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martedì 6 novembre 2018

Oman 10 - A pesca in barca

Delfini a Ras al Jinz

La jeep
Anche questa notte ho dormito il sonno del giusto. Bastano un paio di giorni per dimenticare quello che succede al tuo paese così lontano anche nella memoria, specialmente masticando una fetta (piccola) di torta di cocco e un paio di datterini che si sciolgono letteralmente in bocca. Alla 9:30, puntuale come una guardia svizzera arriva Grezzolo col suo pickup e andiamo alla spiaggia dove tra le altre troneggia la sua barca. Mi chiedo come farà a spingerla in acqua visto che peserà almeno una tonnellata. Facile, le barche si varano giù dalla riva sabbiosa, spingendole con la macchina stessa, abitudine evidentemente radicata nel tempo visto che, abbandonata sulla spiaggia c'è una vecchia jeep americana, residuato di guerra, ma che fornisce una bella sagoma fotografica. Prima invece sembra che per scendere in acqua si mettessero a spingere tutti quelli che si trovavano in giro da quelle parti. Si sa, i pescatori sono sempre solidali tra di loro. Con noi ci sono anche Michele e Roberta ai quali la carica di entusiasmo non fa difetto. Per fortuna l'onda non è forte anche se il mare non è proprio un olio, ma devo dire che più passano gli anni più il mio stomaco si rafforza, forse ne ho digerite tante che ormai non mi serve neanche più il Malox, figuriamoci la Xamamina. Pensate che quando ero ragazzo non potevo fare più di dieci minuti in macchina senza vomitare, addirittura stavo male in treno, cosa piuttosto rara; appena ci salivo sopra quell'odore di ferro sporco e di sedili di plastica vecchia, mi torcevano subito le budella e cominciava il calvario fino a quando non si arrivava. Che tempi! 

Tra i delfini
Adesso ci vogliono le foto dei ministri nudi su facebook per provocarmi il voltastomaco, per il resto evidentemente ho fatto il callo. Grezzolo è allegro ridacchia in continuazione, mentre la barca bordeggia lungo la costa, che, vista dal mare è uno spettacolo unico, con le rocce alte disegnate dal mare, alternate a calette e spiagge di sabbia lunghissime e assolutamente solitarie. Solo gabbiani e qualche airone dalle lunghe zampe in attesa della notte. Subito dopo la punta comincia la lunghissima distesa di Ras al Jinz, che comprende l'intero santuario delle tartarughe. Come ho già detto qui, ogni notte almeno un migliaio di giganti verdi risalgono con fatica la riva e passano almeno un paio d'ore a deporre prima di ridiscendere goffamente e sbuffando fino in mare. Di giorno, dall'acqua sono ben visibili le scie, una vicino all'altra come segni di barche varate in serie, lasciate sulla sabbia a centinaia da questi magnifici animali. Intanto, se vicino alla riva il colore dominante era un verde smeraldo nella cui trasparenza baluginavano i raggi di luce sulla sabbia del fondale, appena più in là tutto si muta in blu scuro, il colore vero del mare profondo. Grezzolo sembra interessarsi solo del motore e invece ha sempre il telefonino in mano. In realtà sta contattando i vari amici pescatori che sono al largo per cercare informazioni e segnalazioni. Di tanto in tanto incontriamo qualche altra barca. Con queste imbarcazioni piccole, tutti pescano con gli ami, per le reti ci vogliono i grandi dhow che incrociano al largo. 

Bellezze al bagno
Incrociamo la barca di Said, un altro amico che poi si allontana in fretta. La sagoma caratteristica si staglia contro l'orizzonte con la sua figura in piedi dritta e leggermente piegata in avanti per mantenere l'equilibrio, quasi parte integrante del mezzo stesso, con il corto lembo del turbante rosso che sventola per la velocità impressa dalla spinta del motore. Intanto Grezzolo ha voltato la barca con decisione verso una direzione precisa e ha messo il motore al massimo. Saltiamo sulle onde, lui ride, le ragazze mandano gridolini misti di paura ed eccitazione. Ad un certo punto si vede un ribollire di acqua tutto intorno, ecco dove stavamo andando. Di colpo, siamo completamente circondati da centinaia di delfini che saltano e si rincorrono tra le onde. E' uno spettacolo grandioso, da ogni parte vedi gobbe che emergono di colpo e poi si rituffano nell'acqua con curve eleganti, gruppi che fanno a gara nel compiere evoluzioni in sincrono o uno dietro l'altro quasi non volessero lasciarti un attimo senza spettacolo da ammirare, madri coi piccoli a fianco che ripetono l'esercizio. Un po' più lontano di tanto in tanto da soli o a coppie qualcuno salta completamente fuori dall'acqua e si avvita più volte nell'aria prima di sprofondare con un tonfo che solleva mille spruzzi. Il branco deve essere in caccia e si muove in una direzione precisa, noi con la barca lo seguiamo mantenendola stessa velocità e direzione. Ne siamo completamente circondati. In realtà siamo tutti a bocca aperta per l'inatteso spettacolo. Ogni tanto, poco davanti a noi il mare sembra friggere; è un banco di sardine che scorre in superficie per sfuggire alla mangianza, i delfini ci si buttano in mezzo a farne strage. 

