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venerdì 26 marzo 2021

Luoghi del cuore 113: La piana di Bagan

Bagan - Myanmar - novembre 2014


Ogni volta che nei telegiornali appaiono immagini del massacro che sta avvenendo in Birmania, mi si stringe il cuore al pensiero della straordinaria bellezza di quei luoghi ma soprattutto delle persone che laggiù ho conosciuto e che in questo momento staranno di certo affrontando problemi e situazioni spaventose. Eppure non sono passati neppure sei anni da quando eravamo nella piana di Bagan ad aspettare che la luce salisse e per farci una bella razione di templi su cui non voglio tediarvi più di tanto, se non dicendo che l'emozione che si prova in queste antiche costruzioni, in fondo tutte diverse, tra statue, affreschi e cunicoli interni dà sempre grandi stordimenti. Mi sembra di essere davvero ancora là inquesto momento. Si parcheggia tra biciclette lasciate tra gli alberi da avvenenti biondine nordiche e le tonga colorate il cui cavallo bruca tra la polvere in attesa che il suo carico risalga uscendo dalle viscere del tempio vicino. Ci sono anche i pullman certo, ma ragazzi, lo abbiamo già detto più volte, volete venire in un posto strepitoso come questo, nella stagione migliore e pretendereste anche di essere da soli? Non è molto logico aspettarselo, non vi sembra, Dunque portate pazienza, se mai si potrà di nuovo arrivare da queste parti e godetevi quello che vi circonda. C'è tempo per fermarsi in un villaggio in mezzo alla boscaglia rada. In tutta l'area la popolazione si è spostata nei tre centri cittadini che la circondano che sono sorti sulla riva dell'Irrawady, ma rimane ancora qualche contadino anche tra gli alberi che circondano i templi. Le capanne sono di stuoia intrecciata, con stecche di colori diversi, che formano bei disegni geometrici. In ognuna, attività legate al lavoro dei campi ed alla produzione locale, dalla filatura del cotone, alla preparazione dei sigaretti di cheroot, una foglia succedanea del tabacco di cui ci sono campi tutto attorno. 

Tutte le anziane del villaggio se ne pippano serene dei cannoni voluminosi e caratteristici, mentre le giovani arrotolano e impacchettano. Dietro casa qualcuno ha un piccolo frantoio per ottenere l'olio di arachidi, attorno al quale gira senza posa un piccolo zebù dalla gobba nera e pendula sul mantello bianco latte. In mezzo al cortile, stuoie su cui seccano i peperoncini rossi, base della cucina birmana. Di tempio in tempio arriva la sera, il momento atteso per andare a godere la discesa del sole, sull'alta terrazza del Pyat Phat Gyi, un grande tempio che svetta nella pianura. Allora bisognava fare a gomitate coi francesi per conquistarsi un buon posto sull'estrema punta rivolta ad ovest. Soprattutto quando il consueto spettacolo è finito e la folla sciama, rimanete ancora un po' a seguire le dita di velluto nero dell'abito da sera della notte che avanza e che a poco a poco riveste il cielo. Avrete una emozione in più ed eviterete di essere gettati giù dalla terrazza o lungo le scale ripidissime da qualche improvvida spinta della folla che, frettolosa, cerca di guadagnare tempo per arrivare alla beata doccia prima di andare a cena. Poi arriva improvvisa un’altra alba e fuori, il sole diventa subito caldo anche nella stagione invernale ed infilarsi nelle viscere di un tempio diventa piacevole anche per questo. Alla luce di una torcia puoi così scoprire affreschi antichi e minuziosi. Ecco qui le storie edificanti del Buddha, le sue mille tentazioni, le file dei fedeli. Laggiù invece scene di vita sociale nelle città del tempo, addirittura uomini barbuti coi cappelli a cono e la tesa larga, con i portoghesi che arrivavano fin qui a commerciare spezie e pietre preziose. 

Le pareti oscure dei mille corridoi diventano libri di storia e da un tempio all'altro le leggende si intrecciano. Qui il principe soffocò il re suo padre per sostituirlo sul trono; là il tempio stesso diventò prigione del regnante del momento, laggiù ancora nelle viscere buie sotto il grande stupa si aggira il fantasma del generale committente, ucciso barbaramente dai suoi sottoposti. I templi sparsi nella pianura sono oltre quattromila, capirete che c'è spazio per ogni cosa, basta avere il tempio di girare e di fermarsi a guardare. Al grande tempio di Ananda, potevi allora osservare i restauratori nella loro minuziosa opera di salvataggio delle migliaia di formelle invetriare, che il tempo ed i terremoti hanno crepato, spezzato, corroso nei secoli. Un lavoro di pazienza come quello dei laccatori. Qualche stupa era avvolto da una rete di bambù fitta fitta. Quando ci sono soldi od offerte si mette le mani ad uno di questi e lo si restaura, forse in modo un po' drastico, ma proprio della mentalità del paese, per la quale evidentemente, antico e rovinato non solo non è bello ma neppure funzionale al culto. Bisogna, rifare, ricoprire d'oro, rimettere statue e sculture nuove, illuminate da neon colorati su cui poter pregare e a cui poter portare offerte. Così la pianura è cosparsa in lungo ed in largo di costruzioni smaglianti alternate ad altre quasi in rovina, con un fascino forse simile a quello che aveva l'agro romano per il gran tour che ogni Europeo di cultura doveva fare in Italia.

