lunedì 30 aprile 2012

Miscela Franck.

 

E' tutta una lamentela. Sembra davvero, nella convinzione comune, che ci stiano togliendo la prima pelle. Ieri al bar due signore ingioiellate, stavano facendo voti perché tornasse quello a cui ameno piacevano le donne e intanto si sorbivano un caffè d'orzo, che tra l'altro fa tanto bene, magari anche biologico, che è pure meglio. Eh già, anche la mia mamma, che certo non era ingioiellata, alternava l'uso della Miscela Leone, un macinato di orzo nudo tostato (allora era certamente più biologico che adesso) con la famigerata Miscela Franck, vero e autentico succedaneo del caffè, fatto di cicoria. Dopo gli anni difficili della guerra, il caffè era davvero un lusso insostenibile, d'altra parte la pubblicità del prodotto che veniva allegata al Vademecum Frank parlava chiaro, pur iniziando lo stile della presa per il naso, raccontandoti che era roba salutistica. L'aggiunta ideale al vero caffè, fatta di purissima cicoria (niente ironia nel mutare il difetto in pregio, è tecnica ben conosciuta) essiccata, torrefatta, macinata e confezionata con tutte le garanzie di igiene e genuinità. Unita al caffè, non ne altera il sapore e permette di realizzare una vera economia! E per la Leone ecco lo slogan: Costa meno della metà del caffè coloniale e rende il doppio. 

Me la ricordo bene quella scatola di cartoncino rettangolare, anche il packaging era al risparmio, con la scritta a svolazzo. Si rompeva, premendo con il dito la parte tratteggiata anteriore e si sollevava il coperchio che metteva a nudo un blocco di materia nera pressata da cui veniva prelevato un tocchetto che finiva a bollire nel pentolino. Altro che aggiunta! Quello si usava al 100% e basta. Credo che solo successivamente il caffè vero abbia compiuto il suo ingresso nelle colazioni o come giunta al serale caffelatte con i biscotti della salute. Man mano che sembrava aumentare il benessere, aumentava la percentuale di prodotto "coloniale", fino a che, chissà quando esattamente, quest'ultimo sostituì completamente il surrogato. Poi i tempi sono cambiati ancora e adesso pare che l'abitudine abbia fatto tornare in auge gli antichi sostitutivi, ma come si dice, rivitalizzandoli per farli apparire migliori degli originali. E sommessamente vi ricordo che anche la Nutella era nata per chi non aveva i soldi per comprare il cioccolato vero. Però certi comportamenti rimangono nel DNA come un imprinting incancellabile e la mia mamma, quando andavo a trovarla, mi preparava ogni volta una tazzina fumante, certificando :"Guarda che è tutto caffè puro", come per dare una patente di nobiltà e di benessere ormai acquisito, anche se il ricordo reale della vecchia miscela Franck si era ormai perduto nel tempo.


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sabato 28 aprile 2012

Ritorno a Peyton place.

Non accusatemi di essere troppo banale, ma oggi devo tirare fuori dal cappello questa arguta considerazione: come passa il tempo! Ieri sera, dopo quasi cinquanta anni ho posato il piede su un luogo della mia adolescenza. Il fatto che fosse cambiato poco o nulla da allora, mi ha provocato un tuffo al cuore. Qualche macchina in più parcheggiata sulla piazza, ma lo stesso portone sbrecciato, il vialetto dove avvertire lo scricchiolio della ghiaia sotto i miei piedi che conduce al calcolato ed emozionante squallore della SOMS di Valle San Bartolomeo. Al di là della recinzione di plastica malandata, a neanche cinquanta metri, la casa dove trascorrevo le mie estati bambine, al di qua, il luogo di croce e delizie dei miei giovani anni. Nell'immutata saletta del bar è scomparso il biliardino, ma non c'è stato neanche l'aggiornamento con le i videopoker mangiasoldi. La tettoia si è soltanto un poco allargata per ospitare i danzatori invernali e le cene sociali, allora non c'erano ed una mano di bianco ha pietosamente ricoperto il tragico affresco michelangiolesco che sulla parete di fondo raffigurava una ninfa e un satiro con improbabili arpa e flauto a descrizione puntuale del luogo dedicato alle attività danzanti. 

Al centro del cortile, eccola là, immutata, la rotonda pista da ballo, mancante soltanto di un basso zoccoletto in cemento che separava inesorabilmente i danzatori da quelli che avevano preso il casü, (il mestolo in dialetto locale, un po' come il rugbistico cucchiaio di legno), il tragico rifiuto a ballare. Ma procediamo con ordine. Le serate danzanti durante l'estate non erano molte, l'ingresso era fissato a 500 lire, che purtroppo rappresentavano un grosso problema (il cono gelato gigante costava 50 lire), ma con artifizi indignitosi, a volte si riusciva ad entrare a sbafo. Il culmine erano le tre serate della festa del paese, alla fine di agosto. Durante tutto il mese precedente era un continuo affannarsi, dei responsabili del circolo, in riunioni nella saletta di fianco al biliardino per decidere la scelta dei famigerati complessi che avrebbero allietato le serate (si diceva proprio allietare). Eh già allora nessuno aveva ancora ipotizzato la discoteca, c'era al massimo il jukebox, 3 canzoni cento lire, cifra palesemente spropositata, ma la gente ballava solo con suonatori veri, ma quella che si denominava orchestra, anche se erano solo in 4 o 5, cominciava a chiamarsi complesso a cui si abbinava il cantante.

 Parliamo dei primi anni sessanta, data spartiacque per la musica e le discussioni fervevano tra i sostenitori delle sonorità  vecchio stile e quelli che volevano seguire le tendenze moderne con le prime chitarre elettriche. Poi arrivava uno con una delle prime musicassette, che era stato mandato in avanscoperta da qualche impresario di spettacolo di provincia e buttava là: "senti un po' questi: I Quattro Assi, sembra Arturo Testa sputato" e la decisione era presa irrevocabilmente, dando il via alle locandine. A quel punto si aprivano le prenotazioni e le mamme delle ragazze andavano a prenotare un tavolino, preferibilmente in prima fila di fronte all'orchestra, dove, occhiute, avrebbero accompagnato le fanciulline, esercitando con discrezione il loro ruolo di chaperon. La serata, sempre che fossi riuscito ad entrare, era tuttavia tragica. Io ero uno dei più piccoli della compagnia, come tale affatto considerato dai membri del sesso nemico, che ambivano a ben altri virgulti dalle capacità tersicoree spropositate. Lauro era uno di questi. Tra i primi aveva capito la potenza magnetica di questa abilità e aveva messo a punto una buona tecnica nel rock'nd roll, ispirandosi alle movenze del primo Celentano. 