Lampughe
E' il loro destino, a decine di migliaia, corrono le une vicino alle altre, seguendo la strategia che ha permesso alla specie di riuscire a salvarsi, fidando sul numero, molte verranno mangiate, ma le più si salveranno, più si è e maggiori sono le possibilità di sopravvivenza. Dura vita quella della sardina. I delfini invece hanno una strana curvatura attorno alla bocca, sembrano ridere soddisfatti, ma di certo è soltanto la nostra voglia di umanizzare gli animali, a farcela vedere. Gli adulti sono piuttosto grossi, oltre i due metri di lunghezza, potrebbero essere delfini comuni o indopacifici o anche stenelle, da queste parte ne vivono almeno una decina di specie diverse. Comunque lo spettacolo è davvero emozionante, continuiamo a seguirli almeno per un'altra mezz'oretta, non ti stancheresti mai di starci accanto. Poi allungano il passo se così si può dire e seguono verso il largo la loro caccia. Li lasciamo definitivamente e torniamo a riva in una piccola caletta solitaria, dove puoi arrivare soltanto dal mare, l'acqua è fresca, deliziosa, ti lambisce come una carezza lieve e amorevole. Un po' più difficile è risalire sulla barca, le murate sono alte e la scaletta di ferro impone comunque una agilità che l'anziano ha in parte perduto, purtroppo. Tornando al largo si butta giù l'amo, un grosso aggeggio a forma di pesciolino colorato con dei grossi uncini al fondo. Roberta butta il primo e dopo un attimo ecco che qualcosa ha morso. Tira, tira, tra grida di eccitazione e incitamenti vari ed ecco che salta sulla barca un tonnetto di 50 cm. Al secondo tentativo vien su una lampuga dai riflessi verdi di un bel metro di lunghezza. Serviranno per la cena di stasera. 

Tartarughe in accoppiamento
Qua pescare è facile, capisci come questa gente, pur essendo in numero limitato,  non abbia mai avuto grossi problemi alimentari. Prendiamoanche un bel marlin di ragguardevoli dimensioni. Lo capisci anche dal prezzo davvero minimo che ha il pesce al mercato, anche di qualità, in un paese dove tutto è abbastanza caro. Intanto siamo non lontani dalla grande spiaggia e buttando un occhio tra le onde noti distintamente decine di grandi tartarughe che vagano sotto di noi. Sono un grande spettacolo. Roberta e Michele si buttano in acqua subito, anche Grezzolo abbandona la barca e li segue. Chi ha potuto avere l'esperienza di nuotare assieme a questi giganti del mare, di toccarli mentre scivolano al tuo fianco, sa bene di che emozione si tratta. Qui ci sono le rare tartarughe verdi e anche le embricate, anche se di tanto in tanto arrivano anche le liuto. Comunque sia ce n'è una quantità esagerata, sembra che a Ras al Jinz, ci ne sia una delle maggiori concentrazioni al mondo e adesso sta cominciando la stagione di maggiore affollamento. Mentre stiamo guardandoci intorno ecco che emergono dall'acqua due teste avvicinate, sono due tartarughe in accoppiamento che vanno alla deriva portate dall'onda. Che spettacolo! Quandola riva si avvicina definitivamente e ti rendi conto che è finita, è dura e quasi non capisci l'ordine del capitano di tenersi forte. Poi la barca dirige la prua diretta verso la riva e il motore è spinto alla massima velocità. Ma cosa fa?! Grezzoloooooooooo! La barca plana sulla sabbia con un gran tonfo come in un parco giochi. Il pickup è lì che aspetta. Bisognerà rifarla questa esperienza. 


SURVIVAL KIT


Il marlin
Il giro coi pescatori è una delle attrazioni classiche dell'Oman. Credo che ogni paese, in particolare le zone turistiche, offrano questa possibilità. Da quanto vedo nelle offerte su internet e tripadvisor, in generale mi risulta che costi abbastanza. Qui a Ras al Jinz, si ha comunque la migliore opportunità certa di stare in mezzo alle tartarughe, frequentissimi i delfini, a volte c'è un passaggio di balene ma non questo ha particolari ricorrenze stagionali. A casa Oman ci si affida alle cure di Grezzolo per 10 OR a persona (minimo due persone) per una intera mattinata. Divertimento assicurato e gita imperdibile. Ulteriore chicca, il pescato te lo mangia cena.

Che goduria!


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lunedì 5 novembre 2018

Oman 9 - Un bar sulla spiaggia


Passare il tempo all'omanita

Tartarugando
Aspettando la cena, a Casa Oman ci si mette in modalità divano, nel cortile dove la temperatura è addirittura piacevole. Chi tira boccate dal narghilè casalingo, l'aspiratore pare sia stato fatto con un tubo di recupero di una lavatrice, chi sorbisce una tazza di thé, chi parla di viaggi e di terre lontane. Ogni tanto rincorri le tartarughine che, evitate le trappole sono arrivate per sbaglio fin nel cortiletto e le aggiungi a quelle nei secchi in attesa di essere liberate nella notte. Arriva il figlio di Rachid, un batuffoletto di due o tre anni, non bada a nessuno in particolare, ma con fare consueto punta ad appropriarsi di un qualsiasi smartphone in vista, strumento dal quale è morbosamente affascinato. Oggi tocca a quello di Silvia detta Burra, che non aspettava altro. Lei si balocca il bambino sull'amaca e lui smanetta come un esperto, ipnotizzato dai filmati che si susseguono sul piccolo schermo. La tecnologia ha un fascino perverso che supera qualsiasi immaginazione. Intanto arrivano altre due bimbette più sbarazzine, hanno voglia di stare a contatto con tutte queste bionde strane che popolano questo altrettanto strano spazio, in parte estraneo nei modi e nelle forme, in parte ormai consueto per il paese. Casa Oman è così, un luogo aperto dove chi vuole entra e si ferma a chiacchierare e a bere un thé, come fosse una casa di amici. Qualche volta sono venuti anche gli imam del paese, un po' per curiosare, un po' per controllare che tutto fosse regolare e non un luogo di perdizione.

