giovedì 19 luglio 2018

Etiopia 28 - I Dorzé di Chencha


Portare il fieno

Dik dik
Vedere coccodrilli al sole e ippopotami in acqua fa venire fame, quindi una sosta premiata in uno dei migliori alberghi di Arba Minch, è proprio quello che ci vuole. Un sacco di gente che mangia, segno che qui viene la parte più danarosa della città, ma soprattutto la migliore pasta al tonno che abbia divorato durante il viaggio. Mentre un sussiegoso cameriere mi porge il piatto, ecco comparire tra i tavoli del giardino due dik dik che si aggirano qua e là come cagnolini in cerca di cibo gentilmente offerto dai commensali. E' tutto uno sporgere subito pezzetti di pane e altro, ma le gazzelle mangiano il pane? Pare di sì, anzi rimangono lì in supplicante attesa, si fanno accarezzare, mostrando gli incisivi brucanti, come se ridessero, alla faccia della timidezza cronica con cui sono universalmente noti. Dik dik assolutamente domestici insomma, poi se ne vanno lentamente quando hanno capito che non casca più nulla dal piatto. Un buon caffè, bisognerà riparlarne prima o poi di questo argomento, fondamentale per l'Etiopia, e poi via verso la montagna, oggi saliremo piuttosto in alto. Una quarantina di chilometri tutti a curve di uno sterrato che alterna salite rabbiose a serpentine nella foresta, tra scarse radure di piccoli appezzamenti coltivati. E' piovuto da poco ed il terreno è piuttosto scivoloso, l'auto arranca un po' mentre si prende quota. L'abitato di Chencha si raggiunge dopo una quarantina di chilometri, ma l'altitudine raggiunta è di circa 3000 metri e l'aria, quando scendi dal mezzo è diventata subito frizzantina.

Trasporto legna
L'abitato costituito principalmente di baracche di legno e lamiera è sparso su una vasta area collinare tutti intorno, ma la parte più importante è decisamente il grande spiazzo all'aperto dedicato al mercato. L'area è affollatissima e completamente ricoperta di teli sui quali genti coloratissime offrono le loro cose. Gli spazi ristretti tra le merci sono ininterrottamente percorsi da una processione di persone che guardano, contrattano, comprano e si portano via le cose comperate o scambiate in grossi pacchi o cesti, sotto le braccia o sulla testa. Questa è la terra dei Dorzé, coltivatori delle montagne, che portano poi i loro prodotti in questo mercato bisettimanale, anche se quello del sabato è ilpiù frequentato. Un altro materiale molto scambiato, date evidentemente le temperature che a queste altitudini scendono di parecchio la notte, è la legna da ardere. Qui si rimane impressionati dai carichi che certe donne in arrivo dalle strade laterali, portano sulle spalle o sulla testa prima di arrivare al loro punto di raccolta dove viene scaricata sulle cataste che già fanno bella mostra di sé prima di essere ammucchiate per dimensioni e tipologia e offerta in vendita. Gli uomini e le donne che affollano la piazza hanno caratteristici cappellini rossi e gialli dai disegni complessi che esibiscono con orgoglio. Il rasta che ci accompagna in giro magnifica le merci in vendita e quindi tenta di farmi assaggiare l'alcol offerto negli appositi strambugi ai lati del mercato, una specie di idromele che dicono delizioso.

Patate di montagna
La gente appare comunque piuttosto cordiale e saluta al passaggio, in particolare i venditori di frutta, che offrono a piene mani, speranzosi di qualche affare. Sarei invece curioso di mangiare queste patate, che data la quota di coltivazione, devono avere caratteristiche speciali, si sa con la patata di montagna il gusto ci guadagna. Uscendo dal mercato e lasciando la cittadina, incroci file di donne che tornano verso casa, ormai siamo nel tardo pomeriggio, trascinando sulle spalle carichi dalle dimensioni impressionanti, anche se spesso si tratta solo di foraggio o di sterpaglie. Lungo la strada del ritorno si incrociano diversi sentieri laterali che portano a microscopici villaggi di poche capanne nascosti nel bosco. Entrare in un villaggio Dorzé è una esperienza quasi mistica. Ci si aggira tra capanne altissime fino ad una dozzina di metri, dalla forma globoidale, assolutamente inusitata; pare di trovarsi in un pianeta alieno. Le grandi costruzioni, pesantemente ricoperte dalle foglie essiccate di ensente, il falso banano, sono recintate da siepi di bambù ed ogni capanna ha una sorta di protuberanza anteriore che ricopre l'ingresso che le dà la forma di un gigantesco elefante, con due finestrelle a simulare gli occhi. L'interno è suddiviso in diversi ambienti, uno più largo per gli animali, che producono anche il riscaldamento necessario, in modo per così dire molto naturale, mentre nella parte anteriore ci sono piccoli spazi per gli eventuali ospiti. Più all'interno un ambiente comune e spazi per la famiglia; dappertutto sono appesi strumenti, recipienti, zucche, vassoi e masserizie varie.