Con i capelli appiattiti nella cosiddetta ciabatta, una variante locale della banana di Elvis, gli bastava, alle prime note di Rock around the clock, lanciare un'occhiata o alzare leggermente il dito verso l'alto e bramose fanciulle si alzavano di scatto per lanciarsi nella mischia. Che invidia terribile per chi come me si aggirava con l'occhio basso dietro le sedie senza riuscire a decidersi e che sofferenza inaudita prima di trovare il coraggio di avvicinarsi ai tavolini sotto gli occhi indagatori delle madri a chiedere con un soffio preagonico:"balli?" speranzoso in un successivo gradito lento, rimanendo così per un attimo appeso sul baratro, prima di precipitarvi al suono del terrificante rifiuto. Che umiliazione spaventosa e di conseguenza, quanto rimuginare prima di effettuare il pavido tentativo proprio per questo destinato inevitabilmente all'insuccesso. E ieri la pista di piastrelle, testimone di quelle sere era ancora lì, ancora muta e uguale, i tavolini impilati agli angoli, impossibile che fossero ancora gli stessi, la conchiglia del palco vuota e senza suono, solo lo struggente dipanarsi delle emozioni da annegare nelle cucchiaiate di insalata russa e dei ravioli alle noci. Come passa il tempo!

venerdì 27 aprile 2012

Niǎo.


Carattere tradizionale
Il bravo Linneo ha messo d'accordo tutti e ormai il suo sistema di classificazione, ordinato e logico, è appannaggio di tutto il mondo; ma anche i cinesi, nell'antichità avevano un loro sistema classificatorio, basato sull'osservazione della natura. Ad esempio gli animali erano divisi in cinque grandi famiglie: nudi, pelosi, piumati, con le scaglie e con la conchiglia. I piumati erano poi divisi in due sottogruppi: a coda lunga e a coda corta. Il carattere che rappresenta l'uccello a coda lunga è uno dei pittogrammi più identificabili dell'intera lingua cinese. La sequenza che vi mostro nell'intestazione evidenzia come si è modificato il segno in oltre 2000 anni, a partire dal primo delizioso uccellino visto di fianco fino alla stilizzazione finale del carattere tradizionale in cui sono rimaste evidenti il becco appuntito davanti alla testolina rappresentata dall'occhio, mentre le due alucce si sono unite in un solo tratto orizzontale e sotto la lunga coda appunto si evidenziano i quattro puntini della traccia lasciata dalle zampette, che nel carattere moderno per semplicità sono state unite in un tratto unico sacrificando anche l'ultima traccia delle ali. Questo è il moderno carattere di Niǎo - 鸟 che appunto significa uccello, assai usato in molti dei famosi proverbi cinesi. Uno di più noti è: Shi niao zai shu, bu ru yi niao zai shou (dieci uccelli su un albero, non come un uccello in mano) che mi pare in inglese suoni più o meno uguale a prescindere dal numero di uccelli citati, mi pare 5 ed è equivalente al nostro: Meglio un uovo oggi che una gallina domani. 


Carattere semplificato
La poesia come sempre si spreca in questa meravigliosa lingua, così Isola (dǎo - 岛) è raffigurata da un uccello sopra una montagna, con riferimento agli scogli che ospitano colonie di uccelli marini. Ma gli uccelli come gli uomini, non sono tutti uguali, ci sono i fagiani le cui lunghissime piume ornano il cappello dei generali e la fenice, uccello regale che non a caso è simbolo dell'imperatrice e in fondo alla scala ci sono i corvi, uccelli davvero sgradevoli e dappoco. Ecco dunque il corvo ( wū - 乌 ), uccello ultimo nella classifica morale dei volatili, disegnato con lo stesso carattere di uccello ma privo della pupilla, che nera su nero appunto non si vede. Una società classista, quella cinese ed ecco il proverbio che la descrive: I corvi non vanno a dormire con la fenice, evidentemente questione di classe sociale,  i nobili d'animo non si mescolano con gli ignavi. Che sia davvero un uccello da nulla e assai disprezzabile lo si capisce bene dall'espressione in cui Corvo è unito al verbo Avere ( 乌 有 - wū yǒu  -  avere un corvo) che significa proprio Niente, nulla. E' quello che ha il cacciatore quando dopo lungo appostamento si ritrova in mano una cosa inutile, neanche buona da mangiare, che non serve a niente, nella visione utilitaristica cinese per cui quello che non è utile all'uomo non vale nulla. Chissà se in qualche espressione, il carattere di corvo si unisce concettualmente ai politici. Ma non credo, i cinesi sono molto rispettosi e poi nell'ideogramma non è incluso il concetto di Dannoso. Devo chiedere al mio amico Ping. 


Refoli spiranti da: E. Fazzioli - Caratteri cinesi - Ed. Mondadori

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giovedì 26 aprile 2012

ностальгия.

La variabilità della primavera sembra girare al bello. Il tepore comincia a farsi sentire ed il mese di maggio alle porte ne darà conto, per lo meno nei paesi come il nostro dove gli eccessi sono sempre stati mitigati dalla latitudine. La centralità e la moderazione è sempre più gradevole dell'estremismo, ma che languore e che nostalgia se penso alla primavera di Mosca. Eppure, tra le altre, è forse la stagione russa più sgradevole. Il bianco nitore invernale si muta adagio adagio in fanghiglia sporca e fastidiosa. Il freddo di nonno inverno, così secco che quasi non lo avvertivi, ben coperto sotto l'esangue disco lontano del sole velato dalle brume non è così sgradevole, anzi, ben conosciuto e preparate le opportune difese, è quasi piacevole. Vesti calde e scarpe imbottite, ti puoi godere la passeggiata anche se, quando fai un respiro lungo, non protetto da una bella sciarpa, senti un dolore al centro del petto, segno inequivocabile che sei sotto i -25°C. La primavera invece quando arriva è pioggerella umida, piedi bagnati, sudore perché sei troppo vestito o brivido di freddo se ti sei scoperto troppo in fretta. Le temperature passano in un attimo da 0 a 20 gradi. Pochi giorni fa l'amico Ferox, sguazzava nella fanghiglia semighiacciata, ieri Zhenija mi parlava di 25°C e maniche di camicia. 