Il paese
Traccheggiavano davanti alla porta accarezzandosi i barboni con aria perplessa, Iapo li ha invitati ad entrare, hanno bevuto il thé con un paio di datteri, hanno buttato l'occhio intorno e visto che tutto era moralmente in regola, adesso sono tutti amici e anche lui è diventato uno del paese. Anzi stasera si va assieme al bar sulla spiaggia a vedere la partita. Il calcio europeo è molto seguito da queste parti e la TV trasmette moltissime partite dei principali campionati. Bisogna dire che gli Omaniti non hanno molto da fare visto che la maggior parte di loro, essendo sponsor di qualcuno o pensionato dopo venti anni di un qualche lavoretto in un ufficio governativo, non lavora per nulla e passa la giornata in orizzontale, complice il caldo e l'abitudine. Anche chi per tradizione familiare fa il pescatore, qui sulla costa, passa sì qualche ora in barca la mattina, poi porta quello che ha preso a casa o al grossista, che tanto qui basta buttar giù l'amo e il pesce viene su  e poi deve far passare il resto della giornata in qualche modo, fuori casa, con gli amici da qualche parte a chiacchierare o appunto a guardare qualche incontro di calcio. Questa è la vita qui, alle attività varie ci pensano gli immigrati, la casa se non ce l'hai te la da gratuitamente il Sultano, che Allah lo benedica, una villetta di 200 m2 con cortiletto di 600 e chi ti ammazza. In ogni caso non sembra affatto che le persone sia turbate dal problema di non sapere come passare il tempo. 

Locale omanita
Intanto mangiati due pesci alla griglia e una cacio e pepe, è quasi venuta l'ora, saltiamo in macchina e andiamo fino al bar, che in realtà è una baracca di assi sulla spiaggia, di certo abusiva, che però ha addirittura due maxischermi a Led, che assieme valgono di più di tutto il resto del locale, che un pakistano ha aperto da un paio d'anni; si sa, ciò che non è vietato è tollerato. La sabbia è coperta di stuoie e cuscini. Chi viene qui si sdraia, meglio se completamente coricati, soliti thé, datteri e narghilè, al massimo una Coca o un succo di frutta e ti guardi il Real o il Barça, che qui ormai tutti tifano gli spagnoli a giudicare dalle magliette che girano. Per raggiungere la spiaggia, appena fuori del paese è buio pesto, ma basta seguire la vecchia pista di atterraggio dell'ultima guerra e arrivi al casotto sulla riva. La vedi addirittura su Google map, una grande X, unico segno riconoscibile che segnala il paese sulla punta del capo. Le macchine sono lasciate in disordine sulla sabbia. Poche figure sdraiate sulle stuoie. I bricchi del thé davanti. Sia noi che Iapo veniamo accolti subito dalle irridenti invocazioni dei presenti: - Baulo,  Iuvi, Iuvi !!! - Tutti sanno quale sia la squadra di appartenenza del nostro anfitrione, d'altra parte Juventus - Young Boys, la partita di stasera non dovrebbe essere tra le più impegnative e nella fattispecie anche i locali parteggiano per la squadra italiana. Tuttavia mi sembra che gli animi non si scaldino più di tanto ed i goal vengono sottolineati soltanto da qualche brusio soddisfatto di sottofondo. Solo Iapo e Pierangelo, essendo coinvolti emotivamente esultano con gusto sotto l'occhio benevolo degli astanti.

Barche di pescatori
Ah, gli italiani, caldi e passionali! Il 3 - 0 e il risveglio di Dybala appagano la passione e la lontananza da casa dei miei due sodali. Ce ne andiamo soddisfatti, tra i salam-aleikun degli astanti che intanto aspettano la prossima partita, la notte è ancora lunga e la brezza di mare piacevole, non c'è che dire. Dicono che qui l'incidenza delle malattie cardiache e da stress sia estremamente bassa. Sarà la dieta ricca di omega 3. Intanto torniamo a casa soddisfatti. In cortile c'è ancora Grezzolo il pescatore, gli altri sono già andati a dormire. Ormai anche gli Omaniti lo chiamano così da quando è stato battezzato dalla casa con questo soprannome che lo identifica come l'ottavo nano, quello, diciamo così, meno formale. E' proprio un'abitudine, questi romagnoli non sanno resistere all'appioppare un qualche identificativo a tutti, che poi gli rimane appiccicato a vita e il sistema ha già contagiato anche chi sta intorno. Vai con lo zoppo e impari a zoppicare diceva mio nonno. Grezzolo appunto, anche i suoi compaesani ormai lo chiamano così, anche se la pronuncia araba suona curiosa, è uno dei pochi che fanno una specie di lavoro, quello del pescatore che poi se capita, porta in giro gli amici di Iapo per arrotondare, in realtà perché si diverte molto di più che a pescare. Prima aveva Rashid come socio e dividevano i proventi, come da tradizione in tre parti, una a testa per loro due e una per la barca che è la sua, poi vista l'attitudine spiccata del socio per le attività da divano, si è messo in proprio, tanto con i turisti sa come bisogna fare per divertirli e farli tornare a riva soddisfatti. 

Pesca facile
Prendiamo accordi per domani mattina, sarà senz'altro una bella giornata, il mare abbastanza calmo, l'uragano che il meteo ha annunciato per i prossimi giorni sta virando verso il sud e lo Yemen, le disgrazie vanno sempre verso chi sta peggio, non c'è che dire e chi sa che non ci siano in giro i delfini, anche se non sarebbe ancora la stagione piena. Grezzolo ridacchia soddisfatto e se ne va a dormire. Forse è proprio ora, ma come si sta bene qui a guardare le stelle sopra la testa con la brezza leggera che smuove appena le fronde più alte della palma. Come è basso sull'orizzonte il gran carro! C'è odore di mare, di sabbia, di spezia che esce dal bricco caldo del thé. Forse si può vivere anche così senza fare troppi programmi per il giorno dopo, nella terra di Simbad il marinaio. Già ma lui campava navigando per i mari e saccheggiando ricchezze da qualche nave di mercanti di passaggio e qui a terra, se non ci fosse il petrolio o se il Sultano invece di distribuirne benignamente i proventi a tutti, se li tenesse per sé? Mah, per la verità campavano anche prima, in fondo i pesci ci sono, basta tirarli su e sembra provato che un uomo possa campare anche quaranta giorni mangiando soltanto datteri senza alterazioni dei valori (ematici eh!). Sarà, bisogna vedere cosa dice il diabetologo. Certo qualche commercio con gli schiavi, dalle parti di Zanzibar lo facevano, ma chi è senza colpa scagli la prima pietra. Andiamo a dormire, và che domani tocca andare a mare. Intanto neanche stanotte ho sentito il muezzin. Che dorma anche lui?

