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domenica 28 giugno 2020

Luoghi del cuore 21: Gli archi dell'Alhambra


Alhambra - Granada - Spagna - agosto 1984


Fregio in caratteri cufici
L'Andalusia è uno di quei posti che vanno visti a prescindere, troppe le cose imperdibili, la natura, l'ambiente e l'opera dell'uomo che ha lasciato qua e là tali e tante gemme da renderla unica. Uno di quei posti in cui si può ritornare, infatti, ci sono stato due volte e se mi ci portassero, ci ritornerei una terza. Se poi dovessi scegliere un pezzo unico che la rappresenti, un'icona imprescindibile, sceglierei l'Alhambra. Qui ci puoi leggere tutto quanto racconta questa terra, la sua storia, misto di cultura araba e cristiana, la prova di arte sublimata al suo massimo, dove il genio architettonico ha costruito bellezza mescolando la pietra di miele al movimento delle acque, che si fanno esse stesse elemento prezioso di architettura, inserite in cornici di archi, di colonne, di spazi perfettamente calcolati per ampliarne il piacere del suono delle piccole cascatelle, dei rivoli che cantano uscendo dalle cannule delle fontane. Già l'acqua, per i popoli del deserto è elemento prezioso, raro, irrinunciabile e simbolo di ricchezza e di somma piacevolezza è il circondarsene, facendone elemento costruttivo che ti rallegri continuamente la vista, tra giardini fioriti ed alberi fronzuti, che alternino le ombre dove riposare tra armonia di vuoti e di pieni, porticati e corridoi, stanze illuminate da raggi colorati che tracimano da lastre di alabastro, sfiorando le pareti adorne di stringhe infinite dove la scrittura stessa diventa, oltre che lode alla divinità, arte grafica insuperabile. 

La fontana del leoni
Perché puoi pure mettere un qualche precetto religioso che impedisca la raffigurazione delle figure viventi, ma il desiderio del tratto artistico è insopprimibile nell'uomo ed ecco che allora dove il divieto impone di non raccontare l'uomo e la natura, ecco che la calligrafia diventa espressione artistica a sua volta insuperabile e godibilissima. Ricordo che in terza media la nostra professoressa di lettere ci diede da leggere un brano famoso di cui non ricordo l'autore, forse Irving, ma non sono sicuro, che evidentemente lei giudicava molto interessante come esempio di descrittività. Il racconto, in diverse pagine, raccontava con dovizia di particolari l'esperienza fatta dall'autore durante la sua prima visita a questo monumento. Devo dire che la ricchezza di particolari, la passione e l'eleganza della descrizione con cui si dipanava l'esperienza all'interno del monumento, mi colpì moltissimo e quando, anni dopo, entrai per la prima volta oltre la soglia di questa reggia mi sembrò addirittura di ricordarne l'espressività narrativa. In particolare quando arrivai al famoso cortile dei leoni, con la fontana centrale circondata dalle figure di pietra, mi parve davvero di averla già vista e lungi dal rimanerne deluso, ne rimasi completamente affascinato. Passai alcune ore a percorrere i porticati sorretti da quelle colonnine delicate ed eleganti, col naso all'in su per meglio apprezzare il susseguirsi degli archi, suddivisi in archetti sempre più minuti, quasi fossero trame di filigrane dorate. E quando ci tornai per la seconda volta, mi parve ancor più bella, mentre cercavo di individuarne qualche angolo più nascosto e prezioso. Un monumento davvero straordinario, complesso e barocco è vero, ma non involuto in se stesso, anzi, esempio assoluto di come anche la ridondanza dell'ornamento, della decorazione, della complessità, non sia involuzione, ma possa dimostrarsi assoluta eleganza. Credo che sia una di quelle cose da non perdere nella vita.

Porticati e colonne



Archi
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Un giardino interno









sabato 6 febbraio 2010

La bellezza e la storia.