Che sensazione eccitante, quando uscivo al mattino dal Pekin di buon ora e le strade erano ormai asciutte, il sole già alto nel cielo ed ogni giorno potevi constatare di come le ore di luce si allungassero a dismisura e i primi chiarori ti coglievano così presto dai finestroni non velati dell'albergone sovietico, svegliandoti, privo di paraventi a proteggere il sonno, come se i moscoviti non volessero perdersi neppure un attimo di quel bagliore meraviglioso dopo tanti mesi di pallida oscurità. I lampioni gialli ormai spenti, le porte della metro lasciavano uscire frotte di giovani ragazze che la stagione incipiente aveva già convinto a lasciare le calde dublionke e le shapke di volpe per dare spazio a gonne svolazzanti che i soffi di vento forte muovevano così maleducatamente, facendosi beffe dei loro tentativi di coprire le lunghe gambe affusolate, scompigliando ad un tempo anche i loro capelli biondi. Nelle poche centinaia di metri di largo marciapiede del kalzò, l'anello che circonda il centro, che percorrevo per arrivare all'ufficio era tutto un ticchettio di passi veloci, mentre le poche macchine passavano finalmente senza sollevare gli sgradevoli spruzzi di acqua sporca. 

Avevi una sensazione di gradevole speranza, non turbata dal miserevole squallore delle vetrine spente e grigie, il negozio misero di orologi usati Ciasì dati in conto vendita, la sartoria che pomposamente si chiamava Atelier, con due manichini storti e un fondale staccato da anni che nessuno raddrizzava,  il magazzino Producti con gli scaffali desolantemente vuoti e le sue commesse ingrugnite che speravano solo che tu non entrassi ad infastidirle. Bastava fare due passi in uno dei tanti parchi della città e lo spuntare dei germogli, le prime verdi foglioline sui rami allargavano i sorrisi delle mamme coi bambini per mano, qualche vecchio cominciava a sedersi qua e là a giocare a scacchi, anche l'aria non sembrava più puzzare di carburante mal combusto. Avevi voglia di stare fuori, di passeggiare per le strade del centro tra i palazzi antichi decaduti, nel giardino sotto al Cremlino a vedere se anche quella fine di aprile era così ricco di spose che portavano il bouquet alla tomba dei caduti, a traversare la Piazza Rossa in diagonale per goderti i colori delle cupole di San Basilio. Zhenija si stringeva nel cappotto leggero, sembrava avere ancora freddo, stringendosi il foulard attorno alla gola, piuttosto delicata e guardava di sbieco la torre Spaskaija con la stella rosso rubino che continuava a brillare anche se ormai sventolava la bandiera bianca, rossa e blu del rinnovamento. Che nostalgia!


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martedì 24 aprile 2012

La poesia ha un prezzo?

Xue Tao in una stampa d'epoca.

Xue Tao (dal web)
Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior, diceva il nostro cantore genovese e spesso la storia gli ha dato ragione. Qualche anno fa, mentre ero a Cheng Du, dopo aver visto da bravo turista il parco dei panda giganti (che comunque vi consiglio), passeggiavo sotto l'ombra dei salici del parco di Wang Jiang Lou, un oasi di tranquillità che lascia al di fuori dei suoi bassi muri il caos del traffico della Cina moderna. Superato il boschetto di bambù dove gruppi di donne praticano il tai ji al mattino presto, è una vera delizia camminare per i vialetti, quando la temperatura è ancora fresca della brezza del mattino. Circondata da una corona di alti alberi, quasi nascosta, come timorosa di mostrarsi,  una bella statua bianca fa l'occhiolino con un sorriso ammiccante. 

Carta fatta a mano con inclusione di fiori.
E' la poetessa Xue Tao, forse la più famosa della Cina classica dell'epoca Tang. Ebbene, costei fu una famosa prostituta, regolarmente iscritta all'albo della città già all'età di quindici anni, nota per la sua straordinaria bellezza, quanto per l'abilità con cui praticava la sua arte amatoria con cui irretì molti ricchi benefattori, incluso il generale governatore della provincia, che la fecero vivere nel lusso più completo, libera di lasciarsi andare alla vena poetica che la appassionava fin da bambina. E' strano come il potere politico sia sempre stato affascinato dall'amore a pagamento, ma tant'è. Una spiegazione del suo fascino consisteva forse nella sua capacità di trasfondere nella vita lavorativa di tutti i giorni la vena artistica che come sempre in quel mondo si accompagnava a grandi capacità manuali. Fu infatti eccellente calligrafa e creatrice di una speciale carta fatta a mano con inclusioni di fiori chiamata ancora oggi la carta di Xue Tao. Di lei ci rimangono oltre cento poemi che la confermano come una delle più importanti poetesse della letteratura cinese. Oggi ve ne riporto un breve esempio che vuole sottolineare la facilità con cui il potente può cadere ammaliato dalla grazia prezzolata.

Per amore del gioco delle nuvole e della pioggia,
egli perse il suo regno.
Tristi e soli si levano i salici.
A primavera le loro foglie dal pallido verde
invano,
si fanno rivali 
dell'arco delle mie sopracciglia.



Refoli spiranti da:  C. Leed - Storia dell'amore in Cina - SEA -1966


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Una sera di fine estate.
Più caldo.
Imperatore cinese.
Xiōng,Mèi,Jiě,Tài.
Nán 

Per un amico triste.

lunedì 23 aprile 2012

La Fenice non muore mai.