La grande X di Al Hadd



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domenica 4 novembre 2018

Oman 8 - Sur


Un Dhow in costruzione


Mausoleo di Bibi Miryam (dal web)
Alla fine, dipendesse da te staresti a mollo nell'acqua cristallina e alternativamente all'ombra delle rocce per tutto il giorno e anche di più, visto che in tutto l'Oman è consentito (o almeno non è vietato) il campeggio libero, ma alla fine si ricarica tutto e ci si dirige verso casa. A metà strada tra Tiwi e Sur, c'è, ben segnalata da un cartello che indica la relativa uscita, l'antica città di Qalhat. E qui darei all'amico Iapo un consiglio non richiesto, quello di prevedere uno stop di una mezz'oretta, visto, che ci si passa proprio a fianco, per dare un'occhiata al Mausoleo di Bibi Maryam, costruito nel XIII secolo dal re di Hormuz per custodire le spoglie dell'amata moglie. Questa è l'unica vestigia conservatasi fino ad oggi, di questa città dai fasti passati così importanti da essere raccontata anche da Marco Polo che qui si fermò durante il suo viaggio di ritorno. "...Calatu si è una grande città ed è di lungi da Dufar 500 miglia verso maestro, ed è una nobile città sopra il mare e sono tutti Saracini e adorano Malcometto. Qui non ha biada ma per lo buono porto che c'è, sì vi capitano molte navi che vi recano assai della biada e molte altre cose assai. La città si è posta sulla bocca del golfo di Calatu, sicché vi dico che veruna nave vi può passare, né usare, senza la volontà di questa città istessa... " (Cap. 172). 

Il dhow
Oggi non rimane più nulla oltre la tomba posta in posizione isolata in vista del mare e della importante città di quel tempo, distrutta da un terremoto nel XIV secolo e successivamente bruciata dai Portoghesi, puoi vedere solo un piccolo paese che non conserva altri ricordi storici, ma rimane comunque la suggestione di guardare, dal rilievo su cui si erge la tomba dalle mura sbrecciate che il tramonto incipiente illumina di riflessi dorati, lo stesso mare che vide il nostro veneziano e che destò la sua ammirazione. Che questo sia un luogo dal passato importante lo testimoniano anche le parole del più grande viaggiatore arabo, Ibn Battuta che giunse a Qalhat attorno al 1330. Ecco come ne racconta: "...Da Sur assunsi una guida indiana (si vede che già allora c'erano immigrati dall'India che venivano qui a lavorare) che mi portasse alla grande città di Qalhat, che raggiunsi esausto... per esserci arrivato proprio durante la stagione più calda. Qui visitai la tomba di Bibi Miryam e quindi dopo sei giorni di traversata nel deserto raggiunsi Nizwa...". Insomma una suggestione che varrebbe la pena di provare. Dopo una mezz'oretta, il nostro amico viaggiatore, a quel tempo ci avrà messo almeno un giorno pieno, arrivi dunque a Sur. Certo che è più comodo viaggiare in auto piuttosto che in cammello, a prescindere dallo stato di usura prodotto dallo sfregamento delle chiappe sulla sella, cosa alla quale probabilmente a quel tempo erano abituati. 

Al faro
La città, che si adagia con molle tranquillità attorno agli spazi larghi di una baia che fornisce un porto naturale di vaste dimensioni, vive ritmi sereni, anche se dotata di tutte le caratteristiche di una città dei nostri tempi, con negozi, banche, cambiavalute e meccanici per tutti i gusti. Tuttavia il tramonto dal faro è uno di quegli appuntamenti classici da non perdere e se hai la fortuna di qualche straccetto di nuvole nel cielo dell'ovest, non rimpiangerai certo il tempo passato sulla balconata mentre l'orizzonte si incendia dietro le sagome delle torri di osservazione. Già, l'Oman è pieno  di torri di osservazione, sia sulle coste che nei paesi dell'interno, allo stesso modo che sulle nostre coste, segnale certo che un tempo arrivavano dal mare i predoni, da noi i temuti Saracini, lo nero periglio che vien dallo mare, avrebbe detto Brancaleone da Norcia, qui principalmente i Portoghesi in cerca di razzie. La specie umana ha evidentemente, anche in tempi e luoghi diversi, gli stessi stilemi. Ma proprio qui a Sur, rimane un'altra meraviglia citata da Marco Polo (e pensare che qualcuno dice ancora che non si era mai mosso da Costantinopoli e che parlasse solo per sentito dire): gli antichi cantieri navali. La tradizione, che continua da secoli, ha qui ancora la sua piena attività. 