Anche qui puoi sedere su muriccioli in rovina mentre tra la polvere gialla sollevata dal passaggio di un gregge di capre, intravedi l'ogiva di un tempio dai mattoni ocra, nascosto tra arbusti e fogliame. Il rosso vivo delle buganvillee ne avvolge altri e li impreziosisce e puoi rimanere ore a guardare il panorama, abbacinato dai riflessi dell'oro del Thatbyinnyu Pahto, stupire davanti ai portali di tek scolpite del tempio di Ananda o sentire il maleficio che emana dal Dhammayangyi Patho, imponente edificio abbandonato e quasi in rovina che nessuno vuole restaurare per sottrarsi alle sue maledizioni. Era stato costruito da un re che, da buon buddhista non violento anche se forse un po' estremista, voleva espiare le sue colpe, lo strangolamento di padre e fratello, la barbara uccisione di una moglie che praticava ancora l'hinduismo. Ma sembra non riuscisse a sottrarsi alla sua indole violenta, così, a tutti i costruttori che non rispettavano il capitolato, quello per cui tra le pietre disposte con cura durante la costruzione, non doveva passare un spillo, faceva amputare un braccio, tanto erano tutti precari e non c'era Landini che tenesse. Pare che la clausola fosse parte integrante del contratto e si sa che i contratti vanno rispettati anche dai buddisti. Guardi la pietra all'entrata dove è scavata la misura in cui veniva messo l'arto per l'operazione e senti quasi come dall'ingresso buio spiri ancora come una corrente d'aria gelida che pare avvolgere i muri corrosi dal tempo e gli stucchi cadenti. 

I portali sembrano occhiaie buie e hai voglia di andartene in fretta. Sulle rive del fiume che taglia la grande pianura, si trova un piccolo monastero che si differenzia da tutti gli altri. Risale solamente ad un centinaio di anni fa, ma è costruito completamente in legno di tek. Un piano rialzato, con una grande sala a cui si accede attraverso una serie di porticine dai battenti scolpiti. Sopra, una trina traforata di pinnacoli di legno che la pioggia piano piano si sta divorando. Tutto intorno la fresca ombra di alberi di neem e fiori di buganvillee. Cammini nell'ingresso ed il pavimento scricchiola sotto i tuoi piedi nudi come la tolda di una antica nave. Un giovane monaco ti corre incontro trafelato, vorrà un’offerta o sto invadendo un luogo proibito? La cosa non è bella anche se mi son tolto con cura scarpe e calze, come d'obbligo prima di salire la scaletta di accesso. Appena vicino, mi blocca con un segno perentorio della mano e chiede con aria preoccupata: Where you come from? -Italy- rispondo, rinfrancato e grato della curiosità del religioso. - Allora con i piedi, stai attento ai chiodi. - Lo sa dire in una ventina di lingue ed è molto compreso in questa sua funzione di espletare in tempo la prevenzione degli incidenti, poi se ne va subito a fare altro, tanto qui di turisti ne girano pochi. Ma la giornata passa in fretta e quando finisci a Old Bagan, sulla riva del fiume, il sole si avvia al suo destino sulla riva opposta dell'Irrawadi. Quando il cielo diventa viola e poi scuro, una guglia d'oro lancia un ultimo luccicore lontano. Inspirare, espirare, non c'è altro che serva davvero di fronte a tanta bellezza.

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mercoledì 11 febbraio 2015

Tramonto sull'Irrawaddy


Templi di bagan



Laboratorio di lacche
Andare in un laboratorio dove si producono oggetti laccati è di per sé uno spettacolo. Forse non puoi definirlo come un vero lavoro di artista, ma di certo è molto di più che semplice artigianato. La stessa produzione dell'oggetto da laccare implica un lunghissimo e preciso compito di intreccio e preparazione che comincia dalla scelta delle sottili fibre da intrecciare e dalla capacità di costruire forme fantasiose e sempre diverse di recipienti, scatole, piatti e di ogni tipo e dimensione di contenitori, fino a forme di fantasia, animali, vasi e così via. Poi l'oggetto comincia una serie di bagni che devono ricoprirlo di strati sottili che pur mantenendone la flessibilità ne induriscono definitivamente la superficie. Certo sono necessari tanti passaggi e tanto tempo tra una fase e quella successiva; sarebbe molto più facile partire decisamente da un oggetto di legno, saltando tutti questi momenti intermedi e questo spiega i bassi prezzi degli oggetti che trovi poi sulle bancarelle, ma non è di certo la stessa cosa. Dunque, dopo diversi giorni, quando gli strati di lacca si sono via via asciugati ad uno ad uno prima dell'apposizione del successivo, ecco che arriva il momento più difficile. Fino ad ora è stato solo una questione di tecnica, adesso subentra la necessità della capacità artistica. 