Basta ascoltare la gente per la strada. A nessuno interessa nulla di come stanno andando effettivamente le cose, è vanno male non c'è dubbio. Ciascuno, in generale, se pur sfiorato minimamente dai tentativi di rimettere in piedi il malato in coma, si considera derubato nel profondo, scarnificato fino all'osso, colpito in maniera insopportabile e vorrebbe vendetta contro chi si permette di toccargli anche la minima parte del suo superfluo. E, tranquilli, ce ne sono ancora montagne di grasso da sciogliere. Ieri passeggiavo serenamente e mi ha assalito un dentista che ululava contro quei bastardi che fanno pagare il conto sempre agli stessi, ancora tasse a chi ha sempre pagato, sì, avete capito bene, proprio un dentista e non aggiungo altro! Il fatto è che ognuno di noi vorrebbe che a pagare fosse sempre suo vicino o comunque qualcun altro a caso, chi se ne frega, basta che non sia lui stesso e questo è in fondo abbastanza umano, eppure stranamente, questo governo, che pure deve fare solo provvedimenti decisamente impopolari se pure obbligatori e comunque duramente mediati col cagnaio dei senza vergogna che dopo aver provocato il disastro che stiamo vivendo, devono votarli, ha ancora il gradimento di quasi la metà degli italiani. Dunque non è poi così vero che la gente è disponibile a farsi facilmente trascinare dai Masaniello di turno, dalle cavallette comiche, dai cantanti vestiti da profeti, uomini qualunque et similia pronti a spandere scemenze ammantate di candidi pepli dorati. 

Certo i partiti si stanno suicidando da soli pur di non rinunciare a qualche grassa prebenda, ma alla fine non è un bene. Come ho già sottolineato altre volte, quando si apre un vuoto di potere a causa dei troppi latrocini (vedi '92) il posto lasciato libero viene subito occupato dai peggio populisti che fanno danni assai peggiori dei ladri, ed essendo incapaci sognatori nella migliore delle ipotesi, non mangiano solo parte del formaggio come i topi che hanno sostituito, ma fanno andare a male tutta la forma. Eppure è così facile farsi ammaliare dalle sirene, pensate basta dire non dobbiamo pagare il debito e uno si sente subito meglio ed è incline ad ascoltare anche il resto. Trascuriamo pure il fatto morale che i debiti, dato che li ha fatti ognuno di noi nel suo piccolo, anche se aiutati dai cattivi governati che ci siamo scelti, ben contenti di potersi rotolare in quel brago grasso e piacevole, tra persone civili dovrebbero essere sempre onorati (soprattutto se ne devi chiedere altri in prestito, ehehehhe), ma chi accetta questa pensata, sa cosa succede quando uno stato non onora il suo debito? Nei paesi delle nostre dimensioni, non quelli di 300.000 abitanti che avevano un debito pari a quello di una nostra cittadina di provincia, il debito è per oltre la metà costituito dai risparmi dei cittadini. Proprio i nostri risparmi, quelli di tutta la vita che non verrebbero dunque restituiti, carta straccia da buttare bel cesso anche, anzi peggio ancora, per coloro che hanno messo da parte solo quattro soldi di liquidazione con cui speravano di integrare una pensioncina. 

Pensioncina che verrebbe praticamente azzerata da una devastante ipersvalutazione, come accade di norma in questi frangenti. Dirai, beh, sono i giovani che vorrebbero questo, non hanno nulla, ne risparmi , né lavoro, né speranze, che gliene frega se salta tutto, tanto non hanno niente da perdere. Invece sono proprio i giovani che perderebbero ancora. Intanto adesso, se riescono a resistere cercando di aspettare tempi migliori, lo possono fare proprio solo grazie a quei risparmi di nonni e genitori che scomparirebbero completamente, poi il default, basta guardare cosa è capitato in quei paesi dove è avvenuto (Argentina, Russia, ecc. tra l'altro in condizioni ben diverse e migliori di noi, potendo contare su una risalita successiva fondata sulla ricchezza delle risorse naturali che noi non abbiamo e grazie ed in cambio delle quali qualcuno continua a fornire altri prestiti) per almeno un decennio è accompagnato da una caduta libera dell'economia interna, chiusura di quasi tutte le fabbriche, pagamento degli stipendi pubblici con i cosiddetti patacones (nessuno se li ricorda vero?) con cui ti ci pulivi il sedere, fame (quella vera, di cui qui non si porta memoria) e miseria e di solito un bel populista che prende in mano la situazione in maniera tosta, cosa a cui non non siamo più tanto abituati. Cari detentori delle facili verità, fatevi pure ammaliare dal pifferaio grillereccio, che intanto Burlesquoni si sta preparando al ritorno della Fenice, come dice Attila Invincibile, un amico di feisbùc sta per tornare il momento di "o la Spa o la vacca". 


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domenica 22 aprile 2012

Doppio compleanno.



Alla mia bambina, tanti auguri, perché non perda i suoi sogni, perché trovi il sentiero giusto per andare fin dentro il bosco, perché riesca a mantenere la sua voglia di fare, perché possa meritarsi di afferrare quanto pretende, perché arrivi al traguardo di serenità a cui tutti devono avere diritto. Tanti auguri dai 66 ai 26.







venerdì 20 aprile 2012

Considerazioni sul Tai Ji Quan 3: Bái hào liàng chì .

Proseguiamo oggi con l'esame del terzo movimento della forma 24 Yang. Come spesso accade la terminologia cinese si ispira al mondo della natura ed i movimenti marziali vengono assimilati a quelli degli animali, così questa tecnica viene definita con una elegante metafora : La gru bianca distende (o mostra) le ali. Dalla posizione precedente Yě mǎ fèn zōng, in cui ci si trova col peso al 70% sulla gamba avanti sinistra (passo ad arco, gong bu), braccio sinistro alto , braccio destro all'altezza del bacino,  portare leggermente avanti la gamba destra ruotando leggermente il busto verso destra, contemporaneamente ruotando entrambe le braccia fino a portare il braccio destro in alto con il palmo rivolto avanti ed il sinistro all'altezza del bacino con il palmo rivolto in basso, con una distensione allo stesso tempo diagonale e verticale. Il peso del corpo si sposta al 100% sul piede destro, mentre il sinistro viene portato mezzo passo in avanti e appoggiato con le sole dita con il cosiddetto "passo vuoto". Lo sguardo che aveva seguito il movimento della mano sinistra e poi di quella destra, si porta al centro. 


