venerdì 19 aprile 2019

Central India 14 - Bandhavgarh National Park


La tigre

Aquila
Pennellate di arancio tra i rami bassi. Frusciar leggero di fronde. La jungla scricchiola all'alba forse un rametto spezzato dal passar di una scimmia in cerca di germogli freschi, forse un giovane chital che ancora non ha imparato che il silenzio, nella jungla, ti può salvare la vita. A Bandhavgarh il bosco sale su colline un poco più impervie; le piste faticano a risalirle contorcendosi dietro grandi massi erratici, lasciando in basso gli stagni verdi, penetrando il muro di tronchi in gallerie che nascondono il giorno. Questo parco è ancor più bello di Khana, più mosso e all'apparenza selvatico, sebbene un po' più piccolo. Sono censite un po' meno tigri, ma in proporzione la loro densità sul territorio è maggiore, quindi aumentano le probabilità di un loro avvistamento. Scivoliamo adagio lungo un percorso scelto a caso o forse no; il nostro ranger si guarda intorno più attento ai rumori, agli odori forse, piuttosto che a quello che vede. Anche i sambar stanno più nascosti dietro gli alberi, o forse è soltanto il fatto che qui la foresta è più densa e le radure più piccole e rare. I chital tengono la testa alta al nostro passaggio per assicurarsi forse che non ci fermiamo ad arrecar disturbo, ma non si muovono, anche se passi loro così vicino da vederne con chiarezza le lunghe ciglia che adornano il loro sguardo umido. Il velluto delle giovani corna chiamerebbe ad una carezza, tanto appare tenero e morbido.

Scimmia bianca
A terra, dietro il grande tronco di un neem, giace un enorme trofeo con almeno tre palchi di ramificazioni, forse corna cadute da poco e non ancora raccolte. La bellezza del bosco è così ammaliante da non farti misurare l'ansia che di solito si ha in queste uscite in cui la bramosia di vedere l'animale clou, non ti lascia il tempo di assaporare lo sgranarsi del tempo. Si comprende come possa essere nata da queste parti la voglia di appartarsi sotto qualche banian gigante a meditare sul senso delle reincarnazioni e sulla pervasività del trascendente nelle forze della natura, quella voglia di umanizzare un mondo che ti circonda troppo grande per consentirti di misurarti con lui. E' una dimensione diversa che comprensibilmente ha dato via a filosofie olistiche che hanno tentato in ogni tempo di spiegare quello che non può e probabilmente non deve essere spiegato, ma solo vissuto e dal quale, al più, bisogna lasciarsi permeare senza particolari spiegazioni logiche. Mentre sto elucubrando le mie considerazioni da filosofo de noantri, la macchina si ferma dietro una curva. Già avevamo notato grandi orme nel terreno soffice al fianco della stradina. La foresta è silenziosissima, solo qualche rumore di rami spezzati sulla destra. In un rettangolo di cielo un'aquila crestata prende il volo da un ramo basso e fila via verso l'orizzonte.

La caccia
Poi silenzio assoluto. D'improvviso, proprio dietro a noi i cespugli bassi si aprono ed una grande tigre esce fuori di colpo, si guarda intorno per un attimo, poi con un balzo attraversa la strada e sparisce di nuovo nel fitto. E' una femmina maestosa, regale, con la coda supera sicuramente i tre metri. Appena il tempo di vederla ed è già sparita. Sorpresa, delusione, non c'è tempo per decidere. La macchina corre veloce in marcia indietro e prende un viottolo laterale, arrivando ad una piccola radura dove si ferma in attesa. Intanto arrivano altre macchine, che non puoi illuderti di essere il solo nel bosco. Poi ancora rumore di sfascio che arriva dal fitto degli alberi. Intravedi la sagoma enorme di una poi due, no tre elefanti con uomini in groppa che arrivano di gran carriera alla nostra volta. Infine, questa volta, completamente allo scoperto ecco la tigre di prima che esce fuori con calma nella radura guardandosi intorno come per decidere cosa fare. Ma la meraviglia è che stretto tra le fauci ha il corpo ormai senza vita di un piccolo chital di cui intravedi ancora bene il manto pomellato di piccole macchie bianche. Lo ha appena catturato oppure lo aveva nascosto tra le frasche in attesa di riprenderlo. Lo tiene ben saldo per il collo, mentre la testa rovesciata all'indietro non consente neppure la vista delle piccole corna. Poi, decisa la strada, assolutamente incurante delle auto che si sono radunate intorno, incede lentissima attraversando tutto lo spazio aperto, in decisa direzione del torrente che scorre davanti a noi.