Una statua di Buddha
Apporre strati di colori diversi per produrre un disegno preciso e minuto, una vera e propria miniatura delicata e leggera, da arricchire con l'oro ed infinite reiterazioni di motivi geometrici o floreali della tradizione, fino al risultato finale. Un oggetto bellissimo da tenere tra le mani e goderne per la sua bellezza estetica più che per la sua utilità pratica. E' la classica opera in cui non devi far caso al tempo, anzi la sua preziosità nasce proprio da una lunga e perfetta lavorazione di abili artigiani in successione. Certo costano un sacco, ma la sensazione è quella di avere tra le mani un oggetto che vale, una cosa in cui lavoro e capacità artistica si fondono assieme per produrre qualche cosa di unico e personale da conservare. In uno di questi laboratori puoi rimanere anche a lungo ad osservare il lavoro, cosa di per se stessa affascinate o a guardare ad una  ad una le cose esposte nei vari show room, anche se poi con rammarico, non ti porti via niente. Fuori, il sole diventa subito caldo anche in questa stagione ed infilarsi nelle viscere di un tempio diventa piacevole anche per questo. Alla luce di una torcia puoi così scoprire affreschi antichi e minuziosi. Ecco qui le storie edificanti del Buddha, le sue mille tentazioni, le file dei fedeli. Laggiù invece scene di vita sociale nelle città del tempo, addirittura uomini barbuti coi cappelli a cono e la tesa larga, con i portoghesi che arrivavano fin qui a commerciare spezie e pietre preziose. 

Interni affrescati
Le pareti oscure dei mille corridoi diventano libri di storia e da un tempio all'altro le leggende si intrecciano. Qui il principe soffocò il re suo padre per sostituirlo sul trono; là il tempio stesso diventò prigione del regnante del momento, laggiù ancora nelle viscere buie sotto il grande stupa si aggira il fantasma del generale committente, ucciso barbaramente dai suoi sottoposti. I templi sparsi nella pianura sono oltre quattromila, capirete che c'è spazio per ogni cosa, basta avere il tempio di girare e di fermarsi a guardare. Al grande tempio di Ananda, puoi osservare i restauratori nella loro minuziosa opera di salvataggio delle migliaia di formelle invetriare, che il tempo ed i terremoti hanno crepato, spezzato, corroso nei secoli. Un lavoro di pazienza come quello dei laccatori. Qualche stupa è avvolto da una rete di bambù fitta fitta. Quando ci sono soldi od offerte si mette le mani ad uno di questi e lo si restaura, forse in modo un po' drastico, ma proprio della mentalità del paese, per la quale evidentemente, antico e rovinato non solo non è bello ma neppure funzionale al culto. Bisogna, rifare, ricoprire d'oro, rimettere statue e sculture nuove, illuminate da neon colorati su cui poter pregare e a cui poter portare offerte. Così la pianura è cosparsa in lungo ed in largo di costruzioni smaglianti alternate ad altre quasi in rovina, con un fascino forse simile a quello che aveva l'agro romano per il gran tour che ogni Europeo di cultura doveva fare in Italia. 

Pastori
Anche qui puoi sedere su muriccioli in rovina mentre tra la povere gialla sollevata dal passaggio di un gregge di capre, intravedi l'ogiva di un tempio dai mattoni ocra, nascosto tra arbusti e fogliame. Il rosso vivo delle buganvillee ne avvolge altri e li impreziosisce e puoi rimanere ore a guardare il panorama, abbacinato dai riflessi dell'oro del Thatbyinnyu Pahto, stupire davanti ai portali di tek scolpite del tempio di Ananda o sentire il maleficio che emana dal Dhammayangyi Patho, imponente edificio abbandonato e quasi in rovina che nessuno vuole restaurare per sottrarsi alle sue maledizioni. Era stato costruito da un re che, da buon buddhista non violento anche se forse un po' estremista, voleva espiare le sue colpe, lo strangolamento di padre e fratello, la barbara uccisione di una moglie che praticava ancora l'hinduismo. Ma sembra non riuscisse a sottrarsi alla sua indole violenta, così, a tutti i costruttori che non rispettavano il capitolato, quello per cui tra le pietre disposte con cura durante la costruzione, non doveva passare un spillo, faceva amputare un braccio, tanto erano tutti precari e non c'era Landini che tenesse. Pare che la clausola fosse parte integrante del contratto e si sa che i contratti vanno rispettati. Guardi la pietra all'entrata dove è scavata la misura in cui veniva messo l'arto per l'operazione e senti quasi come dall'ingresso buio spiri ancora come una corrente d'aria gelida che pare avvolgere i muri corrosi dal tempo e gli stucchi cadenti. 