L'inspirazione avviene mentre le braccia formano il cosiddetto pallone, mentre l'espirazione durante la fase di allargamento delle stesse. E' importante che il petto non venga sospinto in avanti e che le braccia si muovano con un semicerchio. Durante il movimento l'energia viene esercitata dal dorso attraverso la rotazione dlele braccia. E' più complicato a spiegarlo che ad eseguirlo, come potete vedere dal filmato molto esaustivo di www.taiji.de. Dal punto di vista marziale il movimento corrisponde ad una doppia parata a due attacchi contemporanei, uno alto e uno basso. Dal punto di vista del beneficio fisico questa esecuzione, attraverso la successiva contrazione ed estensione di petto e dorso, aiuta a tonificare l'innervazione spinale migliorando la verticalità della postura e rinforzando lo stato di allerta mentale. Questi benefici generali ed in particolare sulle forme iniziali delle neuropatie, sono guardati con una certa attenzione, come vi ho già segnalato, dal mondo della medicina, grazie all'osservazione di interessanti risultati ottenuti con la pratica del Tai Ji, come mi ha segnalato qui,  il maestro Damiano Doria che da molti anni si interessa soprattutto di questo aspetto della pratica ( date un'occhiata al suo interessante sito) 


Refoli spiranti da: Fundamental of Tai Ji Quan - Wen Shan Huang - S.Sky Book Co - Honk Kong -1973
Kung Fu and Tai Ji  Bruce Tegner -Bantam book - USA - 1968
www.taiji.de



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Lettere dal Laos 21: Paperissima Sprint.



Il Nam Ou a Muang Ngoi Neua  (foto Procchio).


Bufali.
La giornata si presenta come una di quelle memorabili nel corso di un viaggio. Sette ore di risalita del Nam Ou penetrando l'estrema provincia a nord del Laos, incastonata tra Cina e Vietnam, uno dei paesaggi più emozionanti ed allo stesso tempo oleografici di questa parte di mondo. La lancia è stretta e piccolissima ed i sette passeggeri cercano astutamente di accaparrarsi i posti più comodi. Scendiamo la lunga scalinata che conduce all'imbarcadero trascinando i bagagli pesanti. Tong, come al solito si assicura che tutto sia a posto, preoccupato che non siamo sufficientemente comodi, poi se ne torna a Nong Kiaw dove aveva lasciato il van. Ci raggiungerà a Muang Khua dove il Nam Ou si unisce al Nam Phak. Una giornata che si preannuncia serena e riposante, da spendere nella tranquilla ammirazione dello scenario magnifico che ti sfila davanti mentre si risale la corrente. Ancora rive scoscese che portano a piccoli spazi piani dove verdeggiano le risaie o gli orti provvisori, alberi da frutta inframmezzati a quelli della foresta, capanne isolate, bufali immersi nel fiume che ti guardano passare con l'occhio umido, sbuffando sotto il pelo dell'acqua. Pare non possa esserci nulla di più piacevole e tranquillo che godere della bellezza del paesaggio, di riempirsi gli occhi di immagini indimenticabili. Invece, un diavoletto maligno è sempre in agguato, aspettando che ti rilassi completamente, lasciandoti andare troppo all'andamento lento e scevro di intoppi. 

Montagne carsiche sul Nam Ou.
Certo devi metterci del tuo, di quella disattenzione goffa e un po ridicola che ti porti dietro assieme al boccettino dell'Amuchina e ai cerotti per le bolle nei piedi. In ogni viaggio noterete che da qualche parte ci sarà sempre un turista grasso e fantozziano che combina qualche scemenza. La cosa fa sghignazzare tutti e sarà parte dei fatterelli divertenti sulla goffaggine umana da portarsi a casa e raccontare agli amici. Fatto sta che più o meno a metà percorso, un po' per scaricare una donnina che era arrivata al suo villaggio con la sua cesta di galline, un po' per dare modo alle stanche vesciche degli anziani di liberare dell' affanno dell'impellenza le ore rimanenti, la barca si avvicina alla riva, dove una lingua di sabbia permette un approdo precario. Ci sono altre piccole barche a riva, per cui sarà necessario, per prendere terra, saltare di barca in barca. Così mentre i più atletici tra i giovani passeggeri volteggiano come libellule leggere con i piedi nudi nella fanghiglia sabbiosa, il tricheco più pesante e impacciato, tenta di passare sul traballante guscio di bambù con acrobazie ed evoluzioni strane che lo portano dapprima a scavalcare la bordata con una gamba, poi a rimanere in bilico con  un piede di qua e l'altro ancora di là, tentando di decidere da quale parte stare come un tronista della De Filippi tra due corteggiatrici. 

Il paesaggio fluviale.
Di certo una di quelle scenette così ridicole da sembrare finte quando vengono proposte nei filmati di Paperissima, con il ciccione in mega pantaloncino corto ascellare, ciabatte in una mano, zainetto nell'altra, preziosa reflex al collo, in bilico,  mentre le due barchette lentamente, ma irrimediabilmente si allontanano tra di loro. Un dondolio ansimante, un pencolamento per recuperare un equilibrio ormai perduto, un ultimo disperato tentativo di riprendere stabilità, mentre le gambe si aprono a compasso, infine un annaspare inutile delle braccia e poi l'atteso, inevitabile, ridicolo tonfo nelle bigie acque del fiume, che prima apparivano così azzurre, ora soltanto marroni e fangose. Chi sulla riva rimane a sghignazzare, facendosi beffe  del malcapitato, chi corre al salvamento, non facile data la stazza del naufrago, chi si agita per tentare di recuperare la barca sciolta nella corrente. Emerso come Dio vuole dalle acque il pulcino anzi il tacchino fradicio, ecco palesarsi il disastro in tutta la sua estensione. La macchina fotografica irrimediabilmente bagnata e in agonia, il telefonino giustamente affogato e morto per sempre, i sacchettini saggiamente impermeabili con denaro, passaporto e altro, improvvidamente bucati e subito inzuppati di acqua fangosa, gli occhiali da vista, per la prima volta dopo 20 giorni, tirati fuori dallo zaino, irrimediabilmente caduti nel brago. Subito viene organizzata dai barcaioli locali accorsi, una brigata di una decina di bambini, che nudi, si gettano nel fiume nella ricerca disperata, speranzosi in una buona mancia, ma indarno, che la corrente e i gorghi del maligno Acheronte già hanno compiuto la loro opera di perdizione. 