Tessitore Dorzé
I letti sono rialzati per creare maggiore spazio. Nel cortiletto antistante un anziano è al lavoro nell'attività tipica di molti uomini Dorzé, l'uso di un telaio che pur essendo molto artigianale, è piuttosto complesso con molte possibilità di alternanza di movimenti dell'ordito. L'uomo maneggia con destrezza le trazioni con le dita dei piedi prima di lanciare la spoletta con grande velocità e precisione. Le donne invece filano soltanto il cotone necessario alla tessitura, che viene considerata un'attività esclusivamente maschile. I lavori di questa tribù, scialli, teli, coperte e stoffe colorate,  sono molto apprezzati nel paese per la complessità e la bellezza dei loro disegni, che si vedevano anche esposti al mercato. In generale gli adulti sono in giro nei campi che, debitamente terrazzati, coltivano con cura ed abilità. Producono cereali, sorgo, frumento, mais e tef, patate, ortaggi e fagioli ed anche tabacco, cosa che si nota dalle grandi pipe che tutti fumano, mentre fanno trattative nel mercato. Ma la cosa più nota e unica di questo popolo, che è quello che vive più a nord tra le tribù della zona dell'Omo, è la produzione di uno speciale pane, prodotto con una specie di farina ricavata dalle foglie di ensente. Un paio di ragazze ci mostrano come avviene l'operazione. Tutto si svolge nel cortiletto dietro le capanne, completamente circondato da alberi di falso banano.

Produzione del kotcho
La guida rasta
La ragazza, con una tavoletta di legno sfibra con cura le foglie ad una ad una, raccogliendo una pasta molle e appiccicaticcia che poi viene ammassata e sepolta in una buca del terreno, avvolta accuratamente in altre foglie, in modo che non sia sporcato dal terreno. Qui l'impasto fermenta per quasi un mese, poi viene estratto piuttosto indurito, sminuzzato in piccoli frammenti e quindi mescolato con acqua per formare un nuovo impasto con il quale viene allargata la consueta piadina (tipo quella dell'injera) che viene quindi cotta su una piastra direttamente sul fuoco, da entrambi i lati. La galletta che ne deriva, detta kotcho, viene quindi utilizzata come pane e mescolato a salse piccantissime a base di peperoncino e mangiata coi vari alimenti o anche col miele di cui i Dorzé sono grandi produttori. Naturalmente bisogna assaggiare il prodotto appena ottenuto, se no le ragazze si offendono e devo dire che col miele non è affatto male, soprattutto se subito dopo si butta giù, tra le ovazioni degli astanti ed una serie di oi oi oi, che incitano ad inghiottire senza pensarci troppo, un bel bicchiere di areké, una fortissima grappa di sorgo, fornita ad uso idraulico liquido. Per il tabacco purtroppo non fumo e quindi non posso concedermi questa esperienza, anche dietro pressante insistenza. Alla fine uno sciallino bisogna pure comprarglielo, dopo che si sono smazzati a a farci girare tutta la loro casa e tutto il resto. Gente tutto sommato molto simpatica e per niente aggressiva. E' ora quindi di salutare e di andare a trovare un tetto per la notte.


Capanna Dorze
SURVIVAL KIT

Ristorante Tourist Hotel - Main street Arba Minch -  In un bellissimo giardino con i dikdik che pascolano liberi. Buon servizio, soprattutto piatti validi, sicuramente i migliori mangiati durante il viaggio. Prezzi più o meno come dalle altre parti, forse un po' più cari vista la location. Pesce (120 birr) e ottimi maccheroni al tonno (70 birr). Birra alla spina ottima 12 birr. 


Il mercato di Chencha

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