Il tempio Ketspali
I portali sembrano occhiaie buie e hai voglia di andartene in fretta. Sulle rive del fiume che taglia la grande pianura, si trova un piccolo monastero che si differenzia da tutti gli altri. Risale solamente ad un centinaio di anni fa, ma è costruito completamente in legno di tek. Un piano rialzato, con una grande sala a cui si accede attraverso una serie di porticine dai battenti scolpiti. Sopra, una trina traforata di pinnacoli di legno che la pioggia piano piano si sta divorando. Tutto intorno la fresca ombra di alberi di neem e fiori di buganvillee. Cammini nell'ingresso ed il pavimento scricchiola sotto i tuoi piedi nudi come la tolda di una antica nave. Un giovane monaco ti corre incontro trafelato, vorrà un offerta o sto invadendo un luogo proibito? La cosa non è bella anche se mi son tolto con cura scarpe e calze, come d'obbligo prima di salire la scaletta di accesso. Appena vicino, mi blocca con un segno perentorio della mano e chiede con aria preoccupata: Where you come from? -Italy- rispondo, rinfrancato e grato della curiosità del religioso. - Allora con i piedi, stai attento ai chiodi. - Lo sa dire in una ventina di lingue ed è molto compreso in questa sua funzione di espletare in tempo la prevenzione degli incidenti, poi se ne va subito a fare altro, tanto qui di turisti ne girano pochi. Ma la giornata passa in fretta e quando finisci a Old Bagan, sulla riva del fiume, il sole si avvia al suo destino sulla riva opposta dell'Irrawadi. 

Monaci in visita
La Bupaya, proprio in alto sull'imbarcadero, pur essendo probabilmente il più antico tempio di Bagan, è stata ricostruita dopo il terremoto e adesso appare nuova di pacca, rilucente di oro col suo stupa dalla forma così inusuale, da essere definita la Zucca. Puoi rimanere qui sull'alta scalinata a goderti il panorama della corrente che trascina verso sud le barche sottili e le grandi chiatte cariche di derrate o legname, con lentezza orientale, oppure scendere le lunghe scale fino alla riva sabbiosa e salirci su una di queste barche, che la stessa corrente risalgono per una mezz'oretta. Su un tavolino piatti di fritti di varia natura, samosa speziati e verdure in pastella per ingannare il tempo mentre la riva orlata dalle guglie dei templi scorre lenta alla tua destra. Poi, con le dita che stillano olio rimani appoggiato alla murata in silenzio. Si spegne il motore e mentre il barcaiolo si tuffa in acqua per lavare se stesso e il suo loungee, la corrente ti fa ridiscendere la strada percorsa, mentre il cielo cambia colore, la palla aranciata scende piano dietro la riva sinistra lontana, dove qualche sagoma scura di pescatori ripone gli attrezzi tra le capanne. Una fila di donne porta a casa recipienti colmi dell'acqua del fiume. Il silenzio è assoluto mentre la barca è trascinata lentissima a valle e lo spettacolo è grandioso. Quando il cielo diventa viola e poi scuro, una guglia d'oro lancia un ultimo luccicore lontano. Inspirare, espirare, non c'è altro che serva davvero di fronte a tanta bellezza.


SURVIVAL KIT

Gite in barca sull'Irrawadi - Presso l'imbarcadero della Bupaya, al tramonto, circa un ora. Costo della barca 9.000K. Molto suggestivo e alternativo al fatto che di tramonti dall'alto delle varie pagode ne avrete già visti diversi. Poco lontano sulla riva c'è anche il monastero in tek Ketspali, molto bello e solitario, poco visitato.

Laboratori di produzione della lacca - Ce ne sono molti e sicuramente sarete portati a vederne uno. La visita è comunque interessante. Di norma non c'è nessuna forzatura all'acquisto e la visita è gratuita, con offerta di bevanda, per cui potrete godervi senza disturbo il tutto e sostare a vostro piacimento per ammirare i vari oggetti della produzione. Con meno di 20 $ comunque non portate a casa nulla. I pezzi che troverete sulle bancarelle per 3/4.000 K sono invece di legno ricoperti di pitture, comunque molto graziose. Vedete voi cosa vi garba di più.

Sull'Irrawaddy

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martedì 10 febbraio 2015

A spasso per Bagan


La piana di Bagan



Hotel Eden 2
A Bagan, durante l'alta stagione, può diventare un problema trovare un albergo, così, specialmente se viaggi al risparmio, ti devi un po' accontentare e in effetti il nostro Eden 2, a dispetto del nome lascia un po' a desiderare. Per carità, ho visto ben di peggio, il fatto è che da quando la Birmania ha avuto questa esplosione di turismo, i prezzi sono schizzati verso l'alto e anche le sistemazioni più modeste sono diventate pretenziose. Siamo noi che avevamo dato un target guesthouse/1 stella, ma in questo caso pare che anche la stella sia stata assegnata con troppa generosità. Questo inizio lamentoso, un po' contrario in fondo al mio pensiero abituale, è dovuto solo al fatto che volevo raccontarvi di una caratteristica assolutamente curiosa ed inspiegabile di questo alberghetto. La "hall" che contiene il bancone è ripiena di biciclette che l'hotel stesso affitta come attività parallela e dà sulla strada con la tipica facciata degli alberghetti cinesi con le balaustre a colonnine bianche, mentre il resto dell'edificio a due piani si estende verso l'interno circondato da altre due costruzioni simili. La cosa strana è che questa parete laterale è, per tutta la sua lunghezza fino al cortile posteriore, dotata di ampi finestroni, probabilmente studiati per dare luce e allegria ad un ambiente di per se stesso buio e tristanzuolo. Purtroppo l'edificio a fianco è stato costruito, evidentemente le leggi lo consentono, a dieci centimetri di distanza e quindi tutte le finestre aggettano su un muro. 