Bambini sul fiume.
Che'ffigura di m... Seduto sulla ripa a stendere maglietta e zaino, a spacchettare la mazzetta dei dollari fradici, a smazzare le pagine del passaporto con i bolli rossi e blu che cominciano a stemperare languidamente i loro colori nelle pagine vicine. Unadebacle per il fisico ed il morale di rara efficacia. Vuoi fare il grande viaggiatore che se la ride degli impediti che faticano a ritrovarsi nelle difficoltà dell'itinerario, guardi con compatimento giovani stanchi ancor prima di partire, ti gonfi come un pavone perché nonostante gli anni, godi ad affrontare spostamenti impegnativi, camminate faticose e trasporti locali zaino in spalla e poi mi caschi dentro il fiume come un salmone in fregola. Stanco, depresso, acciaccato e deriso, ho trascorso il resto della giornata a meditare sulla mia goffaggine, tentando di far asciugare al meglio le mie povere cose all'aria che, beffarda, mi scompigliava i capelli bagnati, mentre la barca risaliva il fiume. A lato i magnifici paesaggi si chinavano grigi al passaggio, anch'essi intristiti dalla durezza del mondo. Serata cupa nella guest house, con Tong che non voleva credere che, lasciato un attimo solo, avessi fatto la frittata, occhiali perduti, telefono andato, macchina che trasuda umidità con l'obiettivo ricoperto di goccioline ed il display irrimediabilmente nero e muto, con il phon in mano ad asciugare banconote e pagine del passaporto che si accartocciano un poco, come la tua sicumera irrimediabilmente ferita. Ed è andata già bene che, a parte l'imponente danno economico, non esiste traccia fotocinematografica per cui potrò sempre negare o minimizzare. Tomorrow is an another day.

Il Nam Ou.

giovedì 19 aprile 2012

Anche in Cina non si ride.

Oggi vorrei rimanere in Cina, anche perché vedo che qui da noi, i media latitano sull'argomento o quantomeno ne parlano in maniera esclusivamente superficiale e per stereotipi che non aiutano a capire. Intanto bisognerebbe cominciare a comprendere perché questo è importante, invece di pensare solo che quelli sono una massa enorme di inquinatori, copisti tenuti alla catena a lavorare per 24 ore al giorno mentre contemporaneamente impediscono ai tibetani di pregare, che è poi, alla fine l'unico messaggio che passa. Bisognerebbe cominciare a tenere sempre presente che questa è la più potente e forse unica locomotiva economica rimasta e che se cede anche la Cina, la crisi potrebbe precipitare definitivamente bruciando tutti i risparmi, il welfare e tutto quanto da noi goduto e fruito, oltre che essere considerato irrinunciabile. Ciò premesso, le notizie da considerare sono che la crescita cinese, proprio in conseguenza della diminuzione delle esportazioni dovute alla crisi mondiale e alla progressiva rivalutazione dello yuan, abbinata all'aumento dei costi interni cinesi, sta rallentando e quest'anno è prevista "solo" all' 8% circa. Inoltre per il sesto mese consecutivo è sceso l'indice dei prezzi degli immobili nelle città, parametro piuttosto negativo dato che è quello che ha sempre sostenuto la crescita interna. 

Ciò premesso andiamo ad analizzare alcune notizie davvero importanti e delle quali, qui non è arrivata neppure l'eco. Secondo i più accreditati osservatori internazionali in questi giorni, il governo di Pechino, che pareva avviato verso il tranquillo e previsto avvicendamento al potere di Xi Jinping con Hu Jintao, cosa che appariva garanzia di  continuità senza scosse "poco armoniose", vengono confermate le voci di un vero e proprio tentativo di colpo di stato, da parte dell'ala oltranzista del partito che propugna un ritorno al maoismo duro e puro della rivoluzione, oggi ormai tradita e corrotta. I segnali sono quelli tipici di questi frangenti. Intanto per la prima volta si è verificato uno strano blocco totale di internet per diverse ore, con spiegazioni vaghe e successivamente tutti i mezzi di informazione hanno diffuso notizie "uniformate e concordi" sul clamoroso arresto di Bo Xilai (preciso che non sono parente, neanche alla lontana), il potentissimo capo della fazione oltranzista, segretario del partito a Chongqing. Proprietario del famoso canale televisivo rosso che trasmetteva di continuo richiami all'antico spirito rivoluzionario, canti patriottici della lunga marcia e organizzatore di oceaniche sfilate di bandiere rosse, che tuonava contro i vertici del partito sembrava decisamente pronto a contestare la successione del prossimo anno. 

L'arresto, secondo le fonti ufficiali è dovuto alla mole di scandali e corruttele che avrebbe travolto Bo Xilai, il cui figlio fa vita dorata all'estero con Ferrari e belle donne, una mole consistente di ruberie e non da ultimo l'arresto della moglie Gu Kailai, accusata dell'assassinio di un faccendiere inglese che la ricattava per l'esportazione in paradisi esteri di milioni di dollari. Il potente capo della polizia locale, Wang Lijun, che dapprima si era rifiutato di insabbiare la cosa è stato rimosso e dopo aver tentato di rifugiarsi nel consolato americano di Chengdu si è quindi rifugiato tra le amorevoli braccia del partito dove ha vuotato il sacco, scomparendo poi senza lasciare traccia. Questa è la versione ufficiale. Nella pratica la corrente maoista è stata completamente decapitata e pare che il regolamento di conti stia proseguendo a ritmi forzati. Mi sembrano notizie interessanti che dovrebbero essere seguite, data la portata che potrebbero avere anche sul nostro mondo. Forse anche per questo l'economia mondiale ha ripreso a fibrillare negli ultimi tempi. Che ci piaccia o no, il mondo è piccolo e quando qualcuno starnutisce a Pechino, dobbiamo pensare che l'influenza potrebbe arrivare rapidamente anche qua. Comunque visto che invece ai telegiornali italiani interessano di più i commenti dei partecipanti all'isola dei famosi, se siete interessati, seguite il blog di Partecinesepartenopeo, che offre una puntuale disamina dei fatti che avvengono da quelle parti.




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mercoledì 18 aprile 2012

Appetiti insaziabili.


