sabato 21 luglio 2018

Etiopia 30 - Il Bale National Park


Mountain Nyala maschio

Antilope di Menelik
Da un certo punto di vista, Awasa non sembra neppure una città dalle caratteristiche africane. Il lungolago con la gente che passeggia, l'albergo con i tavolini e gli ombrelloni con le persone sedute che mangiano un gelato e chiacchierano nella luce magica che precede di poco il tramonto, tutto appare come una città piuttosto moderna e in turbinoso sviluppo. Certamente il servizio è un poco approssimativo, ordini una bistecca ed arriva una crepe alla nutella, ma cosa importa, le striature rosse nel cielo, l'aria che rinfresca e la brezza che arriva dall'acqua dà una sensazione di gradevolezza e di piacevole voglia di far niente. Anche la notte passa in fretta e dopo una buona colazione non ti fa difetto rivedere ancora una volta il mercato dei pesci con le tilapie sventrate ed i sacchi di interiora preparate per nutrire qualche animale da compagnia di qualche ricco in città. Perché non dovete mica credere, ma ci sono anche qui i ricchi, ogni tanto vedi passare qualche suv da 50.000 dollaroni e di qualcuno sarà pure. Adesso però, partiamo con calma e attraversiamo l'altipiano, un saliscendi di terreni coltivati a cereali che passa per paesini e piccole città popolose. Transitiamo da Sashemene, senza neppure fermarci. Qui c'è tutta l'epopea della religione Rastafariana, che deriva dal re Ras Tafari e che ha poi sparso adepti anche nelle lontane Americhe. Qui, in questa città, rimane ancora una comunità piuttosto folcloristica che attira qualche turista con la messa in scena di musiche e treccioline che tra l'altro sono anche passate di moda.

Scimmia delle calebasse
Poi la strada prosegue dritta circondata da capanne più moderne, non più cilindriche, ma parallelepipedi ricoperti di lamiera anche se con le pareti di pali ricoperti di fango seccato. Il legno è il materiale di costruzione più utilizzato, coi lunghi pali di eucalipto di diverse misure, che ricoprono aree enormi sui fianchi delle montagne e che vengono via via tagliati, ripuliti e ammassati per poi essere portati nei luoghi d'uso da centinaia di camion che percorrono le strade, carichi fino all'inverosimile. E dappertutto c'è un grande fervore costruttivo, c'è bisogno di case e bisogna sempre considerare che questa nazione, in forte sviluppo, ha ormai superato i cento milioni di abitanti ed è sotto questo aspetto il secondo paese dell'Africa dopo la Nigeria. Dopo quasi duecento chilometri la strada risale ed arriviamo ai contrafforti delle  montagne che ospitano le fitte foreste del Bale Mountains National Park, forse uno dei più belli dell'Etiopia. Dinsho è una cittadina al limitare del parco, in pratica una serie di baracche lungo la strada nazionale, soprattutto esercizi commerciali e negozietti. Ci fermiamo a mangiare una injera ricoperta di densa pasta di fagioli e lenticchie in due versioni, una gialla piuttosto dolce e una scura piccantissima. Gli anziani ricoperti da lunghe palandrane mangiano in silenzio portandosi i bocconi alla bocca con le tre dita della mano destra. 

A  Dinsho
Questa è una zona musulmana e le poche donne che vedi in giro sono ben coperte di lunghe palandrane nere con tanto di niqab che lascia fuori solo gli occhi. Appena fuori del paese un viottolo scosceso porta all'ingresso di un'area boschiva, una riserva del parco, riccamente popolata di di ungulati che per la verità si vedevano anche lungo la strada di accesso. Partiamo per un bel giro a piedi nella foresta, intanto qui non ci sono animali pericolosi, risalendo la collina tra gli alberi giganteschi ed ombrosi che lasciano penetrare la luce del sole in una sorta di chiaroscuro grazie al quale gli animali si mimetizzano facilmente approfittando anche dell'erba alta ancora secca che si confonde col colore beige del loro mantello. Vediamo subito un gruppo di nyala di montagna (Tragelaphus buxtoni), una antilope bassa e massiccia, col dorso ingobbito e qualche striscia bianca sulla gola pelosa. I maschi hanno corna aguzze e incurvate elegantemente in avanti, poi ancora gruppetti di femmine timide che sbattono le grandi orecchie simili a quelle dei kudu. Tuttavia gli animali non sono molto intimoriti dalla nostra presenza e si lasciano avvicinare fino a qualche metro per poi sposarsi continuando a brucare l'erba, allontanandosi alla stessa velocità con cui noi le seguiamo, per mantenere una sorta di distanza fissa di sicurezza. Più nascoste tra gli alberi anche se più numerose, le antilopi di Menelik (Tragelaphus scriptus) sono più scattanti e preferiscono mantenersi leggermente più lontane. 

Femmine di Nyala
Juniperus procera
E poi ancora, risalendo la montagna si vedono ancora molte Bohor reedbuck, gazzelle rossicce magre e scattanti che contendono gli spazi alle altre tra gli alberi imponenti di Juniper procera, il ginepro etiope e l'Hagenia abyssinica, dai tronchi maestosi e dai ciuffi di fogliame caratteristici, da cui pare si ricavino medicinali dalla portentosa efficacia soprattutto contro le parassitosi da vermi che da queste parti sono comunissime.. Tra i rami più alti se guardi con attenzione seguendo l'indicazione dei rametti spezzati puoi scorgere qualche pelosissimo primate (Colobus) dal muso incorniciato da una fittissima barba candida, così come il ciuffo che gli orna la lunghissima coda, detta anche scimmia delle calebasse, molto comune nel parco. In ogni caso passeggiare qui nella foresta ti dà una senso di piacevole selvaticheria, con questo continuo incrociare animali in libertà senza la costrizione dell'essere richiuso dentro la corazza protettiva di un auto. Anche i facoceri enormi che incroci continuamente in branchi compatti, non paiono assolutamente aggressivi, al massimo girano di poco il testone per rimirarti, mentre in ginocchio sulle corte zampette, scavano la terra con le lunghe zanne, che viste così non fanno neppure più paura. Ci fermiamo alla casetta delle guide a prendere un caffè sotto gli occhi attenti dei guardiaparco in attesa di clienti. Mi sa che per oggi non arriva più nessuno, anche per noi è ora di andare a cercare un posto dove passare la notte.

Ingresso al parco

SURVIVAL KIT
Reedbuck
Hawassa lake view hotel - Awasa - Situato in ottima posizione sul lungo lago, bello e moderno pulito con camere grandi e e pulite. Tv, frigo, acqua, zanzariere e ventilatore, free wifi tutto funzionante. Comodo per fare passeggiate nel parco adiacente o giri sul lago. Ristorante interno, con piatti discreti, pasta, bistecche e crepes alla nutella, ma con grandi difficoltà a prendere correttamente le ordinazioni. Colazione buona ed abbondante.

Dinsho - Cittadina a 180 km da Awassa. Di qui, oltre all'interessante mercato, si può partire per visitare la riserva di Anaha Dufo, nel parco Bale, il cui ingresso è su una strada laterale appena passata la città (90 birr per gli stranieri) con possibilità di campeggio (40 birr a tenda). Si viene accompagnati da una guida e si vedono moltissimi animali.


Famiglia di facoceri

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29 - Lago Margherita e Awasa

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