Polli e mosche
Va beh, direte voi, se il vicino gli ha fatto lo scherzo che ne può il nostro, tra l'altro gentilissimo e preoccupato, proprietario che di continuo si fa in quattro per assistere i suoi ospiti? Nulla certo, ma il fatto è che anche la costruzione vicina è dotata delle stesse ampie finestre sullo stesso lato evidentemente fatte allo stesso scopo, ma inesorabilmente inutili, dato che nella spanna scarsa di spazio non penetra di certo neppure un raggio di luce. Ora, la domanda sorge spontanea, chi ha costruito per secondo, prendendo evidentemente un progetto tal quale che non considerava i vicini? Purtroppo non c'è lingua comune per domandarlo e risolvere il dubbio, sta di fatto che dopo la colazione fatta sul tetto dell'albergo gemello di fronte sotto gli occhi amorevoli del gestore, prendiamo la via del  mercato; più tardi verremo a prendere i bagagli per cambiare albergo. Vi sento eh! Gli schizzinosi! No, non è così, non lo abbiamo richiesto noi, lamentosi turistacci pronti a lamentarsi di tutto seguito dal classico -e io pago...! -, ma il nostro sensibilissimo e attento driver To Yè, di poche parole ma di grande efficienza, prima ha argomentato qualche cosa sul problema dell'alta stagione, poi dopo aver confabulato con il nostro uomo di Yangon, Mutu Suresh, ci ha comunicato che che la prossima notte ci sistemerà in un 2 stelle un po' più in là, perché questo non è "adatto a noi". 

Le tonga
Non so bene cosa intendesse, anche se non ci sentiamo i soliti cagamaretti alessandrini, ma bisogna dire che il nostro amico dimostra sempre una attenzione alla soddisfazione del cliente che va sottolineata, per questo e molto altro, consiglio di sentire questa agenzia se avete intenzione di organizzarvi un giro in Myanmar. Comunque, ben colazionati, un salto al mercato è d'obbligo, anche perché è proprio in fondo alla strada e, alle 8 del mattino, è nel pieno delle sue attività. Il solito andirivieni di carretti e portatori di derrate tra i passaggi stretti e bui che fiancheggiano i piccoli stalli dove i venditori stanno appollaiati in attesa dei clienti che guardano, chiedono e poi si mettono in capannelli a contrattare a lungo prima di decidere l'acquisto. Come tutti anche questo è suddiviso per merceologie. La zona della carne vicino ai pesci e al pollame, poi frutta, verdura, e infine attrezzature varie, vestiti e stoffe. E' pur vero che anche questo mercato non è difforme da quanti si vedono in ogni città e paese, ma che ci volete fare, ormai per me è un'abitudine passeggiare lungo i corridoi, fermarmi a guardare le donne che puliscono i grandi pesci del fiume o che tagliano a pezzi più minuti la carne con coltellacci pesanti. Considerare i vari tipi di frutta, in fondo non così varia e numerosa come in altri paesi dell'area e tutto sommato anche piuttosto cara se paragonata al tenore di vita locale. 

Villaggio
In fondo i mandarini costano attorno ai 20 centesimi di euro al chilo e un pomelo grande va a mezzo euro e considerato un stipendio medio sempre inferiore ai 100 $ non mi sembra poco per essere un paese tropicale. Comunque la luce sale ed è ora di farci una bella razione di templi su cui non voglio più tediarvi, se non dicendo che l'emozione che si prova in queste antiche costruzioni, in fondo tutte diverse, tra statue, affreschi e cunicoli interni dà sempre grandi emozioni. Si parcheggia tra biciclette lasciate tra gli alberi da avvenenti biondine nordiche e le tonga colorate il cui cavallo bruca tra la polvere in attesa che il suo carico risalga uscendo dalle viscere del tempio vicino. Ci sono anche i pullman certo, ma ragazzi, lo abbiamo già detto più volte, volete venire in un posto strepitoso come questo, nella stagione migliore e pretendereste anche di essere da soli? Non è molto logico aspettarselo, non vi sembra, Dunque portate pazienza e godetevi quello che vi circonda. C'è tempo per fermarsi in un villaggio in mezzo alla boscaglia rada. In tutta l'area la popolazione si è spostata nei tre centri cittadini che la circondano che sono sorti sulla riva dell'Irrawady, ma rimane ancora qualche contadino anche tra gli alberi che circondano i templi. Le capanne sono di stuoia intrecciata, con stecche di colori diversi, che formano bei disegni geometrici. 