Non c'è dubbio che questi siano tempi difficili. Tutti intorno a me continuano a ripeterlo in un persistente e fastidioso lamentarsi, senza rendersi conto che nessuno di coloro che ci ha preceduto, ha vissuto un'epoca così bella, ricca di stimoli e di benessere come la nostra. La scienza ci ha dato molto, la nostra cultura ci permette di godere della bellezza che ci circonda, i nostri artisti ed architetti hanno popolato le nostre città di meravigliosi palazzi in cui vivere è bello a confronto di quanto era triste e disagevole il nostro passato. La scienza, le matematiche, la fisica e l'astronomia hanno aperto le nostre menti alla conoscenza di tutte quelle verità che ci hanno permesso di capire molto del nostro mondo, permettendoci di lasciare alle spalle credenze e superstizioni del passato. I medici conoscono adesso molti segreti del nopstro corpo ed intervengono in modo efficace quando, maligna, si presenta la malattia. Come è difficile però in questi tempi, governare questo popolo che è diventato esigente e infastidito da ogni difficoltà che si frappone tra sé ed il proprio desiderato benessere. Il mio popolo è diventato vecchio, ha perduto la forza e l'iniziativa che lo hanno portato alla splendida cultura di oggi ed io che devo governarlo, migliorarne il suo benessere, se possibile e pensare al suo futuro, mi trovo ogni giorno stupito di come il nostro splendore e il nostro sapere ha fatto adagiare il nostro popolo in una sorta di torpore tranquillo e senza creatività. La nostra tolleranza che ci ha fatto accettare tutto e tutti, anche i barbari violenti che premono ai nostri confini, attratti dalla nostra ricchezza e dalla nostra vita apparentemente serena, è diventata, secondo chi mi critica, una colpevole debolezza che ci fa accettare senza reagire, prepotenze ed attacchi al nostro sistema. Certo questa folla di barbari, giovani e determinati, vogliono venire nella nostra terra. Come non potrebbero essere attratti dalla sua bellezza e dalle sue ricchezze, là nel loro mondo, dove vivere è difficile, dove la povertà e l'ignoranza miete vittime e predispone quindi i più disperati ad essere facile preda dei loro peggiori maestri, quelli che hanno trasformato la loro religione, che come la nostra predicava amore e tolleranza verso il prossimo, in una ragione di odio verso l'altro, determinata soprattutto a conquistare gli infedeli e a sottoporli al loro giogo, senza accettare il loro modo di pensare. Dicono che è il loro Dio che vuole questo, eppure noi ci stiamo comportando verso di loro con tolleranza e li accogliamo senza troppe remore. Ecco, anche di questo mi accusa spesso il mio popolo ed i miei consiglieri, di concedere loro di seguire il proprio culto, di avere concesso luoghi dove praticarlo, di non imporre loro regole più stringenti che li obbligassero ad assimilarsi a noi velocemente, E non considerano il fatto che questa gente svolge lavori che noi non vogliamo più fare, ci servono in effetti, i mercati ne sono pieni e anche la nostra economia ne ha bisogno per aumentare la propria prosperità, messa così duramente alla prova in questi ultimi tempi. Anche le altre nazioni nostre amiche mi accusano, con questa politica troppo tenera nel confronto di questi stranieri di essere il ventre molle del Mediterraneo, la breccia attraverso cui l'orda degli invasori si precipiterà per distruggere il nostro mondo, la nostra cultura. Forse hanno ragione, fin dall'antica Grecia il cui pensiero è stata la fonte prima della nostra storia, fin da quando i suoi pensatori ineffabili hanno potuto e saputo condizionare il nostro mondo, sempre i barbari hanno premuto alle porte attratti morbosamente dalla ricchezza e dalla presunta facilità di vivere. Più vivi e vitali hanno premuto fino a rompere la debole diga e hanno invaso i mondi desiderati; poi, invece di devastarli come temuto ne hanno assorbito la cultura, vi hanno riversato la propria, piccola o grande che fosse e da lì è nata una nuova realtà capace di crescere ancora, di svilupparsi e di creare nuova bellezza. Certo chi rimprovera la tolleranza del mio governo, teme questo come la peste, non accetterà mai di abdicare, di mescolarsi, di riconoscere la propria decadenza. Ma temo che questo processo vada avanti da solo, senza possibilità che il suo corso venga mutato dalla volontà degli uomini. La nostra terra, lo splendido reame di Al Andalus sarà forse destinato ad esser invaso dall'orda dei cristiani violenti ed assetati del nostro sangue, con i loro vescovi che predicano la violenza, dovuta e richiesta dal loro Dio verso il nostro mondo. Forse il nostro mondo scomparirà. Ma la bellezza di Cordoba e di Granada, non potrà mai essere uccisa, seppellita dall'ignoranza. La rozzezza violenta delle croci brandite non potranno ignorare la bellezza dei nostri palazzi e le conoscenze che i nostri scienziati condensano nelle nostre biblioteche non andranno mai perdute, forse proprio da lì i selvaggi potranno recuperare la sapienza degli antichi che il loro mondo ha perduto da mille anni e che noi abbiamo serbato per loro arricchendola con la nostra intelligenza nei secoli. Non possiamo fermare la storia; io, Abū Abd Allāh, Sultano di Granada, so di essere nel giusto a proseguire lungo il mio cammino. Chi ha una cultura più avanzata non può accettare di usare le stesse armi dei barbari. Risponderò all'odio con la tolleranza, anche perchè non posso fare altrimenti, i pochi e deboli guerrieri che mi rimanevano li hanno fatti fuori tutti a Roncisvalle. Che tempi difficili!

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