La poppa
Ne avevo già visto traccia un paio di anni fa sulla costa del Gujarat, ma ormai laggiù questi cantieri sono in disarmo, mentre qui si costruiscono ancora barche, anzi possiamo proprio dire navi, date le dimensioni, completamente in legno, senza uso alcuno di chiodi o di viti o altro metallo. Ogni trave viene fissata tramite incastro o con cunei di legno da una schiera di maestri d'ascia di grande esperienza. Questi dhow, così si chiamano questi giganti, che arrivano a costare oltre 250.000 €, vengono oggi ordinati solo da grandi ricchi che li preferiscono ai moderni yacht per rimanere legati alla tradizione. Sono giganti a vela che puoi ancora veder girare al largo della costa di tanto in tanto secondo i ritmi di un tempo. Alla sera il cantiere è quasi deserto, ma è completamente avvolto da un odore forte di legno tagliato, hai la sensazione di essere in una casa di tronchi nella foresta, mentre operai e addetti si aggirano con travi sbozzate, stipiti da tornire, assi da modellate. Potresti essere stato trasportano indietro nei secoli da una speciale macchina del tempo, mentre ti muovi attorno alle due gigantesche carene che torreggiano sulla riva, su cui si può salire attraverso una malferma scaletta. La parte esterna è quasi terminata e già si cominciano a scolpire sportelli e porte per arredare gli interni. Il cassero, a diversi metri  di altezza è bordato da una fila di eleganti colonnine. Qui il tek e gli altri legni duri la fanno da padrone. Profumi di sandalo e di incenso, gli stessi, certo, che avevano incantato il nostro veneziano.

Sulla tolda
La bassa marea ha quasi prosciugato la laguna dietro il porto, uccelli di ogni specie becchettano nel fango che l'acqua ha quasi completamente scoperto. Con la luce che scende anche la temperatura diventa più amica, senti una variazione nell'aria, le strade intorno sono più popolate, cominciano ad uscire anche le donne. Molte figure scure completamente velate, si aggirano lungo le strade, qualcuna si dirige verso il suk, altre entrano nei negozi per fare compere, alcune si salutano tra di loro chiamandosi per nome, ma come faranno a riconoscersi? Questo rimane uno dei tanti misteri dell'Oriente. Per il suk ci sarà tempo un'altra volta. La giornata è stata già lunga e anche un po' faticosa ma è bello prolungarla ancora un po' seduti ad un piccolo bar, mentre guardi il passaggio e la vita che scorre, appunto decisamente più intensa a quest'ora. Il thé al cardammomo col latte condensato, sarebbe veramente una specificità indiana (chai masala), ma qui è ormai entrato nella tradizione ed è una bevanda così particolare che il suo aroma, anche ad occhi chiusi ti trasferisce subito in questa parte di mondo. Spesso e caldo, dolce e carico di sentore di oriente, pizzica la lingua, sicuramente c'è anche zenzero, ogni locale ha la sua ricetta specifica, ma appaga il corpo. Ormai è buio bisogna tornare a casa.




La laguna di Sur

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sabato 3 novembre 2018

Oman 7 - Tra velo e bikini

Abaya 

Sulla spiaggia
Certo è fatica divertirsi, ma quando scendi verso la costa mentre attorno a te, gli strapiombi delle montagne si allargano e cerchi di riordinare nella tua testa tutti gli spot visivi che ti sono passati davanti agli occhi, troppi e troppo in fretta accidenti, la fatica ed il caldo non lo senti più, anche i muscoli (quei pochi che ti rimangono almeno) delle gambe tremano un po' meno e ti crogioli in quella sensazione di ebbro godimento del bello che tutto attenua e avvolge di dolcezza. Un tantino troppo melenso eh!? Ragazzi devi vedere il verde smeraldino di quelle pozze, la roccia aspra che incombe sopra di te, i sorrisi di un vecchio che si aggiusta il mussar rosso sulla testa (chiamatela keffiah se volete) appoggiato al suo lungo bastone da passeggio, gustarti gli strapiombi della pista mentre ridiscendi da Miban e poi capisci il caldo senso di soddisfazione per essere arrivato fino a qui, che già completerebbe la giornata. Ma è soltanto mezzogiorno e finita la gola, sei arrivato alla costa, una lunghissima falesia rocciosa dagli strati sedimentari arrotondati dallo sbattere delle ombre che è bordata per chilometri da una spiaggia di sassi tondi e ben levigati. L'onda del golfo oggi non è forte e lo spazio ideale per i picknik. Qui, a Stony Beach, hai solo l'imbarazzo di scegliere dove metterti, intanto alle tue spalle il costone roccioso garantisce una apprezzabile fetta di ombra alla quale ripararsi, mentre sgranocchi, frittate, insalate e datteri, tanto per riprenderti le calorie utilizzate nel wadi. 

Il picknik
L'acqua non è neppure esageratamente calda e ti abbraccia materna, rinfrescandoti e cullando il tuo desiderio di riposo, attutendo le asperità di pensiero. Qui ti senti buono con tutti, avresti voglia di abbracciare ogni persona che incontri. E qualcuno viene infatti a questa spiaggia. Agli Omaniti piace andare a mangiare in giro e di fronte al mare. Si stende un telo a terra, si scarica il pickup e si aprono le sporte. Le donne rimangono vestite completamente e difficilmente si bagnano, Gli uomini si buttano più volentieri magari con pantaloncini sotto il ginocchio. Qui siamo lontani da Muscat e le donne sono generalmente velate col niqab nero di più recente tradizione saudita, assieme alla abaya scura che si indossa sopra i vestiti colorati sottostanti che si mostrano solo in famiglia, mentre un tempo si utilizzava soltanto lo scialle (lahaf) che ricopriva la parte superiore del capo ed i capelli ricadendo sulla schiena. La curiosa mascherina che copre quasi tutto il viso e la bocca è invece tradizione dei beduini del deserto, che però tendeva piuttosto ad evitare di esporre troppo la pelle al sole ed alla sabbia, ricordatevi che qui bianco è bello e l'abbronzatura simbolo di bassa condizione sociale. Qui si apre il lungo e difficile discorso sulla condizione della donna in Oman. Da quanto ho potuto capire e non è detto che abbia compreso bene, qui i sessi sono molto distinti come compiti specifici e posizione sociale, ma non sembra che questo implichi relazioni di superiorità o di inferiorità specifiche. 