Fumatrice di Cheeroot
In ognuna, attività legate al lavoro dei campi ed alla produzione locale, dalla filatura del cotone, alla preparazione dei sigaretti di cheroot, una foglia succedanea del tabacco di cui ci sono campi tutto attorno. Tutte le anziane del villaggio se ne pippano serene dei cannoni voluminosi e caratteristici, mentre le giovani arrotolano e impacchettano. Dietro casa qualcuno ha un piccolo frantoio per ottenere l'olio di arachidi, attorno al quale gira senza posa un piccolo zebù dalla gobba nera e pendula sul mantello bianco latte. In mezzo al cortile, stuoie su cui seccano i peperoncini rossi, base della cucina birmana. Di tempio in tempio arriva la sera, il momento atteso per andare a godere la discesa del sole, sull'alta terrazza del Pyat Phat Gyi, un grande tempio che svetta nella pianura. Bisogna fare a gomitate coi francesi per conquistarsi un buon posto sull'estrema punta rivolta ad ovest. Soprattutto quando il consueto spettacolo è finito e la folla sciama, rimanete ancora un po' a seguire le dita di velluto nero dell'abito da sera della notte che avanza e che a poco a poco riveste il cielo. Avrete una emozione in più ed eviterete di essere gettati giù dalla terrazza o lungo le scale ripidissime da qualche improvvida spinta della folla che, frettolosa, cerca di guadagnare tempo per arrivare alla beata doccia prima di andare a cena.

I templi di Bagan

SURVIVAL KIT

Nella zona di Bagan, la più turistica ed affollata del paese i prezzi sono più alti soprattutto nell'alta stagione che va da ottobre a febbraio. Gli alberghi specie quelli di fascia bassa, sono piuttosto malandati soprattutto considerato il prezzo richiesto e sono quasi sempre pieni. In generale conviene soggiornare a Nyaung U pittosto che a Old Bagan o New Bagan, gli altri due centri della zona, più comoda per organizzare i giri e sicuramente meno cara. Ripeto qui le coordinate dell'agenzia a cui mi sono appoggiato, perché mi sembra abbia dimostrato qualche cosa di più della semplice efficienza e precisione che si richiede in questi casi, ma anche una certa attenzione al cliente direi superiore a quella che di solito ci si aspetta oltre ad una buona efficacia nella soluzione dei vari problemi tecnici che insorgono nel corso dei viaggi. Per cui vi suggerisco di sentirla comunque quando programmerete il vostro tour, di qualunque tipo sia. E quando sarete lì, insistete con l'amico Mutu che è ora che si faccia cercare dai genitori una brava ragazza e che si decida a sposarsi. 

Mr. Mutu Suresh
www.myanmarexperttours.com
 009 59 431 68 442
mutu.myanmar@gmail.com
Al mercato

Eden 2 Hotel - Min Rd., Near Nyaung Oo MarketNyaung USistemazione molto basica. Le camere sono molto datate e avrebbero bisogno di una bella rinfrescata perché danno una cattiva impressione di scarsa pulizia. Il free wifi è quasi inesistente. Colazione normale. Rumoroso, meglio farsi dare una camera che non dia sulla strada, molto trafficata. La hall è piena di biciclette, il lato positivo è che si possono noleggiare. Personale e proprietario comunque sempre molto gentili e disponibili per organizzare taxi o altri servizi di trasporto. La colazione basica, si fa all'Eden 1 proprio di fronte sulla terrazza. Attenzione che la mappa della Lonely Planet segnala la posizione dell'hotel in un punto sbagliato.
Gran Empire Hotel - 4th Qr., Sonkone Qr.Nyaung U - Questo albergo è piuttosto nuovo e quindi decisamente più pulito e accogliente come attrezzature. Il costo delle camere migliori è stato per noi in alta stagione di 45$. Ci sono anche camere a pianterreno meno care. Tenendo conto che era tutto pieno, può andare. Personale disponibile e gentile. Ristorante dell'albergo a fianco sulla strada discreto. Colazione a buffet lì piuttosto ricca. Posizione centrale e comoda, con molti ristoranti nei dintorni.

Venditrici di pesce
Thara Wun RestaurantLanmadaw Street | Sone Gone QtrNyaung U  - E' il ristorante dell'albergo Grand Empire, a fianco con terrazza sulla strada con vista sul passaggio. Buffet e cibi asiatici internazionali, come i classici nasi goreng, noodles con gamberi, spring roll, ecc. Prezzi modici. Piatti sui 4000K. Birra gelata. Personale gentile.

Black Bamboo RestaurantYar Thin Thar Street,  - E' uno dei ristoranti più celebrati di Bagan, nella zona dove c'è un po' di vita notturna ed i locali più belli. Bella posizione, in un giardino fresco ed elegante, sempre affollatissimo, meglio prenotare è un po' il ritrovo degli stranieri. Personale gentilissimo. Cucina internazionale con tono francese (come la proprietaria). Piatti un po' cari ma c'è comunque uno stile differente che va pagato. Alla fine supererete facilmente i 10/15.000 K a testa. 


