento, senza quindi considerare la climatologia terribile che isola questo mondo per tanti mesi all'anno. Scorriamo uno specchio d'acqua, forse il Sasik Kul, un lago cupo e minaccioso, detto anche Stiky lake, che dovrebbe emanare, a quanto dicono le guide, un forte olezzo di uova marce ma che, per la verità non sembra poi così puzzolente, anche se per essersi guadagnato questo nome, una ragione pure ci dovrà pure essere. Si arriva a piedi fino alla riva che va sfumandosi in un'acqua morta e senza trasparenze, come se l'ingresso di un'Averno misterioso e sconosciuto fosse proprio lì, celato tra quelle profondità piene di mistero. 

Il Tuzkul
E poco prima di questo avevamo fatto un'altra sosta per fare qualche foto al Tuzkul, il lago Salato, così chiamato proprio per gli affioramenti bianchi che si notano attorno alle rive. Qui attorno non cresce neppure più qualche filo d'erba, forse è proprio questa salinità che lo impedisce. Ma è la desolazione che suggerisce questa strada solitaria e perduta, in particolare in questo tratto che non manifesta neppure la presenza di cime altissime ai suoi fianchi, che darebbero comunque un tocco oleografico gioioso, a tal punto che questa viene denominata anche la Valle della vergogna di Alì. Racconta la leggenda infatti, che quando il genero del Profeta raggiunse queste valli per proseguire la sua predicazione (anche se anche in questo caso ci sarebbero delle incongruenze considerando le date), trovò gli abitanti molto lontani da una vita morigerata ed in linea con gli insegnamenti del Profeta, praticando la poligamia e mantenendo comportamenti lontani da uno stile di vita moralmente accettabile. Così Alì pregò Dio affinché maledicesse quella terra, rendendola per sempre infertile ed invivibile. Così da quel momento la valle di Alichur divenne arida e quasi completamente priva di vegetazione. Anche questa è una delle leggende che aleggiano in queste terre estreme, dove comunque, a dispetto di tutto qualche uomo riesce a vivere in qualche modo, essendo forse l'essere vivente più adattabile e tignoso del pianeta. 

La tomba del mercante cinese (dal web)
Così finalmente anche noi arriviamo ad Alichur, un paio di centinaia di case basse e primitive sparse nella piana fatta di terra e roccia cosparsa di pietrisco, uno dei punti di sosta per i camionisti che percorrono la Pamir Highway, arrivando dalla Cina lungo lo stesso cammino che per migliaia di anni hanno percorso prima di loro mercanti, religiosi, esploratori e che stiamo facendo anche noi, semplici curiosi in cerca delle emozioni che solo terre queste sanno dare. All'incirca 2000 persone che riescono a campare, non è chiaro di cosa, in questa landa desolata. La strada stessa, se così vogliamo chiamarla è solamente un ricordo di quello che era stata pensata. Le tracce di asfalto sono così misere e sfasciate che creano più problemi della pietraia naturale, tanto che spesso la abbandoniamo per seguire altre tracce al suo fianco, meno traballanti e fastidiose, per quello che qui si chiama "natural massage". Pensate che per fare gli ultimi trenta chilometri ci mettiamo oltre un'ora. 

Greggi ad Alichur
Non riusciamo a vedere la piccola costruzione chiamata La tomba del mercante cinese, che dalla mappa risulta persa nella piana ad una trentina di chilometri e che sorge vicino alle rovine del caravanserraglio di Bash Gumbez dove sicuramente avrà sostato anche il nostro amico Marco, quasi 800 anni fa, pensate un po', mentre per la sorgente di Al Balik, ad una dozzina di chilometri nell'altra direzione, cercheremo di vederla domani, visto che si dovrebbe trovare proprio vicino alla strada. Si tratta di una sorta di sorgente sacra, una sorta di oasi nel deserto, si vede che qui la maledizione di Alì non ha funzionato, che avrebbe acque così cristalline da mostrare chiaramente le trote che nuotano sul fondo o almeno così si dice; si sa che poi in questi casi si tende sempre ad esagerare. Non è noto come sia andata la storia di questo mercante che, giunto in questa valle desolata, uno dei punti più difficili della traversata del Pamir, si ammalò improvvisamente, forse per le condizioni atmosferiche proibitive o per altro, fatto sta, che l'amico che lo accompagnava volle costruire questo piccolo monumento funebre a suo perenne ricordo, che è ancora qui dopo tanti secoli e pare, almeno dalle immagini, in buone condizioni. Noi arriviamo in paese che è quasi sera. Lontani, attorno alle case, sparuti gruppi di yak grigi e pelosissimi, tentano disperatamente di strappare a questa terra avara miseri cespi di erba seccagna e dura, il pochissimo che questa landa riesce a far crescere in questo che è il suo periodo migliore. 