Giovane sambar
Trascina con sé la preda, le cui zampine strisciano la polvere lasciando solo due tracce leggere, Appena superat ala polvere della pista, senti soltanto un leggerissimo frusciare di foglie secche che si sbriciolano. L'animale incede con una maestosità incurante e rimane a lungo alla vista fino a che non si ritira nel folto dietro i massi del torrente, scomparendo definitivamente. Uno spettacolo che ha davvero pagato l'attesa. I turisti in elefante la seguono e poi scompaiono anch'essi alla vista. Un'emozione così, paga il viaggio, almeno a me. Proseguiamo appagati. Quasi non mi viene più neppur la voglia di puntare l'obiettivo per inquadrare un monumentale gaur, un bovide selvatico dalla groppa mostruosa, che popola tutti i boschi del subcontinente. Lo lasciamo pascolare tranquillo assieme ad un cinghiale che grufola contento vicino ad un mucchio di foglie secche. Risaliamo poi la collina fino ad arrivare ad un altro luogo magico nella foresta. Tra gli alberi secolari ricoperti di muschio spesso ed umido, il terreno sprofonda in una pozza nella roccia, sul fianco della quale la fede degli uomini ha scavato la montagna lasciando alla vista una statua colossale del dio Visnu, sdraiato e vegliato dai sette serpenti Naga. 
Le statue
Lo Shesh Shaiya, così è chiamato il monumento e il grande Shiva lingam che sta dietro la sua testa dormiente è perfettamente incorniciato dal verde della jungla e dallo specchio d'acqua che gli fanno corona. E' luogo di mistica bellezza. Anche i pochi che risalgono la scala intagliata nella roccia per poternlo ammirare dall'alto, lo fanno senza quella chiassosità comune anche nei molti luoghi di culto dell'induismo. Qui senti soltanto il respiro umido del bosco. Non ci sono rumori, quasi che chi arriva qui non volesse risvegliare la grande statua addormentata, in una forma di rispetto amorevole che si contenta di adorarne le forme immobili senza strepito o richiesta di grazie, contentandosi della sua vista, della sua presenza immanente, forse nel caso, già sufficiente. E' sicuramente un luogo di grande suggestione. Qui comprendi facilmente il senso dei libri di Kipling e di come l'India lo avesse irrimediabilmente stregato. Scendiamo a valle con calma, quasi senza far più caso alle numerose mandrie di ungulati che sfilano al nostro fianco. Uccellini colorati sostano sui rami, lanciando pigolii acuti. Ci fermiamo in una grande radura a mangiare l'uovo sodo di prammatica e la banana di ordinanza, poi è già ora di tornare. Dai che ci facciamo un altro bel giro verso sera, chissà che non vediamo ancora qualche cosa. 

Uno stagno

SURVIVAL KIT

Il Sheshshaiya
Bandhavgarh National Park - Parco nazionale a circa 200 km a nord est di Khana, di circa 1000 km2. Calcolate circa 4 h di viaggio. Tre ingressi, il principale quello di Tala, dove c'è la maggioranza delle sistemazioni alberghiere. Inagibile e chiuso durante il monsone da giugno a fine settembre. Ospita circa 90 tigri. Qui sembra che le possibilità di vederle sia di oltre il 90%. L'ambiente è per loro ideale e sembra che qui la popolazione aumenti costantemente. Ospita anche leopardi ed altri felini, più difficili da vedere perché notturni, assieme ad orsi ed a migliaia di ungulati (chital, sambar, barasinga ed altri più rari) che rappresentano la loro preda naturale. Ricchissima l'avifauna. Qui vegono organizzati come a Khana giri di 3 ore in 4x4 o in elefante, nelle ore di apertura del parco dall'alba al tramonto. Organizzatevi per fare almeno due o tre uscite per massimizzare così le possibilità di vedere la tigre. All'interno del parco non perdete l'interessante monumento del cosiddetto Shesh-shaiya, una statua sdraiata scavata nella roccia, con altre grotte artificiali nella zona sottostante della collina. Molto suggestivo. In ogni caso il luogo è assolutamente imperdibile e non difficile da raggiungere se fate un giro che comprenda Varanasi o Kolkata o Kajurao.

Safari in elefante



Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche interessare:
Le grotte scavate




2 commenti:

Anonimo ha detto...

Magnifique !Oui,Kipling exactement.

Enrico Bo ha detto...

C'est un reve, émotion absolue

Where I've been - Ancora troppi spazi bianchi!!! Siamo a 110 (a seconda dei calcoli) su 250!