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lunedì 9 febbraio 2015

Albe e tramonti a Bagan



  
Eccoci qua, stiamo dolcemente scivolando verso la fine ed è giusto che il pezzo forte, la botta finale, quello che deve rendere il tutto indimenticabile lo si tenga all'ultimo, centellinandolo e facendo un po' desiderare. così te lo assapori di più e anche se è una cosa di cui hai già visto tante immagini, sai che non ti potrà deludere. E come potrebbe! Bagan è uno stato dell'anima che solo una visione di insieme ti può dare. Forse anche cercare di descriverla è un pretenzioso ed inutile esercizio, meglio sarebbe lasciarsi andare, respirare, guardare ed assorbirne le vibrazioni. Nella pianura arida ai bordi dell'Irrawadi, 4000 templi di ogni forma e dimensione innalzano i loro pinnacoli tra alberi radi e piccoli campi coltivati. Ci arrivò anche Marco Polo, e dove non è stato il nostro compatriota, trovandola al culmine del suo splendore e giudicandola uno dei più bei luoghi del mondo. Devi spendere qui il tuo tempo, soprattutto all'alba e al tramonto, quando la luce che avvolge la piana è assolutamente unica e difficile da descrivere. Sceglierti un tempio qualunque, cercare nelle sue viscere le scalette segrete che portano ai gradoni superiori e poi piano piano salire il più in alto possibile. Da lassù ti si aprirà un panorama senza uguali che abbraccia chilometri intorno. 

Dopo le quattro e mezza l'aria comincia a colorare di oro tutto quello che sfiora e mentre cerchi di salire più in alto, a poco a poco si disveleranno intorno a te costruzioni magiche di templi in rovina, di pagode di mattoni con larghe crepe che i terremoti impietosi hanno provocato nei secoli, guglie orgogliose che invece svettato emergendo tra gli alberi. Più in là gli stupa si trovano a mucchietti come aggregati tra loro secondo geometrie a lungo studiate per parere come gettati a caso dal cielo a punteggiare la pianura, mentre più lontano, l'orizzonte è disegnato da punte aguzze, da ogive misteriose, da blocchi squadrati massicci o minuti per la distanza. Intanto che il sole scende, tutto si colora di ocra sempre più densa e spessa, il mattone diventa arancio vivo, il verde assume quella colorazione giallo carico che prelude al tramonto, i bianchi della calce nuova dei restauri approssimativi, si macchiano di ambra e l'oro degli zedi ancora in funzione cominciano a brillare. Intanto una sorta di leggera foschia, di nebbiolina magica sale dalla bassa polverosa e tutto sembra avvolto da fumi artificiosi per un finale di spettacolo preparato apposta.

Ad est i templi sono circonfusi da una luce così innaturale da farli apparire avvolti in una nuvola dorata, mentre ad ovest si trasformano a poco a poco in semplici silhouettes sempre più scure, fino ad arrivare al nero sullo sfondo giallo oro del sole che scende dietro colline lontanissime. Poi tutto diventa rosso, via via più scuro, poi viola a preludere l'arrivo della notte, che però tarda ancora a lungo, mentre nel cielo, la tavolozza si sfoga ancora per un po', lasciandoti lì a goderne senza la minima voglia di andartene, con il desiderio che questo spettacolo non finisca mai. E invece si ripete ogni giorno e se hai la fortuna di star qui un poco, ogni sera sarai attratto da questo spettacolo sempre diverso che va in scena senza deludere mai nessuno. Ogni volta sceglierai un punto differente, per avere le stesse emozioni. Come si fa a non cadere preda della fede, se tutto quanto ti circonda emana una luce che sembra provenire dall'interno, quasi trascendente e sovrannaturale. Ma non è finita, perché non dovrai perderti neppure le albe, quando, poco dopo le cinque, il nero della notte si rischiara lentamente per dare nuove sensazioni, nuovi colori, più rosati, mentre la pianura è avvolta di brume che i templi lasciano solamente indovinare, quasi fosse tutto un paese delle fate che non è ancora convinto se essere sogno o verità.

Forse ti immagini di vivere in un libro di Tolkien oppure quel fumo lontano è provocato dal battere degli zoccoli dell'orda mongola che sta per imporre anche qui il suo dominio, ma, mentre immagini e sogni, ecco che dalle fronde di alberi lontani proprio dietro il gruppo di templi più maestosi, si alzano le mongolfiere. Palloni colorati che si librano in alto lentamente, illuminati dal sole, raggi radenti che saettano sugli alberi come lase di un gioco fantasy, mentre la fiamma del fuoco le spinge ancora verso l'alto come in una festa orientale delle lanterne. Il vento leggerissimo del primo mattino le sposta verso sud con estenuante lentezza, come palloncini sfuggiti dalle mani di bimbi che rimangono là a guardare in atto, anche loro colpiti e attoniti, perché la bellezza ferma anche le lacrime. Quando il sole è ormai alto ed il rosa si è mutato in oro, i palloni sono ormai lontani, hanno eseguito il loro compito, da un lato appagando un turismo di un lusso incongruo al cospetto della realtà che le circonda e dall'altra costruendo, senza volerlo, un sogno grafico inatteso e per questo ancora più bello. Dall'alto dei gradoni vedi gruppetti che si muovono con ritmi antichi, carrozzelle tirate da cavalli stanchi che percorrono i sentieri di terra tra i templi come già facevano 800 anni fa.