Uomini col tradizionale mussar
La tradizione, imposta anche dalle condizioni naturali del paese, ha determinato due stili di vita completamente diversi tra i due sessi. Gli uomini stavano fuori casa quasi tutto il giorno, e si occupavano dei pochi lavori possibili in questa terra, pastorizia, pesca, datteri e commercio e non hanno quasi mai voce in capitolo nelle questioni familiari e sul funzionamento della casa e della famiglia. Le donne, che non hanno mai avuto lavori effettivi a disposizione da svolgere (qui non c'era agricoltura possibile come in altri paesi del mondo), oltre a quelli domestici e dell'allevamento dei numerosissimi figli, si occupano della gestione della casa in toto ed escono pochissimo (complice il clima) se non per farsi visita tra amiche e parenti. I matrimoni sono combinati dalle donne soprattutto tra parenti e questo vincolo è un contratto in cui l'uomo, per garantirsi una ricca prole, si impegna a mantenere il tenore di vita della sposa almeno all'altezza della famiglia da cui proviene e in modo assolutamente paritario rispetto ad una eventuale altra moglie, cosa giudicata così difficile da perseguire che, in pratica, la poligamia, tecnicamente ammessa, non viene praticata da nessuno. Nel caso la moglie giudichi di non avere un trattamento consono alla sua aspettativa, riguardante ogni aspetto della vita coniugale, da quello economico ad eventuali violenze domestiche, parla col padre o con la sua famiglia, manifestando la sua scontentezza. Il marito viene richiamato subito all'ordine dall'autorità e provata la sua mancata ottemperanza, la moglie ottiene immediatamente la rottura del vincolo matrimoniale con conseguente divorzio, tornando alla famiglia di origine, con obbligo di mantenimento, vita natural durante.

Al mercato
In effetti il rapporto familiare, pur in questa rigida divisione dei ruoli, sembra abbastanza paritario e puoi assistere spesso a pesanti richiami all'ordine telefonici di mariti nullafacenti, spiaggiati sui vari divani a fumare il narghilè, da parte di mogli che ordinano in maniera perentoria di andare immediatamente a comprare il latte o altre cose necessarie e portarlo a casa di corsa. L'uomo, magari brontolando, molla il bocchino, si alza e va a fare la spesa. Se dai centri periferici più legati alla vita tradizionale, andiamo verso le città naturalmente più evolute, si nota una maggiore presenza delle donne nella vita esterna o vestite all'occidentale e senza niqab. In strada vedi donne alla guida quasi nella metà dei mezzi circolanti. Le università sono frequentate paritariamente da molte ragazze e ci sono ormai moltissime donne in ruoli importanti, diversi ministri e ad esempio, il capo della polizia di Sur è una donna. Ovviamente l'aspetto del velo è quello che ci colpisce maggiormente e forse ci spinge ad un giudizio meno vicino alla realtà, mentre bisogna considerare che questo aspetto è soprattutto legato alla tradizione ed al punto fermo di considerare la nudità (anche maschile) estremamente disdicevole ed inappropriata. Quindi in giro per la città e nei paesini, è molto scorretto girare in  minigonna, spalle scoperte o bretelline per le donne o in shorts corti e a torso nudo, anche per gli uomini, mentre sulle spiagge è ammesso anche il bikini, nella quasi totalità dei casi. 

Tartarughe
Bisogna anche dire che i tempi cambiano velocemente e questo è un paese, pur rigoroso nei divieti, ma molto tollerante su ciò che non è espressamente codificato. Comunque sia, considerate sempre che le turiste in bikini sulla spiaggia attirano l'occhio, rispettosissimo per carità, di quanti faticano a  vedere qualcosa di più degli occhi e dei piedi delle donne che li circondano. Non parliamo dei lavoratori stranieri, che sono all'incirca il 50% dei residenti e che le donne le hanno lasciate a casa a migliaia di chilometri di distanza e le vedono, se va bene, una volta all'anno. Comunque sia, tranquille ragazze, che questo è uno dei paesi più sicuri del mondo e non solo per questo aspetto. In ogni caso, mentre fai queste considerazioni, puoi sguazzare tranquillo tra le onde azzurre come un'acquamarina e goderti gli spruzzi di spuma bianca della risacca che si insinua nelle grotte scavate sotto la costa. Sullo sfondo un capo si allunga nel mare delimitando l'orizzonte sereno. Su butti l'occhio verso il largo, ecco spuntare di tanto in tanto il testone di qualche tartaruga che nuota vicino alla riva in attesa che cali la notte per risalirla e cercare un tratto di sabbia dove deporre le sue uova. C'è un senso di calma e tranquillità tutto attorno che invita a riposarti e ti spinge a rimanere sdraiato sulla battigia un po' più a lungo, prima di raccogliere le cose e rimetterle sul cassone del pickup. Michela chiama a raccolta, non resta che salutare i vicini che mangiano allegramente all'ombra e riprendere la strada verso Sur.

Modernità e tradizione



SURVIVAL KIT


Rocky beach
Stony beach - A qualche chilometro dall'abitato di Tiwi, la Rocky beach è una bella spiaggia di sassi che ha la importante caratteristica di garantire l'ombra delle alte  rocce retrostanti da mezzogiorno in poi. Ideale per una sosta, con picknik, dopo la fatica del trekking nel wadi Tiwi. Si arriva fin sulla spiaggia con la macchina, attenzione a non insabbiarvi, soprattutto se non disponete di 4x4. Dovrete comunque disporre di macchina privata perché non ci sono praticamente servizi pubblici né da Muscat, né da Sur che dista circa 50 km. Se amate la sabbia c'è anche la White Beach, 9 km a NW da Tiwi, nei pressi di Fins, verso Dibab, ma lungo tutta la costa avrete comunque l'imbarazzo della scelta. Per una elencazione di altre spiagge interessanti, date un'occhiata a questo sito.


