sabato 26 maggio 2018

Moldova 6 - Orheiul Vechi


Il Raut

L'ansa davanti a Orhieul Vechi
Ancora qualche chilometro tra queste colline apparentemente sempre uguali e sempre diverse per arrivare, dopo una breve deviazione dalla strada principale, nell'area di Orheiul Vechi, un'altro luogo della memoria di grande rilevanza per questo paese e che forse più di altri ne racchiude la storia millenaria. Basta fermarsi sulla collina più alta per avere a disposizione il miglior belvedere che abbraccia tutta l'area, uno scenario pennellato dal duro lavoro del fiume Raut, un affluente del Nistru che durante l'estate rimane quasi in secca, ma che in epoche passate, quando il clima era decisamente diverso, ha trasformato questo paesaggio dandogli la particolare bellezza che mostra oggi. Infatti l'acqua del torrente, unita all'opera incessante del vento che qui spira sempre con una certa violenta intensità e l'alternanza di temperature severe tra inverno ed estate, ha eroso profondamente il territorio, scavando con unghiate sinuose nel tenero terreno tufaceo, un seguito altalenante di profondissime anse. Da questo punto piuttosto elevato ne puoi abbracciare con lo sguardo almeno quattro, una delle quali è in pratica una depressione che arriva addirittura a mezzo metro sotto il livello del mare. Considerando che la Moldova è completamente priva di montagne, con una altitudine massima di poco più di 300 metri, possiamo dire che dal nostro punto di osservazione possiamo abbracciare quasi tutta la variabilità altimetrica del paese. 

L'hammam
Di qui puoi vedere a sinistra e a destra i due paesini di Butuceni e Trebujeni che si distendono sulla riva un poco rialzata del fiume. Le case sono distanti dall'acqua separate da campetti verdeggianti, segno che ogni tanto le piene primaverili, da cui è bene difendersi, possono abbracciare un territorio piuttosto ampio. Dall'altra parte, sul crinale della falesia spiccano le cupole blu del monastero nuovo e se aguzzi la vista nel costone scosceso che precipita verso il torrente riesci a scorgere gli spazi scuri delle caverne scavate nella roccia dell'insediamento antico. Sulla parete verticale dell'ansa opposta altri buchi scuri nascondono le caverne di grandi dimensioni che hanno ospitato insediamenti preistorici che pare risalgano fino a 40.000 anni fa, segno che l'uomo si era spinto già allora fino a questi luoghi, in epoche così lontane da noi nel tempo. Le tribù Dacie ed i Traci invasero l'area due millenni fa lasciando tracce della loro presenza, ma qui non riuscirono mai ad arrivare le truppe romane che pure conquistarono con Traiano, la Romania più a sud, dopo la definitiva sconfitta di Decebalo a Sarmigetetusa nel 106 d.C., ma non superarono mai le foci del Danubio verso nord. Gli altri resti storici sono poco visibili dall'alto e bisogna andare a cercarseli con calma, tra i sentieri che scendono lungo la collina tra campi di frumento e piccoli vigneti apparentemente abbandonati a se stessi. 

La casa museo
Nascosti tra le viti che ricoprono l'area del vecchio cimitero, alcuni muraccioli mostrano i resti di una antica moschea e di un grande caravanserraglio. Che vino antico daranno queste antiche piante contorte, dai grappoli spargoli e radi, cresciute con fatica sulle tombe e tra le rocce? Potresti chiamarlo il vino dei morti, forse anche per questo, degno di silenzioso rispetto, da usare per la messa o per un silenzioso momento di meditazione davanti alla lenta corrente del fiume che scorre in basso? Però le antiche pietre non parlano se non alla fantasia. Sono ancora, i più antichi, i resti dell'Orda d'oro mongola e dei Tatari calati dalle piane sarmatiche per impadronirsi di queste terre durante il medioevo. Vicino al fiume, rovine più imponenti su cui è stata tentato un discutibile recupero, di un hammam ottomano, mostrano l'avanzato sistema di canalizzazione dell'acqua bollente che inviava il vapore nei vari ambienti, dove gli ufficiali di quell'esercito potente si ristoravano ogni giorno. Poi ancora resti di mura a testimonianza della rilevanza strategica del sito, che a tutti gli effetti rappresentava in epoca medioevale un punto di passaggio importante su questo ramo della via della seta verso oriente. Infatti qui, nei pur minimi scavi e ricerche fatti a tutt'oggi, sono state ritrovate monete di moltissimi paesi anche lontanissimi e tracce di culture dell'epoca, segno inequivocabile dei pedaggi pagati per superare questo nodo nelle due direzioni. 