Qui il tempo non passa. Forse sarebbe addirittura inutile trascorrere il resto della giornata, prima del tramonto successivo, spostandosi tra tempio e tempio, certo tutti bellissimi ed interessanti, con le loro statue giganti ed i loro affreschi dai colori smaglianti, alcuni, quasi spenti dal tempo e dall'umidità invasiva, altri. Molti, chiari ed esposti alla forte luce che penetra dai porticati, tanti invece, che devi andarti a cercare alla luce delle torce nei visceri bui delle pagode più segrete. I tanti nomi, già li hai dimenticati all'uscita, ma è meglio così, questa fase mnemonica e catalogatoria non deve turbare la visione di insieme, il colpo d'occhio globale, il delicato turbine emotivo che ti rimarrà per sempre non appena nel tuo ricordo riaffioreranno i colori, le forme sfumate, la skyline di aghi diritti che punteggiano questa pianura unica e assoluta. Venite via con me dunque in silenzio, ebbri di bellezza e di sensazioni, a gustare il ricordo. Forse avrei fatto meglio invece di proporvi questa lunga e tuto sommato inutile tiritera a mostrarvi solo una serie di immagini, ma forse anche queste, per la pochezza dell'autore non basterebbero. Abbiate pazienza.




SURVIVAL KIT

Bagan - E' la chicca finale del viaggio, assolutamente imperdibile. 4000 templi costruiti tra l'XI e il XIII secolo in un area di 67 kmq. Bisognerebbe starci almeno tre notti. In questo periodo è tassativo non perdere neppure un alba o un tramonto, che si godono dalle balconate dei templi più alti, ogni volta ne sceglierete uno diverso, per colpi d'occhio sempre differenti. Il sito è immenso, si gira comodamente in macchina (con la quale ovviamente si vedono più siti), con le biciclette ( 2000 K al giorno, molto faticoso dato che l'afa è forte anche in inverno e le strade sterrate e polverose) che ogni albergo affitta, l'ultima moda sono le bici elettriche (5000 K o più, dipende dalla stagione). Molto turistico ma sempre affascinate è lo spostarsi in tonga, la carrozzina tirata da un cavallo (almeno 15.000 K) che però è molto lenta e vi permetterà di vedere pochi templi. L'accesso all'intera area per più giorni costa 10.000 K. Il periodo migliore va da ottobre a febbraio (alta stagione in cui i prezzi schizzano in su), poi caldo infernale e poi piogge e afa dura. Ovviamente ci sono sempre un sacco di turisti che comunque, data la vastità dell'area, si disperdono, tranne che nei punti topici al tramonto. E' necessaria una buona pila per vedere molti interni bui e procurarsi una mappa della zona su cui segnarsi un itinerario per vedere almeno i templi principali senza perdere troppo tempo.

Balloons over Bagan - Sfizio per turisti di lusso, non nella stagione delle piogge. Sicuramente un punto di vista unico e irripetibile anche per il costo, che include trasporti in macchine d'epoca, spuntini da mylord e champagne. Chi avesse questa disponibilità o volesse fare una follia, tenga conto che l'esperienza della durata di un'ora circa, costa 350 $ a testa! il che equivale a circa 5 stipendi mensili medi di un birmano e che quasi nulla di questa cifra rimane in questo paese, dato che la società è straniera. Al momento ho visto 17 mongolfiere levarsi in volo e considerando che ognuna porta 10 passeggeri paganti, significa che ogni giorno l'incasso è di 59.500$ mance escluse per circa 6 mesi all'anno, ma dovrete prenotare molto tempo prima perché i posti sono tutti occupati. Vedete voi.

Questo elenco ha un ordine logico di 3 visite, poi vedete voi:

1 - Mingalar zedi
2 - Myinkabar Hu Pyank 
3 - Mya Zedi
4 - Mya Phaya
5 - Manuhar Pagoda
6 -Abeyanada Patho
7 -Nagar Yon
8 - Thambula Patho
9 - Phayan Thone Su
10- Tayike Pyay Paya
11 -Dhammayangyi Patho
12 - Lawkananda Paya

1 - Sulamani Patho
2 - Pant Phaku Gyi
3 - Pyat ada (tramonto)

4 - Shwe sandaw (tramonto , la più affollata)

1 - Shwezigon Paya
2 -Htilominlo Patho
3 - Ananda Ok Kyaung
4 - Ananda Patho
5 - Thatbyinnyu Patho
6 - Shwegugyi
7 - Tan Kyi Paya
8 - Maha Bodhi Paya
9 - Ketspoli  (monastero di tek)
10 - Bu Paya



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