Non c'è dubbio che il potere corrompa anche il più onesto degli uomini, diceva l' antico filosofo greco Proctofilo da Chios. Forse è un tarlo insito nel DNA umano che, alla vista della possibilità di arraffo e di consumo, inclusi averi, sesso e chi più ne ha più ne metta, fa scattare un meccanismo irrefrenabile volto a superare le regole via via imposte al funzionamento delle società. Da un lato la stesura di una murale inappuntabile, dall'altro una rincorsa alla licenziosità e quanto più si inasprisce la prima, tanto più l'altra prende il largo, quasi per contrappasso tentando spesso giustificazioni filosofiche non peregrine. Nella lunga storia cinese, questa lotta tra quanto si vedeva alla luce del sole e quanto avveniva dietro le tende è sempre stata accesa. Si diceva che i cinesi erano confuciani di giorno e taotisti di notte, in linea anche con i dettami della medicina cinese che dichiarava assolutamente benefici i giochi delle nuvole e della pioggia, ma solo dopo il calar del sole. Fatto sta che, come sempre, il partito della morale confuciana tuonava contro il corrompersi dei costumi, dettando regole sempre più stringenti fino a concludere che quello che non si poteva evitare, andasse comunque regolato. Intanto alla corte della dinastia Tang, ricca di poeti raffinati, regnava la dissolutezza e l'esagerazione. Ogni giorno mentre il paese si avviava alla rovina economica si svolgevano feste sfarzose con migliaia di imbucati che erano, nei modi più diversi, arrivati alla greppia imperiale e secondo le cronache dei censori dell'epoca ingurgitavano a più non posso raffinate e costose vivande. 

L'imperatore Pan non era da meno e gustava soprattutto cibi altamente afrodisiaci, le cui ricette erano conosciute solo dai cuochi di corte come la carne di lumaca tritata e frollata nell'aceto per nove lune o la famosa tartaruga alla griglia che gli consentiva di accontentare la schiera di concubine del suo famoso harem (chissà se la nostra Acquaviva, esperta in cucina orientale ne conosce qualcuna da proporci). Anche qui i confuciani hanno dovuto ficcare il naso, regolamentando quello che non potevano evitare. Quindi, durante questa dinastia, le prestazioni sessuali del vertice erano regolamentate da un protocollo strettissimo dato che il serraglio era talmente popolato che schiere di eunuchi riuscivano a stento a mantenere l'ordine e a far rispettare i turni delle fanciulle che bramavano di essere favorite almeno per una notte. Per questo venne introdotta la regola di stampigliare sul braccio destro delle mogli che avevano appena ricevuto il favore imperiale un timbro in inchiostro indelebile, un po' come nelle nostre discoteche per controllare appunto se si ha consumato, che recitava: "Accontentata dall'imperatore il giorno tale dell'anno tale", segno che veniva esibito orgogliosamente al pari di una decorazione. Potessimo vedere questa medaglietta sui petti per ogni tangente percepita, magari marchiata con un bel ferro rovente, sarebbe un interessante sistema di controllo, una regola per selezionare i candidati alla politica, bramosi di crescere nella carriera imperiale ed aumentare il numero delle timbrature, sempre che sui petti esibiti si trovasse ancora posto per applicarli.


Refoli spiranti da:  C. Leed - Storia dell'amore in Cina - SEA -1966


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Per un amico triste.

martedì 17 aprile 2012

Il taccuino di viaggio.


Il viaggio ha molte componenti. C'è il momento della preparazione, con l'assunzione di informazioni e la preparazione psicologica a quando si vuole o si spera di vivere. Un modo di accostarsi all'esperienza che spesso è fondamentale per condizionarne la riuscita, con la costruzione di aspettative e la formazione del corretto background necessario a poter "vedere" veramente quello che ci passerà davanti agli occhi e per poter tentare davvero di comprenderlo, cosa spesso molto difficile, condizionati come siamo dalla nostra particolare esperienza spesso gonfia di preconcetto. C'è poi la fase dello sviluppo vero e proprio in cui il nostro progetto trova attuazione, con i suoi giusti momenti di tensione e rilassamento, con i suoi auspicabili imprevisti appaiati alle conferme delle aspettative create, aspetti entrambi indispensabili a creare il giusto mix di piacevole scoperta. Infine deve esserci il momento della riflessione, in cui tutte le informazioni sensoriali acquisite, unite alle sfumature psicologiche ed alle sensazioni mentali godute, si devono sedimentare, essere metabolizzate, comprese e diventare parte integrante di noi stessi, compiendo quella funzione di arricchimento che sarà il premio della nostra fatica/piacere. 

Molti sono gli strumenti che aiutano questi processi, oggi più che mai l'utilizzo della rete che ha reso facile e molto divertente tutto questo, assieme a tutti gli strumenti esistenti per catturare suoni ed immagini e portarceli con noi in maniera più oggettiva e sicura di quanto non permettano le nostre labili sensorialità, consentendoci anzi, di lasciare loro più spazio nel cogliere sensazioni e sfumature emozionali che forse sfuggono più facilmente quando si è più concentrati a vedere e sentire le cose. Un tempo i viaggiatori avevano con se una matita ed un piccolo album su cui fissare scorci e immagini, per catturare in qualche modo la bellezza che li stordiva e portarla con sé. Io ho l'abitudine di avere con me un calepino, un piccolo taccuino di viaggio su cui appuntare dati, momenti, ricordi, fatti ed emozioni perché al termine del percorso, possa darmi la possibilità di rimetterli in fila con ordine, richiamarli alla memoria per approfondirli, sfruttarne appieno la loro avvenuta esperienza amplificandone la portata. 

Il mio è un piccolo libricino di sottile e solida carta giapponese che un amico mi ha regalato assieme ad un pennarello nero e sottile, quasi uno stilo antico, che mi da un sottile piacere solo a toccarne le pagine bianche. E' davvero una grande soddisfazione, sfogliandolo, ripercorrere il sentiero compiuto, con le sue tappe e i suoi momenti topici; riconsiderare incontri ed immagini che sono passate in un attimo e sono rimaste lì, nascoste dietro ad altre e considerate  dai meccanismi cerebrali automatici, come meno importanti; riviverle nuovamente afferrandone spesso nuove sfumature sfuggite nell'affanno del momento. Porta con sé, nella sua materialità, il senso di quanto è avvenuto. Poco importa se è ormai consunto, se i bordi dei fogli e gli angoli sono ormai arricciati da improvvidi bagni nell'acqua in cui è stato lasciato cadere, se le parole sono a volte solo più macchie di umidità e gli spigoli sbocconcellati dall'uso. 