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venerdì 2 novembre 2018

Oman 6 - Wadi Tiwi


Wadi Tiwi


Paesaggio del wadi
Risvegliarsi è fatica, ma stante che dopo la precedente notte saltata, ho dormito come un ciocco, il riposo dei giusti insomma, quello che non ti fa neppure sentire il muezzin alle 4 del mattino, riuscire a connettere il sistema cervello già poco funzionante di sé, data l'obsolescenza programmata, non è immediato, un po' come quei vecchi computer che per scaldarsi ci mettevano una decina di minuti. Qui diciamo invece che la colazione aiuta, soprattutto la torta appena sfornata ed il sempre presente contenitore dei datteri, fornitore di carburante zuccherino che accende i sensi e la voglia di andare. Già perché qui tutto è già pronto per il giro programmato per oggi. Presto che è tardi, inforchiamo (non so se si tratta del verbo adatto, ma di prima mattina mi consento la licenza poetica) le due Toyota pickup che ci aspettano davanti al cancello, caricate dell'opportuno scatolone frigo, ricolmo di acqua e viveri di sussistenza e via verso l'alba dalle dita rosate (in realtà sono le 9 e il sole picchia già discretamente oltre i 30°C all'ombra, al sole cuoci le uova, ricordatevi di non dimenticare mai il cappello). La strada ripercorre quella lungo la costa fatta ieri, arrivando da Muscat, ma oggi me la godo meglio, a prescindere dal fatto che sono io alla guida del secondo mezzo. A destra l'Oceano, a sinistra un territorio straniante, solitario e scabro, fatto di ammassi di roccia continui e nudi, assolutamente diversi da ogni altro paesaggio che mi è capitato di percorrere.

Dal cassone
Non c'è un albero o altra traccia di vegetazione, solo pietra scura e spinosa, che ti respinge alla necessità di risalirla, se mai te ne venisse la voglia. Un paesaggio alieno, lunare e calcinato da un sole spietato, mondo senza ombra che attende solo il calare delle tenebre per riposare un poco. Una terra in cui non possono sopravvivere neppure rade capre, priva com'è del minimo cespo di erba secca a disposizione, un non luogo dove puoi solo transitare, mai fermarti, eppure proprio per questa sua unicità splendida e severa, che attrae morbosamente, vorresti anzi fermarti di continuo per afferrarne gli scorci, gli aspetti più segreti, le linee spezzate dei rilievi senza nome. Questa sensazione di spettacolarità paesaggistica, è una costante che caratterizza tutto il paese, a partire dalle alte catene interne di monti, ai brandelli di deserto, estreme propaggini meridionali del Rub al Khali saudita, che comincia proprio al confine, alle sconfinate piane di terra sabbiosa battute dal vento, alla costa che alterna spiagge a perdita d'occhio a scogliere a picco sulle onde che la erodono in mille caverne nascoste, faraglioni maestosi, falesie scavate in cento anfratti misteriosi e scogliere impossibili da salire se non con lo sguardo. Percorrere le lunghe strade deserte e prive di traffico, è solamente più rapido, ma somiglia tanto alle traversate che potevi compiere solo qualche decennio fa con le carovane di cammelli, carichi forse di spezie, di incenso o delle altre merci che l'insopprimibile voglia di commercio dell'uomo, vuole spostare da un luogo ad un altro per aumentarne il valore aggiunto.

La pista
Dopo Sur risaliamo la costa per un'altra oretta, lungo la strada solo villaggi di poche case. Vicino al villaggio di Tiwi aspettiamo Ibrahim che ci accompagnerà nella risalita dello wadi. Questo è un altro degli aspetti focali di questo paese. Durante milioni di anni, l'acqua, che un tempo doveva di certo presentarsi con maggiore frequenza ed intensità, ha scavato profondamente nella roccia viva, lunghi e contorti cammini che hanno lasciato strette tracce tra pareti altissime, create da corsi d'acqua improvvisi e violentissimi per correre alla fine del loro impetuoso tragitto, fino al mare o perdersi tra i deserti e le dune. La diminuzione delle precipitazioni e le temperature estreme hanno poi ridotto questi torrenti stagionali a esili rivi che nella maggior parte dei casi scompaiono del tutto salvo ripresentarsi con furia rovinosa nei rari casi in cui, magari a distanza di anni si ripresenta un momento di precipitazioni intense, che raccoglie le acque di un intero bacino, rese fangose, che si gettano di botto in queste gole spazzando via tutto e scavando ancora più a fondo, con la furia degli elementi che portano con sé. Sono gli wadi (attenzione il plurale in arabo è uidian), assai numerosi nel paese e che costituiscono una delle attrazioni naturali più interessanti. Si tratta quindi di valli profondissime e scoscese, veri e propri cañon, in fondo ai quali è disegnata la traccia del letto di un torrente in secca, salvo qualche punto in cui, sorgenti nascoste o avvallamenti causati dalle erosioni hanno lasciato delle pozze di acqua più o meno profonde o brevi tracce di corso che poi si perde nei meandri della roccia.