Kirghiso
Tra le case un po' più lontane, indovini anche le mura un poco più curate di una bassa moschea con piccole torri agli angoli, ornate elegantemente da greche marroni, attorno ad una grande e bassa cupola centrale. Noi giriamo alla cieca per il paese, percorrendolo in lungo ed in largo e mentre scende il buio fatichiamo un poco a trovare l'Homestay, nonostante le indicazioni dei rari abitanti che incontriamo nel nostro giro e che una volta ci mandano da una parte, e la volta dopo ci indicano la direzione opposta, quasi volessero prenderci in giro. Alla fine la troviamo. Ovviamente è molto basica e nelle stanzette non si trova altro che un letto e niente di più, ma considerato il luogo in cui ci troviamo, penso che non si possa pretendere di più. Nel paese, proprio sulla strada c'è anche un locale, che fornisce cibo. E' una specie di taverna, ritrovo per tutti i camionisti che passano da questa strada, per arrivare fino a Dushambé con il loro carico di merci cinesi le più varie, dalle auto agli alimentari, ai tessili di ogni tipo, oltre naturalmente a tutto il materiale tecnologico di cui il paese ha fame. Naturalmente il locale si chiama Cafè Marco Polo e ci mancherebbe! Qui siamo a circa quattro giorni dalla Cina e pare che un trasporto, per un container completo costi all'incirca 400 $, se vi interessa cominciare un business da queste parti. 

Camionisti
Sono sempre informazioni che servono e che il mercante gradisce avere, quindi come farebbe Marco nelle appendici ipotetiche del suo libro, anche io le aggiungo di buon grado. Ci accomodiamo anche noi davanti alla loro tavolata, d'altra parte è noto in tutto il mondo che dove si fermano i camionisti il cibo è ottimo. Ci viene servita una zuppa di spaghetti piuttosto piccante, cosa inconsueta nell'Asia centrale, ma qui si vede che arrivano i refoli culinari della Cina profonda e il peperoncino del Sichuan probabilmente fa premio anche fra le montagne dell'altopiano. E' davvero interessante comunque sentire i discorsi e le chiacchierate di questi autisti che incrociano di continuo queste valli. Jamshed ci traduce le conversazioni più divertenti, infatti l'argomento principale sembra essere la follia degli occidentali che si incontrano da queste parti e delle loro abitudini incredibili e folli che li fanno sganasciare dal divertimento. In particolare, quelli che meno riescono a capire sono i ciclisti, che incredibilmente affollano questa impossibile strada, anche se non ci crederete. Noi stessi ne abbiamo incontrati parecchi, come vi dirò in seguito. Uno racconta di una famigliola di due ciclisti, ognuno dei quali che trascinava, attaccato alla bici, un carrettino contenente un bimbo di un anno e un cagnolino microscopico, l'altro. Il tizio non riusciva a concepire la follia di portare un bambino così piccolo in un luogo così inospitale. 

La stufa
Un altro a sua volta, racconta di averne trovati due che dormivano al lato della strada in una minuscola tenda, tremanti di freddo, a causa di una attrezzatura piuttosto scarsa per quelle temperature notturne che di solito scendono attorno allo 0°C. Insomma non fatico a capire come questi uomini, pur abituati al rigore di questa terra, non riescano a comprendere la mentalità degli occidentali che vengono quindi assimilati in massa a queste, che anche noi riteniamo eccezioni del tutto particolari e non comuni. Comunque i ragazzi, ridono molto, ve lo assicuro e noi che siamo capitati come per caso in questa specie di club per trasportatori di passaggio che si scambiano le loro esperienze, ci sentiamo decisamente pesci fuori dall'acqua. Vedi attorno al tavolo genti di tutte le razze, facce rotonde e rubiconde di Tajiki o forse di Uzbeki, corpi e testoni massicci e schiacciati, dagli occhi sottili come lame, sicuramente Kazakhi, ometti segaligni col classico cappellino a feluca del vicino Kirghizistan. Le ragazze che portano i piatti, probabilmente le figlie del proprietario della locanda o qualche loro amica, sono molto belle, soprattutto il taglio delle palpebre, le rende affascinanti ed esotiche al nostro occhio non abituato. Ma come già diceva Marco, le ragazze del Pamir hanno una loro straordinaria eleganza naturale e queste, longilinee e avvolte nei loro costumi tradizionali, ne sono prova confermata. Alla fine quando ce ne andiamo per raggiungere i nostri letti, ci salutano tutti con molta cordialità, come se ci considerassero parte del loro gruppo insomma, non facenti parte di quei matti che arrancano lungo le salite, sbuffando. Intanto, dite un poco quel che volete, ma mi è venuto un po' di mal di testa, sarà pure che ci siamo acclimatati, ma 4000 metri non sono uno scherzo e da queste parti, il mal d'altura è indicato come uno dei problemi più frequenti. 

La moschea di Alichur


SURVIVAL KIT

Homestay Gianali - Alichur - Sistemazione molto semplice in camere spartane con il solo letto. Bagno e doccia in cortile. Personale estremamente gentile. Considerate che può fare molto freddo perché siamo a 4000 metri di quota. Di notte può scendere sotto lo zero per cui ci sono robuste stufe nelle stanze ed i letti sono dotati di un congruo numero di trapunte.

Affioramenti salini


Yurta di pastori
Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche interessare:


Il supermarket di Alichur








Nessun commento:

Where I've been - Ancora troppi spazi bianchi!!! Siamo a 125 (a seconda dei calcoli) su 250!