La cantina
Da sempre l'uomo ha sfruttato i luoghi strategici per sbarrare la strada a uomini e merci, rendendo importanti luoghi che hanno questo solo vantaggio di posizione e che vengono poi abbandonati se, per qualsivoglia motivo le merci cambiano strada. La fine di Petra o Palmira e di questo stesso sito lo dimostrano. Vicino al ponticello che porta a Butuceni c'è un piccolo museo che mostra una parte dei resti trovati in tutta l'area, con una bella collezione di monete antiche a riprova di quanto detto. La curiosità per cosa possa nascondere il territorio, al di sotto della superficie è tanta, si dice che i rilevatori di metalli passati nell'area delle rovine affioranti, suonino come impazziti, ma per ora non ci sono i fondi per procedere e quindi non vengono rilasciati permessi per ulteriori ricerche archeologiche. In fondo meglio lasciare ben conservato sotto terra, ciò che, magari frettolosamente si potrebbe portare alla luce, ma non si sarebbe in grado di conservare o valorizzare, domani chissà. Questa potrebbe essere una ulteriore opportunità turistica per questa terra. Intanto nel paesino che già si è provveduto ad inserire nell'area vincolata a parco, tutto è rimasto congelato nel tempo. Le case molto belle e risistemate tra fiori e verde, hanno conservato la loro struttura tradizionale anche quando si sono convertite ad agriturismi o locali di accoglienza. 

La camera con il letto-stufa
Una di queste è stata trasformata in museo all'aperto, dove puoi osservare anche all'interno la struttura tradizionale di queste abitazione, costituite generalmente dalla casa cosiddetta invernale col il tetto di canne impastate con argilla e sterco di cavallo, composta di due ambienti, uno per ricevere gli ospiti, la sala grande (casa mare) in cui si può vedere una bella esposizione di oggetti e vestiti tradizionali del corredo e l'adiacente camera da letto, con lo stesso costituito da una grande stufa in muratura su cui si dorme, circondati da bellissimi kilim antichi a terra o appesi ai muri, coi disegni delle classiche rose rosse in stile "savonnerie". Gli altri ambienti sparsi attorno al giardino, sono la cantina con gli strumenti della vinificazione, il pozzo, sempre presente in queste case ed il magazzino. Tutto intorno roseti e cespi di fiori appena sbocciati che si confondono con le tinte pastello delle costruzioni circostanti. Davvero piacevole. Subito dietro la scaletta che porta in cima alla falesia dove anche dal basso puoi vedere il campanile del monastero costruito nel 1905, dedicato all'Ascensione di Maria, all'interno del quale tra i molti affreschi (recenti), ripristinati nel 96 dopo la pausa provocata dalla chiusura del regime nel 44, potrai apprezzare la raffigurazione del re santo Stefan cel Mare. 

La croce sulla falesia
Questi è riconosciuto universalmente da tutta la nazione come il vero eroe moldavo che nel XV, regnando per quasi mezzo secolo, si oppose ai turchi sconfiggendoli più volte ed erigendo monasteri nei luoghi di ogni battaglia, ma il cui grande merito religioso fu anche quello di riscattare dal sultano il monte Athos in Grecia, affidandolo alla autonomia della chiesa, che è riuscita a conservarla fino ad oggi. Inogni città gli vengono dedicati un parco o la via principale ed in tutte le chiese la sua figura troneggia, generalmente all'entrata, con in mano la spada del condottiero (l'originale è conservata al Topkapi di Istambul, e prestata per essere esposta a Soroca, che ne ospita una copia,durante una importante manifestazione) oppure nella sua accezione religiosa di santo, che regge in mano il modellino del monastero costruito nel luogo dove si è svolta una delle sue battaglie vittoriose sugli infedeli e che gli sono valse evidentemente la beatificazione come soldato difensore della fede. Di qui e soprattutto dallo strapiombo sulla cima della falesia la vista sulle anse del Raut è davvero spettacolare, specialmente dalla grande croce di pietra dove la tradizione impone di fare tre giri attorno dopo averla ripetutamente baciata, stando attenti a fare molta attenzione e a non precipitare di sotto naturalmente. Poi attraverso un buco nella roccia puoi scendere al monastero antico scavato nella parete. 