Oasi lungo il wadi
Spesso è proprio questa pur limitatissima presenza di acqua che ha spinto qualche piccola comunità ad insediarsi sui loro bordi, dove la vita è consentita in piccole oasi di montagna, fatte di poche case e qualche palma, ciuffi di verde miracoloso in fondo alle spaccature della roccia viva, che testimoniano la incredibile adattabilità della specie che ha conquistato il pianeta. Wadi Tiwi è uno dei più belli di questa parte dell'Oman e vi si accede attraverso una ripidissima e contorta pista che risale il cañon per diversi chilometri. Cedo la guida a Ibrahim che farà strada e mi metto sul cassone della seconda macchina guidata da Michela, una delle tre componenti dello staff di Iapo, tutte donne, che Iapo si fida solo di loro, Silvia, Michela e Roby, dolci come il miele, ma dure come l'acciaio, affidati a loro che ti condurranno a salvamento. La pista è strettissima e difficile, se incroci qualcuno è un problema; una sorta di camioncino scende con una certa baldanza, Miki si fa da parte, ma la ripartenza è così ripida che le ruote dietro posteriori scivolano indietro nel fosso. Solo la prima ridotta ci cava fuori. Sul cassone dietro la vista delle parete a picco sopra di noi è maestosa, ma bisogna tenersi bene. Sono con Roberta, una deliziosa siciliana che ha trovato la sua strada in Svizzera, che ti mette allegria solo a guardarla. 
Un falaj
L'entusiasmo è alle stelle e non ti passa neppure per la mente di cascare giù dal burrone, non sarebbe davvero il caso, perdersi il resto del cammino. Questo è uno dei pochi wadi che presentano lungo il percorso piccoli gruppi di abitazioni durante la risalita della valle. Pastori di capre e palme da dattero, qualche orto in cui arriva l'acqua incanalata dalle fonti o dalle pozze, tramite una ingegnosa rete di falaj, i piccoli fossati dalle pareti rialzate che rendono possibile la vita vegetale nelle oasi. L'ultimo dei villaggi è Mibam, un gruppo di una decine di case arroccate su rocce scoscese, dopo il quale la pista finisce trasformandosi in un sentiero che risale la montagna. I pochi abitanti che incontri sono molto cordiali e mostrano evidente piacere che qualcuno arrivi fin quassù spinto dalla bellezza di questa valle. Scendiamo lungo le terrazze dell'oasi verso il fondo del wadi che corre più in basso. I villaggi e la case sono state costruite sempre al di fuori della portata delle piene anche più rovinose possibili e quindi bisogna calare di almeno una cinquantina di metri saltando tra pietre e muriccioli, prima di arrivare alla prima pozza di acqua verde smeraldo, incastonata tra le rocce a strapiombo. Di qui si tratta di scendere lungo una parete scabra e tagliente fino alla seconda pozza, qualche decina di metri più sotto dove puoi fare il bagno in un'acqua deliziosamente fresca e ristoratrice. 

Nuotando nelle pozze
La pozza finisce in una cascata che si butta qualche metro più avanti in un ulteriore laghetto dall'acqua blu come l'Averno. Per arrivarci Ibrahim ha preparato una corda con la quale calarsi fin giù, ma se per andare aiuta la gravità della vecchiezza, per risalire ci vogliono le braccia della gioventù e soltanto la solare Roberta, che non vuole rinunciare alla meta quasi raggiunta, si cala attraverso lo stretto passaggio, tra gridolini di soddisfazione e invidia di chi è rimasto più sopra, certa che il prode Ibrahim, che non vorrà certo perdersi a lungo la visione del suo bikini, la aiuterà nella risalita, cosa che tra sghignazzi ed incitamenti avviene poco dopo. Beh, questo è un posto dove vorresti rimanere a lungo, tra pareti a picco, gorgogliar d'acque fresche e senso di selvatica bellezza, anche perché la mezz'oretta di risalita per raggiungere le auto, con la calura che aumenta proporzionalmente tanto che il sole arriva allo zenit, è una fatica mortale specialmente per i bolsi camminatori che devono portarsi appresso una quintalata di fardello di sugna e lardo, anche se quando te ne vai, lo fai con rimpianto e con attenzione a non sdrucciolare lungo le pozze di acqua ricoperte da formazioni di alga scivolose come saponette. Alla fine però bisogna pur tornare a valle, riscendendo la pista. Ancora però, le pareti di roccia ti circondano fin quasi al fondo, come per trattenerti in un abbraccio che sembra non volerti lasciare e nel quale tu stesso vorresti forse perderti.

L'oasi di Mibam

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Massi trascinati dal wadi
Wadi Tiwi -  Sulla costa a circa 160 km da Muscat circa 90 da Sur. Ad un paio di km a sud del più noto Wadi Shaab. Ben indicato vicino all'uscita auto stradale del paese di Tiwi, la pista comincia sotto il ponte dell'autostrada. Bisogna risalirla per circa mezz'ora (solo 4x4, pista piuttosto difficile per le sue pendenze) fino a raggiungere il villaggio di Mibam, che è l'ultimo dei sette che si incontrano risalendo. Qui è possibile parcheggiare e da qui prosegue un sentiero (denominato E35 che lo collega con un trekking segnalato, di due giorni, fino a Wadi Bani Khalid di cui parleremo più avanti). Da Mibam scendere (se non lo notate chiedete a qualcuno del posto che sarà ben lieto di mostrarvi la strada) lungo le terrazze dell'oasi in un sentierino ben visibile fino alla prima pozza, di qui si può scendere alla seconda, la più bella e successivamente attraverso la cascata ad una terza, dalla quale non è facilissimo risalire. In queste due pozze l'acqua è profonda e bisogna saper nuotare. Indispensabili: cappello da sole, scarpe da cammino su rocce (vanno bene anche quelle da scoglio, se non avete altro, ma evitate assolutamente gli infradito, perché cadere e farsi male è un attimo), acqua e costume da bagno. Attenzione nell'acqua che il fondo dove si tocca è scivolosissimo. Questo vale in generale per tutti gli wadi e non lo ripeterò più. Il posto è assolutamente imperdibile, ma fate attenzione perché basta poco per farsi male e rovinarsi il viaggio.


La cascata di Mibam

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