lunedì 22 febbraio 2021

Luoghi del cuore 105: Ras al Hadd e le tartarughe

Oman - novembre 2018

Mille e una notte, racconti sussurrati a fior di labbra sotto tende beduine, mentre il vento forte soffia e la sabbia scorre come una carezza leggera. Ladri e principesse, castelli e sceicchi ingioiellati, bajadere avvolte in veli leggeri che fluttuano nell'aria nella frenesia di un ballo tra ritmi di cembali. Tra le torri di terra e i wadi che spaccano le montagne con fenditure ripide, montagne aspre di roccia tagliente e nuda, spiagge infinite e deserte, deserti che cambiano colore ad ogni ora del giorno, mentre tra alte dune le carovane di dromedari scompaiono lungo piste segrete, come puoi non amare questo paese? L'Oman accoglie con lo sguardo privo di malizia di chi lo abita e ti fa pensare di essere a casa. Forse è l'ambiente, forse è chi lo abita o forse è stato Iapo e la sua Casa Oman che ha saputo inocularmi questa malia, portandomi una volta a pescare, un'altra a perdermi tra le dune rosse o nel biancore accecante del mare di Masirah, l'isola che c'è, basta saperla trovare. Se hai la fortuna di conoscere questo romagnolo sanguigno che ha fatto di questo paese la sua casa, automaticamente diventerà la tua, per me, per lo meno è stato così, ma mi sembra di non essere l'unico ad avere avuto queste sensazioni. 

La casa a 250 metri dal mare sulla spiaggia di Ras al Hadd è vita vera, con il tiro di narghilè sul divano del giardino, col chai al cardammomo da bere coi vicini,suoi amici, che sonnecchiano e scambiano pigre chiacchiere mangiando un dattero e buttando un occhio sul telefonino, unico cedimento alla vita moderna. Per il resto potresti essere al tempo in cui Marco Polo passò di qua per andare a visitare il mausoleo i cui ruderi ancora oggi guardano il mare da una collina di roccia bianca. Come fai a non innamorarti di questo posto, quando alla sera vai a raccogliere le centinaia di tartarughine che le fioche luci del paese ingannano, facendole andare per la strada sbagliata, riversandosi sulle strade sabbiose per perdersi per sempre invece di raggiungere il mare e poi caricare i grandi secchi pieni di esserini di pochi centimetri che sbattono disperatamente le pinne per andarle a liberare nel mare finalmente libere di prendere il largo, mentre a fianco centinaia delle loro madri risalgono a fatica la battigia, per deporre altre uova, sulla spiaggia ritrovata dopo decenni di mare aperto. Stare seduti al chiarore tenue della falce di luna coricata come si vede al tropico, mentre le piccole tartarughe raggiungono la prima onda che spegne il loro affanno e le accoglie benigna, mentre dietro senti il soffio e l'ansimare ritmato dei giganti che scavano la buca dove seppelliranno la speranza di rinnovare la vita e poi lo sbattere delle pinne che gettano sabbia a coprire il nido prima di scivolare con fatica infinita verso quel mare che le attende materno. Grazie Iapo che mi hai dato tutto questo e tanto, tanto altro.


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3 commenti:

OLga ha detto...

Sembra un capitolo delle Mille e una notte!

Enrico Bo ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Enrico Bo ha detto...

e ti assicuro che questo posto lo è e dà esattamente queste sensazioni

Where I've been - Ancora troppi spazi bianchi!!! Siamo a 111 (a seconda dei calcoli) su 250!