Il monaco rimasto
Un tempo vi si poteva accedere solo calandosi con corde o attraverso una ripidissima scaletta intagliata in una fessura, che poi le erosioni e l'abbandono hanno fatto crollare, quando l'eremo è stato abbandonato. Dal 1996 un gruppo di anziani monaci di clausura, finite le preclusioni che il regime aveva imposto a tutti i luoghi religiosi, trasformandoli come in questo caso mi sembra in magazzino per fertilizzanti, lo hanno ripopolato, ritenendolo, proprio per la sua magica posizione adattissimo ad una vita contemplativa. Oggi uno solo di questi, anzianissimo, rimane in vita e vi mostra gli undici cubicoli scavati nel tufo dove riposavano i suoi confratelli, ormai sepolti nella falesia e l'ampia caverna che contiene la chiesetta con le sue preziose icone riportate dopo la riconsacrazione. Prega quando non c'è nessuno e accompagna in silenzio i visitatori tra le caverne, con passo lento e la schiena incurvata dagli anni. La lunga barba bianca sfiora le immaginette e le piccole croci in vendita sul banchetto. Accendere una delle sue sottili candele gialle davanti a questi visi dagli occhi grandi e ieratici ha un sapore di altri tempi. Una anziana con un grande fazzoletto a fiori che le copre il capo, prega in ginocchio, poi bacia una croce. Forse anche lei aveva preso dalla parete delle celle un piccolo frammento di conchiglia fossile, sostituendola con una monetina infilata a forza nel buco. La devozione è senza tempo e assimila gli uomini e le donne di tutte le latitudini con gli stessi gesti antichi.

La chiesa del monastero scavata nel tufo
SURVIVAL KIT

Le celle dei monaci
Orheiul Vechi - Escursione classica che copre come minimo mezza giornata a circa 6o km da Chisinau. Ci si può arrivare anche in pullman, ma vi suggerisco di utilizzare un'auto privata che potrà completare il giro (tipo questo) con una seconda meta nella giornata dedicata ad un altra meta(ad esempio le cantine di Cricova) di cui vi parlerò nel prossimo post. Da vedere i magnifici panorami dall'alto, i ruderi delle varie epoche tra le colline e lungo il Raut, il museo, una passeggiata nel paesino di Butuceni per ammirare le case tradizionali con i loro giardini, la casa museo tradizionale, infine la salita al monastero con la visita della parte nuova e di quella scavata nella roccia. Spettacolare vista dall'alto. L'ingresso all'area è a pagamento che si effettua alla biglietteria del museo (ma di solito è inclusa se l'escursione è organizzata). Se invece vi volete regalare uno o più giorni di relax assoluto in un luogo fuori dalla confusione del mondo moderno, potete approfittare dell'eco-agriturismo, fatto sullo stile dell'albergo diffuso, nelle case del paese. Esperienza che mi sembra molto interessante e fatta per le nuove tendenze del turismo occidentale. Qui potrete anche approfittare della cucina tradizionale che viene proposta a chi decide di fermarsi. Per le visite nel monastero (come in tutti gli altri che incontrerete nel viaggio) ricordatevi che è obbligatorio vestire in maniera appropriata, capo e spalle coperte, pantaloni o gonne al ginocchio per le donne, niente canottiere o short per gli uomini. Comunque all'ingresso, in generale, sono disponibili scialli e grandi grembiuli per coprirsi.

La falesia del monastero nella roccia

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