Anzi, ogni volta che lo rigiri tra le mani, ogni occasione in cui ne apri le pagine appiccicate o quando ne scosti la sottile fettuccia rossa per portare avanti il segno della tua attenzione, il filo del ricordo, ti si riapre un mondo di sensazioni che il tempo trascorso ha arricchito e reso fruibile. E quale cumulo di emozioni quando ti torna tra le mani uno dei vecchi taccuini del passato. Quasi un pescare tra i momenti trascorsi, rimestare il proprio vissuto accarezzandone le sfumature dimenticate, i ricordi che si sono trasformati inconsciamente nei mattoni della tua complessità. Poi lo riponi, con cura, per consegnarlo ad un altro tempo, quando, ripreso saprà ancora darti nuovi sapori e profumi, come quei vini sapientemente affinati che ad ogni piccola scossa tra le pareti di un bicchiere di puro cristallo, sprigionano un nuovo ammaliante e ancora sconosciuto bouquet. 

Notazione per l'amico Leo, ne avrei bisogno di uno nuovo.


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lunedì 16 aprile 2012

Vento di burrasca.

Quando spira il vento di burrasca, non si salva nessuno. La mano vindice della punizione divina si abbatte su Gomorra e spazza via tutto, buoni e cattivi, o meglio siccome non c'è nessuno davvero buono, nel fuoco purificatore vengono bruciati tutti anche quelli che erano quasi buoni, i buonini, i né buoni né cattivi, via tutto assieme ai furbetti, ai furbastri, alle merdacce, i ladri, i grassatori, i cani e i maiali. E' sempre stato così e per la verità può anche considerarsi giusto, anche se subito si levano le mani di quelli che bisogna distinguere, eh no, non siamo mica tutti uguali, io non rubavo, io invece non rubavo tanto, io non stavo attento, io dormivo e io ho subito provveduto appena l'ho letto sul giornale che mi stavano facendo la casa a mia insaputa. Quando la gente non ne può più la voglia di fare piazza pulita diventa prevalente, se poi gli oggetti del malumore evitano con ogni artifizio di tagliarsi da soli la gamba in cancrena, nascondendosi dietro ancora peggiori falsi cambiamenti, sillogismi capziosi, rifiuto di mollare comunque, convinti che in ogni caso, procrastinando si riuscirà a non cambiare niente, i falegnami, prima o poi, cominceranno a piallare le assi per innalzare le ghigliottine in ogni piazza.  Movimenti furbacchioni cercano di intercettare questo malcontento con astuzia antica. Tutto déjà vu, tutto consueto, la storia si ripete. Tanti anni fa, la maggior parte dei miei lettori non era ancora nata e già erano usciti manifesti elettorali col simbolo della scopa e prima ancora per un breve attimo campeggiò il manifesto dell'Uomo Qualunque che oggi è rimasto solo a definire in negativo un atteggiamento di pensiero. 

Tuttavia se ripercorriamo la storia lontana e vicina, da Silla a Berlusconi, dobbiamo constatare che dopo ogni momento in cui il potere è via via scivolato verso il peggio delle sue manifestazioni è arrivato uno strappo deciso, dopo il quale si è caduti in un orrore ancora peggiore, da cui uscire è stato lungo e doloroso per la gente. Tutto questo dura generalmente una ventina d'anni, qualche volta purtroppo anche di più, poi lentamente si ricomincia a costruire. I dati di oggi danno la fiducia nei partiti al 2%, più o meno come accadeva nel '92. Ci sono forti probabilità che anche questa volta ci sarà un bel repulisti, anche se chi sta seduto sulle poltrone rosse vuole rimanervi abbarbicato più delle cozze pelose, ma attenzione che il vuoto politico viene immediatamente colmato da qualcun altro che di solito si è sempre mostrato assai peggiore dei precedenti e assolutamente devastante per coloro che volevano la pulizia. E' successo venti anni fa, come sempre prima e potrebbe ricapitare oggi nel cuore di una crisi economica che potrebbe essere controllata solo da una solida e granitica unità di intenti. Tutti a gridare e a lamentarsi, da una parte i vessati, orripilati e piagnoni perché viene loro rasato una fettina del lardo accumulato, dall'altra parte i responsabili del disastro timorosi non già di vedersene imputata la colpa, giacché se ne fregano, ma del fatto che venga scalfita in qualche modo la loro possibilità di accedere ad una greppia sempre piena anche nei momenti difficili. Cari miei, prepariamoci, mala tempora currunt.

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sabato 14 aprile 2012

Yǔ.

Non si sa davvero il perché  la pioggia induca quel leggero senso di tristezza, di malinconica e struggente malia che ti prende quando il cielo è grigio, l'umidità nell'aria si fa palpabile e l'acqua che, poca o tanta cade dal cielo, ti lascia la sensazione di avere tutta la schiena bagnata. Eppure in altre parti del mondo non è così. In tutto l'Oriente e nell'area monsonica in particolare, la pioggia è attesa con speranza ed ansia allo stesso tempo e il suo arrivo festeggiato con manifestazioni di gioia. Forse perché fino a pochi decenni fa, la vita ed il benessere di quelle aree del mondo era totalmente legata all'agricoltura, così il contadino ama la pioggia indispensabile al rigoglio della natura. Non per tutti certo, un noto proverbio cinese dice : Il contadino desidera la pioggia, il viandante il bel tempo. Da noi che siamo sempre stati più pretenziosi, alcuni agricoltori, al tempo delle mie frequentazioni campestri bofonchiavano: Speriamo che piova sul grano, però se non piovesse sulla vigna... lasciando la frase in sospeso a riprova della incontentabilità umana. 

Il pittogramma cinese che raffigura la pioggia, yǔ -雨 ,  è quanto di più intuitivo ci possa essere. Ecco infatti, molto simile al segno originale di oltre duemila anni fa, il tratto verticale che significa Cielo a cui è sospeso un contenitore virtuale, la nuvola, con quattro deliziose goccioline che cadono verso il basso. Una immagine davvero semplice ed efficace che ritroviamo in molti composti come: yǔ yī - 雨衣 -Impermeabile, ottenuto aggiungendo il carattere di Vestito, oppure sovrapponendolo al segno di Risaia con cui otteniamo: léi -   - Tuono, che il contadino sente quando è al lavoro nei campi al preannunciarsi della pioggia appunto. Comunque per chi va da quelle parti meglio non fare cenno al gioco delle nuvole e della pioggia, che come vi ho già spiegato, ha un significato estremamente volgare. Aspettando allora che torni la primavera, godetevi questo video segnalatomi da Diego. Intanto speriamo che smetta, perché dovrei uscire.










Refoli spiranti da: E. Fazzioli - Caratteri cinesi - Ed. Mondadori

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